good ol ‘boys

Alcuni mesi fa ho visto questa macchina, sotto il mio ufficio:

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Proprio loro, la Renault 4 dei cugini Duke, che stavano cercando materiale elettrico.
Qualche giorno dopo, per caso, in rete ho visto questa:

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Chiaro che nessuna delle due è una Dodge Charger R/T del 1969, che nessuna delle due foto è stata scattata a Covington e che i proprietari, pur non avendoli visti, non sono certo né Bo né Luke: quanti ne avrà fulminati quel telefilm, negli anni?
Confesso: l’effetto sulla Panda lo trovo davvero comico.

avere una bella idea, realizzarla e cascare sul nome (caso #35.218)

La vicendella è vecchiotta ma sempre sapida. Ai tempi dell’uscita di windows 8, Microsoft – nella furia di far uscire apps per guarnire il proprio store – progettò un’app che permetteva di disegnare a mano le operazioni matematiche e di effettuare i conti come una normale calcolatrice. Idea buona, ben riuscita e funzionava pure bene.
Pensarono, ragionevolmente?, di unire il concetto di calculator, calcolatrice, con un qualche termine che desse l’idea del poter scrivere a mano (cioè con il dito o il pennino); scelsero ink, cioè inchiostro. E fu così che nacque il leggendario:

inkulator

Fortuna che ho salvato l’immagine ai tempi. Cambiarono piuttosto rapidamente il nome, almeno in Italia e paesi limitrofi. Ma il ricordo resta indelebile.

andare per immagini

Una cosa che faccio talvolta – come tutti, immagino – è girovagare con Street View, fotogramma per fotogramma passo per passo. Un giorno, che so?, in Colorado sul fiume Colorado, e un altro sul lungomare di Port Elizabeth. Così, per girare.
Non sempre posti belli: oggi sono finito a Černobyl’, proprio alla centrale, dove finisce la strada. Qui.

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Si vedono la centrale con il reattore 4 e le nuove costruzioni di contenimento. Dentro il sarcofago, dove si trova il famoso “elephant’s foot“, ovvero la stalagmite risultato della fusione di nocciolo e reattore, la situazione è inavvicinabile: si vede qualcosa in questo video.

A Kiev, al museo dedicato al disastro di Černobyl’, un’installazione ricorda le città cancellate dalla mappa in seguito alla contaminazione radioattiva: ogni insegna una città o paese.

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Sono davvero molte, circa trecentomila persone furono evacuate a seguito dell’incidente. Fa ancora paura.

nessuno avrà le nostre foto

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Internet archive è una maxi-biblioteca digitale senza scopo di lucro che tende a conservare in maniera stabile i contenuti man mano apparsi in rete. In realtà detta così è riduttiva, lo scopo è garantire un «accesso universale alla conoscenza», il che sposta l’asticella un bel po’ più su. Con venti petabytes di dati salvati è più o meno una tra le banche dati in rete più grandi e accessibili: per esempio, ci sono quasi diecimila giochi per Amiga perfettamente giocabili e disponibili.
Uno dei progetti più interessanti è la Wayback machine, già se ne parlò, ovvero la macchina del tempo della rete: ciclicamente il sistema scatta una “fotografia” a moltissimi siti internet e ne conserva le pagine in date determinate, così da renderne possibile la consultazione anche anni dopo, mantenendo l’aspetto originale. C’è anche trivigante.it, figuriamoci, dal 2007.
Perché che internet conservi le cose è una pura (e banale) illusione: sparisce quasi tutto e in tempi incredibilmente brevi. Per molte ragioni: servizi non rinnovati, dati perduti, mancanza di manutenzione e così via. Lo spazio su disco costa. Basta fare una prova semplice semplice: consultare una vecchia pagina piena di link e verificare che ormai moltissimi non conducono più a nulla.
Per fortuna c’è chi si occupa di conservare (e io a Internet archive ci vorrei lavorare), perché rassegnamoci: di noi non resterà nulla. O poco.

Italia: non si sa

Un breve racconto di Rodolfo Sonego:

virgolette-aperte Durante il mio ultimo viaggio in Russia ho incontrato un turista di Brescia, un uomo grassoccio che aveva una sua impresina, un piccolo laboratorio.
Mentre gli altri turisti guardavano le vestigia degli zar o le ultime statue di Lenin abbandonate in bella evidenza, lo scorsi intento a contemplare una fabbrica dismessa: operai che mangiavano un panino, delle capre, dei guardiani. Si avvicinò e iniziò a fare delle domande: era stata una fabbrica di oggetti di plastica. Il turista di Brescia continuò a fare domande, conti, preventivi. Lo lasciai che stava bevendo un tè.
Seppi poi che aveva riaperto la fabbrica, aveva impiantato una produzione massiccia di elefantini di plastica, aveva sbaragliato i taiwanesi ed era diventato miliardario.
Ora se vuoi fare lo scrittore, devi innanzitutto capire che il mondo non è saggio: è squilibrato. Tu, quanti elefantini di plastica avresti messo in produzione?
Perché la gente vuole comperare elefantini di plastica?
Perché la gente vota per Berlusconi?
Perché il cardinale faceva lo strozzino?
Come fece la banda del lotto a truffare miliardi per anni con tecniche da I soliti ignoti?
Non si sa.virgolette-chiuse

Da Tatti Sanguineti, Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema.