minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: febbraio, basta conservarlo al freschetto, al 3%, magari esistessero solo fare e non fare

Con il cambio di governo, pare di avvisare qualche minimo cambio di impostazione: forse sarà adottata una politica di chiusure localizzate, zone rosse comunali, e i colori delle regioni, annuncio di ieri, saranno comunicati almeno una settimana prima. Beh, è già qualcosa, l’effetto suspans in certi settori produce perlopiù effetti nefasti e nessuna tensione positiva. Sul fronte delle vaccinazioni, nessuna nuova e nessuna accelerazione, purtroppo. Il brusio di fondo è insopportabile: c’è chi propone di produrre i vaccini in Italia, e qui il profano come me fa l’espressione del «ma sul serio?», in Regione Lombardia cominciano a buttar lì che mancano le dosi e, di conseguenza, non si potrà rispettare il piano previsto di un milione di vaccinazioni ogni ora (vabbè, qui era facile esser profeti), oggi si scopre che il vaccino che andava conservato a ottanta gradi sotto zero si può conservare anche a meno quindici, e qui il profano come me fa la faccia da «ma davvero?», e che il richiamo può tranquillamente essere fatto anche dopo tre settimane, anzi meglio dopo tre mesi, e qui i punti interrogativi sulla testa del profano diventano folti (eufemismo, potrebbero essere bestemmie). Le prenotazioni per gli ottantenni, almeno in Lombardia, hanno avuto alcuni aspetti curiosi – il risponditore automatico: «la invitiamo ad attendere, ci sono decentodiciottomila persone in attesa davanti a lei», e le virgolette non sono a caso – però poi la prenotazione è andata a buon fine, forse. Che poi si traduca in una vaccinazione vera è tutta da dimostrare. Con le storture del caso, il vicino settantenne è stato vaccinato, la dirimpettaia novantenne no. Chissà, in ogni caso i numeri dei vaccinati restano molto bassi. Ora siamo al 3,6% della popolazione alla prima somministrazione, poco più del 2% quella già richiamata, insomma, percentuali da lotteria. In Israele e in Inghilterra, paesi che si sono buttati sulla vaccinazione di massa anche a costo, gli inglesi, di fare solo la prima somministrazione, le cose paiono migliorare rapidamente, con i contagi a picco. Esistono alcuni stati che non contano alcun caso di infezione, dopo le restrizioni: in Nuova Zelanda, per esempio, in cui accettano anche visitatori ma solo dopo aver trascorso quindici giorni, a proprie spese, in un albergo a fianco dell’aeroporto e dopo un tampone finale; in Australia, e le immagini della finale degli Open di ieri con il pubblico, con mascherina ma nemmeno troppo distanziati, mi hanno colpito.

In generale, rilevo in me e attorno a me stanchezza e un po’ di frustrazione. Nessun progetto, nemmeno a breve termine, poche e prive di entusiasmo le proposte di ‘far qualcosa’, spesso limitate a un caffè se la zona è gialla ed è permesso e senza particolare goduria. Che, poi, di che si parla? Sempre di quello. Sono sparite anche le domande, cosa farai?, cosa farete?, dove andrete?, ci vediamo?, sostituite da quelle per sapere se i negozi di vestiti per adulti sono aperti, se settimana prossima saremo rossi o arancioni, per sapere dove fare un tampone rapido o cosa bisogna fare se si è contatto di un contatto di un positivo. Più difficili, se possibile, alcuni aspetti legati alla convivenza collettiva. Per fare un esempio concreto, un mio collega si mette in isolamento fiduciario perché la figlia risulta positiva. Il medico, correttamente, gli prescrive quattordici giorni di isolamento e un tampone alla fine del periodo. Tutto giusto e tutto legale, per carità, ma noi colleghi che abbiamo pranzato con lui tre giorni prima, in zona gialla, tutto in ordine, non sappiamo come comportarci. Glielo facciamo presente, con tatto, spiegandogli che sarebbe molto utile per noi sapere se sia positivo o meno, traducendo eventualmente noi da contatti di contatto a contatti diretti. E, magari, saperlo rapidamente, non dopo due settimane. Lui ci risponde, come molti, che non ci aveva pensato e che sì, magari, adesso vedrà e poi ci farà sapere. Naturalmente poi non accade più niente e a noi non resta che prenderne atto o, semmai se proprio, andarci a fare un tampone a spese e iniziativa nostra. Qualcuno ha sbagliato? Formalmente no. È un labile confine attorno al legale, ciò che è consentito e ciò che non lo è, per lui è stato sufficiente rispettare le norme, per me no, perché mi sarebbe stato utile saperne di più, così da comportarmi socialmente in modo più responsabile. Era lecito andare entro il 21 dicembre alle Maldive, visto che c’erano pure degli sconti pazzeschi? Sì, era permesso. Aveva senso farlo? No, per me no, ma qui siamo nel campo dell’opinabile. Ed è difficile, perché anche le persone più vicine, quelle con cui crediamo di condividere anche i valori fondanti dell’esistenza, si comportano in modo differente, a volte lievemente a volte radicalmente, di fronte a questo tipo di situazioni e questo genera conflitto, fraintendimento, soprattutto là dove i comportamenti sono lasciati al volere o all’interpretazione individuale.
Il che, almeno per quanto riguarda me, lascia ancora un po’ più soli in questo momento, già, di non banale solitudine. Passerà, sì, passerà. Amen.
Ah, e Immuni? Ahah.


