Su Marte ci son certe tempeste di sabbia che le raccomando: esse son capaci di ricoprire l’intero pianeta per giorni (mesi?) e niente, non resta che rintanarsi e aspettare. Esattamente quello che sta succedendo al rover Opportunity della NASA: ha spento tutti i sistemi di comunicazione, si è messo in modalità bassissimo consumo e ciao, aspetta quaccino.
Queste sono state le ultime immagini trasmesse, ovvero il sole che pian piano viene oscurato. Un filino inquietante ma così è.
Non è detto che lo si riveda, Opportunity: dipende da quanto durerà la tempesta, dalle batterie, dalle condizioni e così via. Alla NASA nutrono fiducia.
Questa cosa delle tempeste di sabbia è uno dei problemi da affrontare nell’eventualità di una futura colonizzazione del pianeta: sapevamolo.
Fiducie incassate, il nuovo governo è ufficialmente in carica.
Serve dunque fare un minimo di cronaca, per mandare agli atti della memoria, mia per primo. Del giorno della fiducia al Senato, l’elemento più significativo è stato senz’altro il discorso di Liliana Segre, la quale ha ricordato di aver provato sulla propria pelle «le condizioni di clandestina e richiedente asilo» e «il carcere e la condizione operaia»:
Naturalmente quei ritardati che ora governano non terranno in conto le sue parole, le dichiarazioni di questi giorni lo dimostrano, e faranno malissimo, mal gliene incolga.
Un po’ di cronaca, ora, come promesso. Le tre ministre del governo, alla Camera, mostrano grande partecipazione ai lavori e, soprattutto, completa devozione al telefono.
La ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e la ministra per il Sud Barbara Lezzi alla Camera, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Sobrie, comunque, a differenza di Fraccaro che – per chi ancora ne fosse all’oscuro – è il neoministro titolare dei rapporti con il Parlamento. Di uscire a telefonare o di usare lo strumento nella maniera convenzionale non se ne parla.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro alla Camera, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Facciamo amicizia, piuttosto, con Bonafede, che è il signore a destra di Di Maio con le due dita in bocca e che è, insieme, ministro della Giustizia.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro del Lavoro Luigi Di Maio durante il dibattito alla Camera sul voto di fiducia, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/ETTORE FERRARI)
Il quale è lo stesso medesimo qui sotto, che non si capisce bene che faccia, se dorme o se ictuseggia.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro del Lavoro Luigi Di Maio alla Camera, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Ed è già il mio preferito, lo eleggo fin d’ora il mio bersaglio prediletto. Eccolo in arrivo.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede arriva in Senato per la fiducia, Roma, 5 giugno 2018 (Vincenzo Livieri – LaPresse)
Chi sarà, poi, Tommaso, che manda le bustone al presidente?
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
E la bella amicizia, forse non nuova, si manifesta nelle pause dell’intenso lavoro. Fontana pare trovarsi benissimo, siamo tutti contenti che gli scranni siano ben occupati.
Il ministro degli Interni Matteo Salvini con Vittorio Sgarbi e il ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana alla Camera, Roma, 6 giugno 2018 (ANSA/ETTORE FERRARI)
Se ve lo siete chiesto come me lo sono chiesto io, Savona è quello al centro con quella faccia lì. Al Senato.
Il ministro per il Sud Barbara Lezzi, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona e il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio in Senato, Roma, 5 giugno 2018 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Anche al Senato le facce sono belle a vedersi, ricordo che quello a destra nella foto è del PD.
Il senatore di Forza Italia Adriano Galliani con Pier Ferdinando Casini in Senato, roma, 5 giugno 2018 (ANSA/ANGELO CARCONI)
Che strani effetti fa il tempo che passa: vien quasi nostalgia a ricordare quelli che un tempo erano nemici mortali e che, al confronto, oggi paiono statisti dall’enorme statura morale.
