
Incidente al Gran Premio di F1 a Hockenheim, Germania, 31 luglio 1994.
Foto di Arthur Thill.

Incidente al Gran Premio di F1 a Hockenheim, Germania, 31 luglio 1994.
Foto di Arthur Thill.
Xiamen, città nel sud est della Cina, è stata investita dal tifone Meranti. Tra gli effetti nefasti del vento, un enorme pallone gonfiabile a forma di Luna si è liberato degli ormeggi e ha preso il largo per le vie della città.
Corri luna, corri libera. Qui.
La World Meteorological Organization (WMO), ovvero l’agenzia dell’ONU che si occupa di metereologia, tra le altre cose indice spesso dei concorsi fotografici e ne trae, anche, dei calendari. Come nel caso del 2016, ne riporto alcune immagini:

Andrew Clamp, Sud Africa

Marko Korosec, Slovenia

Sebastien Lebrigand, Francia; occhio ai gas di scarico

Alexius Van der Westhuizen, Sud Africa

Marko Korosec, Stati Uniti

Guillaume Louÿs, Francia

Christian Spencer, Brasile

Thomas Kirchberger, Austria

James Taylor, Australia

Daniel Pavlinovic, Croazia

Ana Figari, Uruguay
Sono belle perché non eccedono nell’effetto Instagram, ovvero filtri, né nei colori del National Geographic ma, ragionevolmente, cercano di descrivere il nostro mondo senza troppi colori speciali. Ragionevolmente, perché oggi la fotografia – specie quella di natura – è comunque così: esagerata e carica di filtri.
Nel 2017 nel calendario sarà inclusa anche una fotografia di Valentina Abinanti, una delle poche, forse l’unica?, cacciatrice di tornadi italiana.
In battuta finale, mi permetto di suggerire una piccola modifica al logo del sito, signori del WMO:

Con amicissia, sia chiaro.
Cinque buffe foto della seconda settimana degli US Open.

Non potendo essere lì, in tribuna con Alec Baldwin…
Banksy è apparso di nuovo, stavolta – sempre a Londra – a Knightsbridge, obiettivo: l’ambasciata francese. Scopo: critica, ancora una volta, alla gestione francese dei migranti accampati a Calais. Ed ecco il nuovo mural:

Il riferimento è alla Cosette di Les Misérables (come rappresentata da Émile Bayard, la riporto qui sotto) e il qr code in basso a sinistra rimanda a questo video delle cariche della polizia francese al campo dei migranti a Calais lo scorso gennaio.

Il mural già stato ricoperto con un pannello, per questo lo riporto qui. Il riferimento è sempre questo.
La questione è a dir poco di attualità, vista la risoluzione, almeno annunciata, della Gran Bretagna di costruire un muro (ci mancava…) per fermare gli immigrati illegali. Pare evidente che la situazione sia al caos.

Un saggio non solo ben scritto, non solo documentato, non solo piacevole da leggere, ma finalmente chiaro sui barbari (che non balbettavano affatto), sulle catastrofi umanitarie del IV e V secolo dopo Cristo, sulle migrazioni, sulle pressioni dei popoli, sulla politica, sui rapporti di utilità e su come guadagnare sfruttando la fame altrui.

In economica ha davvero un prezzo abbordabile (come in epub), io sono molto contento di averlo letto, nella giusta cornice della riva sinistra del Reno. E ho imparato molte cose (nonostante la mia filoromanità) sui Visigoti e sul mio nuovo condottiero preferito (dopo Attila): Alarico.
Il 23 settembre la casa d’aste Julien’s Auctions, casa d’aste losangelina e quindi specializzata in oggetti e feticci degli artisti di Hollywood, metterà in vendita un sacco di oggetti di Lionel Twain.

Sì, possiamo chiamarlo anche con il suo nome vero, Truman Capote. È che a me piace ricordarlo così (Invito a cena con delitto) piuttosto che cosà (A sangue freddo).
Comunque saranno messe all’asta cose sue: giacche, magliette, cinture, gemelli, bretelle, fazzoletti, pattini da ghiaccio, riviste, libri, opere d’arte, lampade, piatti, medicinali, codeina e Valium. E i vestiti che indossava quando morì.
Contenti, feticisti dell’oggetto? No? Allora si aggiungono anche, attenzione il signore là in fondo, le ceneri dello scrittore. Avete capito bene: le sue ceneri personali di lui medesimo.
No, non sono ceneri di scoiattolo miste a residui di barbecue, no, sono proprio le sue certificate. L’asta è aperta.

Rubate già due volte, una delle quali durante una festa, pare siano poi ritornate integre al suo compagno. Le prime stime dicono che con cinque/seimila euro ce le si possa portare a casa; insieme è offerta anche una bella scatoletta giapponese in legno, vualà. Le puntate si fanno in diretta qui.
Paul Renner studiò pittura a Berlino, Monaco e Karlsruhe; dal 1925 al 1926 insegnò grafica pubblicitaria e tipografia alla scuola di arte di Francoforte e dal 1927 divenne direttore delle scuole grafiche di formazione professionale a Monaco.
Nel 1928 iniziò a disegnare un set di caratteri, basandosi pare su un progetto di un suo alunno, che avrebbe fatto storia: Futura. Derivando lo stile e l’idea di progettazione dal Bauhaus, dagli stencil e da alcuni concetti del costruttivismo, nei successivi quattro anni lavorò a uno dei font più duraturi della storia moderna.

