Proprio la sera dell’attacco israelo-americano all’Iran, noi stavamo guardando un film su quel paese: ‘Kafka a Teheran’ di Ali Asgari e Alireza Khatami, del 2023.

Il titolo, da un verso della grande poetessa iraniana Forough Farrokhzad, allude ovviamente alle perversioni del potere del regime iraniano: in nove episodi, normali cittadini, che abbiano perso il cane o debbano rinnovare la patente, si ritrovano a subire colloqui assurdi in cui vengono messe in discussione la moralità, l’etica, i costumi e i comportamenti minimi, una raffica di scemenze.
Non posso dire sia un bel film, sono talmente assurdi i dialoghi, le domande e le richieste formulate dai funzionari dello stato, mai visibili nel film, che danno il capogiro, a volte la nausea, a volte rasentano e superano la credibilità, per quanto uno ne pratichi la sospensione. Non fosse che è così, questa è la realtà iraniana, per quanto assurda o, appunto, kafkiana. Già che ci sia un corpo di Guardiani dà il voltastomaco. Ne vale comunque la pena, non manca di ironia qua e là, l’episodio del regista in cui mutila il proprio film mette una gran malinconia e rabbia ma, proprio per questo, per me ha senso vederlo.