satellite of love #11: il prato e la valle

Un giro dal satellite, perché vedere le cose dall’alto aiuta sempre a capire meglio.
E poi è uno spasso.

Prato della valle, a Padova: ottantanovemila metri quadri per fare una delle piazze più grandi d’Italia, con al centro un’isola, l’isola Memmia, attorno un anello di 1450 metri punteggiato da 78 statue, tra cui vorrei segnalare quella del filosofo e oratore romano Publio Clodio Trasea Peto e quella di Sicco Polenton.
Occupata fin dall’epoca dei paleoveneti, l’area fu sanata dagli impaludamenti e resa com’è oggi nella seconda metà del Settecento. Si ricordano parecchi avvenimenti nella zona, tra cui mi piace ricordare le corse di cavalli a ricordo della liberazione dalla tirannia di Ezzelino III da Romano, fin dal 1257, e il concerto dei Pooh del 2006.

il libro che cerchi (in libreria #24)

Da Stefano Amato, Avete Il gabbiano Jonathan Listerine (e altri incontri ravvicinati in una libreria di provincia):

IO: Mi dispiace, il libro che cerchi è finito. Ti conviene provare in qualche altra libreria, qui vicino se vuoi ce n’è una.
CLIENTE (indicando lo schermo del computer): Tu da qui puoi controllare se loro ce l’hanno?
IO: E come?
CLIENTE: Boh, non siete tutti amici fra voi, tipo su Myspace eccetera?

oggi è il giorno del cosmonauta

Il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin terminò la propria missione.

Da allora, in Unione Sovietica il 12 è il giorno del Cosmonauta, in senso ampio (infatti, quello qui sopra è Aleksej Archipovič Leonov), e qui lo festeggiamo.
Il titolo di “cosmonauta” si riceveva solo dopo essere stati nello spazio, mica come quegli sbrindelloni degli americani, per i quali bastava iniziare l’addestramento e avere la tuta. Credo che rivedrò “Cosmonauta” di Susanna Nicchiarelli, film commovente tutto pieno di cose belle e per me nostalgiche che hanno un bel po’ a che fare con quegli anni. E “Good-bye Lenin” per nutrire la mia ostalgie.

il nuovo punto di riferimento tra gli ereader 6″

Kobo aveva alzato l’asticella con One, ora mi pare che l’avanguardia nel campo degli ereader sia in mano a Tolino (che iddio abbia in gloria i creativi che inventano i nomi): il vision 4 HD.

Così al volo, i pro battono ampiamente i contro in una veloce sfida:

PRO

  • tap2flip (cioè quella cosa che ha solo Tolino per cambiare pagina, ovvero dando un colpetto col dito sul retro del lettore);
  • funzione smartLight (cioè quella cosa per cui la luce si adegua automaticamente alla luce esterna, e tutte in tonalità di arancione anziché blu);
  • il pulsante dell’illuminazione fisico (provate a trovarlo sul Kobo se siete al buio e volete leggere);
  • la possibilità di mettere il lettore in orizzontale;
  • 6 GB di memoria liberi effettivi;
  • il sistema aperto (cioè si possono comprare libri ovunque, senza formati proprietari o negozi imposti);
  • buona risoluzione: Display E Ink Carta 300 ppi;
  • funzione «sfoglia veloce»;
  • compatibilità con eBook del sistema di prestito pubblico (biblioteche, butta via…);
  • 5 GB di spazio archiviazione cloud gratuito e illimitato per gli acquisti;

Non ultimo, anche se non essenziale, la meravigliosa presa USB simmetrica, che dovrebbe essere uno standard da almeno quindici anni, ma tant’è.

CONTRO

  • pochi formati supportati (epub, pdf, txt)
  • il pulsante frontale;
  • lo scarsissimo livello della comunicazione pubblicitaria, con il nome diminutivo e le faccine dentro il lettore.

Irrilevante, a parer mio, il fatto che sia subbaqquo, ma evidentemente è una funzione davvero richiesta. Il resto, magari, più avanti, ovvero qualche indicazione sull’utilizzo effettivo affiancato al mio Kobo Aura HD: lo compro oggi, vedremo.
Un pensiero affettuoso, come sempre, a quei poverelli schiavi del Kindle.

 

locomotiva a vapore Vesuvio, 3 ottobre 1839

La ferrovia Napoli-Portici fu la prima ferrovia italiana, inaugurata nel 1839: a doppio binario (ci sono linee in Sicilia, oggi, che ne hanno uno solo), andava da Napoli alla stazione di Portici-Ercolano, per una lunghezza complessiva di 7,25 chilometri.

L’inaugurazione della Ferrovia Napoli-Portici, di Salvatore Fergola, 1840.

La ferrovia faceva parte di un piano più ampio: infatti, nel 1842 fu prolungata fino a Castellammare e nel 1844 fu completata la prosecuzione per Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore.
Dal 1843, il Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, sulla linea ferroviaria all’attuale stazione di Pietrarsa-San Giorgio a Cremano, fu parzialmente e poi totalmente convertito alla «costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse, degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua». Carri e wagons che erano pressappoco così:

Carrozza ricostruita sul modello dell’originale del 1839.

Poi, con l’Unità d’Italia prima e poi con l’abbandono progressivo della trazione a vapore, le Officine di Pietrarsa persero pian piano di importanza, fino alla chiusura definitiva del 1975. Nel 1989, fu inaugurato il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa proprio nei capannoni delle Officine, con locomotive a vapore, locomotive elettriche trifase, locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri in esposizione.

Poi il Museo ebbe svariate traversie, siamo in Italia, no?, venne chiuso, poi riaperto nel 2007 e ora, finalmente, ristrutturato e riaperto qualche giorno fa, il 31.
Ecco alcune immagini, bellissime (le foto sono di Riccardo Siano), che fanno proprio voglia – a me, almeno – di andarci.

E poi il gioiello: il vagone reale, Savoia prima e presidenziale poi, una piccola Versailles su ruote che suscitava persino l’invidia dello Zar.

Il sito del museo. Spero, davvero, che stavolta sia la volta buona.

le colpe dei padri ricadono, eccome

Capocannoniere di Coppa Italia nel 2010-2011 e 2013-2014 con il Benevento, capocannoniere della Lega Pro nel 2012-2013 con il Nocerina, ora all’Alessandria in prestito gratuito fino a giugno, è lui:

Esatto: Felice Evacuo, da Pompei o, meglio: Evacuo Felice. La gratitudine, mia, al genio dei suoi genitori è piuttosto vasta, come la provo per tutti i genitori che si inventano accostamenti insperati per i nomi e cognomi dei figli: non so, ovviamente, se Felice e tutti i figli oggetto di tanto genio condividano il mio sentimento, ma tant’è, non posso davvero farne a meno.