A un certo punto del volo spaziale di ieri, Shatner ha guardato fuori dall’oblò, poi ha guardato in camera e ha detto: «This is earth». Hanno fatto bene a portarlo.
Scherzi a parte, la commozione era reale e la cosa triste è che lì dentro pareva l’unico consapevole di cosa stesse guardando. Il che, peraltro, conferma la stupidità di tutta l’operazione-turismo-spaziale.
Una precisazione prima di un po’ di map porn: l’Olanda è un’area geografica dei Paesi Bassi, più o meno corrisponde all’antica Contea d’Olanda, e numericamente consiste in circa sette milioni di persone. La sineddoche di ‘Olanda’ per indicare il tutto è comunemente usata all’estero ma non gradita dagli abitanti, quindi noi sinceri democratici (seee) cerchiamo di usarla il meno possibile. I Paesi Bassi insieme ad Aruba, Curaçao e Sint Maarten costituiscono il Regno dei Paesi Bassi, giova sempre ricordare che è una monarchia. Infine, poiché il Regno ha la stessa bandiera, la stessa capitale, la stessa sede di governo dei Paesi Bassi, è abbastanza comune confonderli. Però, per favore, Paesi Bassi, no Olanda.
E ora il map porn, stavo tergiversando per aumentare l’attesa: ecco i Paesi Bassi come sarebbero se non avessero costruito le dighe qua e là nel tempo. Ovvero, curiosamente, mancherebbe quasi tutta l’Olanda e oggi, se così fosse, non ci confonderemmo.
Alcune tra le città principali, Amsterdam, Leyda, Rotterdam non esisterebbero. Le cannette andremmo a farcele a, che ne so?, Utrecht. Ed ecco come i Paesi Bassi, invece, sono oggi:
Meglio se affiancati? Sì, si coglie di più.
Sempre per il piacere delle mappe, ecco quella dei rilievi. Particolarmente significativa in questo caso, perché l’Olanda, oh no, i Paesi Bassi, sono uno dei pochi paesi al mondo ad avere ampi territori sotto il livello del mare. Ovvero, tutte quelle zone più blublublublu, come gli occhi di Paul Newman.
Che altro? Beh, per ora niente ma che belle le mappe, irresistibili per me. Ci torno.
Qualche giorno fa microsoft mi ha prima illuso dicendomi che è disponibile l’aggiornamento a windows 11 e subito dopo mi ha detto di non essere all’altezza, cioè di non possedere i requisiti. Il mio compiuter, non io, ma non cambia. Ma non dirmelo, dico io, così vivo sereno. E invece no. A questo punto voglio essere all’altezza, ecco come esserlo senza esserlo:
Aprire l’editor del registro con regedit.exe cercare la chiave Computer\HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\Setup\MoSetup creare la DWORD AllowUpgradesWithUnsupportedTPMOrCPU assegnare il valore 1
Poi l’installazione va lanciata da un supporto scaricato di win11, perché windows update non funzionerà in questo caso. Vualà. Stampo due robe e poi spacco il compiuter. Se non ci rivediamo più è perché si è rotto tutto. Se no, ci vediamo di là.
Due anni fa mi sono detto ora sei un uomo e di conseguenza devi possedere un mezzo adatto alle tue esigenze e, soprattutto, al tuo prestigio finalmente acquisito come uomo adulto e realizzato, con un posto di rilievo nella società. Allora ci ho pensato, ho scartato le triumph spitfire, le corvette stingray, le ford capri, le alfa romeo gtv, le lancia delta hf integrale, uff, e ho optato per un mezzo che vada su tutto, elegante e funzionale, che mi apra le porte dei teatri come delle trattorie per i camionisti, che desti rispetto e ammirazione ovunque. E l’ho preso.
Un Piaggio Porter, il mezzo più bello del mondo. Non ci si faccia trarre in inganno, è una bestia, cinque marce, quattro ruote, ottocento chili di carico sotto balestre, millecento di cilindrata, raggiunge i cento lanciato e poi comincia a prendere fuoco. Attualmente servosterzo, antifurto satellitare, chiusura centralizzata, abs, vetri elettrici, impianto stereo, bluetooth, sistema antiribaltamento, antialce, non funzionano. Ma è un momento. Il mio Porter era del Comune di Torino, ancora le scritte si intravedono sulle portiere, prima o poi andrò a Torino e girerò impunito dicendo che son del servizio verde pubblico. Ed è il mezzo prediletto dai giardinieri, appunto, specie nei paesi del lago dove le strade sono strette. Gran mezzo. La ragazza al telefono dell’assicurazione è nata lo stesso anno dell’immatricolazione e non si capacitava di come potesse non avere l’ABS. Eh, cara. Manco rientra la leva delle frecce, immagina tu. In molti luoghi del mondo, essere a bordo di un camion – camioncino, sì, anche – ti guadagna immediatamente rispetto. E vantaggi. Durante il lockdown avrei potuto tranquillamente girare perché per il solo fatto che sei su un camion – camioncino, sì, ancora, ma è immatricolato come camion – è evidente che tu stia lavorando. Magnifico. Nelle trattorie dei camionisti, mi trattano come un pari. Piccolo, mi danno una pacca affettuosa, ma pari. Come a un collega bambino. Son soddisfazioni.
