trentaquattro anni a Poggibonsi

Scomodando una grande verità detta da qualche filosofo contemporaneo, ovvero che la verità nella carta stampata si trova soltanto sui tabloid scandalistici, ho finalmente la conferma della fattibilità dei viaggi nel tempo:

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Cosa che sospettavamo in tanti, peraltro, non solo noidelmovimentocinquestelle. A seguire, c’è da sperare che l’Italia chiami tra le prime il signor Visionista, così che la recessione vada quanto prima a fare in culo:

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E ora piani segreti, complotti veri, sangue nobile e congiure peccaminose, altro che appartamenti cardinalizi sottratti alle vecchiette:

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La fonte della mia informazione quotidiana.

all’Esplanade, dove altrimenti?

Negli anni Venti e Trenta se c’era un posto in cui essere a Berlino era senza dubbio Potsdamer Platz: vivacissima, sofisticata, elegante, illuminata e ben frequentata.

Berlin, Hotel Esplanade

Un grazioso alberghetto in cui svernare qualche giorno era di certo l’Esplanade, ovvero ventitre milioni di marchi per un equilibrato misto di belle époque, neobarocco e neorococò. Io mi ci sono sempre trovato bene, e come me anche Greta Garbo.

Poi, come è noto ai più, venne la guerra che si portò via, tra l’altro, anche l’Esplanade. Gli smozzichi rimasti, parti della facciata e parti della hall imperiale, la Kaisersaal, fecero mostra di sé per alcuni decenni, fino alla costruzione del Sony Center che oggi occupa buona parte della piazza: 26.000 m² a forma di forum.
I resti dell’Esplanade furono spostati di poco e integrati nella struttura; se non ci si fa caso pare una bizzarria di un architetto in vena di passatismo eclettico.
E invece no, è la storia, magari non con la ‘s’ maiuscola ma pur sempre storia. Qualche mia foto (2007 e 2016).

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la storia del povero Manfred, moderno Oetzi (olandese volante)

Alcuni anni fa Manfred Fritz Bajorat, signore tedesco rimasto vedovo, mollò tutto, vendette tutto e si comprò una barca, con la quale solcare i mari più caldi.
Partì e percorse quasi mezzo milione di miglia finché a un certo punto nel 2005 scomparve, lui e la barca da tredici metri. Affondato, immaginarono le autorità. Disperso.

E invece no: alcuni giorni fa le autorità filippine hanno intercettato una barca alla deriva, nella quale è stato ritrovato il corpo di Bajorat. Eccolo:

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Seduto al tavolo, quasi addormentato, preservato dalla salsedine e dalla cabina chiusa, una fotografia di un tragico istante passato. Il cuore, forse. E una barca che naviga abbandonata, a caso da più di dieci anni, senza che ci sia più un porto o un dove verso cui tornare.
In altri tempi un bravo scrittore ne avrebbe tratto un racconto pauroso.

un pensiero costantemente teso a cercare di fare il meglio possibile

Il 27 luglio 1890 ad Auvers-sur-Oise Vincent Van Gogh scrisse una lettera al suo amato fratello Theo:

virgolette-aperteMio caro fratello,
grazie della tua cara lettera e del biglietto di 50 fr. che conteneva. Vorrei scriverti a proposito di tante cose, ma ne sento l’inutilità. Spero che avrai trovato quei signori ben disposti nei tuoi riguardi.
Che tu mi rassicuri sulla tranquillità della tua vita familiare non valeva la pena; credo di aver visto il lato buono come il suo rovescio – e del resto sono d’accordo che tirar su un marmocchio in un appartamento al quarto piano è una grossa schiavitù sia per te che per Jo. Poiché va tutto bene, che è ciò che conta, perché dovrei insistere su cose di minima importanza. In fede mia, prima che ci sia la possibilità di chiacchierare di affari a mente più serena passerà molto tempo. Ecco l’unica cosa che in questo momento ti posso dire, e questo da parte mia l’ho constatato con un certo spavento e non l’ho ancora superato. Ma per ora non c’è altro. Gli altri pittori, checché ne pensino, si tengono istintivamente lontani dalle discussioni sul commercio attuale.
E poi è vero, noi possiamo far parlare solo i nostri quadri.
Eppure, mio caro fratello, c’è questo che ti ho sempre detto e che ti ripeto ancora una volta con tutta la serietà che può provenire da un pensiero costantemente teso a cercare di fare il meglio possibile, te lo ripeto ancora che ti ho sempre considerato qualcosa di più di un semplice mercante di Corot, e che tu per mezzo mio hai partecipato alla produzione stessa di alcuni quadri, che, pur nel fallimento totale, conservano la loro serenità. Perché siamo a questo punto, e questo è tutto o per lo meno la cosa principale che io possa dirti in un momento di crisi relativa. In un momento in cui le cose fra i mercanti di quadri di artisti morti e di artisti vivi sono molto tese.
Ebbene, nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione vi si è consumata per metà – e va benevirgolette-chiuse – ma tu non sei fra i mercanti di uomini, per quanto ne sappia, e puoi prendere la tua decisione, mi sembra, comportandoti realmente con umanità. Ma che cosa vuoi mai?

