Ma che cazzo ringrazi, Meloni? Sul serio: perché? Al Sisi è il dittatore che lo deteneva ingiustamente, lo si sa, sì? Quindi perché ringraziare il carnefice? Detto questo, Meloni cerca di intestarsi una liberazione con cui non ha nulla a che fare – e infatti Zaki non sarà in Italia domani – e a sinistra farneticano di baratti con il caso Regeni. Ma perché, anche qui? Al Sisi poteva benissimo continuare a sbattersene e dell’uno e dell’altro, come negli ultimi tre (e sette) anni ha serenamente fatto. Su, dai.
Lo sapeva lui, lo sapevamo noi, lo sapeva chi preparava il tritolo.
Foto LaPresse – Guglielmo Mangiapane
Ancora non posso crederci, quando ci penso. Lo Stato era una cosa più complicata di quanto credessi a vent’anni. Ha anche la minuscola, è anche anti-sé stesso, è tante e troppe cose. Uno dei giorni più neri dei miei vent’anni. (C’era anche Spielberg in manifestazione).
1’38” in 22 chilometri a Pogacar e 2’51” a Van Aert? Peraltro due mostri a loro volta e pure in formissima? E qui il dilemma: che faccio, continuo a guardare il Tour? Continuo, continuiamo, a credere a quel che vediamo? Che poi io lo sostengo da sempre: aprite tutto, largo ai bombatoni, ciascuno a proprio rischio e avanti con lo spettacolo oltre ogni limite. E poi facciamo il campionato dei normali, se qualcuno ha proprio voglia di correre e guardare.
Il signore straniero di circa sessant’anni che sugli spalti dell’Arena porta la cassetta con acqua e bibite al pubblico durante gli spettacoli e grida: «Dai signori facciamo muovere l’economia» già ha trovato la sua chiave. Quando però aggiunge: «Soprattutto la mia» raggiunge, per svariati motivi, il sublime.
Il frecciarossa Roma-Pompei, nuovo diretto da un’ora e quarantasette con livrea dedicata, in inaugurazione domenica, sarebbe già una bella idea. Il fatto che sia una volta al mese lo rende ancor più bello.
È il nuovo palazzetto di Las Vegas, esattamente lo Sphere at The Venetian Resort. Centocinquanta metri di diametro, ventunmila posti dentro per sport o concerti o altro, fuori centosessantaquattromila altoparlanti e, ovviamente visto che è la caratteristica più visibile, è tutto ricoperto di pixel.
Quindi ci si proietta, mmm trasmette?, qualsiasi cosa si voglia, a seconda.
Uno degli effetti più belli è quando si proietta quel che sta dietro.
Bellissimo. Sta qui. Un secondo, o seconda, è in progetto a Londra. Quello americano sarà inaugurato il 29 settembre con un concerto degli, mah, U2. Infatti immagini dell’interno finito non se ne trovano, al momento. È più la gente che va a vederlo fuori che dentro, notevole.
Tardi io, tardi lei, noivoiessi, finalmente Suzanne Vega dal vivo. Anche se tardivo, così posso non includerla nei miei concerti mancati.
In realtà, nemmeno tanto tardivo, anzi: un concerto molto bello e per nulla nostalgico o dall’aria ripetitiva. Lei è decisamente una ragazza vivace di sessant’anni che fa quel che le piace, convintamente, e si percepisce da disco e decisamente dal vivo. Io che ne sono innamorato dal 1987, ovviamente Luka anche se non ne intuivo granché il senso, oggi anche di più, per bravura e fascino. Accompagnata da Gerry Leonard, il chitarrista degli ultimi anni di Bowie, che con l’elettrica dà spessore all’acustica di Vega, reinterpreta e riarrangia in maniera brillante un sacco di suoi pezzi (spiritosa, alla terza una cosa del tipo: “e ora una vecchia canzone, così non staremo a chiederci ansiosi quando suonerà le vecchie”), qui una Tom’s diner abbastanza simile, per capirsi. E poi balla, si diverte, esattamente come me, noi. Non mancano i momenti più seri, Last train from Mariupol, apprezzo anche un paio di incursioni nei dischi che prediligo, 99.9F°, Nine Objects of Desire, i suoi testi sono sempre interessanti, musicali e ben scritti. D’altronde, si vede chi viene dalla letteratura. Ben fatto me, ben fatto lei, noivoiessi, ottima occasione, ne son contento. Certo che a New York nel 1993…
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