l’ultimo uomo sulla luna

Eugene ‘Gene’ Cernan, ultimo uomo a camminare sul suolo lunare, è morto ieri.

Nonostante la tuta, è proprio lui. Lasciò il nostro satellite il 14 dicembre 1972 ed è l’ultimo ad averlo fatto. Più niente dopo il 1972, nonostante sia ormai risaputo che c’è una base missilistica nazista nel lato oscuro della Luna che meriterebbe più sorveglianza.
Comunque, Cernan detiene alcuni primati, oltre a quello di lastmanonzemoon: una delle 12 persone che hanno camminato sulla Luna, una delle 3 che ha compiuto due volte il viaggio verso la Luna e ritorno (Apollo 10 e Apollo 17), uno dei 3 ad aver toccato la maggior velocità in volo mai toccata (11,08 km/s nel rientro dell’Apollo 10) e l’unico (1) a essere sceso con un LEM sulla Luna per ben due volte in due diverse occasioni. Ne scrisse anche un libro, The last man on the moon, appunto.

E ora, un po’ di uomini sulla Luna, per gradire:

John Watts Young, 1972

Edwin Eugene Aldrin, Jr., 1969

Astolfo, 1516

Georges Méliès, 1902

Torres vs. Green

Olympic Auditorium, Los Angeles, California, 5/22/1951

Charley ‘Devil‘ Green fu un pugile irregolare, sregolato, con gravi problemi di dipendenza, ma fu un buon pugile, anzi meglio: campione del mondo nei pesi piuma, fu per parecchio tempo tra i dieci migliori pugili nella sua categoria. Nel 1969 fu sconfitto da José Torres nella sfida per il titolo mondiale di categoria: dopo aver messo al tappeto Torres alla fine del primo round, fu contato per KO alla fine del secondo round, in un match piuttosto discusso.

Fu l’ultimo incontro di Torres e solitamente viene ricordato per un buffo fatto: l’incontro si tenne al Madison Square Garden (il 14 luglio 1969, pochi giorni prima della Luna) e, all’ultimo minuto, l’avversario di Torres si rifiutò di salire sul ring. Il manager di Charley Green, Gil Clancy, presente all’incontro, si rese conto della situazione e, guardandosi intorno, avvistò proprio il suo pugile tra il pubblico che mangiava un hot dog. «Metti giù quell’hot dog. Stasera combatti tu», Green accettò incarico e compenso senza discutere.
Nello spogliatoio, poco dopo, quando Clancy fece per fasciargli le mani, Green disse: «Niente fasce se non mi dai otto dollari». Clancy lo fissò: «E che diamine te ne fai? Verrai pagato per il lavoro». E Green, genio:

«Il biglietto mi è costato otto dollari. Col cazzo che pago per vedere un mio match».

icebridge

Come reagisce l’Antartide al riscaldamento globale?
Se l’è chiesto, giustamente, anche la NASA che ha allestito allo scopo un aereo per sorvolare in dettaglio il continente: in codice, operazione IceBridge. Qui una spiegazione più dettagliata della mia delle misure e delle rilevazioni effettuate.
Mario Tama di Getty Images è saltato sull’aereo e ha fatto molte foto. Eccone alcune:

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 28 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 27 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 28 (Mario Tama/Getty Images)

Antarctica October 31 (Mario Tama/Getty Images)

freschetto, non trova?

Il 31 dicembre, alle otto di mattina, tra Bologna e Firenze, il monitor di Italo comunicava la seguente temperatura esterna:

Naturalmente alla bella notizia di avere finalmente superato il limite fisico dello zero assoluto il vagone è scoppiato in un tripudio festoso. Un’altra dimostrazione del fatto che esistono zone in Italia che non sottostanno alle leggi della termodinamica e alle leggi dell’universo in generale.

Il principe che sposò una rana

C’era una volta un Re che aveva tre figli in età da prender moglie. Perché non sorgessero rivalità sulla scelta delle tre spose, disse: – Tirate con la fionda più lontano che potete: dove cadrà la pietra là prenderete moglie. I tre figli presero le fionde e tirarono. Il più grande tirò e la pietra arrivo sul tetto di un Forno ed egli ebbe la fornaia. Il secondo tirò e la pietra arrivò alla casa di una tessitrice. Al più piccino la pietra cascò in un fosso. Appena tirato ognuno correva a portare l’anello alla fidanzata.

