melancholia, cioè ha litigato coi punti

No, né Dürer né Matia Bazar, e le foglie morte nel vento / tra le pale del Moulin Rouge… Bensì Fosse, il neopremio nobel per la letteratura. Dovendo ovviamente non solo giustificare le proprie scelte ma, in qualche maniera, anche convalidarle, l’Accademia fornisce quasi sempre motivazioni altisonanti per l’assegnazione del premio e, anche stavolta, non ha fatto di meno: «Fosse è stato paragonato a Ibsen e a Beckett, ma è molto di più. Per una ragione: la sua intensa, poetica semplicità». Impegnativo, su Ibsen discuterei, su Beckett non accetto. Vero che il Telegraph lo metteva tra i cento genii viventi già nel 2007 ma nzomma, discutemone. La rapace ‘Nave di Teseo’, la sorella non è da meno del fratello, casa editrice nota perlopiù per la ristampa continua di testi di altre case passate, ripubblica quanto già pubblicato di Fosse, spesso con nuova traduzione, come con, appunto, Melancholia, Fandango 2009, ripubblicata or ora. Mi piace anche la recensione sul sito della casa editrice, che si conclude con: «Il risultato è un romanzo immaginifico, selvaggio e intenso come il cielo del Nord, con una scrittura musicale che racconta la perdizione dell’arte e la forza di sentimenti irrefrenabili», scritta chiaramente con un generatore di aggettivi casuali. Ma evocativi, perdio, evocativi.
Io Fosse non l’ho mai letto e non so se lo farò, perché non mi pare cosa per me. Narra qualche leggenda non verificata che il suo Settologia conti oltre milleduecento pagine senza mai un punto, il che mi fa venir proprio voglia. E, in effetti, aprendo a caso un altro suo libro, Io è un altro, piglio alcune righe:

perché quando sono via non vedo l’ora di tornare alla nostra vecchia casa a Dylgja, perché la penso sempre come la nostra casa, anche se ormai sono già tanti anni che ci abito da solo, penso, ma dovrò imparare a pensarla come la mia casa, non alla nostra, sì, solo a questo, alla mia casa, penso e guardo il muro bianco e vedo che dei fiocchi di neve si stanno posando uno dopo l’altro sul parabrezza e guardo dritto davanti a me e vedo Asle nel letto d’Ospedale e un medico apre la porta e va da lui, gli sente il polso e il suo corpo continua a tremare, vibra
Speriamo che tra poco gli passi, dice Medico
e l’uomo seduto a monitorare dice che le condizioni sono variabili, a volte il tremore è quasi nullo, poi il paziente ricomincia a tremare, dice e Medico dice che è una buona notizia, poi si avvicina all’altro letto e Medico passa la mano sopra la bocca e il naso dell’uomo che vi è disteso

In effetti i punti non ci sono. Ma le virgole, gli a capo e le maiuscole sì, curioso. L’effetto di certe pagine intere senza mai una pausa mi inquietano un po’, a non esser Joyce. E mettilo qualche punto, che t’hanno fatto?

accomodarsi nell’aria che tira

È qualche mese che, quando ci passo davanti in libreria, mi dà proprio fastidio il titolo dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo.

Sarà anche l’aquila, i termini «impero», «padroni», il font, il maiuscolo, sicuro. Comunque, mi pare piuttosto esente da smentita sostenere che sia l’argomento che la resa, titolo, copertina, ammicchino non poco al clima attuale e, di conseguenza, al governo in carica e ai suoi maggiorenti. Operazione che posso anche comprendere, per carità, non giustificare, ma da Cazzullo, affermato giornalista e scrittore, meno.

Comunque, qualche considerazione al volo:
eravamo: piano con le prime persone, eravamo chi? Noi romani dell’impero? Davvero? Al di là degli infarti agli storici, mi pare davvero difficile individuare un qualche tipo di continuità tra l’impero romano e l’Italia repubblicana del ventesimo e ventunesimo secolo, davvero difficile. A parte il nome di una città che è certamente lo stesso, pochino. Forse, ma dico molto molto forse, qualche residente in Vaticano potrebbe avere una parola in più su questo ma, insomma, siamo nel campo dell’inesistenza;
i padroni del mondo: ma quando mai? Del Mediterraneo, dell’Europa a volersi allargare, classico atteggiamento destroide del ‘padroni a casa nostra’ disinteressandosi del fatto che c’è un mondo fuori dalla casa, che agisce e si muove e che magari non è d’accordo. Spostandosi appena appena a est, e i Romani lo fecero, si incontrava la Persia, l’India, ancor di più la Cina e il Giappone di là. Parecchio mondo non romano e parecchie civiltà che qualcosina di significativo hanno prodotto, talvolta pure prima di certi chiamati Romanes. E poi: padroni? Ma perché? Che idea è? L’imperatore, finché le legioni o i congiurati non decidevano il contrario, era forse padrone di alcunché, di sicuro non entità collettive come ‘noi’, ‘Roma’, boh. Un impero coloniale, certo, però con delle regole, un diritto piuttosto sofisticato, una robusta burocrazia, un editto a un certo punto che rendeva tutti cives, insomma non direi nemmeno questo;
l’impero infinito: infatti è finito. E ci sono stati anche sei secoli prima con un bel po’ di repubblica, vabbè, è il meno.

E son rimasto alla sola copertina, chissà che bei regali di natale a casa Vannacci, Lollobrigida, Crosetto, Batman Fiorito ed Er pecora.
‘A Cazzù, eddai pure tu…

oh no, Hutch

Hutch, David Soul, ha pigliato su la chitarra, la pistola e l’auto scassata ed è andato.

