dov’è finita la Ronda?

L’ultimo viaggio prima del covid l’ho fatto ad Amsterdam, a sentire i Supergrass al Paradiso, una chiesa sconsacrata e luogo storico per la musica.
Era fine febbraio e vidi le prime mascherine, esagerati!, pensai. Bravo. Ne approfittai, come si conviene, per andare a visitare il Rijksmuseum e vedere quei tre o quattro quadri bellini che tengono lì. Tra essi, ovviamente Vermeer e l’enorme Ronda di notte di Rembrandt. Che non vidi perché, come avevo scritto, la stavano scansionando ad altissima risoluzione, cioè vidi delle schiene in camice bianco davanti alla Ronda.
Comunque. La Ronda la vidi in piazza Rembrandt, davanti alla statua di Rembrandt, resa magnificamente con un gruppo di sculture di bronzo disposte come nel quadro. L’idea della profondità e della disposizione è davvero notevole, delicato anche l’omaggio al pittore che osserva i suoi personaggi agire proprio sotto di sé.

Poi, dopo pandemie e amenità varie, torno poco tempo fa in piazza Rembrandt e ohibò, la Ronda non c’è più. Rembrandt sì, Booking sì, ovvio visto che praticamente lo mantengo io, la piazza pure, le piante anche. Ma la Ronda no. Vedere per credere.

Beh, ovvio, mi dico, la Ronda non c’è perché è giorno. Certo. Li vedrò stanotte, quando sarà ora di andare in giro. Allora aspetto.

frutta fresca caduta dai camion

Gran raccolto per quanto riguarda le uscite di dischi in questi giorni di maggio: Albert Hammond jr., Tinariwen, Robyn Hitchcock, Alison Goldfrapp, Moby, Kesha, Sufjan Stevens, Graham Nash, Calibro 35, Rickie Lee Jones, Mark Knopfler, Goran Bregović, Gaz Coombes, Dropkick Murphys, Ana Popović, Samantha Fish, Dave Matthews Band. Per restare a quelli che interessano a me e attendendo i prossimi dieci giorni. Tra tutti, quello che mi incuriosisce di più è quello di Paul Simon, Seven Psalms. Concepito come un’opera unica, le sette canzoni che lo compongono sono in realtà unite in una traccia sola: Seven Psalms: The Lord / Love Is Like a Braid / My Professional Opinion / Your Forgiveness / Trail of Volcanoes / The Sacred Harp / Wait. Anche in streaming, cosa ardita. Non che però il titolo inviti troppo, vediamo.