nessuno avrà le nostre foto

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Internet archive è una maxi-biblioteca digitale senza scopo di lucro che tende a conservare in maniera stabile i contenuti man mano apparsi in rete. In realtà detta così è riduttiva, lo scopo è garantire un «accesso universale alla conoscenza», il che sposta l’asticella un bel po’ più su. Con venti petabytes di dati salvati è più o meno una tra le banche dati in rete più grandi e accessibili: per esempio, ci sono quasi diecimila giochi per Amiga perfettamente giocabili e disponibili.
Uno dei progetti più interessanti è la Wayback machine, già se ne parlò, ovvero la macchina del tempo della rete: ciclicamente il sistema scatta una “fotografia” a moltissimi siti internet e ne conserva le pagine in date determinate, così da renderne possibile la consultazione anche anni dopo, mantenendo l’aspetto originale. C’è anche trivigante.it, figuriamoci, dal 2007.
Perché che internet conservi le cose è una pura (e banale) illusione: sparisce quasi tutto e in tempi incredibilmente brevi. Per molte ragioni: servizi non rinnovati, dati perduti, mancanza di manutenzione e così via. Lo spazio su disco costa. Basta fare una prova semplice semplice: consultare una vecchia pagina piena di link e verificare che ormai moltissimi non conducono più a nulla.
Per fortuna c’è chi si occupa di conservare (e io a Internet archive ci vorrei lavorare), perché rassegnamoci: di noi non resterà nulla. O poco.

Italia: non si sa

Un breve racconto di Rodolfo Sonego:

virgolette-aperte Durante il mio ultimo viaggio in Russia ho incontrato un turista di Brescia, un uomo grassoccio che aveva una sua impresina, un piccolo laboratorio.
Mentre gli altri turisti guardavano le vestigia degli zar o le ultime statue di Lenin abbandonate in bella evidenza, lo scorsi intento a contemplare una fabbrica dismessa: operai che mangiavano un panino, delle capre, dei guardiani. Si avvicinò e iniziò a fare delle domande: era stata una fabbrica di oggetti di plastica. Il turista di Brescia continuò a fare domande, conti, preventivi. Lo lasciai che stava bevendo un tè.
Seppi poi che aveva riaperto la fabbrica, aveva impiantato una produzione massiccia di elefantini di plastica, aveva sbaragliato i taiwanesi ed era diventato miliardario.
Ora se vuoi fare lo scrittore, devi innanzitutto capire che il mondo non è saggio: è squilibrato. Tu, quanti elefantini di plastica avresti messo in produzione?
Perché la gente vuole comperare elefantini di plastica?
Perché la gente vota per Berlusconi?
Perché il cardinale faceva lo strozzino?
Come fece la banda del lotto a truffare miliardi per anni con tecniche da I soliti ignoti?
Non si sa.virgolette-chiuse

Da Tatti Sanguineti, Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema.

the eight wonder

Quattro locandine tra le più belle che ho trovato di King Kong:

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È stato annunciato un remake intitolato Kong: Skull Island, in uscita nel 2017. Come nella versione giapponese, King Kong sarà molto più grande del solito (quasi 31 metri) così che possa poi – finalmente – scontrarsi con Godzilla (nel 2020 il remake del film King Kong vs Godzilla). Noto con piacere anche stavolta che in giro le idee nuove latitano. Viva.

per gli amici: Trapano

Mentre in RAI fanno banchetto con la valanga di soldi del canone in bolletta (posti, scrivanie, stipendi, buoni pasto, segreterie, poltrone e quant’altro), qualche improvvido neo-direttore (Carlo Conti, scemo) pensa che in radio le parole stanchino e che il pubblico voglia la musica e basta, per non pensare. Come fossimo in un paese di pensatori… chi fermerà tutto ’sto cosare di cervello?
Comunque, il genio ha più o meno proposto di cassare 610 (Seiunozero) di Lillo e Greg, trasmissione di Radio2 fatta solo ed esclusivamente di parole e, come dire?, piuttosto divertente nonché intelligente. Stancante, certo, per quanto mi fa pensare.

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In attesa del destino di 610, io mi sono dilettato grandemente con un’altra produzione di Lillo e Greg: Pupazzo criminale. Grandi mezzi, sceneggiatura curatissima, fotografia impeccabile, recitazione degna dei più grandi kolossal, trentaquattro puntate (a oggi) irresistibili per un altro spaccato sulla malavita romana. Tutto aggratise.

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Se non lo credete, chiedete a Cocco (e fatemi sapere).

quattromila anni di armonia e proporzione buttati

Un centro anziani in un paesino, grazioso, della pianura padana che ha una entrata maestosa dettata secondo i canoni del più perfetto neoclassicismo.

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La forma delle colonne, l’eleganza del fusto, la rastremazione appena percettibile, l’entasi perfettamente riuscita, insomma: ottimo lavoro, ragazzi.
(La foto, persino, non rende, temo che la macchina fotografica abbia tentato di raddrizzare qualche linea. Assicuro che è anche peggio di così).

l’inchiostro rosso

Una vecchia barzelletta in voga nell’ex Repubblica Democratica Tedesca – la riporta Slavoj Žižek in Benvenuti nel deserto del reale – racconta di un operaio tedesco che trova lavoro in Siberia. Consapevole del fatto che tutta la sua posta verrà letta dalla censura, dice ai suoi amici: “Stabiliamo un codice: se la lettera che ricevete è scritta in normale inchiostro blu, significa che è veritiera; se invece è scritta in inchiostro rosso quella lettera dice il falso”. Dopo un mese, gli amici ricevono la prima lettera, scritta in inchiostro blu: “Qui è tutto meraviglioso: i negozi sono pieni di merci, il cibo è abbondante, gli appartamenti sono grandi e ben riscaldati, nei cinematografi si proiettano film occidentali, ci sono ovunque belle ragazze disponibili per un’avventura. L’unica cosa che non si trova è l’inchiostro rosso”.
(E Žižek, che è bravo, ne trae spunti molto interessanti).