Ancora. La carriera di David Bowie nell’infografica di The Data Team.
Io mi prendo dal ’67 all’80.
Ancora. L’omaggio dell’Economist a Bowie: velato ed elegante. I titoletti dei paragrafi sono, ovvio, sue canzoni. Ma ce ne sono ovunque in tutto il numero. Chi sa, coglie, chi no vive benissimo lo stesso.

Un altro tributo interessante è questo: stardustforbowie. Dipende anche dall’unione astronomica mondiale.
Non ho capito: prima tutti sono Charlie Hebdo in nome della libertà di satira e adesso, che hanno chiaramente pubblicato una stronzata, tutti addosso?
Un po’ di coerenza, perdio. Prima e dopo.
(la vignetta è a sinistra, la notizia qui).

Il 23 dicembre 1984, sul Napoli-Milano, 17 morti e 267 feriti per una bomba criminale e vigliacca.

Racconta Giovanni Pesce che il 12 dicembre 1969 si trovava in stazione Centrale a Milano quando udì un tuono lontano, un colpo secco, un’esplosione.
Dalla stazione si precipitò in centro, riuscì a superare i cordoni della polizia in piazza Fontana: “Nella mia non breve vita sono stato in guerra più di una volta e ho partecipato a parecchie tremende battaglie, ma mai avevo osservato uno spettacolo tanto terribile: corpi insanguinati, brandelli di carne disarticolati. Tornai nella strada non riuscendo a reggere quella vista“.
Che la memoria non si spenga, perdono mai.

«Non potevo immaginare che in quel momento si stesse facendo la Storia, ero solo stanca di arrendermi sempre». Rosa Parks, 1955. Incredibile, a pensarci bene: non il gesto, ma il contesto, solo sessant’anni fa.
A tutti coloro che decidono di non arrendersi, anche solo a un certo punto.

BObama seduto nell’autobus originale nel quale Rosa Parks fece la sua protesta (è conservato all’Henry Ford Museum):

Non mi piacciono i memoriali contemporanei, perché intrisi di retorica media, cioè misurata; i memoriali risorgimentali, per dire, sono più significativi perché eccessivi, epici, eroici, tutto insieme purché esagerato. Pugnaronvi alla nobile morte.
Nella World Trade Center Plaza a New York hanno costruito, sui perimetri delle basi delle due torri, due vasche di marmo nero, per ricordare i caduti.

L’acqua scivola sulle pareti senza fare troppo rumore e poi scivola di nuovo all’interno del quadrato al centro, sparendo dove non si vede. Sulle balaustre che circondano le vasche sono incisi i nomi dei caduti, disposti secondo criteri di relazione tra loro.

Per essere chiaramente uno spazio irrisolto, e tale sarà finché il ricordo sarà vivo, devo ammettere che è emozionante, nel senso che la sensazione di vuoto fisico che le vasche creano si percepisce chiaramente, la mancanza di qualcosa (per i newyorkesi anche di qualcuno, chiaramente) è ciò che io ho sentito di più.
Fa anche impressione quanto siano piccole, nel senso che la base delle torri era un quadrato di cinquanta metri suppergiù, il che visto da vicino è uno spazio piuttosto ridotto (il concetto è piuttosto ovvio, visto che costruiscono per questo motivo in verticale ma ammetto che da vicino fa un certo effetto) ed è difficile farlo collimare razionalmente con i 2.983 nomi incisi sulle placche.

A ogni modo, io ho trovato il memoriale pienamente riuscito, coinvolgente per l’assenza che demarca, lo stesso precipitare dell’acqua in un luogo inaccessibile e che non si vede dà il senso della sparizione, insomma un memoriale contemporaneo significativo, che mi ha dato da pensare. (Le foto sono mie, spero diano un’idea).

«Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore».
(Estratto dall’ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l’11 settembre 1973. Figura controversa ma senz’altro un simbolo).

Le condizioni, invece, furono stabilite cinque giorni prima.
Alla commemorazione per la strage di Sant’Anna di Stazzema, ieri, erano presenti – oltre alle autorità locali – l’ambasciatore della Repubblica di Armenia, il sindaco di Moers e un rappresentante della città di Distomo, in Grecia, dove il 10 giugno 1944 le truppe naziste uccisero 218 civili.

Rappresentanti del governo italiano? Zero. Nessuno. Una letterina di Mattarella.
Io provo vergogna.