l’azione più imperialista da un po’ di tempo a questa parte

Per carità, ricordiamo Gheddafi, Saddam, persino Allende, però l’attacco americano di questi giorni in Venezuela e, soprattutto, il rapimento, perché tale è, del capo di Stato Maduro e della moglie – portati al Metropolitan Detention Center di New York con l’incriminazione di aver diretto il traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti tramite un presunto cartello di narcotrafficanti, il Cártel de los Soles sulla cui esistenza ci sono molti dubbi, figuriamoci – sono un atto di imperialismo grave, come non se ne vedevano da un po’.

Giuste le parole di Lula, commentatore avvisato come presidente di uno stato sudamericano: «Questi atti rappresentano una gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale» e «attaccare Paesi in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove prevale la legge del più forte sul multilateralismo». Prevedibile la reazione russa e degli altri paesi sudamericani non allineati – l’entusiasmo argentino è oltre il servilismo -, l’UE come al solito condanna ma con ben poca convinzione, i singoli paesi muti tranne la Spagna. E i difensori delle libertà?
Per carità, nessuna difesa di Maduro, ci mancherebbe. Questo non giustifica comunque ingerenze di questo tipo nella sovranità, concetto così amato di questi tempi, degli stati, ancorché filibustieri. Resta ancora incompreso il motivo dell’attacco, così diretto: le spiegazioni ovvie andrebbero in direzione del petrolio venezuelano e della volontà americana di avere un governo amico, immagino, dato che il narcotraffico sia chiaramente un pretesto abbastanza ridicolo – cosa bisognerebbe altrimenti fare del Messico? Raderlo al suolo? Qualcuno dice distrazione dalla vicenda-Epstein, e può anche darsi sulle tempistiche ma dice comunque poco sulle ragioni.

Trovo tutta la faccenda preoccupante, per quel poco che intravedo.

Aggiornamento delle 18. Vorrei registrare qui il commento di Meloni al riguardo per mia memoria futura: se l’esordio è condivisibile, «coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari», si tratta chiaramente di un contenuto concessivo cui segue l’avversativa: «ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico» e qui l’equilibrismo è poderoso, dalla valutazione ‘difensiva’ agli ‘attacchi ibridi’ alimentando la tesi che Maduro sia coinvolto nel narcotraffico (l’aggettivo ‘statuale’ quello dice). Cioè niente, per contenuti e valutazioni, sarebbe un commento un po’ ridicolo se i fatti non fossero serissimi. Basterebbe sostituire il narcotraffico con, che so?, pirateria informatica, assassinii mirati, danneggiamenti di gasdotti, disinformazione, incursioni con droni su territorio estero eccetera per attaccare ‘difensivamente’ ma ‘legittimamente’ la Russia.

tra le altre cose, quel che Flaubert diceva di sé (l’uomo birro)

Poche cose mi fanno ridere come gli svarioni linguistici. Le cadute sul ghiaccio, forse, le capocciate, i nomi buffi dei locali come ‘La stalla di Pegaso’, chi non riesce proprio a stare sveglio, le leggi della fisica secondo i Looney Tunes, insomma cose così. Sono una persona semplice.

Ecco, a proposito dei primi, mi ha fatto molto ridere un racconto di Paolo Nori. Era andato a Reggio Emilia a sentire Svetlana Aleksievič e «c’era una traduttrice che era la capa di un’associazione di badanti che lavoravano a Reggio Emilia che il russo lo sapeva benissimo, era russa, l’italiano così così» e via, la serata si fece indimenticabile:

Già, chissà quanti uomini ci sono in un uomo, a volte molti a volte nemmeno uno.

eh no, quello no (GTA Desenzano vice city)

Fino all’auto e agli urti e incidenti va bene, ma il crocifisso no, santiddio. Chiaro che doveva essere uno spostato visigoto barbaro nomade senza una casa benedetta dal signore, ovvio. Mi piace la pena: «il questore ha disposto il foglio di via con divieto di ritorno nel Comune per due anni» che, leggendo, mi pare si riferisca a Desenzano. Però il crocifisso l’ha portato via dal Santuario di Lonato del Garda, come la mettiamo? Ci pensa il Signore? Che poi, certo, è dappertutto, ma sarà tornato a casa?
(E per fortuna era uno di Schengen, te pensa se era immigrato…).