Umberto Bossi in Senato, Roma, 5 giugno 2018 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Mica come le iene di oggi:
Il ministro dell’interno e vicepremier Matteo Salvini durante il dibattito in aula al senato sul voto di fiducia, Roma, 05 giugno 2018. ANSA/ANGELO CARCONI
Infine, quello che il presidente Conte sta sfogliando è il regolamento del Senato, casomai non l’aveste mai visto come è capitato a me, finora:
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte consulta il regolamento del Senato durante il voto di fiducia, Roma, 5 giugno 2018 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
E, infine, i pipponi del PD i quali, è bene dirlo ancora, sono causa del proprio male sé medesimi e tanti bei ceffoni aggratis.
Matteo Renzi dopo il voto di fiducia in Senato, Roma, 5 giugno 2018 (Fabio Cimaglia / LaPresse)
Vualà, cominciamo: sarà durissima ed estenuante, è bene saperlo fino da ora.
Coraggio.
Dopo il divorzio (1995!) e il matrimonio tra persone dello stesso sesso (2015), pochi giorni fa l’Irlanda ha detto sì all’abrogazione del divieto di aborto più restrittivo d’Europa. Diventando finalmente un paese civile e diventando verde nella mappetta qui sotto.
Felicitazioni.
(Pare quasi ci sia una ragione geografica, nella mappetta… va’ a sapere).
Stamattina avevo bisogno di un’iniezione di allegria ed ero indeciso se andare al luna park o comprarmi delle sostanze sbarazzine. Però ho poi deciso di capire quanto mi manca per poter andare a vedere i cantieri stradali con tranquillità, per cui ho fatto la simulazione INPS per il calcolo della pensione. Vualà, una botta di allegria senza pari.
Che poi non è tanto il 2042, alla fine il lavoro che faccio mi sta bene (ma quanti saranno millesettecento euro nel 2042? Il costo di un bianco secco?), ma l’età che avrò io nel 2042: troppo per sgambettare tra un cantiere e l’altro, forse. Troppo per rompere le palle agli altri ripetendo lo stesso concetto per cinquanta volte consecutive, forse. O forse no, ma andarci prima sarebbe molto molto più divertente.
(Il sospetto che dia lo stesso risultato a tutti mi è venuto, attendo conferme empiriche).
“Guardiamoci negli occhi. Che siate di destra o di sinistra, che vi piaccia o non vi piaccia il governo Gentiloni, se siete un minimo seri e informati, e avete un po’ di onestà intellettuale, sapete che oggi in Italia c’è purtroppo un solo grande partito in grado di farsi carico dell’immane responsabilità di governare la settima economia del mondo ed è il Partito Democratico. Lo dico senza nessun orgoglio e anzi con grande amarezza e preoccupazione. Vorrei che non fosse così, sarebbe meglio per tutti PD compreso, ma è così”.
Un interessante articolo di Francesco Costa che – forse – potrebbe aiutare se siete alle prese con una scelta elettorale difficile, prosegue qui.
Tomaso Montanari pone delle domande che io trovo sempre molto giuste (A cosa serve Michelangelo? per esempio), di buon senso e in appassionata difesa di ciò che anch’io considero come bene preziosissimo da tutelare: lo Stato. Oggi, su Repubblica, Montanari pone l’attenzione sulla concessione della Certosa di Trisulti – posto clamoroso, ma non è questo il punto – al Dignitatis Humanae Institute, con il patrocinio di Buttiglione e rimasugli UDC. Ecco l’articolo:
Ombre teocon sulla Certosa
Un monumento nazionale che appartiene allo Stato italiano può diventare la sede di un’organizzazione che ha lo scopo di “difendere le fondamenta giudaico-cristiane del mondo occidentale”? È accaduto ufficialmente mercoledì scorso, con la firma che ha formalizzato la concessione con la quale il ministero per i Beni culturali affida per 19 anni la magnifica Certosa di Trisulti, nel cuore della Ciociaria, al Dignitatis Humanae Institute.
Nonostante una forte polemica locale (approdata nei mesi scorsi anche alle cronache nazionali) e nonostante la dichiarata opposizione del sindaco di Collepardo, il ministero non ha esitato a consegnare il monumento all’associazione fondata e guidata da Benjamin Harnwell, «the smartest guy in Rome», secondo la sperticata definizione di Stephen Bannon orgogliosamente inalberata sulla home page del sito dell’associazione. Sì, proprio quel Bannon: l’ex capo stratega della Casa Bianca di Donald Trump, ora grande accusatore del presidente. Un dissidio, quest’ultimo, che non turba il Dignitatis Humanae Institute, che nelle sue pagine web continua a presentare il pensiero di Trump come il proprio principale punto di riferimento, esaltandolo anzi come «uno dei pochi leader politici che difende la sopravvivenza dell’Occidente cristiano contro la sinistra nichilista».
