È sempre spassoso.

Naturalmente, non esistendo lattera la cosa si riproduce anche nelle traduzioni, anch’esse provenienti da gugoltransleit, direi.

Ana frasa un raga appana.
È sempre spassoso.

Naturalmente, non esistendo lattera la cosa si riproduce anche nelle traduzioni, anch’esse provenienti da gugoltransleit, direi.

Ana frasa un raga appana.
In cui si dona a wikipedia (wikimedia). O, meglio: si partecipa ai costi.

Le ragioni le ho esposte, i ragionamenti e le indagini pure.
Ciascun, poi, faccia per sé.
Venezia, oggi, è proprio un posto curioso.

Fino a non troppi anni fa sarebbe stato il contrario, il traffico sarebbe stato sotto il ponte.

Alcuni giorni fa, nel sestiere Castello o lì vicino, un ladro introdottosi in un appartamento ha trovato un uomo, il padrone di casa, deceduto. Può capitare.
Il problema è che era deceduto da sette anni. Ecco, questo non dovrebbe capitare. A maggior ragione in una città come Venezia, la città del vicinato, delle reti (sociali) e delle relazioni per eccellenza.

I residenti ufficiali del centro storico, dato della fine del 2017, sono 53.976: pochini per una città che nel 1951 ne aveva 174.808. Cinquantamila persone è la soglia comunemente ritenuta del collasso, ovvero quel momento in cui la popolazione è talmente rarefatta che le strutture essenziali vengono meno.

Poste, carabinieri, medici di base, fornerie, ambulatori, notai e così via. Spariscono per popolazione troppo diradata. In Veneto la media è un posto letto in ospedale ogni 33 abitanti, a Venezia ce n’è uno ogni 96.
Allora le case, potrebbe dire qualcuno, costano poco, dato che sono vuote. No, anzi, oggi costano parecchio perché Airbnb è dappertutto: rendita facile, veloce, poche tasse o meglio nulle, nessun obbligo e nessuna ricaduta positiva sulla città, ma solo sulle tasche del singolo privato. Hai voglia a mettere i tornelli…

Il povero signore deceduto da sette anni non solo non aveva più vicini residenti ma se li aveva erano di volta in volta nipporientali, afrocaucasici, amerigoeuropei, venusiomarziani che più di una o due notti non si sono mai fermati. E poi che je frega? I contatori del gas parlano da soli con l’Azienda Municipalizzata, gli addebiti sono domiciliati e avvengono in autonomia, la pensione arriva da sola sul conto e via, uno resta secco sul divano e bon, saluti a tutti, a fra sette anni.

Bisognerebbe decidere che farne, di Venezia. Seriamente.
Il protagonista della serie Shooter, un cecchino superinfallibile, viene coinvolto – ingiustamente, ovvio – in un complotto per uccidere – sì, proprio lui – il presidente degli Stati Uniti.
Lui, il cecchino, che non è sciocco, per non farsi prendere si nasconde sulle montagne. Precisamente, come viene detto a metà della terza puntata della prima stagione, sul monte Baker, a “un’ora da Washington“. L’FBI decide di prenderlo e gli tende un’imboscata eccetera eccetera.
Naturalmente, per coordinare le forze in campo, il capo dell’operazione diffonde sui tablet di tutti i soldati la posizione su mappa del ricercato. Eccola.

A un’ora da Washington. Non riesco proprio a capire perché, eheh.
Grazie al signor E.

Settimana scorsa, scendendo dai gradini della Stazione centrale.

Milano, chiaro. Quei brevi momenti in cui serve essere veloci.
Adoro i cinesi, spero non imparino mai davvero la nostra lingua.

Tolino, nonostante il nome, è un ereader superiore agli altri per un motivo principale, almeno per me: esporta in automatico in un file di testo tutte le evidenziazioni e le note create man mano nella lettura, inserendole in ordine cronologico e aggiungendo l’intestazione della fonte. Meraviglioso.
Potrà parere poco ma per me che prendo note sui libri per poi scriverne qui è a dir poco fondamentale.
C’è un modo, però, per attivare una funzione simile anche in Kobo, più o meno su tutti i modelli. Ecco come:
[FeatureSettings]ExportHighlights=true
A questo punto, se il tutto è stato fatto correttamente, sarà disponibile un’opzione ulteriore nel Kobo: tenendo premuto su un libro nell’elenco dei titoli sarà possibile esportarne le annotazioni.
Notazioni negative rispetto alla funzione in Tolino: Kobo chiederà ogni volta come salvare un file ed è meglio fare un file diverso per ogni libro. Qualora si usi un nome di file esistente, Kobo sovrascriverà il file meno recente, di fatto cancellandolo.
Insomma bene ma non pari: visto che ormai non poco tempo fa Kobo ha acquisito Tolino, si spera che le cose migliori vengano mantenute di qua e di là. Nel frattempo, va bene così.
Mi scappa l’occhio sui titoli di coda di una cosa qualsiasi e trasalisco vedendo il nome di un nostro connazionale. Trattasi del nome da italoamericano di seconda generazione più bello di sempre, noddubbi.

Certo, se invece dei disegnini facesse le telenovelas o il porno, sarebbe davvero il massimo.
Buona parte del succo dei romanzi rosa sta nella copertina. È un fatto.
La fotografa Kathleen Kamphausen ha provato a ricreare la magia di alcune delle migliori copertine rosa con persone normali.
Il risultato è davanti agli occhi, tutte ottime senza aver perso nulla dell’intensità e dell’ardore iniziali.









E la migliore in assoluto, sotto la cascatona:
