l’arte applicata alle copertine dei dischi

Non so, sarà la ciabatta, forse il fenicottero d’oro, il bell’arredamento, non so. Ma è di certo la copertina più bella tra i dischi usciti finora nel 2018. Almeno a mio gusto.

Il signor Arp Frique in realtà si chiama Niels Nieuborg, questo è il suo disco di debutto – ed è, per usare le sue parole “exotic and super funky” – e ha collaborato con, attenzione!, niente di meno che Orlando Julius, Ed Motta, Americo Brito, Ronald Snijders e un sacco di altri che non staremo qui ora a nominare.

scoop: la vera natura dell’insediando governo e di Conte

Come abbiamo visto tutti, il presidente incaricato Conte si è intrattenuto lungamente con Mattarella (nota di folklore: è la prima volta nella storia repubblicana in cui il presidente incarica una persona che non conosce), ha ricevuto l’incarico, ha tenuto un discorsetto la cui prima metà era chiaramente di pugno non suo e la seconda metà, invece, sì (e si vedeva, la bestialità dell’avvocato difensore ancora mi sta qui) ed è, ora, impegnato nelle consultazioni.

Ma chi è, davvero, Conte? È chi dice di essere nel suo curriculum o nasconde dell’altro? Chi sono ‘Loro‘ e perché non vogliono che noi sappiamo le cose vere? Perché nessuno parla mai del piano Kalergi? E del Priorato di Sion?
Lo so, è per questo che anch’io cerco di dipanare le nebbie. Ecco, infatti, uno scoop sulla vera natura del neo-presidente Conte e del suo governo nascituro, come ciascuno può constatare facilmente dall’immagine qui sotto:

Lo so, è identico. È lui, ma loro non vogliono che noi lo si sappia. Pazzesco, eh?
[Gomblotto, gomblotto, grazie a mr. M. che se n’è accorto, mentre io vivevo ancora nell’oscurità e nell’ignoranza].

dopo l’arte degenerata, al bando l’arte malsana

Olio di palma? Lattosio santoddio? Glutine? Siamo pazzi?
Giammai, nessuno di questi, essi sono il male, la trinità maligna dell’alimentazione contemporanea. Meglio assumere PCB, arsenico, mercurio, microplastiche e diserbanti per via diretta, piuttosto che lo zucchero del latte. Non scherziamo, con queste cose.

E allora, come sempre fedele allo spirito di servizio che mi contraddistingue, il reparto Alimentazione Corretta e Sana e alla Moda di trivigante (ACSMdt) – dopo l’imperdibile materasso vegano per sonni memorabili – propone oggi una ricca selezione di opere d’arte immortali che possono, finalmente, essere assunte senza glutine e senza rischio.
In collaborazione con il Gluten Free Museum, ente benefattore dell’umanità, ecco per voi alcune opere con le quali potremo alimentare le nostre menti con criterio. Eccole (non guardate troppo a lungo quelle di sinistra, fanno male):

Roy Lichtenstein

Pieter Brueghel

Paul Cézanne

Édouard Manet

Johannes Vermeer

Giuseppe Arcimboldo

Jean-François Millet

Vincent van Gogh

E per chiudere, come dessert ma sempre senza il mortale glutine, quella bellissima foto di Picasso scattata da Doisneau, a tavola.

Sana anch’essa.

il più figo?

La scrittura di frasi sulle pareti dei cessi è, da sempre, un’arte estrema: o squallida e tremendamente volgare, o sopraffina. Questo seconda eventualità si manifesta spesso là dove la cultura è di casa, dove si legge e dove si ha abitudine di parlare delle cose e dei pensieri.
Per fare un esempio? Recanati, nella quale Giacomino aleggia ancora in ogni recesso, e non solo lui. Mr. C., sfidando l’irresistibile attrazione del water per il telefono, è riuscito a documentare una tipica, colta, sublime frase giovanile da cesso, come di certo non negli autogrill.

Grazie, mr. C., non avrei osato neppure negli angoli più spinti della mia immaginazione.

la fouquieria columnaris, o albero di Boojum, le mappe dell’Oceano e la scomparsa della Zelandia

Nel 1874 Lewis Carroll, matto amato, scrisse The Hunting of the Snark, un poemetto umoristico ricco di – serve dirlo? – nonsense. Eccerto, Lear.
Lo dichiarò lui stesso, raccontandone la genesi: «Stavo camminando su una collina, da solo, un giorno luminoso d’estate, quando improvvisamente mi sovvenne un verso, un singolo verso: “For the Snark was a Boojum, you see“. Allora non sapevo cosa significasse: non lo so neanche adesso; ma lo scrissi: e, tempo dopo, il resto del poema mi venne in mente, con quel verso come conclusione». Troveremo mai lo Snark?

Chissà. Di certo, per trovarlo serve cercare. E per cercare, per terra, acqua e aria, servono delle mappe. Henry Holyday, per la prima edizione del racconto, ne disegnò una dell’Oceano, così da potersi orientare nel grande mare e seguire proficuamente le tracce dello Snark. Eccola.

Come sbagliare? Tra l’altro, e la cosa è davvero rilevante, questa mappa serve anche per trovare, oltre al mortale Snark, anche il bandersnatch, il beamish, il frumious, il galumphing, il jubjub, il mimsiest, l’outgrabe, e – per non farsi mancare nulla – anche l’uffish. Basta cercare.
Infine, e la cosa ha in qualche modo a che vedere, non ci si può credere a quante siano le mappe, contemporanee e non, dalle quali manca la Nuova Zelandia. Dimenticandia o complotto globale? Loro – loro zelandii – pensano la seconda.

they are one person / they are two alone / they are three together / they are for each other

Casca a fagiolo, per questi miei giorni, la cover delle Larkin Poe – brave, lo ridico – di una delle migliori canzoni di uno dei dischi più belli che io conosca.

Wishing he could fly / only to trip at the sound of goodbye. A-a-a-aahahaaa-ai.

le viae

Non sarò certo io a dire qualcosa di nuovo sulle strade romane, la perizia con cui furono costruite, il senso romano per la perfetta inclinazione, il temperamento migliare che ne determinò le dimensioni, il profondo desiderio di rettilineo che caratterizzava l’antico romano e così via.
Certo è che ottantamila chilometri di strade non si improvvisano.

Sasha Trubetskoy, al riguardo, ne ha fatto un’interessante elaborazione in chiave contemporanea.

I riferimenti più completi, al momento, per la viabilità romana sono il progetto Orbis dell’Università di Stanford, con un utilissimo calcolo del percorso per sapere, per esempio, la distanza e il tempo necessario per andare da Canusium ad Albulae in primavera (21,8 giorni, 2702 chilometri ad aprile), e la mappa di Pelagios, altrettanto affascinante da consultare.