Posizioni condivise dai due politici italiani che fanno parte del vertice dell’associazione: Luca Volontè (ex capogruppo Udc a Montecitorio, appena assolto in un processo per riciclaggio) che la presiede, e Rocco Buttiglione. Sulle stesse posizioni teocon estreme è anche il presidente onorario del Dignitatis Humanae Institute, il cardinale Renato Raffaele Martino, che invitò Bannon a parlare in Vaticano e che scrisse una lettera (poi resa pubblica) in cui chiedeva a papa Francesco di convincere il ministro Dario Franceschini ad assegnare la Certosa proprio alla sua organizzazione.
Dall’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana:
Gli sbarchi diminuiscono, gli stranieri in Italia sono meno del 10 per cento della popolazione, i reati di tutti i tipi sono in calo, e lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, ha detto: «I numeri parlano chiaro, non c’è stato alcun incremento dei reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati». Malgrado questo, e malgrado la presenza di migranti non abbia nessun legame con i problemi veri dell’Italia (sanità, giustizia, istruzione, funzionamento delle istituzioni, salari dignitosi, creazione di posti di lavoro qualificati eccetera), l’immigrazione è diventata la preoccupazione principale per molti italiani (il 36 per cento, secondo gli ultimi dati di Eurobarometro).
Se al casino di Macerata Renzi risponde promettendo l’assunzione di diecimila poliziotti, sta usando il linguaggio degli avversari, commettendo un errore madornale. De Mauro è, come sempre, molto efficace.
Alla fine è successo, e fanculo i tempora e i mores: il R&B/Hip-Hop è diventato il genere musicale più ascoltato negli Stati Uniti, superando, sigh, la musicabella. Con sette dischi sui dieci più ascoltati e nove canzoni su dieci, sempre negli USA, stramazza la concorrenza degli altri generi, con un +72% di richiesta streaming rispetto all’anno scorso.
“Shape Of You” di Sheeran è il brano rimasto più a lungo nella top ten (maccazzo), “Despacito” ha fracassato ogni record oltre alle mie parti molli (fritturadebballe), la richiesta di musica online come la vendita dei vinili è cresciuta anche quest’anno. Il tutto nel rapporto Nielsen sulla musica negli Stati Uniti 2017, qui.
Da leggere perché poi la curva arriva anche qui, sicuro.
Ovviamente, alla crescita della richiesta di musica in streaming (+59% complessivo) corrisponde un calo sostanzioso delle vendite degli album, massacrati alla stessa maniera dagli usi contemporanei dei singoli.
Ma non è nulla: se il R&B/Hip-Hop spadroneggia, il rock negli USA è questa cosa qui:
Vero che storicamente non ci capiscono tanto, gli americani, di rock quanto di altri generi, ma così la situazione è abbastanza drammatica. Ecco il colpo di grazia con gli artisti in classifica generale, cioè la sommona di album venduti più canzoni vendute in formato digitale più richieste in streaming, abbonati o meno:
Lo so, qui in Europa sarà diverso, ancora, ma ciò nonostante sento la sconfitta. Non mi resta che andare nella stanza della musicabella, chiudermi dentro e alzare il volume. Ci vediamo nei tempi migliori, come suggeriva il compagno Maozzetung.
Se non ve ne foste resi conto, vivete in un paese in cui trenta milioni di persone alfabetizzate non leggono nemmeno un libro all’anno.
E non bastasse, il dato è pure in calo: i lettori sono passati dal 42 per cento della popolazione di 6 anni e più nel 2015, al 40,5 per cento nel 2016. Nel 2010 la percentuale dei lettori era del 46,8 per cento, ci siamo persi per strada più di tre milioni di lettori, seppur minimi (dai, ma cazzo, uno all’anno… santoddio).
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