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Sono rimasto indietro con gli aggiornamenti, mentre la stagione musicale ha continuato a procedere a gran velocità. Recupero, quindi, con un po’ di manifesti belli, partendo da Nic Cester (visto quest’anno, due volte):

Una bella carrellata di Courtney Barnett (vista quest’anno, anche lei due volte), che ha detto cose interessanti proprio riguardo alla sua passione per la grafica e i manifesti dei concerti (qui).

Altrettanto Kurt il Vile (mancato a Zurigo, purtroppo), che è in giro proprio ora.

Nuova entrata, Paul Smith cantante dei Maxïmo Park, fuori col nuovo disco dassolo e ora in tùr. Sofisticato.

Non manca una delle novità dell’anno, Tanika Charles, che adotta la grafica dei manifesti cinematografici degli anni Sessanta per il proprio tùr europeo.

E poi i Tenacious D, usciti con il nuovo disco e la webserie disegnata da Black.

Poi Nicole Atkins, che è ancora in giro dall’inizio dell’anno.

Infine, con grande soddisfazione i Nanowar of Steel, disco nuovo e concerto con mia gradita presenza sabato sera a Milano. Ci sarò, amici.

Uff, recuperone.

laccanzone del giorno: Marta Ren & The Groovelvets, ‘2 Kinds Of Men’

«Well there’s only 2 kinds of men / The one you love / The one you wish for».
Ho già professato la mia devozione a Marta Ren e i suoi Groovelvets, espressione unica del soul americano suonato in Europa, presenza scenica potente, voce inconfondibile, ritmo e grinta da capobanda come è richiesto alle cantanti del genere: perfetta per iniziare un nuovo mese, magari migliore del precedente.
Qui sotto è alle prese con «2 Kinds Of Men», singolo realizzato per il Record kicks day del 2014 e suonato dal vivo due anni fa su Antena 3, emittente portoghese:

Anche il video ufficiale è accattivante, niente da dire, ma dal vivo è un’altra cosa.
Impossibile stare fermi, l’unica è avere il culo cementato alla sedia e, di conseguenza, una vita decisamente sedentaria.

una questione di orario (inutile mentire)

Il racconto, spassoso, di Giuseppe Antonelli, quando tenne la sua prima lezione all’Università:

«Arrivai all’aula 8, mi fermai un momento, sistemai i polsini della camicia in modo che uscissero bene dalla giacca, controllai il colletto, feci un bel respiro ed entrai.
L’unico studente, dalla terza fila, abbozzò un sorriso.
Silenzio. Imbarazzo. Delusione. Mi schiarii la voce e mi presentai. Silenzio. Attesa. Gli chiesi – era l’esordio che mi ero preparato – quali fossero gli ultimi libri che aveva letto. «Stephen King». Pausa. Imbarazzo suo, stavolta. «E Leopardi». Leopardi e Stephen King, molto bene. E come mai aveva scelto il corso di Storia della lingua italiana? «Perché in quest’orario era l’unico». Ah. «Prima delle undici di solito non fa lezione nessuno». Già. E come mai nessun altro studente? «Forse perché l’italiano lo sanno già tutti». (Lui no? Lui no, come avrei scoperto presto; almeno non come dovrebbe saperlo uno studente universitario). Rimasi talmente interdetto che non riuscii a replicare nulla. Come se niente fosse, presi in mano i miei appunti e cominciai ad affrontare il tema del corso.

Da Giuseppe Antonelli, Un italiano vero. La lingua in cui viviamo.
Colta la citazione da Toto Totugno, perché qui cogliamo e, ahah, sappiamo l’italiano.