sputazzatelo! Dategli le bave del gran contagio!: giorno 13

Oggi l’ONU ci tiene a farmi sapere che è la Giornata internazionale della felicità.

«L’Assemblea generale […] consapevole di come la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti […] a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica». (Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione A/RES/66/281)

Posso? Maandéadarviàlcul. Hanno rimandato il gran premio e vinitali, facciamo che rimandiamo anche questa e siamo felici al momento giusto? Grazie.

almanacco dei sette giorni, per asintomaticizzare (20.11)

Secondo Bryan Walsh di Axios gli indizi per capire per tempo che sarebbe arrivata una pandemia di coronavirus c’erano tutti. Almeno negli Stati Uniti.

A Berlino c’è la discoteca più piccola del mondo, un metro quadrato di felicità, una grande idea di Benjamin Uphues. È la Teledisko. Se ancora non avete preso il virus e volete essere sicuri di non perdervelo, è il posto giusto.

Informazione utile prima di partire: il Regno Unito ha bisogno di ballerine, biochimici e saldatori. Così almeno si sa prima. Perché non faranno più distinzione in base alla provenienza ma in base, appunto, alla qualificazione e alla professione esercitata. Perché ballerine? Ballerini ne hanno già? E se c’è un ballerino in grado di fare saldature perfette? Mah.
Lo so, ritorno ancora alla pandemia ma, d’altronde, è l’argomento principe nelle vite di tutti. Sullo smart working, la migliore è di ‘fotografie segnanti’ (temporaneamente ribattezzata ‘epidemie’ e ora ‘pandemie segnanti’), una pagina spassosa che consiglio:

L’artista 3d (non nel senso che è tridimensionale lui) Filip Hodas – non nuovo a cose interessanti – ha disegnato una serie di immagini che ha chiamato «Cartoon Fossils». Ecco Canis Goofus, Canaria Tweetea e Homo Popoculis.

Anche quest’anno al lago Erie ha fatto bel freddo.

La foto è di john_kucko e, anche se sembra un modellino, sono vere case di villeggiatura sul lago. Chissà come ha fatto quello della casa in alto. Ricordo a tal proposito, per prevenire i soliti commenti, che non si parla più di ‘riscaldamento globale’ ma di ‘climate change’.
A proposito: l’artista georgiano Tezi Gabunia ha realizzato un video intitolato «Breaking News: The Flooding of the Louvre», un finto servizio informativo sull’allagamento di una sala del Louvre, presumibilmente dovuto al cambiamento climatico più che alle inondazioni della Senna (vedi 2018). Interessante, perché evidentemente abbiamo bisogno di vedere le cose, la nostra capacità di astrazione non ci arriva.
‘Classic Blue’ è il colore Pantone del 2020, calmante, deciso e intenso. Nel frattempo, l’azienda americana ha messo in commercio 315 nuovi colori, tra i quali sarà sufficiente citare il rosa Sangria Sunset, il marrone Chocolate Martini, l’azzurro Frozen Fjord e, infine, il nero Unexplored. Non esploro oltre.

Non si sottovaluti la faccenda, la scelta del colore dell’anno ha moltissime ripercussioni commerciali, dappertutto. Se terrete a mente la cosa, vedere qualche sfilata quest’anno o osservare le vetrine, per dire, avrà qualche significato in più.
Il 4 marzo, ma io l’ho saputo ora, da alcuni rubinetti in una frazione di Castelvetro di Modena è uscito lambrusco. Alcuni si saranno convertiti istantaneamente. Volgendosi alla prosa, un silos con vino ad alta pressione ha letteralmente dato fuori e parecchio ne è finito nell’acquedotto. Merito della neoamministrazione Bonaccini?
Inizia il processo a Robert Durst: se la storia non la sapete, ne vale la pena. Omicidi, soldi, tanti, una lettera, molti misteri, due mezze confessioni e lui al centro. E una serie tv su di lui.
Questa è utile: nel 1666 a Londra ci fu una pestilenza, una pestibubbonilenza, cui seguì il famoso incendio, insomma erano tempi brutti e così Isaac Newton, poiché anche l’università era ovviamente chiusa, se ne andò in campagna, nella sua casetta dov’era nato, Woolsthorpe Manor. Qualcuno tra i più sagaci coglierà il parallelismo. Bene, senza nulla da fare e con tanto tempo a disposizione, si mise nella giusta disposizione d’animo e un giorno vide, ebbene sì, cadere una mela. Sì, è un invito a me stesso per primo e a chiunque a fare qualcosa di costruttivo e utile in questo tempo di reclusione. Per chi fosse curioso, questa è la casa di Newton, visitabile:

#StateACasa.
Una buona battuta letta in questi giorni (sic!): «Tra un po dovremo andare a cacciare x mangiare e io non so nemmeno dove vivono le lasagne».
Un gruppo internazionale di astrofisici ha scoperto Wasp-76b, un pianeta sul quale piove ferro fuso. Ma solo di notte, perché fa più freddo e quello che è evaporato di giorno ricade. Dopo alcuni giorni recluso a casa mi pare persino meno disagevole di prima. Questione di prospettive.
La serie dei viaggi sulla luna si arricchisce di un nuovo capitolo: «Moon’s milk». Un cortometraggio in stop motion di Ri Crawford, voce narrante Tom Waits, che racconta la bizzarra avventura del Capitano Millepiedi che, insieme alla sua ciurma, decide riportare a casa un po’ del latte che sgorga dai crateri della luna. Tutto fatto a mano.
Un po’ di cose ancor più sparse: mentre noi siamo qui davanti ai pc, un tizio ha camminato su un filo sopra un vulcano: Nik Wallenda ha attraversato il vulcano Masaya in Nicaragua; a New York ha aperto The Edge, la più alta in assoluto; Nayib Bukele, presidente di El Salvador, ha chiuso tutte le scuole, stabilito la quarantena per chiunque entri nel paese e proibito gli assembramenti. Anche se a El Salvador non vi sono casi di contagio. Ma mica ha proprio torto: «So che questa decisione verrà criticata, ma proviamo a metterci nei panni dell’Italia: l’Italia oggi vorrebbe aver deciso queste misure prima»; anch’io da adesso lo farò alla maniera di Gloria Gaynor o, magari, così, che preferisco:

Oggi piove, magari sto a casa.

almanacco dei sette giorni, per minimizzare (20.10)

Lan Bo, un regista cinese, ha pensato di documentare lo stato della città di Wuhan in questi giorni di isolamento e ha girato il cortometraggio «Wuhan: The Long Night».

Giustamente, il regista sostiene: «Penso che queste immagini saranno di grande valore come testimonianza storica e anche per documentari futuri».
Qualcuno ha detto, sensatamente, e se la chiamassimo Quarantesima?
Coronavirus, poi basta: Sergio Rosati, professore ordinario e Luigi Bertolotti, professore associato al Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino hanno scritto un appello ai propri studenti, inviandolo via whatsapp. Siccome è un ottimo punto sulla vicenda virus, lo segnalo. Sarà lunga, prepariamoci.
No, non è vero, ancora una cosa: Gomorra ai tempi del CoronaVirus. Un discreto spasso, non mollate prima della fine-fine.
Una famosa catena di caffetterie americane ha lanciato l’abbonamento-caffè: nove dolla e si bevono tutti i caffè lunghi e corti che si vogliono. Gente nervosetta.
Ormai assuefatti alla logica Marvel, qualcuno ha ben pensato di contrapporre a Greta Thunberg una villain, ovvero una cattiva, bionda e diciottenne che pensa che i cambiamenti climatici siano operazioni di fantasia, si oppone alla parità di genere, lotta contro quello che lei definisce il «nuovo marxismo culturale in economia» e intrattiene qualche rapporto con l’AfD, partito tedesco di estrema destra. Complimenti.

«Nulla potevano i medici che non conoscevano quel male e si trovavano a curarlo per la prima volta – ed anzi erano i primi a caderne vittime in quanto erano loro a trovarsi più a diretto contatto con chi ne era colpito –, e nulla poteva ogni altra arte umana: recarsi in pellegrinaggio ai santuari, consultare gli oracoli. Tutto era inutile».

È Tucidide che parla della peste che colpì Atene nel 430 a.C. e in cui morì Pericle ed è il primo di una lunga serie di racconti di epidemie della nostra cultura, Boccaccio e Manzoni per dirne due facili, se ne parla in un bell’articolo su IL. Non perché sia inutile ogni cosa contro il virus, quanto perché si riflette sul morbo della ragione. Lo so, avevo detto basta.
Smithsonian Open Access: 2,8 milioni di immagini del più grande museo del mondo rese libere dalla rimozione del copyright. Per provare, io ho scaricato questa, in tiff da settanta mega. Comodo. La faccenda è figlia di una cultura, alla base dello Smithsonian, davvero ammirevole e che invidio.