Poi, qualche ora più tardi, si sparò un colpo di pistola al petto.
Non si uccise ma morì due giorni dopo, tra lo strazio del fratello. Il quale, alla madre, scrisse: “era veramente mio fratello… Non riesco a trovare conforto nelle parole per esprimere il mio dolore, che mi porterò dietro per tutta la vita“. E così fu, soffrì davvero molto per la sua perdita; vita che fu però davvero breve, poiché morì sei mesi dopo, nel gennaio 1891.
Non pare proprio la lettera di un suicida, anzi.

(da Vincent Van Gogh, Lettere a Theo, Milano, Guanda, 2013)

la tua fattoria e la mia fattoria

L’Australia è un paese piuttosto grande, più di sette milioni e mezzo di chilometri quadrati, e piuttosto brullo, invero (euf.). Per dare una qualche proporzione, ho sommariamente disegnato l’Australia sopra l’Europa alla stessa scala, per avere un’idea un pochino più precisa.

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Come detto, l’Australia è perlopiù desertica: crescendo quindi meno erba per chilometro quadrato è ovvio che per mantenere un allevamento di bovini, per dire, serve molta più terra che in altri paesi.
Tra le fattorie australiche (le cosiddette cattle stations, ovvero fattorie specializzate nell’allevamento, i ranch americani per capirsi) la più grande è Anna Creek Station. Questa fattoria, che molti ritengono la più grande del mondo, è ampia 24.000 chilometri quadrati, il che costituisce un bel problema se lasci il rastrello in giro.
Per fare un’ultima comparazione, righello alla mano, Anna Creek Station è più grande dello stato di Israele, un poco meno grande del Belgio e grande esattamente quanto la Lombardia. Fosse uno stato, sarebbe il 146° per ampiezza del mondo.

liberaci dalla tua inettitudine

marino

Roma avrebbe bisogno di un sindaco e la cosa sarebbe sufficiente per giubilare Marino. Dopo un anno e più di azioni incoerenti e del tutto inefficienti, quando non inette, il fondo è stato raggiunto in questi giorni con le balle sui pranzi: lo confesso, sono sempre andato io a pranzo con lui, non cardinali o funzionari. Io.

Dopodiché il fatto che adesso butti i soldi sul tavolo non fa che peggiorare le cose: se li tenga, non sarà certo il primo ad aver usato soldi pubblici per intrattenimento privato e, comunque, sarà affare della Corte dei Conti. Se li tenga ma entri, per una volta, una volta sola, sull’argomento: perché usa soldi pubblici per le sue cazzate? Perché Roma è lasciata allo sbando e si vede ampiamente? Perché il suo assessore ai trasporti annuncia che «siamo nelle mani del Signore» per quanto riguarda la manutenzione della metropolitana invece di agire? Perché a Roma spadroneggiano bande criminali che fanno largamente affari con le società pubbliche in accordo con gli amministratori? Perché Roma è lurida nonostante ci siano signori dell’Ama quasi in ogni bar? Perché quattro tassisti stronzi tengono in pugno la città?
Cose così, ecco.

si deve rispetto (e aiuto) a chi cerca scampo

«In lontananza ho veduto coi miei occhi la terra dove c’è per me uno scampo. Voglio fare così, mi sembra sia la cosa migliore: fintanto che le travi restano ferme negli incastri, rimarrò qui e resisterò pur soffrendo e penando. E non appena l’onda mi fracassa la zattera, mi metterò a nuotare, poiché nulla di meglio è possibile pensare e prevedere».
Odissea, libro V

medusa

(grazie a Teresa).