La servitù a Venaria reale, in dettaglio. L’avremmo guardata e commentata insieme, ne sono certo. Il custode dei tetti ci sarebbe servito e ti sarebbe immensamente piaciuto. Chissà chi si occupava delle imposte, intendo gli scuri. Per tredici membri della famiglia reale, si contano quasi cento cortigiani e cortigiane, tra cavalieri e dame, ma la sproporzione assoluta è tra i sei addetti alla frutteria, i sette attendenti al caffè e le due, sole due, lavandaie.
Ma che zozzoni, ‘sti Savoia, non solo politicamente.
Ma guarda te se dobbiamo uscire di casa in quattordici milioni per toglierci dai piedi Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, rei tutti di aver commesso e detto porcate poco dicibili. Ma, in realtà, vittime di lotte interne.
Repubblica, Il Post, Corriere, tre percentuali definitive diverse sulla vittoria del ‘no’ al referendum. Interessante.
Anche l’analisi del voto è puro delirio; scrive il Corriere: “Testo bocciato dagli elettori più istruiti e dai laureati. Gli operai si dividono e il Sì prevale tra le casalinghe. Il sostegno alla legge si ferma al 31% tra i centristi”. Risponde Libero, sempre onesto, addossando la responsabilità del voto contrario a “ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro-Pal”, complimenti.
Il sistema malaaato ricorda Walter Fontana dei tempi. Domani e Fatto esultano.
Il Giornale è invece sorprendentemente sobrio, almeno nel titolone, meno nell’occhiello.
L’Unità, che non so bene che giornale sia ora, tende un poco i toni.
Ma il miglior titolo è quello del Messaggero Veneto: in Friuli vince il sì, se nel resto d’Italia non si sanno comportare che ci possiamo fare noi?
Nordio si assume la responsabilità politica della sconfitta mentre ieri non ci vedeva un significato politico dentro la stessa, aspettiamo la crocifissione di Giusi Bartolozzi, la donna a capo di gabinetto che con le sue uscite sulla magistratura come «plotone d’esecuzione» ha da sola suscitato un botto di voti contrari, mentre il vicepremier di Forza Italia ammette che la Lega è allo sbando e quello del Carroccio, da Budapest, fa a notare che la percentuale più alta di no, dentro il centrodestra, si annida dentro Forza Italia. Uno che parli del proprio partito no. Ed è solo l’inizio. Sarà un anno lunghissimo.
Aggiornamento: dimenticavo il peggiore di tutti, la Verità, certo, che non si smentisce, accludendo pure libro sulla remigrazione. Io capisco pure la libertà di espressione, per carità, ma anche sovvenzionarla con fondi pubblici questo mi pare un tantino al di là del dovuto.
Beh, come tutti mi siedo e seguo i risultati man mano, sarà una cosa veloce vista la scelta binaria. Scrivo in diretta, la direttona di trivigante, si parte con forbici tipo 47/53 per cento, che non vogliono dire nulla. A diciassettemila sezioni il ‘no’ è avanti col 54,3% e stiamo fermi amici, che sono poche e poi – ricordi il 2008? – magari son più veloci a scrutinare in Emilia e poi arrivano le regioni della ceppa. Calmi. Alle 16:09 le sezioni sono ventisettemila e il ‘no’ – indovina te che si è votato qui a trivigantelandia – è al 54,75%, sempre grande calma ma insomma, la metà si avvicina e già qualcosa. Due minuti dopo però qualcuno dice qualcosa:
«Ce l’abbiamo messa tutta» detta dal Comitato del Sì sa molto di resa. Mmm, sta’ fermo, trivigante, che la notte del 2008 te la sogni ancora. Tutto è molto veloce, in Campania il ‘no’ al sessantasei per cento. Sta’ a vedere che anche questa si smalta sul referendum confermativo. Poi arriva una dichiarazione chiarissima: FdI nella presenza di un tizio dice che «L’esito non incide sul governo».
Certo, Bignami, certo. Come no? E a questo punto comincia a farsi strada un fatto:
Poco prima delle milleseicentotrenta di oggi, è una certezza: il NO vince. Cioè, vinco. Era dall’acqua pubblica, un bel successone come si è visto, che non vincevo. Affluenza al 59%, bella notizia, era da molto che non si vedeva un po’ di partecipazione. Comincio a mettermi comodo al balcone, che adesso è tutta da vedere. 54,12% a 47mila sezioni, due terzi, alle sedici e quarantatre, ormai lo svantaggio è irrecuperabile. La mia prima telefonata è per la mia amica centenaria, partigiana: non lo sa, glielo dico io, vittoria! Cominciano le telefonate e i messaggi, adesso è tutto spasso. A cinquantunmila sezioni su sessantatremila il ‘no’ è al 53,99%, vittoria piena e indiscutibile, anche per l’affluenza poderosa. Poco da dire, adesso invito ufficialmente la maggioranza a divorarsi dall’interno, non vedo l’ora. Il risultato nelle regioni è pressapoco questo:
Il che ci dice ancora una volta che a nord del Po c’è un problema. Meloni dice: «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione» e vorrei ben vedere non lo facessero, ma chissà quanto rosica. A me piace il taglio dell’immagine del videomessaggio su Repubblica:
Spunta appena appena dal basso. Già il dibattito promette benissimo, arriva Nordio:
Ma certo, che significato politico? Ma ci mancherebbe. In Forza Italia già volano i coltelli, Pascale accusa Tajani di non aver leadership, chissà a che titolo. Che goduria, si respira per un po’. Nordio specifica su X e mi vien proprio da ridere: «Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ci consola l’alta partecipazione che conferma la solidità della nostra democrazia». Consolati, Nordio. E ricordiamoci del giochino di non far votare i fuori sede, nel conteggio dell’affluenza. Si va verso la conclusione, il dato pare attestarsi al 53,7% e bon, amen gloria, ora frittatona di cipolle, Peroni familiare ghiacciata e avanti.
