com’è l’acqua?

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: «Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?» I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: «Che cavolo è l’acqua?».

David Foster Wallace aprì il suo discorso ai laureati di un college americano con questa storiella. È sulla consapevolezza. Ma che ve lo dico a fare, lo sappiamo tutti, no? Siamo tutti moooolto consapevoli.

il cheropo e il signor Krefft

Uno degli aneddoti di Bill Bryson che mi diverte è questo (da “In un paese bruciato dal sole. L’Australia”):

“La mia storia preferita su un animale scomparso, comunque, risale in qualche modo a un’epoca ancora precedente. Riguarda un naturalista del XIX secolo, tale Gerard Krefft, il quale nel 1857 catturò due rarissimi cheropi. Purtroppo per la scienza e per i cheropi, poco dopo Krefft sentì i morsi della fame e se li mangiò. Per quanto è possibile sapere, si trattava degli ultimi due esemplari della specie. Di certo da allora nessuno ne ha visti in giro altri. Krefft, incidentalmente, venne poi nominato direttore dell’Australian Museum di Sydney, ma ricevette l’invito a trovarsi un altro impiego allorché saltò fuori che arrotondava lo stipendio vendendo cartoline pornografiche”.

E così conclude:

“Sono sicuro che da qualche parte qui ci dev’essere una morale”.

Sono d’accordo, deve esserci.
Il cheropo, giusto per saperlo a questo punto, è il chaeropus ecaudatus, volgarmente noto come, ihih, ‘bandicoot dai piedi di porco‘, un curioso marsupio australiano dotato di due dita funzionali munite di unghie simili a zoccoli.
Questo mese, all’Australian Museum di Sydney, è di scena il mammuth.

sei persone in una stanza? Giammai!

Prendere uno scrittore inglese, nato in una placida città termale dalla splendida architettura in stile regency, ottimi studi a Oxford, bianco caucasico, corporatura esile e modi più o meno fini, dicevo prenderlo e metterlo su una portaerei americana a propulsione nucleare con cinquemila soldati americani per qualche settimana, tra olio, catene per cacciabombardieri, bar senza alcolici, e quale sarà la prima cosa che chiederà? Una camera singola, ovvio.

Non sempre a livello ma non male, nel complesso: Geoff Dyer, Un’altra formidabile giornata per mare. Cronaca da una portaerei.

“Dovunque andassi, sotto ogni passaggio e rampa di scale, i marinai lavavano, sfregavano, sciacquavano, spolveravano, spazzavano, strofinavano, spazzolavano, lucidavano, lustravano, splendevano.
Quanto a me, ho passato il resto del tempo sulla portaerei a schivare e scansarmi o, piú esattamente, a scansarmi e chinarmi”.

«siamo schiavi di una narrativa del sé che in realtà non esiste»

Una riflessione sui libri a tutto campo: Tim Parks, Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, 2015, UTET. Il copyright, la traduzione, i festival, gli ebook, le presentazioni, perché si scrive e perché si legge, lettori forti e lettori morti, insomma si spazia parecchio.

Compreso, per esempio, il nobel per la letteratura e come fanno dei vecchi barbogi svedesici a conoscere e scegliere il meglio (?) della letteratura mondiale. O perché alla fine leggiamo quasi tutti gli stessi libri. O: «quanto della concezione del giudizio morale di Machiavelli viene perso nella traduzione letterale che ne leggono gli inglesi?».
Per chi si interessa all’argomento, un ottimo saggio a parer mio, ancor più interessante per noi italiani, visto che Parks vive in Italia e, di conseguenza, affronta alcuni ragionamenti proprio dalla nostra prospettiva.

laccanzone del giorno: Richard Swift, ‘Lady Luck’

Batterista degli Shins dal 2011 al 2016 e, per quanto mi riguarda, questo basterebbe.
Poi con i Black Keys, al basso, e anche questo non è poco, collaborazioni in giro come valente autore e polistrumentista, Damien Jurado per dirne uno e Lotte Kestner in “Turn the Wolves” per dirne due, è deceduto due giorni fa ed era davvero giovane.

L’inizio di questo pezzo è trascinante, poi ci sono dentro tante cose e a me spiace.