Il più grande trovò una giovinotta bella soffice come una focaccia, il mezzano una pallidina, fina come un filo, e il più piccino, guarda guarda in quel fosso, non ci trovò che una rana. Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate.- Ora – disse il Re – chi ha la sposa migliore erediterà il regno. Facciamo le prove – e diede a ognuno della canapa perché gliela riportassero di lì a tre giorni filata dalle fidanzate, per vedere chi filava meglio. I figli andarono delle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntino; e il più piccolo tutto mortificato, con quella canapa in mano, se ne andò sul ciglio del fosso e si mise a chiamare:

– Rana, rana!
– Chi mi chiama?
– L’amor tuo che poco t’ama.
– Se non m’ama , m’amerà quando bella mi vedrà. E la rana salto fuori dall’acqua su una foglia.

Il figlio del Re le diede la canapa e disse che sarebbe ripassato a prenderla filata dopo tre giorni. Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia e dalla tessitrice a ritirare la canapa.
La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice – era il suo mestiere – l’aveva filata che pareva seta.
E il più piccino? Andò al fosso:

– Rana, rana!
– Chi mi chiama?
– L’amor tuo che poco t’ama.
– Se non m’ama , m’amerà quando bella mi vedrà.

Saltò su una foglia e aveva in bocca una noce.
Lui si vergognava un po’ di andare dal padre con una noce mentre i fratelli avevano portato la canapa filata; ma si fecero coraggio e andò. Il Re che aveva già guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitrice, aperse la noce del più piccino, e intanto i fratelli sghignazzavano.
Aperta la noce ne venne fuori una tela così fina che pareva tela di ragno, e tira tira, spiega spiega, non finiva mai, e tutta la sala del trono ne era invasa. “Ma questa tela non finisce mai!” disse il Re, e appena dette queste parole la tela finì. Il padre, a quest’idea che una rana diventasse regina, non voleva rassegnarsi. Erano nati tre cuccioli alla sua cagna da caccia preferita, e li diede ai tre figli: – Portateli alle vostre fidanzate e tornerete a prenderli tra un mese: chi l’avrà allevato meglio sarà regina.
Dopo un mese si vide che il cane della fornaia era diventato un molosso grande e grosso, perché il pane non gli era mancato; quella della tessitrice, tenuto più a stecchetto, era venuto un famelico mastino. Il più piccino arrivò con una cassettina, il Re aperse la cassettina e ne uscì un barboncino infiocchettato, pettinato, profumato, che stava ritto sulle zampe di dietro e sapeva fare gli esercizi militari e far di conto. E il Re disse: – Non c’è dubbio; sarà re mio figlio minore e la rana sarà regina.

Furono stabilite le nozze, tutti e tre i fratelli lo stesso giorno. I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate tirate da quattro cavalli, e le spose salirono tutte cariche di piume e di gioielli.
Il più piccino andò al fosso, e la rana l’aspettava in una carrozza fatta d’una foglia di fico tirata da quattro lumache. Presero ad andare: lui andava avanti, e le lumache lo seguivano tirando la foglia con la rana. Ogni tanto si fermava ad aspettare, e una volta si addormentò. Quando si svegliò, gli s’era fermata davanti una carrozza d’oro, imbottita di velluto, con due cavalli bianchi e dentro c’era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo.

– Chi siete? – disse il figlio minore.
– Sono la rana -, e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrigno dove c’era la foglia di fico, la pelle della rana e quattro gusci di lumaca.
– Ero una Principessa trasformata in rana, solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi senza sapere che ero bella avrei ripreso la forma umana

Il Re fu tutto contento e ai figli maggiori che si rodevano d’invidia disse che chi non era neanche capace di scegliere la moglie non meritava la Corona. Re e regina diventarono il più piccino e la sua sposa.

