with tangerine trees and marmalade skies

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Oggi Google celebra con un doodle la scoperta dei resti di Lucy, l’australopiteco più famoso al mondo, rinvenuti il 24 novembre 1974 ad Afar in Etiopia.
Ora: chiunque abbia un’infarinatura minima di storia dell’evoluzione (lo so io, quindi basta davvero pochissimo) sa che l’immagine della cosiddetta “umanità in cammino”, dalla scimmia all’uomo, è una cazzata solenne. Per il semplice fatto che dà un’idea lineare dell’evoluzione e migliorativa, cosa che non è. Telmo Pievani lo spiega molto meglio di me, in una conferenza che organizzammo anni fa: qui.

A proposito di Lucy, sono sempre colpito piacevolmente dalla fantasia di paleontologi (e archeologi, a dirla tutta) i quali da un frammento ricostruiscono poi l’intero scheletro, facendo deduzioni interessanti. Ed ecco come dai frammenti ritrovati di Lucy, che già sono cospicui, si è giunti a Lucy (a destra allo Smithsonian di Washington, in una mia foto scadente):

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Mica come l’homo naledi, che l’hanno trovato già ordinato in una valigia.

 

axis: bold as Messiah

A Londra, in Brook street, vicino a Marble Arch, ci sono due case affiancate, una al 23 e l’altra al 25, entrambe piene di musica.

Al 23, a sinistra nella foto, al piano alto visse Jimi Hendrix tra il 1968 e il 1969 – il tempo della pubblicazione di Electric Ladyland, per capirci – a destra, al primo e al secondo, abitò invece Georg Friedrich Händel dal 1723 fino alla sua morte, nel 1759. Non credo si siano mai incontrati alle assemblee di condominio perché, effettivamente, le due case sono separate.

I londinesi, che son più furbi di noi, ne hanno fatto un museo unico, nel senso di unito, così che l’esperienza musicale sia barocca e psichedelica nel momento stesso. La parte di Hendrix aprirà ai primi del 2016 e il gift shop diventerà un posto decisamente curioso.
Curiosando sul sito, la sezione ‘Upcoming events‘ mostra una signorina con un’espressione decisamente sorpresa e, io credo, il collo più lungo di tutta la specie umana (affascinante).

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sidneiani vs. melburnioti (o dell’ironia australica)

Un tempo Melbourne era il centro di tutto (australicamente parlando, ovvio) e Sidney orbitava placidamente nelle sfere del nulla, in particolare per quanto riguardava cultura e finanza. Le persone andavano perlopiù a Melbourne perché lì accadevano le cose.

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Sidney compensava la cosa facendo largo uso dell’ironia e del sarcasmo (sempre australicamente parlando) e circolavano parecchie battute sulla supposta mancanza di vitalità di Melbourne (ripeto: sono australici).
Una delle migliori era:

Ha figli?
Sì, due vivi e uno a Melbourne

Poi Sidney, anche per l’innata simpatia, si è un poco risollevata. Dicono.

ny to frisco guardando fuori

Un viaggio in treno – Amtrak, Tom Harman dev’essere l’unico americano che viaggia in treno, comunista come minimo – da New York a San Francisco, una bella occasione per scattare qualche immagine di ciò che scorre nel finestrino.

Io ho fatto di recente – Amtrak anch’io, ma sono europeo e quindi il treno lo capisco – da New York a Washington e qualche immaginetta l’ho scattata anch’io. Ma il mio è molto Delaware, meno bello: più avanti.

siete mai stati neri?

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Larry Holmes, pugile, campione del mondo dei pesi massimi WBC dal 1978 al 1983, titolo difeso sconfiggendo avversari come Shavers, Alì, Berbick, Spinks e Cooney. Soprannominato ‘l’assassino di Easton‘ fece molto per i diritti degli afroamericani.
Una delle sue cose migliori è questa frase, di rara intelligenza:

«È dura essere neri. Siete mai stati neri?
Io lo sono stato una volta, quando ero povero»

il regolatore elettronico attuato dal traffico

Nei paesi civili il semaforo, prima di diventare verde, passa al giallo. Così gli automobilisti sono pronti. Evidentemente, la cosa non è applicabile ai paesi meno civili, causa inenarrabili scompigli stradali dovuti al malcostume del meno-civile-popolo. Come noi.

In alcuni paesi minori d’Italia è ancora possibile vedere in qualche incrocio il regolatore di semafori Traff-o-matic, come quello qui sotto che ho trovato in un borgone della bassa padana.

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Tecnologia americana importata dalla Compagnia Generale Automazione, pare essere un buon prodotto visto che ancora funziona egregiamente. L’azienda, invece, ha chiuso nei primi anni novanta dopo sessant’anni di gloriosa attività. Peccato, il nome è bellissimo e ricorda certi amenicoli acquistati da Wile E. Coyote per corrispondenza.

traff-o-matic