Un dispiacere, ricordo alcune mattine di luglio in cui studiavo per l’orale della maturità guardandoli. Qualche anno fa era circolata una foto di Soul in carrozzina, non esattamente il ritratto della salute, spinto premurosamente da Glaser, sarebbe Starsky. Beh, troviamoci gli amici così perché se no non ha senso.

il 2023, l’anno del ritorno al cinema

Del mio ritorno, mio. Nel senso che era parecchio che non ci andavo e nel 2023, la seconda parte specialmente, ci sono andato abbastanza spesso: mica perché mi sia venuto il ghiribizzo, bensì perché è stato un anno di grande cinema, ne sono usciti di davvero belli. Fedele alle mie funzioni di servizio, ecco qua alcuni titoli scelti tra quelli che ho visto io, qualcuno:

‘Io capitano’ di Matteo Garrone: per me il film dell’anno. Ne ho detto qui, curiosamente adesso ne è uscita la versione in dvd ed è tutto doppiato in italiano, a differenza del cinema. Scelta curiosa, perché due immigrati mahaliani che sognano l’Italia che parlano già un ottimo italiano forse non è una cosa del tutto buona per la comprensione, i sottotitoli andavano benissimo.

‘C’è ancora domani’ di Paola Cortellesi: che dire di altro? Finale corale splendido, qualche obiezione, cose riuscite, eccezionale Mastandrea che è l’unico che non ha momenti da commedia e di riposo, speriamo il dibattito non ricada tutto sulle spalle di questo film ma ne vengano molti altri sul tema.

‘Oppenheimer’ di Christopher Nolan: l’abbiamo probabilmente visto quasi tutti, comunque tre ore di biografia tosta e di una storia che non è il progetto Manhattan, bello con la bomba, bensì il maccartismo e una verbosa vicenda a noi del tutto oscura che ti tengono lì è un grande risultato ed è merito del regista.

‘The Old Oak’ di Ken Loach: film strepitoso su immigrazione e integrazione, non quella teorica, quella che ti entra in casa per davvero. Ne ho detto qui. Se Loach a novant’anni fa film così, la prego signore, prosegua.

‘Il sol dell’avvenire’ di Nanni Moretti: il film con cui ho inaugurato la stagione, riassunto e sintesi della sua filmografia, un bel film con dentro un altro bel film con attorno una vita. Ne ho detto qualcosina qui.

‘Killers of the flower moon’ di Martin Scorsese: nonostante l’ambientazione, è un classico film di gangsters di Scorsese. Pare che Di Caprio abbia rotto le palle a tutti sul set e De Niro e Scorsese non sono esattamente due con cui farlo, vedremo il prossimo cast. Tre ore ma si sta lì belli seduti a guardare.

‘La chimera’ di Alice Rohrwacher: l’ho detto, un film meraviglioso, poetico, commovente e insieme disperato con un’umanità fatta di bestioline che scavano e mangiano e distruggono tutto con una storia d’amore da Orfeo ed Euridice e un sacco di altre cose.

Film del 2023 ma meno meno ma comunque: ‘Grazie ragazzi’ di Riccardo Milani, ‘Mixed By Erry’ di Sydney Sibilia, ‘Enzo Jannacci – Vengo anch’io’ di Giorgio Verdelli.

Film del 2023 che non ho visto ma su cui scommetto qualcosa: ‘Rapito’ di Marco Bellocchio, ‘Cento Domeniche’ di Antonio Albanese, ‘Mon Crime – La colpevole sono io’ di François Ozon, ‘Palazzina Laf’ di Michele Riondino, ‘Lubo’ di Giorgio Diritti, ‘Enea’ di Pietro Castellitto, ‘Mur’ di Kasia Smutniak.
Ecco, ho fatto anch’io il mio riepilogo in fine d’anno come i critici veri. Ma i miei, eheh, non sono duemila e sono belli per davvero.

balneari/2

Che poi – faccio riferimento al post qui sotto – uno si chiede: ma cosa diavolo ci sarà negli stabilimenti balneari di così potente, inamovibile, indiscutibile da far arrestare governi di centrodestra, destra, centrosinistra in modo del tutto identico da decenni? Mistero. Non me lo spiego proprio. Si parla di dodicimila stabilimenti, stando larghi calcolando le famiglie e l’indotto diciamo cento voti a stabilimento? Mah. E non bloccano nemmeno le autostrade o le vie del centro.

ecco, Mattarella appunto

Ma che bravo Mattarella, che discorso profondo e condivisibile: l’apprezzamento della premier al discorso del presidente della Repubblica: «Grande visione», Meloni: “Non rimarrà inascoltato l’appello di Mattarella su ambulanti e balneari”. E infatti: «con decreto n.389 in data 18 dicembre è stato fissato nella misura di -4,5% l’adeguamento delle misure unitarie dei canoni» per il 2024 delle concessioni balneari. Cioè, «la misura minima di canone» scende quest’anno a 3.225,50 euro per tutto il 2024 contro i 3.377,50 euro dovuti nel 2023. In meno? E per fare qualche altro numero: «secondo l’ultimo rapporto della Corte dei conti, lo Stato ha incassato nel 2020 appena 92,5 milioni da 12.166 concessioni, per una media 7.603 euro a canone, contro un fatturato medio per ogni stabilimento stimato da Nomisma in 260mila euro», cito.
Come si dice? Mmm, paraculi… mmm, forse c’è di meglio. Due giorni son passati, due.

eh, niente, buon anno

Fumo dappertutto con quell’aria a metà tra la Baghdad degli scud e una fabbrica pirotecnica piena di Saddam e Osama Bin Laden appena esplosa, buon anno.

Comunque le falangi sono tutte a posto. Ho perso un occhio, certo, ma le mani a postissimo. E poi qualcuno ha scritto ‘bandita’ sulla targa del negozio della Ferragni qui dietro, mica poteva durare all’infinito.