(Una meraviglia di Italo Calvino).

il mio proposito

C’è un brano del Talmud che penso contenga – sebbene io rifugga ogni testo religioso o consimile – alcune indicazioni utili per il mio futuro. Per cui, ho deciso di provare ad attenermicisi (-mitivimi) l’anno entrante:

Bada ai tuoi pensieri perché diventano parole.
Bada alle tue parole perché diventano azioni.
Bada alle tue azioni perché diventano abitudini.
Bada alle tue abitudini perché diventano il tuo carattere.
Bada al tuo carattere perché diventa il tuo destino.

Bado. Poi tanto sono cretino e mi perdo via in qualche scemenza e mi vien da ridere alle frasi fatte. Vabbè, ce provo.

maledetta ‘g’

Prima un po’ di persuasione commerciale, una battuta amichevole, un consiglio da chi se ne intende. Ma il tengaggio è in agguato, maledetto.

Non contento, il signore passa alle minacce (forse ha comprato un’auto):

Non venga, signore, non venga con il suo tengaggio. Sembra il Guzzanti di Snack & Gnola: «Trova il Signore prima che lui trova te». Vengo io da lei, prometto.

nord, sud, ovest, est (e forse quel che cerco neanche c’è)

Un tempo, diciamo da Isidoro di Siviglia in poi (VII secolo, quindi), la rappresentazione del mondo su mappa andava di moda così:

Copia del XII secolo delle Etimologie

Tutto sensato: l’Europa, l’Africa, l’Asia, il Mediterraneo in mezzo a separarle e tutto attorno un grande oceano. Un bellissimo esempio di mappa orbis terrae, ovvero una rappresentazione schematica della terra – davvero, nessuno nemmeno allora pensava che la terra fosse fatta così, e nemmeno piatta (quella, poi, è un’idea del tutto ottocentesca, ne riparleremo) – con Gerusalemme al centro, perché è lì che doveva stare, e tutto il resto attorno.
Il Mediterraneo era a forma di “T”, l’oceano attorno a forma di “O” ed ecco le cosiddette mappe T-O. Un esempio molto bello del 1472, incunabolo quindi:

Etimologie, Guntherus Ziner, Augusta, 1472

Questa aggiunge anche qualche dettaglio, per esempio i punti cardinali e i continenti come domini dei figli di Noè: Sem-Asia, Cam-Africa, Jafet-Europa.

Direi che a questo punto una cosa salta agli occhi: poiché l’Asia sta in alto nelle due mappe, direi con certezza che l’est (detto in maniera colta: l’oriente) sta in alto, come il nord oggi.
Vero: era infatti consuetudine – in Europa, almeno – posizionare l’est in alto nelle mappe, metodo che i Romani derivarono senz’altro dagli Etruschi e che ebbe una diffusione clamorosa fino a tutto il Medioevo.

La mappa del mondo di Pomponio Mela (I secolo d.C.) nella ricostruzione di K. Miller (1898)

In questo modo, l’Italia veniva proprio al centro della mappa e lo scopo era raggiunto.
Per questa stessa medesima ragione, gli Egizi erano soliti mettere il sud in alto nelle mappe, così da porre il proprio paese al centro, consuetudine poi ripresa da quasi tutto il mondo arabo. L’operazione fu tentata di nuovo da Stuart McArthur nel 1979 con la sua McArthur’s Universal Corrective Map of the World: la cosa causò un certo senso di straniamento in molti popoli del mondo.

L’idea, riuscita, era di riallineare le prospettive e sgonfiare l’ego europeo, mostrando come in realtà noi ci si trovi in un angolino schiacciato e angusto. Abbastanza vero. In fondo, una bussola non deve mica necessariamente indicare il nord: può benissimo indicare il sud, come facevano le bussole cinesi, per esempio.

Tornando però all’est, come detto, nelle mappe europee se ne stette in alto per più di un millennio in gran parte delle mappe. A ridirla colta, quindi, oriente stava in alto, dove sorgeva il sole, che chi sa il latino dice subito: ŏrĭor, ŏrīris, ortus sum, ŏrīri. Esattamente. Ecco perché noi, ancora oggi, ci orientiamo e facciamo conto sul nostro senso dell’orientamento, invece che usare quello del nordimento. Verso est.