ma porcocane, Michela Murgia

Ma porcocane, Michela Murgia, che brutta notizia.
Una persona intelligente, un’intellettuale per davvero che si interroga e non si tira indietro quando deve, una persona sensibile e interessata al contesto umano e materiale in cui vive, una donna che ha vissuto e vive molte vite, scrittrice, studiosa di teologia, operatrice in call center e così via, politicamente dalla parte giusta, ma porcocane. Noi, io, abbiamo bisogno di persone così, e anche i melonisti salvinisti menefreghisti, anche se pensano di no e sono incapaci di compassione. Michela Murgia, nome e cognome perché non ti conosco di persona, donna che sono sempre stato contento ci fossi anche se non ti seguivo da vicino e non sono mica d’accordo con te in buona parte delle cose, oh, che anche in questa occasione hai detto cose intelligenti e di cui c’è gran bisogno – no alle metafore di lotta e combattimento nelle malattie, per esempio -, Michela Murgia, ti auguro tutto il bene di cui sono capace, qualsiasi sia il tuo percorso sperando ovviamente nel meglio, e se mi verrà in mente qualcosa per essere più utile, lo farò.

«Può esserti utile sapere come riconosco io il fascismo quando lo incontro: ogni volta che in nome della meta non si può discutere la direzione, in nome della direzione non si può discutere la forza e in nome della forza non si può discutere la volontà, lì c’è un fascismo in azione. In democrazia il cosa ottieni non vale mai più del come lo hai ottenuto e il perché di una scelta non deve mai farti dimenticare del per chi la stai compiendo. Se i rapporti si invertono qualunque soggetto collettivo diventa un fascismo, persino il partito di sinistra, il gruppo parrocchiale e il circolo della bocciofila».
(Da un post sul profilo ufficiale FB, 2 settembre 2017)

Per citarne una, a noi le teste così servono. Pensanti.

finalmente anche lui confessa!

Detto questo, io capisco tutto quanto dell’intervista di Schlein a Vogue, capisco il volersi andare a prendere una fetta specifica di coetanee uscite marginalmente dall’area o meno e parlare a un certo tipo di persone, lo capisco e ben comprendo. Capisco meno fare il nome, lo spottone, della professionista amica, bastava una risposta generica, e nemmeno l’accenno all’armocromia, ben sapendo che sarebbe rimasto solo quello di un’intervista lunga e articolata, ma vabbè, mica devo capire tutto io.

chissà come ne va fiero (non cancellatela)

Sul muro esterno del cinema Sacher è apparsa una risposta, ehm, politica al nuovo film di Moretti, Il sol dell’avvenire. Che, tra l’altro, è un film molto bello, carico di umanità, affettuoso e spiritoso, un divertito testamento artistico pieno di citazioni, esterne e di sé stesso, alcuni tormentoni, qualche naturale cosa noiosina, qualcuna ovviamente irritante, politica, amore, canzoni, decisamente riuscito.

meraviglia, grazie, prego, ciao, siete tutti degli idioti

Già la sequenza di cappellate è stata notevole, varrebbe quindi la pena provare a non aggiungerne di proprie. Le poche lingue di un portale dedicato al turismo, il tedesco con i nomi dei paesi tradotti e ora rimosso, i domini non acquistati, le immagini di repertorio per la presentazione che rappresentano la Slovenia e così via, per citare le ultime. Ma se, appunto, le cappellate sono cappellate, è poi difficile che se ne faccia una dritta. Ed ecco che open to meraviglia continua a riservare sorprese ormai quotidianamente e, oggi, di una certa sostanza: l’agenzia Armando Testa decide di pubblicare una lettera aperta sul Corriere in risposta alle polemiche sulla loro campagna.

