Due giorni fa c’è stato il solpizzio d’inverno, per cui oltre a venire l’inverno io implacabile cadauno la pleilista della stagione appena finita: l’autunno. È sommariamente andata così: poiché l’autunno è stagione ricca di uscite discografiche, all’inizio ho inserito parecchia roba buona uscita, appunto, da poco; poi, ad autunno inoltrato, mi sono messo a lavorare a una compilona ben più grande e impegnativa per cui ho virato più sui classici, e anche questa ne ha risentito. Ma non è mica andata male, anzi, a parer mio.
Chiudendo peraltro con un brano che molto mi diverte in questi giorni, nonostante la flemma dei giovani. Eccole qua, tutte le stagioni, sedici:
Me ne stavo bel bello guardando una puntata di Succession… come? evabbè, ma se mancano le basi essenziali come si fa? Uff, grandissima serie, famigliona proprietaria di un enorme gruppo di infotainment diversificato fino alle crociere che, vedi il titolo, si fa la guerra per: appunto. Comunque, è appena uscita la terza stagione e io, come dicevo, stavo beatamente guardando la sesta puntata, in cui i Roy sono riuniti in una stanza per decidere il candidato alla presidenza da appoggiare – degli Stati Uniti, si gioca in grande – quando a un certo punto Shiv dice una cosa chiarissima. Ma bisogna guardare la versione originale.
Cosa che in italiano, prontamente, sparisce. Già, più facile parlare di Bielorussia.
A parte il testo edulcorato (e “fuck pile“? un cazzo di mucchio), non è certo la prima volta e sempre su Berlusconi. Basti ricordare anni fa un episodio di How I met your mother o, molto meglio come serie, in Veep, in cui si diceva: «Has POTUS gone nuts? We can’t have a crazy president. -In Italy they do». Via anche quella. Si tratta evidentemente di censurina preventiva, per evitare rogne, il che è abbastanza deprimente ed è proprio un peccato. Perché, in ogni caso, Shiv aveva detto una cosa del tutto sensata, o i colbacconi di Putin e Berlusconi insieme ce li siamo dimenticati?
Perché è solfrizzio, d’inverno appunto, e le processioni e gli azimutali e inclina di qua e inclina di là, allontana e poi avvicina e poi di nuovo allontana, insomma tutte le persone di buona cultura sanno come funziona: a un certo punto, cambia la stagione. E questa è particolarmente bella per chi, come me, funziona meglio col freddo. Buon inverno ai buoni e agli altri, tutti, niente di niente. Perché dovevano pensarci prima.
Ieri ma nel 1973. Delfino e consigliere del fascistissimo Franco, al suo fianco fin dalla repressione dello sciopero delle Asturie nel 1934, Luis Carrero Blanco fu nominato Presidente del Governo spagnolo l’8 giugno 1973, quando il caudillo, vecchio sempre più bastardo ma non rimbambito, gli cedette la carica, mantenendo però per sé quella di Capo dello Stato e Generalissimo degli Eserciti. Franco, ottantunenne, stava preparando la sua successione: pur avendo restaurato la monarchia e designato il Re Juan Carlos I per l’avvicendamento, Carrero Blanco sembrava essere in ottima posizione per la prosecuzione del regime franchista, avendo condiviso e consigliato ogni azione con il dittatore negli ultimi quarant’anni. Il 20 dicembre del 1973 saltò in aria nella sua auto, attentato subito rivendicato da ETA. Ma in aria per davvero. Fu l’attentato più spettacolare della storia spagnola, avvenuto quindici minuti prima dell’inizio del famoso processo 1001, contro dieci membri del sindacato clandestino CC.OO. Un commando di ETA aveva affittato un appartamento a piano terra al numero 104 della calle Claudio Coello a Madrid, aveva scavato un tunnel sotto la sede stradale e collocato circa un quintale di esplosivo sotto terra. Al passaggio dell’auto di Carrero Blanco l’esplosione fu colossale e scavò un gigantesco cratere: l’auto fece un volo – in alto! – di quaranta metri, finendo prima sul tetto del palazzo di fronte, per precipitare poi nel cortile interno dall’altra parte.
Un anno dopo l’attentato cominciò a circolare un libro intitolato “Operación Ogro“, scritto da Eva Forest, militante anarchica, che ricostruiva nei dettagli la preparazione dell’attentato; qualcuno lo considerò un tentativo di depistaggio delle indagini. Nel 1979 Gillo Pontecorvo (a proposito, mi mancherà) trasse un film, Ogro, da questo libro, con il sempre compreso Gian Maria Volontè nel ruolo protagonista.
A seguito dell’attentato, uno degli slogan più utilizzati nelle manifestazioni sindacali in Spagna degli anni successivi fu: «Luis Carrera Blanco, volò più in alto di Franco». O la canzonetta: «Siendo Carrero ministro naval / su único sueño fue siempre volar / Hasta que un día ETA militar / hizo su sueño por fin realidad. / Así voló, Carrero voló». Ma io ammetto di preferire il titolo attribuito a furor di popolo: «Luis Carrera Blanco, il primo astronauta spagnolo».
(Questo è un vecchio post del 2006, l’ho riesumato per la ricorrenza. A Madrid c’è ancora la targa in onore di Blanco e la prossima volta che ci vado giuro che la imbratto).
Coppia di ottime notizie: dopo la morte della vecchia, la vittoria di Gabriel Boric alle presidenziali cilene. Sia per lui, che proviene dal movimento studentesco, è giovane e critico con il sistema neoliberale cileno, sia perché ha ricevuto l’appoggio convinto degli elettori, mai così numerosi, sia perché ha sconfitto José Antonio Kast, candidato di estrema destra, disgustoso fascista sostenitore di Pinochet, omofobo e contro ogni forma di immigrazione. Come se tutti loro non fossero lì per quel motivo.
Le idee del venerdì pomeriggio. Abbiamo connesso un pc a un altro con anydesk, il secondo a un terzo, quello a un quarto, a sua volta a un quinto e quell’ultimo al primo. E la situazione ci è scappata di mano.
Ora non sappiamo dove siamo e chi comandi chi. Non sappiamo più nemmeno chi siamo, incapsulati uno nell’altro. Ma che succede quando cominci a giocare con la fisica di tutto questo? Eh, saperlo. Ehm… aiuto?
Da Spotify, che fa quello in assoluto più brutto e illeggibile, a tante altre piattaforme, il mio recap preferito è in banane.
1.753.963.200 sono le banane che ci vorrebbero per coprire la distanza dalla terra alla luna, l’anno prossimo farò di certo meglio, avvicinandomi.
facciamo 'sta cosa
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