Trimestre difficile, questo. Per me, si ripercuote sulla quantità di musica ascoltata, quindi sulle scelte, zero concerti visti, tre saltati: Selton, Kula shaker (maledizione), Suzanne Vega. Però la compila c’è lo stesso e secondo me nemmeno così male, viste le premesse e le condizioni. Comunque, bando alle ciance: ha la durata giusta per andare da Jyväskylä a Ylöjärvi col rallentato finlacchiese.
Beta Band, Frankie & the Heartstring, DDT, Dea matrona, Baseball project, Working’s Men Club, Last dinner party, persino Bob Vylan e poi che ne so io? Altre cose, mica sono una rivista di indie rock. Le stagioni musicali sono ormai trentatre, quindi novantanove mesi, mica male. Tra un po’ è il decennale, festeggerò con il fondatore di OnlyFans a bordo della cabinovia di Mercatale bevendo amaro del capo.
Alle millecinquecentoquarantasei di oggi la primavera è arrivata e con essa le allergie, la depressione stagionale, la stanchezza per qualcuno. Per altri le rivolte, io sto da questo lato. Anche quest’anno è il venti e non il ventuno, ovvero si spiega che le consuetudini non valgono una fava e, tantomeno, pensare che le cose funzionino per il comodo nostro. Gli epilaffi, le transmutazioni orbitali, le gravitazioni peridurali seguono leggi proprie che nemmeno Battiato capiva davvero.
La primavera è arrivata e si è già portata via qualcuno di fastidioso, ben fatto. Speriamo prosegua, una bella scopettona del pattume accumulato, sarebbe bello: si rifiorisce e il marciulento se ne va in mille rivoli d’acqua fresca. Per ora, contemplazione dalle panchine dei panorami, in attesa di votare a breve e chissà, non lo dico. Capire ora le perlocuzioni dei satellitari astrogotici sotto gli influssi medianici è difficile, non è che posso star qui a spiegare tutto io, ci sarà qualcuno in internet che ’ste cose le sa, no? Beh, andate là. Buona primavera a tutti i buoni e brutti, i belli no che li bacian tutti, gli altri si arrangino, che già rompono parecchio.
In corso Regina Margherita c’è un vero genio situazionista, moderno e ironico.
È sempre così, è il colpo d’occhio che fa la differenza. Per completezza, ecco il record etico e giudiziario completo del Tramp di cui si diceva poc’anzi:
Ma già sappiamo, per esperienza diretta, che non è ciò che fa la differenza.
Come per ogni occasione, olimpiadi, pandemie, presidenti della repubblica, nello studiolo abbiamo fatto partire i pronostici, come sempre sulla porta della cucina:
Quanto le previsioni corrispondano ad analisi politica e quanto a speranze ed aspettative lo sapremo lunedì nel pomeriggio. Su bassa affluenza e risultato non troppo netto siamo tutti concordi, grossomodo. Impossibile non politicizzarlo, comunque, e non farne un fatto ideologico: sia perché non si capisce, sia perché sono trent’anni che si sentono certe argomentazioni a destra.
Sì, ho già messo la loro ‘Struck dumb’ nelleccanzoni ma siccome penso che loro, i Futureheads, lascino parecchio indietro molti loro brit-colleghi di genere che pure apprezzo, Kaiser chiefs, Maxïmo Park, Wombats, e se solo avessero avuto costanza e diligenza, invece che incidere a malapena sei dischi in vent’anni di cui uno a cappella, figurarsi, sarebbero i più grandi di tutti.
E allora ci metto la loro ‘Good night out’, bellissima. E un video in pieno stile Martin Parr, irresistibile. Forse mi piacciono ancor più e proprio per questa loro insensatezza e condotta sciagurata così inglese, so british, che mi aggradano così molto, coretti compresi. L’otto maggio sarebbero pure a Sunderland, ovvero a casa loro, talmente indolenti da nemmeno muoversi. Va’ a finire che compro e poi non ci posso andare, lo so fin da ora. Via con l’atto insensato, allora.
La comoda pleilista de leccanzoni del giorno esiste ancora, è a cinquantasette canzoni e adesso è su Tidal, che son passato di là per le note vicende, Trostfar ne era stato l’ispiratore oltre che autore della magnifica copertina, grazie, ora l’aggiorno e sta qui, per chi desideri.
facciamo 'sta cosa
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