
Credo siano messi per amor di simmetria più che per segnaletica.
(grazie a mr. E.)

Credo siano messi per amor di simmetria più che per segnaletica.
(grazie a mr. E.)
Torno tardi una notte e parcheggio dietro un’auto parecchio strana. Troppe coincidenze per non far pensare.

Marcheno è agli onori delle cronache nazionali per il delitto (si può dire, ormai?) e il giallo connesso. Per chi venisse da fuori, Marcheno è in Val Trompia, nota fin dall’antichità per la presenza di ferro e per le sue attività estrattive e industriali.
Carlo S., attento come sempre, ha notato l’accostamento di titoli fuori da un’edicola:
Lavoro e arte, lì non ci si ferma mai. (Grazie, C.).
E così siamo entrati nel lato oscuro dell’anno.
Una non troppo fantasiosa rappresentazione del mio punto di vista sulla cosa.

D’accordo, la supererò. Sappiate, o voi che ogni anno al cambio dell’ora volete sapere se si dorma un’ora in più o in meno e liquidate così centocinquanta ore di luce in meno, ecco sappiate che vi odio. Non scherzo.
Sabrina Ferilli, che è da tempo il mio faro politico, la mia guida nei meandri del mondo del centrosinistra e del vivere sociale, ha rilasciato qualche giorno fa un’intervista molto interessante al Fatto quotidiano in merito, ovviamente, all’ex-sindaco Marino.
Non sono ironico o, peggio, sarcastico: alcuni passaggi mi sono molto piaciuti, davvero.
Eccone uno:
Sabrina Ferilli, secondo lei Marino chi è? Anzi cos’è?
Un uomo inadeguato, è figlio di questo tempo e partecipe dei successi di questa nuova classe dirigente che fa dell’apparenza la propria cifra, l’essenza dell’esistenza. Il sindaco di Roma c’è stato sempre nelle belle notizie, pronto a mettere il suo sorriso davanti all’aiuoletta pulita, a spumeggiare di felicità nella celebrazione del matrimonio tra gay, ad annunciare ora la pedonalizzazione, ora la moralizzazione, ora la bonifica. Con gli annunci oppure in compagnia delle belle notizie lui è sempre stato presente. Con le brutte, con i Casamonica re di Roma, è andato ai Caraibi.
E ancora:
Fugge dal dolore?
Fugge dalla vita vera. Fugge esattamente come Matteo Renzi, il capostipite di questa mejo gioventù. Ieri (9 ottobre, ndr) Roma bruciava e il premier era con le eccellenze emiliane. Sempre pronto e in prima fila alla partita di tennis, in ultima quando deve avere occhi per gli ultimi. So’ uguali uguali. Ma Marino ha un aut aut che Renzi non può permettersi di vantare: è fuori dalla fanghiglia del potere dei predatori, di coloro che adesso contano le bottiglie di vino, se la moglie ha mangiato bresaola o pasticcio siciliano, e non ricordano chi ha dato le chiavi del Campidoglio a Buzzi, chi ha reso inservibile il 65% degli autobus della Capitale, chi ha concesso – per sette euro e 75 centesimi di affitto al mese – settemila abitazioni di proprietà pubblica.
E, infine (altrimenti tanto valeva riportarla tutta):
Solo l’apparenza conta. Appari come non sei, e la realtà è nascosta, taciuta, vilipesa. Ha visto mai Renzi partecipare a un dolore, partecipe di una disfatta personale o anche collettiva? Mai. Le macerie cadono sempre sulla testa dei più deboli. Lui pulito, ordinato e pettinato trova conforto nel sorriso da categoria enduro. Sta sempre con chi vince: la tennista che si aggiudica il Grande Slam, il regista che vince l’Oscar, l’astronauta che raggiunge le stelle, il ristoratore che fa ballare la samba ai carciofi. Marino in questo è un eccellente socio. Il socio del sorriso. Sorrida di meno e sfanghi di più.
Evvai, Sabbrì, famme sognà: d’ora in poi, se mi dice di mollare tutto e andare a guidare una tribù di Ubangi nel deserto, io vado. Qui l’intervista.
Accantonata la (brutta) esperienza Marino, è ora di ritrovare la bellezza.
Comincio subito con due fotografie all’uopo, penso.

Grazie a ms. A per la geometrica bellezza, ed ecco la mia:

Uff, va già un po’ meglio.
Non sono minimamente consapevole di ciò che ho scritto nel titolo e che ha guadagnato a due scienziati il nobel di quest’anno. So però che il laboratorio in cui hanno svolto le osservazioni è il Super-Kamiokande (qui sotto).
Meraviglioso. Si tratta di un osservatorio di neutrini di forma sferica (circa 40 metri di diametro), piazzato in una miniera giapponese a circa mille metri di profondità. La sfera contiene un ammasso di 50.000 tonnellate di acqua ultra-pura, circondato da 11.146 tubi fotomoltiplicatori e, per dare un’idea, un tubo fotomoltiplicatore non so a cosa serva ma costa circa 3.300 dollari.
La cosa bella è che, oltre a tutto, ci si può andare in canottino. Bella scienza.

La malizia è nell’occhio di chi la vede. O una cosa del genere, comunque io ce l’ho.
Accade perché è fatto così.
È quel momento dell’anno.
Come ogni anno io ho fatto la mia (piccolissima) parte per Wikipedia; siccome i servers, le linee, la corrente e tutto quanto costano parecchio invito chiunque a cacciare qualche soldino per un’ottima causa.
Io ho una motoscurreggia con cui affronto il traffico della mia città.
Finora non avevo mai preso in considerazione le gare con i motocosi perché, appunto, ho una motoscurreggia e non sarei certo all’altezza. Ora però che sono venuto a conoscenza del Malaysian Cub Prix so che ce la potrei davvero fare.
Io vado. Mi trovate in Malesia da marzo a novembre.