Il 3 il Vaticano ha aperto gli archivi sul pontificato di Pio XII, uno dei papi più discussi a causa del suo silenzio sulla Shoah. Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha affermato: «Da parte del Vaticano non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre del 1943, che deportò dalla stazione Tiburtina 1022 ebrei prelevati dai tedeschi nel primo rastrellamento romano». Vedremo se c’è qualcosa tra le carte.
Sempre Roma: ma davvero lei vorrebbe ricandidarsi?

Ma per davvero? Ossignore, che coraggio. Fortuna che al momento nessuno l’appoggia e, soprattutto, non ha più un partito (sarà un bene? sarà un male?).
Il resto è tutto virus ma io non ne parlerò quasi più nell’almanacco.

vivere ‘under the dome’

Ecco, ci hanno chiuso dentro.
Essere chiuso dentro è uno dei miei peggiori pensieri. Fuori va bene, lo accetto, ma dentro faccio molta fatica. Dovevano essere Vilnius lunedì e Berlino a metà mese, l’Olimpia mercoledì sera e chissà quanti altri bei giri, ciccia.
E da questa sera ho un desiderio irrefrenabile di andare a Villafranca.
Non passerà finché.

almanacco dei sette giorni, per folleggiare (20.09)

«Ora, mentre Renzo guarda quello strumento, pensando perchè possa essere alzato in quel luogo, sente avvicinarsi sempre più il rumore, e vede spuntar dalla cantonata della chiesa un uomo che scoteva un campanello: era un apparitore; e dietro a lui due cavalli che, allungando il collo, e puntando le zampe, venivano avanti a fatica; e strascinato da quelli, un carro di morti, e dopo quello un altro, e poi un altro e un altro; e di qua e di là, monatti alle costole de’ cavalli, spingendoli, a frustate, a punzoni, a bestemmie. Eran que’ cadaveri, la più parte ignudi, alcuni mal involtati in qualche cencio, ammonticchiati, intrecciati insieme, come un gruppo di serpi che lentamente si svolgano al tepore della primavera; chè, a ogni intoppo, a ogni scossa, si vedevan que’ mucchi funesti tremolare e scompaginarsi bruttamente, e ciondolar teste, e chiome verginali arrovesciarsi, e braccia svincolarsi, e batter sulle rote, mostrando all’occhio già inorridito come un tale spettacolo poteva divenire più doloroso e più sconcio».

È venuto in mente a molti lombardi, il Manzoni, in questi giorni. Il capitolo de I promessi sposi con l’assalto ai forni. Istruttivo, alla luce odierna.
In merito al coronavirus – e poi basta – un comunicato estero sulla situazione dei contagi italiani regione per regione (bisogna cogliere il passaggio) e una delle migliori battute di questi giorni, sempre sulla situazione sanitaria.

Poi: è morto il nonno di Ruby, quello per cui quella famosa notte in Questura a Milano si fece un casino e poi, sembra pazzesco, il parlamento votò per decidere se era la nipote o no. Uno (io) non ci crede ancora.
Due cose che non sapevo: la prima, che la National Gallery avesse un direttore italiano (Gabriele Finaldi) e la seconda, che lui medesimo abbia appena scritto un bel volumone nel quale descrive piacevolmente 275 dipinti conservati nel museo che vanno, cito, «dal tempo in cui i dipinti in legno, oro e lapislazzuli adornavano gli altari delle chiese italiane medievali o erano appesi nelle camere da letto dei mercanti olandesi, fino al volgere del XX secolo, quando gli artisti si dibatterono in potenti forme espressive in lavori che ruppero con la tradizione del passato». Io van Eyck l’ho riconosciuto. Il volume: Gabriele Finaldi The National Gallery. Masterpieces of Painting, National Gallery Company, Londra 2019. Distribuito da Yale University Press, pagg. 392, £ 50, ISBN 9781857096484. Operazione analoga al bel libro di MacGregor di qualche anno fa sugli oggetti del British Museum. Molto a poco.
L’FMI il due marzo ha dichiarato che dovrà rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia, causa coronavirus. Come ogni anno, almeno stavolta c’è la scusa.
La Cassazione ha stabilito che Carola Rackete agì «seguendo le disposizioni sul salvataggio in mare, che comportano l’obbligo di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro». Molti di noi lo sapevano. Servirà per il futuro? Temo di no.
Dal 12 marzo sarà nei cinema un film su Marie Curie che, per chi ha voglia di capire, è stata una scienziata inarrivabile sotto ogni punto di vista. Dai, meno Marvel e più roba che magari si impara almeno una cosa o due.

