A Billy Bragg bisognerebbe mandare ogni giorno cartoline di ringraziamento: per la sua musica e per il suo impegno. Nel 2002 si cimentò in una lunga campagna per sconfiggere il candidato conservatore nel Dorset. Ma non era mica candidato, lui, Billy. Mentre faceva campagna contro, pubblicò un disco – England, Half English – di cui St Monday è la canzone di apertura.
È un Billy Bragg musicalmente più facile di quello che a me emoziona di più, quello per intenderci con chitarra e basta di The Milkman of Human Kindness o A New England, ma è un ottimo pezzo e merita in pieno di finire tra leccanzoni del giorno, mentre l’orologio sta lì sul muro a guardarci. Ribadisco per chi volesse che l’ottimo Trostfar raccoglie e aggiorna tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, grazie.
Albert Hammond Jr è uno dei due chitarristi degli Strokes e mantiene parecchie caratteristiche del suono della band nella sua produzione solista (dico: Dvsl, per esempio). Poi fa anche cose diverse, come questa qua, More to life.
Sembra un centone di canzoni altrui, dal falsetto al finto rap appena accennato del bridge al funk dell’inizio e alla schitarrata da 1:12 in poi, un bel miscugliotto che ben si presta alle orecchie aperte. E poi c’è una novità: Trostfar si è messo di buzzo buono, ha pigliato tutte ‘leccanzoni del giorno’ proposte finora e le ha messe in una pleilista comoda comoda su spozzifai. Tutte belle ordinate e messe giuste, perché è chiaramente pazzo. Cosa di meglio, dunque? Grazie Trostfar, sempre complice.
(Comunque ci penso). Il primo marzo 1995 Daniele Silvestri pubblicò il suo secondo album: Prima di essere un uomo. Bel disco, pieno di cose (L’uomo col megafono, Le cose in comune, L’Y10 bordeaux per dire le prime tre), lui una sorpresa e una conferma per tutti gli anni a venire. In quel disco, verso il fondo, c’è un pezzo che parte piano, poi schitarra, poi contiene tutte le cose tipiche del Silvestri del poi (il nastro che si ferma, la domanda deleteria, il bridge parlato, l’arguzia e il gioco di parole e così via) ed eccolo qua.
Sì… nceramente non dico niente. Bello, in questi giorni, ad ascoltarlo mentre si cammina si prende il ritmo, un po’ molleggiato.
Sono Pazzi Questi Senesi? Eh sì, proprio così. Perché dice la leggenda che Senio e Ascanio, figli di Remo (Remolo per alcuni), fuggirono da Roma e fondarono Siena. Tra l’altro, andarono verso nord in Etruria portandosi dietro la lupa in carne e ossa che aveva nutrito il padre e lo zio. Longeva. Un bel racconto. Che poi S.P.Q.S. sia nello stemma di Siracusa, di Salerno, dei Sabini, di Samarcanda e di Saturno non toglie assolutamente nulla. Anzi.
Evidentemente, in questi periodi di magra e di pensiero non solo debole ma leghista la brevità è un valore assoluto nel campo dei libri, come testimonia il titolo della mia ultima lettura.
Ancor più stringato in inglese, in cui il superlativo è più assoluto.
Sono centonovanta pagine nel formato elettronico e 249 in quello cartaceo, effettivamente non si può dire che, visto l’ampio argomento, non sia breve. Quella di Comi, del 2017 pubblicata con Il Saggiatore, è di 430 pagine e va solo da Bismarck a oggi. Quella ‘grande’ di Winkler, ripubblicata da Donzelli, che va dall’impero romano alla caduta del muro di Berlino supera le millecinquecento, più di cinque volte.
Tornando a Hawes, la storia è abbastanza ben scritta, documentata, anche appassionante a tratti nonostante l’asciuttezza (ricordo che inizia ben prima di Teutoburgo e finisce con la Merkel), bisogna essere molto bravi a far sintesi, molto più che a sbrodolare. Prevedo una certa fortuna della formula, perciò attendo storie di altri paesi e, magari, di altri argomenti: la più breve storia dell’Italia, la più breve storia della lettura, la più breve storia della pizza. In tutti i supermercati.
Questa storia mi è piaciuta, dicevo, e mi è servita, perché avevo bisogno di introdurre concetti basilari in un settore in cui non sono (ero?) molto ferrato. E – ora sto banalizzando per cui prestate un orecchio e mezzo, sto bellamente saltando la complessa questione prussiana – ho trovato curioso un concetto che Hawes espone con una certa decisione: confrontando il confine romano, ovvero il Reno e l’Elba a fare da discrimine tra la civiltà e la barbarie, con le zone in cui ha proliferato con decisione la riforma protestante e, più tardi, le zone in cui la popolazione ha votato e sostenuto compatta il nazismo (vedi anche il voto all’AfD di qualche giorno fa, cioè Sassonia e Brandeburgo), Hawes ha constatato che sostanzialmente coincidono. Vualà, serviti. State a ovest del Reno.
Ecco, vedi a volte: uno prende un regionale di quelli un po’ scassati a scartamento ridotto e, sedendosi a caso, trova questo:
Sperando di non aver incontrato un’altra Sadako, impegnata nelle sue mille orizuru (se non sapete di cosa stia parlando avete fatto le elementari troppo di recente), a me ha fatto l’effetto di un caffè pagato. Cioè mi ha fatto piacere. Magie che solo il treno rende possibili, pensarci al prossimo viaggio.
Un po’ di manifesti, ancora. Kurt il Vile prosegue il tùr, facendo come detto alcune date con l’uomo-che-parla-più-lentamente-al-mondo: J Mascis del gruppo-che-ha-il-volume-più-alto-al-mondo. Se ripassa, consiglio.
Qualche manifesto degli Who di un’epoca commovente per semplicità (e nella quale gli Who venivano dopo il wrestling).
I Dream Syndicate propongono il tùr autunnale e, sebbene non passino proprio da qui, consiglio una puntata a chi ne capisce e ha voglia di muoversi.
A casaccio, due Giuda, impegnati in un lunghissimo giro negli Stati Uniti, un festival con gli occhi belli (e Jen Cloher) e, infine, sempre a proposito di occhi il ritorno di Alice.
Un tempo il posto era noto come Soda Springs e basta percorrere la Zzyzx Road per 7,3 miglia. Ecco persino una foto di Zzyzx.
Bel posto. Sempre nello stesso paese, una foresta molto rispettosa dei confini.
Sopra è Canada, sotto no. Immagino la tengano ben potata.
facciamo 'sta cosa
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