
Si inizia. Ma era pure l’unica rimasta, impossibile scegliere.

Si inizia. Ma era pure l’unica rimasta, impossibile scegliere.

Tra l’altro, sembrano affiancate e, invece, una segue l’altra. Avranno arrestato i bucanieri?
E avesse bisogno della metro, vualà:

Fedele alle mie funzioni di servizio, consiglio dotarsi di giornaliero o, meglio, settimanale.
Ora che abbiamo festeggiato degnamente la nascita di quest’uomo, andiamo avanti.

Ah, e grazie tante per l’oro e per l’incenso, ma per la mirra non dovete disturbarvi, la prossima volta, d’accordo?
Delle ottomila che potrebbero andare storte, le prime cose sono andate bene: il telescopio spaziale più potente di sempre è partito per la sua missione, ossia piazzarsi a 1,5 milioni di chilometri dalla terra, dispiegare lo specchio più grande mai visto nello spazio, composto da diciotto esagoni per convogliare le immagini, e cominciare a guardare nello spazio profondo. Poi aprirà uno scudo termico grande come un campo da tennis per ripararsi dal calore e mantenere la propria temperatura a duecentotrenta gradi sotto zero.
Il James Webb Space Telescope, JWST, intitolato con poca felicità al secondo amministratore della NASA e non a qualche scienziata/o di merito, è uno scoppolone rispetto al meritevolissimo Hubble e permetterà cose mai viste prima. Ma dire che la cosa è complessa è dire poco, stiamo assistendo al risultato di venticinque anni di progettazione ed esperimenti, l’emozione è tanta.

Se tutto dovesse andare come previsto, il JWST permetterà di guardarci attorno per circa cinque anni, forse qualcosa di più, osservando gli eventi dell’universo più vicini al big bang senza le interferenze della terra. Poi, siccome è davvero molto lontano e non potrà ricevere né manutenzioni e, tanto meno, carburante, smetterà di funzionare. Ma se le ottomilamilioni di cose che devono andare per il verso giusto lo fanno, vedremo davvero cose inimmaginabili.
Buon viaggio, specchione.

Le inesauribili meraviglie della metro di New York.
Due giorni fa c’è stato il solpizzio d’inverno, per cui oltre a venire l’inverno io implacabile cadauno la pleilista della stagione appena finita: l’autunno. È sommariamente andata così: poiché l’autunno è stagione ricca di uscite discografiche, all’inizio ho inserito parecchia roba buona uscita, appunto, da poco; poi, ad autunno inoltrato, mi sono messo a lavorare a una compilona ben più grande e impegnativa per cui ho virato più sui classici, e anche questa ne ha risentito. Ma non è mica andata male, anzi, a parer mio.

Chiudendo peraltro con un brano che molto mi diverte in questi giorni, nonostante la flemma dei giovani. Eccole qua, tutte le stagioni, sedici:
Eccole, tutte: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (92 brani, 6 ore) | estate 2018 (81 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (130 brani, 9 ore) | primavera 2019 (50 brani, 3 ore) | estate 2019 (106 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (126 brani, 8 ore)| primavera 2020 (101 brani, 6 ore) | estate 2020 (98 brani, 6 ore) | autunno 2020 (151 brani, 10 ore) | inverno 2020 (88 brani, 6 ore) | primavera 2021 (89 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (55 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (91 brani, 5,8 ore).















Orco cane se volano, ’ste stagioni.
Oggi è Festivus. Auguri a tutti.

Me ne stavo bel bello guardando una puntata di Succession… come? evabbè, ma se mancano le basi essenziali come si fa? Uff, grandissima serie, famigliona proprietaria di un enorme gruppo di infotainment diversificato fino alle crociere che, vedi il titolo, si fa la guerra per: appunto. Comunque, è appena uscita la terza stagione e io, come dicevo, stavo beatamente guardando la sesta puntata, in cui i Roy sono riuniti in una stanza per decidere il candidato alla presidenza da appoggiare – degli Stati Uniti, si gioca in grande – quando a un certo punto Shiv dice una cosa chiarissima. Ma bisogna guardare la versione originale.

Cosa che in italiano, prontamente, sparisce. Già, più facile parlare di Bielorussia.

A parte il testo edulcorato (e “fuck pile“? un cazzo di mucchio), non è certo la prima volta e sempre su Berlusconi. Basti ricordare anni fa un episodio di How I met your mother o, molto meglio come serie, in Veep, in cui si diceva: «Has POTUS gone nuts? We can’t have a crazy president. -In Italy they do». Via anche quella. Si tratta evidentemente di censurina preventiva, per evitare rogne, il che è abbastanza deprimente ed è proprio un peccato. Perché, in ogni caso, Shiv aveva detto una cosa del tutto sensata, o i colbacconi di Putin e Berlusconi insieme ce li siamo dimenticati?
Dalle 16:58 di oggi è inverno.

Perché è solfrizzio, d’inverno appunto, e le processioni e gli azimutali e inclina di qua e inclina di là, allontana e poi avvicina e poi di nuovo allontana, insomma tutte le persone di buona cultura sanno come funziona: a un certo punto, cambia la stagione. E questa è particolarmente bella per chi, come me, funziona meglio col freddo.
Buon inverno ai buoni e agli altri, tutti, niente di niente. Perché dovevano pensarci prima.