Fu un successo pazzesco, sebbene Renner avesse commesso l’ingenuità di mostrare il proprio lavoro ad alcuni colleghi prima della presentazione ufficiale (nacquero così alcuni set di caratteri molto simili, per fortuna poi surclassati) e nonostante i nazisti nel 1933 l’abbiano allontanato dall’insegnamento.
Ma ormai Futura aveva preso il largo.
Futura conobbe (e conosce tuttora) numerosissime varianti – per esempio: Futura Condensed, Demibold, Display, Black, Steile Futura, Inline, ND, ND Alternate, PT, Futuris, Eugenia, Bukra, URW++ e così via – ha superato indenne il processo di digitalizzazione ed è servito come base per altri numerosi font, come: Kabel, Metro, Vogue, Spartan, Twentieth Century, Airport, Nobel, Super Grotesk, Avenir (uno dei più belli, a parer mio), Gotham, Toronto Subway Font eccetera.
Il successo di Futura è senza freni ed avviene, in particolare, in ambito aziendale e industriale, per la chiarezza, la leggibilità, la precisione del disegno, l’idea di efficienza che trasmette. Ma non solo. Per fare l’esempio più eclatante, la placca commemorativa lasciata da Armstrong e Aldrin sulla Luna è scritta in Futura:

In ambiti meno grandiosi, Futura era il font di Ikea fino al 2009 (ne ho parlato qui) e lo è nelle sue variazioni (VAG Rounded) di Volkswagen o di Royal Dutch Shell, per non parlare delle pubblicità di Supreme, Party City, Crayola, HP eccetera.

Non meno, anche in altri ambiti Futura spopola, per esempio in ambito cinematografico (il genere prediletto pare essere la fantascienza ma non solo), come invece televisivo (Doug, Lost, Warehouse 13, Sesame Street, Love Boat, per dire), fumettistico (V for Vendetta, Watchmen), sportivo (i banners dei Boston Celtics, CBS Sports fino al 1996, il logo delle Olimpiadi di Mosca del 1980), videoludico (Wolfenstein: The New Order) e chissà quanti altri.

In ambito musicale, invece, dei veri appassionati di Futura sono i Vampire Weekend (anche se il font mi pare meno sfruttato nel settore):

E da noi, alla periferia dell’impero? Sì, è arrivato anche da noi, tanto che se ne sono accorti alcuni colossi nostrani, quando hanno deciso di darsi una bella ripulita: dentro una bella corporate identity rinnovata e avanti con il Futura che, come dicevo prima, dà quel bel senso di efficienza che tanto manca da noi.
La prima bella ripulita è stata questa:

Anche nella doppia versione, bold e light (ovvero, a parer mio, come riuscire a non usare nessuna delle versioni più belle):

E l’altra bella ripulitona è stata questa, in tutte le declinazioni delle reti, delle divisioni e tutto quanto attenga all’azienda:

Quanto poi la bellezza, l’ordine, la pulizia e la precisione del font corrispondano alla realtà è da vedere caso per caso, ognun valuti ciò che crede. Futura resiste ormai da novant’anni e pare avere ancora un brillante avvenire davanti a sé.
Repubblica lancia l’allarme (il 23) denunciando la distruzione di Spy Boot, una delle più belle opere di Banksy, mio prediletto.

Non esiste più, non esiste più. E giù lacrimoni (mica tanto a dire il vero, più una questione di soldi e di valore dell’opera, direi).
Peccato, io mi dico, spiace ma – tutto sommato – sono opere che Banksy stesso ha concepito come temporanee, se no mica le avrebbe dipinte in quel modo. Questa, poi, è (era) su un angolo di una casa a Cheltenham, vicino alla sede della GCHQ. Ecco com’è (era):

Per vedere la parabola, vedere la cabina telefonica e connetterle insieme in qualche modo bisogna essere – non mi stancherò mai di dirlo – un genio con grandi occhi. Era il 2014, lo scandalo-intercettazioni di Snowden era all’ordine del giorno e vualà, l’intuizione. Che poi il bellissimo dell’opera è (era) quando uno ci entra a telefonare, ovviamente:

E poi, però, la bella notizia: Repubblica (anche) stavolta non ha letto gli articoli dei giornali inglesi fino in fondo: Spy Boot è salva. Rimossa e salva. Forse, pare. O forse no. Ci si interroga. Io penso, un po’, a chi ha comprato la casa (210.000 sterline), chissà se ci teneva o non se ne è accorto, chissà. In ogni modo, è bella da guardare anche in fotografia e riderci su, se possibile.
Perché il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Poi non deve durare, non fa parte della sua natura, basta conservarne la memoria.
In Uruguay, precisamente nella Laguna Garzón, là dove prima un traghetto univa le due rive ora c’è una strada. Ma non una strada normale.

Una rotondona disegnata dall’architetto uruguagio Rafael Viñoly. Lo scopo è sostanzialmente duplice: inserire una forma armonica nel territorio, richiamando in qualche modo le coste e, non secondario, costringere gli automobilisti a rallentare, con la forma circolare.

Rafael Viñoly è anche l’autore del matitone 432 Park Avenue a Manhatthan e del Walkie-Talkie skyscraper a Londra (così chiamato per via della sua forma ricurva), conosciuto anche come grattacielo ustorio per il fatto che tende a riflettere e concentrare i raggi solari sul lato opposto della strada sottostante, causando pare alcuni danni.