Mossa improvvida. Anche gli studenti di comunicazione del primo anno conoscono la regola di condotta: non rispondere alle polemiche della rete. N-no-n-d-i-rr-e-nie-nt-e. Ma loro no, perché naturalmente sono Testa e hanno un’alta considerazione di sé, e scrivono una lettera da cui traspare senza incertezze l’irritazione e il fastidio. Vorrebbero partire gentili, con l’anafora del ringraziamento, però sbagliano il tiro fin da subito: ringraziando per ciò che non richiede ringraziamenti, cioè i supposti meriti dell’agenzia, e mettendo in evidenza le manchevolezze altrui, cioè del resto del mondo, indifferenti e sciocchi perché non abbiamo capito che è «una campagna solo presentata ma non ancora uscita». E non solo, stolti noi che abbiamo erroneamente capito che «il video destinato alla presentazione del progetto (…) fosse già lo spot ufficiale della campagna», sciocchi, «e dunque realizzato con materiale di repertorio» e qui casca ancor di più. Chi lo dice che in un video di presentazione si devono usare materiali di repertorio, magari provenienti da un altro paese tipo, dico per dire, la Slovenia? Una campagna seria è fatta così? Toppa buco peggio eccetera. Poi la lettera prosegue ancor peggio, risentita con il miglior tono passivo-aggressivo di cui sono capaci, segnalandoci paternamente tutti i punti su cui abbiamo sbagliato tutti noi e loro sono nel giusto – i compensi milionari, il modo corretto per comunicare con gli altri paesi ignoranti, il successo della campagna e poi basta, perché comincio ad annoiarmi – e vedo la scena in cui i giovani dell’agenzia timidamente si dicono alla macchinetta del caffè che sarebbe meglio non rispondere e invece no, non si può dire perché il capo sta eruttando bile. Ottima condizione per rispondere, peraltro, garanzia di successo. Sta diventando una telenovela quotidiana, vediamo se continuano ad agitarsi e a peggiorare le cose.

25 aprile, com’è andata

Meglio di ogni previsione, non c’è come un governo di destra per compattare la sinistra e tutto il resto dell’arco. Va’ che foto.

Un sacco di gente, prima sole poi pioggia poi sole, motivati e presenti, ogni età possibile. Meglio governi democratici e rispetto costituzionale ma 25 aprili mogi e infrequentati o governi neofascistelli senza criterio e manifestazioni partecipatissime? La prima che ho detto, ovviamente.

il settantottesimo 25 aprile

Il 25 aprile è il natale, anzi il Natale, delle brave persone.

Io sarò a Milano in corteo e quest’anno, come tutti quelli all’opposizione e ancor di più visto questo governo, sarà senz’altro un 25 aprile vivace. Meglio di quello dell’anno scorso, nel quale le posizioni sulla guerra in Ucraina ebbero giustamente il sopravvento e si faticava a trovare due posizioni concordi.
Per festeggiare, in attesa del pomeriggio, una canzone nuova sulla Resistenza, di tre giorni fa: Staffette in bicicletta di Vinicio Capossela con la grande Mara Redeghieri. Un pezzo di pane, un litro di latte sottratti al nemico sono lotta, né più né meno.
Buona Liberazione, dunque, alle brave persone. Per chi ci sarà, ci vediamo in corteo. Agli altri, quelli che in questo cavolo di paese ancora diviso non vogliono capire, agli indifferenti, agli opportunisti, oggi a tutti loro un bel calcio in culo.

in tua vece

Caro C. sono al tuo concerto. Riconosco il tocco, la scelta saggia: posto centrale ma a lato, con spazio per le gambe. Non troppo vicino ma nemmeno lontano. Solo chi ne ha fatti tanti sa. E sempre sempre vicino a un’uscita, questa è proprio tua. Ne abbiamo fatti un po’ insieme, di concerti, questo lo considero tale.

Mi fa sempre sorridere che ti sia appassionato a questa musica pestona, parrebbe incongruo e, invece, la dice lunga sulla tua apertura di interessi e del tuo sguardo, anche in questo.

Sono fisicamente al tuo posto, stavolta, metaforicamente e moralmente anche, il fatto è ricco di significati e mi dice molte cose su di te, su di me, sul tempo e come lo usiamo, sulla cura e l’attenzione verso gli altri, sulle fortune che ho. E non è più il fatto di un concerto, non solo, diventa tutto più ampio e il pensiero corre a quel gran mescolotto che si allarga anche oltre i propri confini e che chiamiamo, in fondo e in qualche modo, vita.