Infine, qualcuno prima o poi (più prima) dovrà decidere se fare o meno le olimpiadi.

il timore della carestia

Oggi la situazione nei supermercati – io ho visto l’esselunga – pare tornata quasi alla normalità, dopo il saccheggio di fine settimana. Gli isterici si sono riempiti la casa di disinfettanti, acqua e pasta e ora sono quieti.
È tornata un po’ d’acqua, disinfettanti niente.

Domenica gli scaffali della pasta erano stati del tutto svuotati, tranne spaghettini e penne lisce. A tutto c’è un limite.

almanacco dei sette giorni, per auscultare (20.08)

Il giovane Duplantis dopo aver fatto 6,17 metri ha fatto 6,18. Parlo del salto con l’asta ed è un record mondialissimo. Sempre più Bubka, di centimetro in centimetro. E i margini di miglioramento sono davvero ampi, sia perché ha vent’anni sia perché è passato ben sopra.
A Olimpia, nel tempo, hanno trovato un gran numero di elmi corinzi. Emozionante vederli insieme.

Il decreto Salvini ha favorito il “business dell’accoglienza”, ovvero riducendo il margine ha tagliato fuori le piccole associazioni ed enti che si occupavano di migranti in favore di grosse organizzazioni private che si possono permettere di tagliare i servizi per fare prezzi più bassi. Un bell’articolo di Annalisa Camilli per Internazionale.
Per chi segue Stranger things, comincia a essere nell’aria la quarta stagione.
Confluiscono in Italia Viva il senatore Tommaso Cerno dal Pd e la deputata Michela Rostan, da Leu. Italia Viva ha quindi al venti febbraio 30 deputati e 18 senatori. Chissà poi da Forza Italia cosa arriva.
Secondo Audipress il 30% degli italiani legge un quotidiano ogni giorno, di carta o digitale. Cartaceo non so, ma per quanto riguarda il digitale forse il verbo è un filino fuorviante.
Riporta Repubblica che secondo i dati aggiornati dell’Osservatorio Inps finora per Reddito e pensione di cittadinanza sono stati spesi 4 miliardi e 358 milioni di euro.
Tutte ma non la braidense.
Per chi, come me, consuma musica in grande quantità e si è posto la domanda dell’impronta ecologica, la risposta non è bellissima. Non bene anche la ripresa del vinile, che inquina parecchio.
Un bell’articolo di Francesco Erbani che racconta il ritrovamento di un archivio dei documenti che testimoniano la lotta all’analfabetismo in Italia.
E poi c’è il coronavirus, ma quello lo si legge ovunque. In fondo, l’himportante è l’hamore.

e adesso?

Adesso i cinesi siamo noi.

E quindi?
Come ha insegnato Walking dead e ogni altro film sugli zombie, non bisogna avere paura dei mostri e dei morti viventi, bisogna avere paura delle persone. Come dimostra l’esselunga, ieri:

Citazione necessaria: «Una persona è matura: la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso». Grazie alla signora M. per la foto.

ombrello tuo, ombrello mio

Un po’ di tempo fa, si era tenuto in Abruzzo un incontro per discutere «di idee e nuove visioni per il futuro della regione Abruzzo in Europa», alla presenza del presidente della Regione e una bella fila di maggiorenti. Ne parlai qui, al tempo, perché alcune fotografie dell’incontro colpirono l’immaginario di molti e, ovviamente, anche il mio.

Si vede subito cosa non funzioni: parlare del futuro agendo nel passato.
Ieri, però, un’altra immagine ha colpito l’immaginario di chi ricordava le foto qui sopra, suscitando sentimenti di contentezza.

Nella foto (Sean Gallup/Getty Images), si vedono la cancelliera tedesca Angela Merkel e la prima ministra finlandese Sanna Marin a Berlino, ieri. Chiaro: la situazione è rovesciata, del tutto speculare. Bella rivincita?
Sì, forse sì, per carità, gioiamo. Ma anche no, però: perché si sta riproducendo la stessa medesima stortura, si sta giocando allo stesso gioco, sbagliato, di due anni e mezzo fa, ci sono due donne di potere che fanno ciò che gli uomini fanno, sbagliando essi e sbagliando elle.

La cosa davvero brutta della foto abruzzese era certo la posizione delle donne rispetto agli uomini, fuor di dubbio, ma soprattutto il fatto che non vi fosse nemmeno una donna tra gli interlocutori sul palco: quello era ciò che colpiva e doveva suscitare la prima reazione. Non è replicando comportamenti – maschili, va detto – che riusciremo a migliorare e risolvere la situazione.
Non fate anche voi, vi chiedo, gli uomini retrogradi. Quelli li abbiamo già.