Si trova a Mantova, la piazza però ve la dovete trovare da voi, basti dire che è una delle più belle della città, anche se meno nota di altre. Alle spalle ha un magnifico palazzo dal grande passato e di fronte una bella chiesina sporgente sulla piazza che contribuisce a creare un angolo di città davvero gradevole. L’edicola talvolta si nota poco ma è una vera rarità, di quell’epoca e così conservata.
Capisco l’occasione commerciale, d’accordo, ma detta così sembra lo scadente titolo di un film sottoDisney in cui un vecchio cattivo o un gigante hanno rubato il Natale, o l’ora della merenda, e i nostri eroi – saggiamente assortiti, maschio, femmina, cane, gatto, sailcavolo – si incaricheranno di recuperarlo e fare felici tutti. Sì, ce la faremo, il pranzo col cappone e il panettone e il vischio sarà salvo, per fortuna. E con essi la bontà nei rapporti e nelle famiglie. Il resto? A cazzo.
Sul retro della frittura, poi, è davvero una bella cosa. Più una cosa da libro dei Mormoni, 3 Nephi capitolo 10, nel quale si dice che Gesù nel 34 (l’anno) sia andato negli Stati Uniti. Chissà a far che, visto che c’erano per lo più bufali e indiani qua e là. Ma è la fede, ragazzi, è proprio quella roba lì.
Il 19 settembre 1991 due coniugi tedeschi, Helmut and Erika Simon, trovarono il corpo di quell’uomo che oggi chiamiamo Ötzi.
Non avevo mai visto la fotografia del corpo in loco – impressionante pensare a quell’uomo ferito, forse in fuga, che si sdraia e muore, come lo è vederlo – mentre una visita al museo archeologico dell’Alto Adige l’ho fatta e la consiglio senz’altro. Naturalmente la persona con la giacca rosa, i pantaloni viola, la fascia azzurrina e una corposa barba non si chiama Erika ma Hans, Hans Kammerlander. L’altro è Reinhold Messner, entrambi accorsi sul luogo del ritrovamento (vero che era settembre ma erano pur sempre oltre tremila metri di altitudine e per loro era cosa da tuta e scarpe da ginnastica, chiaro).
«Ötzi è il corpo umano più esaminato che il mondo abbia mai visto» ha detto il patologo tedesco Oliver Peschel e oggi siamo in grado di dire molto su quell’uomo vissuto cinquemila, cinquemila!, anni fa. Per esempio, era mancino, aveva il 38 di piede, «gli occhi – che si trovano ancora conservati al loro posto nelle orbite – erano marroni, era intollerante al lattosio, il suo gruppo sanguigno era lo 0 positivo, aveva alcuni denti cariati, era affetto dalla malattia di Lyme e soffriva di dolori alle ginocchia, alla schiena e alle anche. A un certo punto della sua vita si ruppe alcune costole e il naso». Durante l’ultimo pasto mangiò farro, cervo e stambecco. Ah, importante: aveva quarantacinque anni quando morì. Oltre alle sue caratteristiche personali, sappiamo che Ötzi fu assassinato. Quale fu il ruolo di un oggetto da taglio che lo ferì alcuni giorni prima a una mano o della freccia che lo colpì pochi minuti prima della morte, se sbattè la testa cadendo o, invece, fu finito per terra, resta terreno di congetture. Come capire se fosse in fuga oppure no.
Sapere chi fosse, cosa stesse facendo, come sia morto, non è curiosità morbosa. È il modo che abbiamo per sapere di più su noi stessi, come specie e come unione di persone, umanità, un modo non solo scientifico ma anche abbastanza poetico e romantico, ritengo, di prendersi cura, alla fine, di uno di noi, che aveva fame, paura, un sacco di dolori, e che provava a scamparla nel modo migliore possibile.
E così la legge Zan è stata affossata al Senato. Il centrosinistra, a detta loro, era sicuro di avere 149 voti, poi due si sono astenuti e 16 senatori hanno votato contro, 154 no e 131 sì. Quindi: qualcuno non sa fare i conti. Quindi: qualcuno non ha capito i renziani (Zan stamane: «Sono convinto che Italia viva voterà con noi e la tagliola non dovrebbe passare»). I capogruppo servono a quello, a evitare le convinzioni e avere certezze. «Sospetti sui renziani, dicono». Quanti sono i senatori di Italia Viva? Sedici. Impossibile capire. Ma niente, anche stavolta.
La mia impressione è che in Italia la discussione di certe questioni basti di per sé. Il resto è opzionale. I dico, i pacs, i diritti civili, la legge elettorale, lo scioglimento di Forza Nuova poche settimane fa. La discussione è il senso, il significato, il contenuto. Poi si passa ad altro. Poche settimane fa l’Afghanistan era la prima urgenza del paese civile, come due anni fa i ponti o pochi mesi fa le funivie, se n’è parlato a tal punto che ora so cosa siano i ponti strallati e le ganasce delle cabine delle funivie, e ora? Niente, via, cosa stavamo dicendo?
Giulia Schiff, un’ex allieva dell’Accademia dell’Aeronautica di Pozzuoli, si è ribellata alle pratiche di nonnismo connesse al “battesimo del volo” a fine corso – è stata colpita ripetutamente dai commilitoni, sbattuta contro una lamiera con la testa e gettata in una piscina -, è stata espulsa per «inattitudine militare e professionale» e TAR e consiglio di Stato hanno rigettato il suo ricorso, che sarebbe una «affermazione apodittica non supportata da alcun concreto elemento probatorio». C’è pure un video, se ne potrebbe discutere. A breve comincerà il processo penale. Quarta su duemila del corso, non potrà diventare pilota dell’aeronautica. «Mi rifiuto di accettare di essere schiacciata da una situazione disonesta avallata dall’omertà. Merito giustizia e di perseguire il mio sogno», ha detto, e ha solo ragione da vendere. Qui la sua storia.
L’interno del parlamento europeo a Strasburgo, lo scorso agosto.
Piuttosto orgoglioso, voi tutti altri andate ai vostri.
facciamo 'sta cosa
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