al 44′ Karába, raddoppio di Fenyvesi al 54′, accorcia inutilmente le distanze Connelly all’84’

1965, semifinale di Fairs Cup, Ferencváros contro Manchester United, partita di ritorno (a Budapest, quindi). Potrebbe essere la partita del 6 giugno 1965 (vinta dal Ferencváros per 1-0) o quella di dieci giorni dopo, essendo le squadre in perfetta parità (anche questa vinta dal Ferencváros per 2 a 1).

160621.manchester

Si vedono chiaramente i bei ciuffoni di Best e Charles. La bellezza di questa foto è che racchiude, intera, tutta la squadra del Manchester United, con una robustosa barriera da otto uomini più Best a fianco. Bella.

the rise of an american hero

160613.remnickNon il libro su di lui ma un buon libro sulla boxe in generale: David Remnick, Il re del mondo.
Sebbene grosso modo a due terzi si perda e sebbene tutta la narrazione sia sproporzionata su ciò che ha preceduto Muhammad Alì, è un bel libro di storia della boxe e va giù tutto di un fiato (in questo senso il titolo originale è più chiaro: King of the World: Muhammad Ali and the Rise of an American Hero).
Remnick non è un esperto ma è un giornalista (è il direttore del New Yorker dal 1998), per cui sa scrivere molto bene e sa raccontare storie, il che va benissimo per un libro del genere. Superato il sottotitolo scemo dell’edizione italiana (diffidare sempre degli aggettivi vero e segreto), e visto il costo abbastanza ridicolo, è una letturina che consiglio.
A me, a Faenza nel 2014, andò giù in un paio di piacevoli sorsi serali.

hai mozzicato un pipistrone?

Ieri sera appuntamento-nostalgia all’Arena di Verona con il concerto dei Black Sabbath (il mio video di Into the Void):

Che dire? Io avevo comprato i biglietti sperando di farne mercimonio ma, poi, la vicenda Axl/DC ha fatto crollare la borsa del bagarinaggio e fatto scoppiare la bolla speculativa dei biglietti dei concerti di seconda mano e, così, complice l’Arena, ho deciso di andare.
Temevo, in effetti, di trovarmi di fronte dei simpatici vecchietti tremolanti alle prese con numerose pause prostatiche (solo una, in effetti, anche se bella lunga): è invece tutto sommato no, Ozzy ha ancora una bella voce, ha fatto pure un paio di corsette e tende solo un poco a ripetersi, Tommiommi (si rassegni, signore: nessuno la chiamerà mai Toni) un bel piglio elettrico, Geezer Butler tiene abbastanza, e il batterista è più giovane e pestone per cui ha tenuto ottimamente il palco durante la sosta-anziani (quasi dieci minuti, voglio dire).
Buon suono, potente e pieno, ottimi posti, l’Arena d’estate ha un fascino irresistibile, diciamo che il movimento sul palco non è stato granché (come sempre, la dimensione dello schermo dietro il palco è inversamente proporzionale alla motilità dei suonatori) ma il pigiama di Ozzy era davvero strepitoso.
Certo, non è che ci si sia ammazzati di risate, quello no: i testi scritti da Foscolo, con levità sepolcrale, mantengono intatti la carica. Ma è un po’ quello che i devoti volevano, ieri sera, e che hanno raccolto a piene mani.

un direttore mancato

Piazza Venezia, all’angolo con via del Plebiscito, due giorni fa un vigile dirigeva il traffico. Chiaramente un direttore d’orchestra mancato, ero estasiato.

Verrebbe da scrivere un titolo più appropriato: Mozart in the jungle.
Il che mi offre il destro per segnalare, appunto, Mozart in the jungle, serie tv (tratta dal libro di Blair Tindall e visibile in streaming) sul mondo della musica classica newyorkese – tutti vogliono suonare nella New York Symphony Orchestra – e più in generale del mondo della musica, con un direttore d’orchestra, Rodrigo De Souza, azzeccatissimo (fa un po’ il verso a Dudamel). Molto riuscita.

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Questo per dire che si può fare una serie divertente sul mondo della classica, sull’impegno, sulla dedizione e sullo studio. Si-può-fare. «Hear the hair».

ups, he did it again

Banksy è entrato nottetempo in una scuola (non è ben chiaro se gli alunni gli avessero dedicato un’aula e, quindi, sia una forma di ringraziamento) e ha regalato agli scolari un mural, lasciando anche una bella letterina il cui succo è che è più facile ottenere il perdono che il permesso. Va da sé, quindi, che è meglio fare le cose che aspettare.

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Qui, nei suoi out (nel senso di fuori).

cose commoventi assai: il tram 28 nelle sue declinazioni

Lisbona è città di tram perché, oltre al fatto che i tram c’erano in tutte le città d’Europa, è piena zeppa di salite e discese ardite (sette colli anche qui): il tram, data la sua natura elettrica, funziona benone in quelle situazioni (vedi San Francisco). E sono i tram, come a Milano, degli anni Trenta, i Remodelado.
Una delle linee di tram più interessanti della città è il 28, che va da Graça a est fino a Campo Ourique e alla Basilica di Estrela a ovest. In particolare, passa attraverso l’Alfama, uno dei quartieri più belli della città. Per farla breve, il 28 è sempre pieno di turisti, perché tutte le guide riportano la cosa (per esempio, la lonely planet).

Come che sia, al capolinea ovest, alla Basilica di Estrela, si può scendere e attraversare la strada, entrando nel Jardim de Estrela, un bellissimo parco ricco di fontane, vasche, piante esotiche, palchetti per la banda e ogni altra amenità. Ben tenuto, tra l’altro.
Davanti al bar del giardino, come davanti a tutti i bar di tutti i giardini europei fino a qualche anno fa, c’è un gioco per i bimbi, tipo una macchinina elettrica (o un elicottero, per dire) che inserendo la moneta si agita e si muove per un po’.
A Lisbona, ovviamente, c’è questo:

1057.jardim da estrela lisbona maggio 2016

Ed è proprio il 28 Estrela. Commovente, secondo me.