Rich McCor, conosciuto come Paperboyo, fa delle cose molto carucce con la carta e la macchina fotografica. Ma è lo sguardo prima che conta: che goduria, la fantasia in azione.

Rich McCor, conosciuto come Paperboyo, fa delle cose molto carucce con la carta e la macchina fotografica. Ma è lo sguardo prima che conta: che goduria, la fantasia in azione.

Delle 2498 persone ghigliottinate durante la Rivoluzione francese, 1119 furono giustiziate in piazza della Rivoluzione, come si chiamava allora place de la Concorde a Parigi.
Nel 1836 – in occasione del rifacimento di tutta la zona – venne finalmente issato l’obelisco che ancora oggi sta al centro della piazza, donato nel 1831 dal viceré d’Egitto, Mehemet-Ali.

In realtà il viceré fu ancor più magnanimo, offrendo in dono alla Francia non solo questo obelisco ma anche il suo gemello, ovvero la coppia posta all’ingresso del tempio di Luxor, in Egitto, risalente a tremiladuecento anni fa. Per un qualche motivo il re di Francia Luigi-Filippo I ne fece portare via solo uno e il secondo rimase lì, a guardia del tempio, come ben si vede qui sotto.

Che peccato, simmetria rovinata. Solo negli anni Novanta Mitterrand rinunciò ufficialmente al dono e l’obelisco rimanente rimase al suo posto. Fortuna.
Quello di place de la Concorde è un monolito di granito rosso alto 23 metri, compreso il basamento, e pesa 227 tonnellate; i geroglifici scolpiti narrano le imprese di Ramses II e sul piedistallo sono disegnati i macchinari usati per il trasporto e l’erezione. Il pyramidion di sommità fu probabilmente rubato nel VI secolo a.C. e il governo francese lo sostituì nel 1998 con una piramidina dorata sproporzionata. Potevano rubarsi l’altro, a questo punto.

Nel 1999, Alain Robert, l’uomo-ragno franzoso, scalò l’obelisco in libera, una mattina che aveva poco da fare. Qui il video.
L’obelisco di Washington (città) – o, meglio, il monumento a Washington (presidente) – è una sleppa di oltre 169 metri di marmo, granito e arenaria. La sua costruzione cominciò nel 1848, come tributo al primo presidente, e in questa foto si vedono, oltre alle fondazioni, le baracche che allora ricoprivano lo spazio che oggi chiamano National mall.

Nel 1854, a causa dell’esaurimento dei fondi e della guerra civile americana, la costruzione fu interrotta a circa un terzo. Nel 1879 si riprese: fu però impossibile ritrovare la stessa cava di pietra usata all’inizio dei lavori per cui si decise di usare un’altro tipo di pietra, per quanto somigliante. Si vede? Sì, si vede: la riga è mia (nel riquadrino l’obelisco a lavori interrotti) e segna il colore più scuro e la diversa grana della pietra superiore. Dal vivo si nota parecchio.

Nel 1888, a lavori ultimati, era la costruzione più alta del mondo. Ovviamente non è un monolito, come gli obelischi antichi, ma è in muratura: il suo architetto-progettista, Robert Mills, ideò e costruì anche la Colonna di Washington, o Washington Monument, di Baltimora, un altro pistolone di cinquanta e più metri che testimonia anch’esso la predilezione per i monumenti belli dritti e per Washington del suo ideatore.
Lunedì c’era un po’ nuvolo, ma ieri è stato grandioso: ancora Manhattanhenge, o il solstizio di Manhattan, ovvero quando il sole si allinea alle strade di New York.

E non, ovviamente, il contrario.
Al lago d’Iseo, la prima passerella dei Floating Piers è ormai un ricordo (era dove c’è la striscia di sole), la seconda è ormai spoglia del telo e in attesa di smaltimento (la mia foto di stasera).

Non resta che Google Maps.

«Non mi piace quello sguardo obliquo». Impagabile.
Questa è bellissima, nemmeno la Bulgaria dei tempi d’oro.

Una monumentale Islanda ha buttato fuori l’Inghilterra dagli Europei:

Pare che tra giocatori e tifosi circa ventimila icelandiani siano in Francia, al momento, il che equivale più o meno al 6% della popolazione complessiva. Probabilmente sono rimasti in patria Björk e un qualche Guðmundsdóttir guardiano-di-vulcani.
Riconoscenza e ammirazione per l’Islanda, ora prosegua l’opera di Brexiting forzato dell’Inghilterra da tutto ciò che ci viene in mente (Inglesi, fatevene una ragione, si tratta a tutti gli effetti di un abbandono sentimentale: è quindi ovvio che scoppi il rancore in tutti noi e non ci passerà finché non avrete preso tutte le vostre carabattole e ve ne sarete andati fuori dai piedi).
Dopo l’Inghilterra (che iddio stramaledica Cameron per i suoi calcoli irresponsabili, non si buttano nel cesso trent’anni e più di costruzione per calcoli elettorali, sbagliati pure), la tendenza del momento è mostrare scontentezza per le cose e andarsene. Certo.
E allora coraggio agli impavidi cittadini bresciani che vogliono uscire da tutto:
Dal sistema metrico decimale, dalla schiavitù dell’eleganza, dal terrasferismo. Insomma, da tutto. Qui la petizione che bisognerebbe firmare, almeno per arrivare a quindici sostenitori.
Per esempio, l’uscita dal sistema metrico decimale prevede un nuovo sistema di misura in base 7,5 (sette e mezzo), d’ora in poi chiamato sistema ‘senza nome’ (vista la contrarietà alle convenzioni); lo stesso valore sarà alla base della moneta, che sarà quindi in base un mumbulì, e poi 7,5 mumbulì fanno 1 spongada, 7,5 spongade fanno 1 mostasù. Per dire.
1965, semifinale di Fairs Cup, Ferencváros contro Manchester United, partita di ritorno (a Budapest, quindi). Potrebbe essere la partita del 6 giugno 1965 (vinta dal Ferencváros per 1-0) o quella di dieci giorni dopo, essendo le squadre in perfetta parità (anche questa vinta dal Ferencváros per 2 a 1).

Si vedono chiaramente i bei ciuffoni di Best e Charles. La bellezza di questa foto è che racchiude, intera, tutta la squadra del Manchester United, con una robustosa barriera da otto uomini più Best a fianco. Bella.