Sopravvolando sul sentimento tra il riso e lo scoramento quando si sente il fascistume vario lamentarsi della ‘dittatura’, se terrorismo è – o volete che sia – allora sia trattato come tale. E a sinistra si è stati capaci di far pulizia, chiudere il discorso, individuare e isolare le aree di congiunzione tra il mondo operaio e quello delle varie sigle eversive. Avanti, forza, chiudiamo il discorso anche di qua. Poi, siccome non basterebbe, una bella registrata a tutti quei mondi che strizzano l’occhio ai fascistelli veri e pucciosi a destra, una volta no-green pass, una volta forconi, una volta gilet gialli e così via, giornali, Meloni e Salvini (memorabile la cretinata di lei ieri: «Sicuramente è violenza e squadrismo, poi la matrice non la conosco», gliela si mostri, presto), sottobosco politico, imprenditoriale, culturale che occhieggia continuamente e poi tira indietro la mano. Ma duri, santoddio, per una volta. Se c’è da rompere qualche altra Testa, io ci sono.
Oggi le persone vaccinate in Italia sono l’80%. Attenzione, però: l’ottanta per cento degli italiani al di sopra dei dodici anni, quindi 43.229.551, hanno completato il ciclo vaccinale. Un bel risultato, innegabilmente. Oltre a ciò, tale percentuale riduce drasticamente la diffusione del virus e l’ospedalizzazione delle persone. Bisogna dirlo, bravo Figliuolo, fossimo ancora in mano alla Regione Lombardia, guarda giù o Signore. Non bisogna fermarsi, il prossimo obbiettivo è l’ottanta per cento del totale, permettere al sistema sanitario di concentrarsi nuovamente sulle patologie non-covid è essenziale e la ripresa economica del paese passa necessariamente dal superamento della situazione di emergenza dovuta alla pandemia. I morti, a oggi, sono stati 131.274, una cifra molto alta che ci pone solo dietro alla Gran Bretagna tra le nazioni europee e al nono posto al mondo per numero di decessi. Sempre oggi, il Portogallo ha raggiunto e superato la notevole percentuale dell’85% di cittadini vaccinati, primo paese al mondo. Numeri più piccoli, certo, ma anche mezzi più ridotti, quindi ben fatto. Io, ora, resto seduto e mi godo lo spettacolo che ci aspetta dal 15 in poi.
Ecco le altre percentuali in Europa, comprendendo anche le sole prime dosi.
Per quanto riguarda il nostro paese o, almeno, il pezzetto che ne vedo io, c’è una diffidenza spinta e diffusa verso i vaccini tra le persone provenienti dai paesi dell’est, Romania, Moldavia, Ucraina, Russia e così via. Tale diffidenza io me la spiego, e non pretendo di essere esaustivo, con l’esperienza maturata sotto l’URSS, ovvero quando non c’era molto da fidarsi di ciò che veniva detto da Mosca. Nessun problema, tutto bene, e nel frattempo, magari, era esplosa una centrale nucleare in Ucraina e bruciava rischiando di rendere inabitabile mezza Europa. Le persone provenienti dall’est che conosco io svolgono perlopiù lavori come badanti, assistenti, collaboratrici domestiche, e i loro compiti professionali richiederebbero, eccome, la vaccinazione, per tutelare i loro assistiti e per svolgere il proprio lavoro in maniera sicura. E, invece, partecipano a gruppi su whatsapp e telegram che parlano di placente, embrioni umani, 5g, complotti e non so cosa, e buonanotte vaccino. Ne conosco personalmente due che, piuttosto che iniettarsi il vaccino del demonio, hanno deciso di tornare nei propri paesi d’origine, Ucraina e Moldavia, invalidando in qualche modo le intenzioni espresse negli ultimi anni qui. Tale diffidenza dev’essere ampiamente diffusa anche nei loro paesi d’origine se i dati dei morti negli ultimi sette giorni sono questi qui sotto.
La Romania è al 30% dei vaccinati, l’Armenia al 9, Lituania e Bulgaria al 70%, dichiarano, ma sono perlopiù giovani e in salute, gli anziani rifiutano in massa. Il che rafforzerebbe ciò che dicevo prima ma non prenderei troppo per buone le dichiarazioni dei governi di quei paesi su questa materia. Anzi, storicamente ci si sarebbe aspettati di ricevere pochi dati da loro, confusi, magari modificati, un po’ come è sempre stato all’inizio di ogni nuova ondata: i paesi nell’Europa occidentale rossi per i contagi e tutti quelli orientali verdi con dati molto bassi. Ciò nonostante, fossero anche comunicati al ribasso (vedi Bielorussia), i dati sono evidenti. Scrive una persona dalla Bielorussia con cui sono in contatto: «I beg you not to believe in 9 deaths [parla del dato di settimana scorsa]. Hospital are over-crowded and if you see the data about previous year, you will see that every day we have 9-10 death. No more, no less. Our fascist dictator hides true numbers in order to hide how big his fuck-up is», credibile. Se è così, va anche peggio, di là. Quindi, non solo alcune persone decidono di non vaccinarsi qui ma, saggiamente, decidono pure di fare ritorno ai propri paesi in cui, con evidenza, i dati di contagio e il rischio di contagiarsi sono di molto superiori. Bene, ottima idea. Che dire? Niente. Ingenuamente avrei pensato che avremmo affrontato una pandemia con la forza della scienza e degli elementi oggettivi di cui disponiamo, senza pensare – errore mio, è chiaro – che invece i fattori culturali sarebbero stati predominanti nelle scelte di persone e governi. E che gli individui, almeno finora, avrebbero avuto così ampi margini di scelta. Andiamo avanti, è solo questione di tempo per cui molti debbano capitolare di fronte alle evidenze ma tutto sarà più lento e faticoso di quanto, che bello sarebbe stato, avrebbe potuto essere.
Ecco, fino a ieri non me ne poteva importare di meno.
Oggi, detta così, francamente mi scoccia.
facciamo 'sta cosa
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