laccanzone del giorno: Car Seat Headrest, ‘Drunk Drivers/Killer Whales’

L’ho già detto ma il pezzo, poi, ha preso il sopravvento, It doesn’t have to be like this, e ha occupato tutto lo spazio possibile nella mia scatola cranica.

E fin qui, tutto bene. Però nel disco c’è un sacco di altra ottima roba tra cui la strepitosa Just What I Needed/Not Just What I Needed, ripresa da un vecchio pezzo dei Cars, che ultimamente sta avanzando nei miei ascolti: per sentirla tocca o comprare il disco, eddai, o andare su quei servizi brutti che ti danno la musica senza darla veramente (qui, la cinque). Tra l’altro sono completamente d’accordo con lui, ci sarebbe davvero bisogno di porno fatto bene.
Comunque, CSH si conferma il disco dell’anno in quest’anno, cioè del 2016 che io ho davvero scoperto nel 2017. Bella scoperta.

Francis il muro parlante: siccome non ne abbiamo un altro…

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono. E lui è inappuntabile. Magari un’altra volta parleremo della NASA, di Elon Musk, della questione ambientale e della vita sugli altri pianeti.
[Per i profani, la scritta è una cosa tipo: «Prima di cercare la vita su altri pianeti, possiamo smetterla di uccidere la vita su questo?»].

laccanzone del giorno: Funky Style Brass, ‘Aquo Groovat’

Impossibile resistere alla Funky Style Brass, band matta di tolosani, il cui genere prediletto è definibile con una parola sola (muoviltuoculo). Il loro primo disco, del 2009, AquoGroovat, fu poi sottoposto a reedition, cioè risuonato e riarrangiato, e il risultato è questo:

Chi tra noi ascolta Radio Popolare la sera di domenica sera questa cosa già la sa, magari non ne conosce il titolo, esattamente come non conosce il volto di Francesca Carla, ma ce l’ha in testa. Per tutti gli altri, basta ascoltare il pezzo e seguire le proprie inclinazioni.

satellite of love #58: unduetre stella

Un altro giro dal satellite. Se ci penso ha dell’incredibile: costruire cose comprensibili a pieno solo dall’alto (piazza del Campidoglio a Roma, per dirne un’altra) in epoche in cui non sarebbe mai mai mai stato possibile vederle.
Pazzesco, oggi è facile dirlo ma allora?

Certo, è Palmanova. Il Savorgnan, che edificò la prima cerchia interna di mura, era uno che sapeva tirare le righe con una certa precisione e aveva, evidentemente, un compasso gigante; nel 1593 qui sperimentò il modello a nove punte mentre a Cipro, a Nicosia, ne fece undici. Poi, aumentando la gittata dei cannoni, le cerchie diventarono tre nel 1690 e nel 1813.
La forma è talmente bella e precisa che Palmanova è nota a molti, per ammirarla è sufficiente guardare l’episodio ‘Giacca rossa‘ della seconda stagione di Lupin III. Nientedimeno.

e all’improvviso all’orizzonte una trombona

Evgeny Drokov è un russo che va spesso a Genova. Dalla sua finestra o quando è in giro scatta parecchie fotografie, alcune davvero un po’ troppo saturate e illuminate per i miei gusti. Però le foto le sa fare e ha l’occhio lungo.
Ed ecco che poi capita il colpo grosso, ovvero di cogliere il momento:

Era una mattina di agosto 2015, il 21. Cose che capitano una volta sola, di solito.

distance to Earth: 1,585,016 km | distance to Sun: 152,057,377 km

Nel 1989 fu lanciata la sonda Galileo allo scopo di raggiungere Giove e studiarlo da vicino. Per acquisire sufficiente forza propulsiva aggratise, l’idea era che Galileo orbitasse due volte tra la terra e Venere in modo da ricevere un calcinculo gravitazionale tale da raggiungere Giove a una velocità accettabile.
Durante il sorvolo della terra del 1990 Carl Sagan, scienziato illuminato e mai abbastanza rimpianto, dovendo testare la strumentazione di bordo decise di puntare tutta l’attrezzatura di Galileo sulla terra: cosa meglio, infatti, che cercare la vita su un pianeta che la vita la ospita davvero?
E fu così che, grazie ai risultati ottenuti da Galileo, Sagan elaborò i cosiddetti «criteri di Sagan per la vita»: forte assorbimento di luce nell’estremità rossa dello spettro visibile; assorbimento nello spettro dell’ossigeno molecolare; assorbimento nello spettro dell’infrarosso provocato dal metano in quantità di 1 micromole per mole; trasmissione di onde radio modulate a banda stretta, che non possono provenire da alcuna sorgente naturale. Se ci sono queste condizioni, c’è la vita. O, almeno, quella cosa che noi chiamiamo vita. Sagan pubblicò i risultati delle sue speculazioni in un articolo fondamentale nel 1993.
Tanto per gradire, poi, mentre Galileo puntava decisamente su Giove, Sagan le fece scattare alcune foto alla terra, eccone una significativa per noi terrestri.

L’idea delle fotografie della terra venne ripresa poi, nella missione DSCOVR, Deep Space Climate Observatory: una sonda piazzata a 1,5 milioni di chilometri dalla terra, nel punto di equilibrio gravitazionale tra noi e il sole, che scatta una foto all’ora al lato illuminato della terra. Il risultato è EPIC, Earth Polychromatic Imaging Camera, e tutte le fotografie, di ora in ora, si trovano qui. Con l’app apposita è possibile unire le fotografie di ora in ora in modo che diventi evidente la rotazione della terra ed è, davvero, uno spettacolo magnifico: qui l’app web, sugli store Android e IOS è Blueturn Earth Player.
La fotografia della terra di DSCOVR nel momento in cui scrivo è questa:

L’unico imbecille sulla terra che non è rapito da tanta bellezza e magnificenza è, ahinoi, Trump: il quale, in un delirante piano di risparmio per il prossimo anno, ha chiesto esplicitamente alla NASA di spegnere lo strumento EPIC, cioè in pratica di non scattare più fotografie alla terra. Ovvio, visto che non aderisce agli accordi sul clima non vuole che nemmeno si studi cosa accade davvero qui da noi. Miserabile.
Per fortuna, EPIC gode di vaste schiere di entusiasti sostenitori, anche nel Congresso americano, per cui è probabile che la risposta ufficiale al presidente sarà prrrrt e che tutti noi potremo continuare a godere di questa vista impareggiabile di noi stessi.