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio | 26 gennaio | 1 febbraio | 15 febbraio | 22 febbraio |


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almanacco dei sette giorni, per arborescere (21.07)

✘ Finalmente il voto bulgaro anche da noi. Draghi incassa la fiducia con percentuali assurde sia al Senato che alla Camera e il corredo di commenti è imbarazzante, a dir poco. Uno di Italia Viva ha detto: «Non chiediamo più il Mes, il nostro Mes è lei, presidente Draghi», un’altra di non so cosa: «Presidente Draghi, lei è un drago», tutto il pomeriggio a pensarci, immagino, e uno ancora ha detto: «Presidente, lei è meglio di Totti». La finisco qui, sia perché la Meloni che cita Brecht è troppo per me, sia perché devo andare a recuperare alcune cose importanti che mi sono cadute.

✘ Sembra sia stato ritrovato il corpo di Khaled al Asaad, l’archeologo che nel 2015 fu rapito a Palmira militanti dello Stato Islamico, torturato, decapitato e il suo corpo esposto sulla piazza di Tadmur. Questo per essersi rifiutato di rivelare il nascondiglio delle opere d’arte della città romana, preservandole così per i posteri. Fu un delitto, un insulto alla civiltà oltre alla sua vita, un vero schifo. Quegli anni, da questo punto di vista, sono stati orrendi. Khaled al Asaad è stato un eroe, ed è forse la prima volta che uso qui questo termine, che non spreco mai.

☀ A Firenze c’è un museo, il museo Marino Marini, dedicato allo scultore novecentesco. Il museo è nella chiesa sconsacrata di San Pancrazio e nella chiesa, a sua volta, c’è la cappella Rucellai di Leon Battista Alberti. La cappella Rucellai o cappella del Santo Sepolcro, destinata ad accogliere le spoglie di Giovanni Rucellai, non è una cappella tradizionale quanto più un sepolcro. Bene, essa è ancora consacrata. Di conseguenza, in questi tempi di zone rosse e arancioni, la matrioska costituita da cappella-museo-chiesa funziona, per cui la cappella permette alle cose più grandi di restare aperte. Non conosco Marini, non conosco la chiesa ma la cappella Rucellai è una meraviglia. E, come detto, si può visitare. Certo, bisogna arrivare a Firenze, è quello il difficile.

◾ È uscita la terza versione del Verification Handbook, il manuale curato da Craig Silverman che fornisce “gli strumenti per indagare e verificare account social, per identificare bot e campagne di disinformazione e di manipolazione dei media”. Di solito ai giornalisti ma non è mica detto che un laico non possa interessarsene. Eccolo.

☀ Nel 1978 i Kiss fecero uscire quattro dischi in contemporanea, ognuno di essi era un disco solista di uno dei componenti della band. Questa settimana i cinque membri de Lo Stato sociale stanno facendo la stessa cosa, con cinque dischi. Come allora, più che un’operazione musicale ha un po’ le caratteristiche della performance artistica. Ai Kiss non andò benissimo (euf.), chissà agli statisocialisti.

☀ Se punge curiosità di sapere come si faccia un graffito di strada in 3d, proprio concretamente, l’artista di strada Julian Beever mostra come dipingere un Big Ben tridimensionale, dall’inizio. Il tizio artista di Guerrilla con la barba finta non è male.

✘ A fine Ottocento sul lungomare di Napoli furono costruiti numerosi approdi per i marinai, il più famoso dei quali era il cosiddetto arco borbonico.

Detto ‘o chiavicone’ per la vicinanza alla cloaca cittadina, restava in piedi in condizioni a dir poco precarie, con un piede dell’arco appoggiato per modo di dire. Naturalmente nessuno si è sognato di intervenire.

E così il due gennaio è accaduto l’impensabile: l’arco è crollato.

Molto bene. Ma non solo, tre settimane dopo – per restare a Napoli – è crollata parte della facciata della chiesa di Santa Maria del Rosario alle Pigne (meglio nota come Rosariello), in Piazza Cavour.

Il Ministero che dice? Franceschini? Se invece di occuparsi di ‘Netflix della cultura’, o non solo, se invece di brigare per avere ruoli importanti in futuro si occupasse di ciò che, anche col nuovo governo, è di sua competenza, sarebbe già moltissimo. Pessimo.

✘ In Texas c’è un’ondata di gelo violento – climate change significa questo, per i duri di comprendonio – al punto che si sono rotte le tubature e sono andate in tilt le centrali energetiche. Quindi, niente acqua, niente elettricità, niente riscaldamento e i più spiritosi con gli sci davanti al parlamento. Anche ad avere una casa, e son case texane non tirolesi, la situazione è difficile. Trenta morti, purtroppo.

Se è ancora valida la cosa di Houston-abbiamo-un-problema, ieri sera l’ammartaggio di Perseverance poteva diventare un bel macello, senza energia elettrica. Ma immagino che la NASA un generatore l’abbia.

◾ L’Etna ha eruttato.

ANSA/PARCO NAXOS TAORMINA PRESS OFFICE

In complesso, per fortuna c’è Draghi che, adesso, risolve tutto.


L’indice degli altri almanacchi.

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: febbraio, sono stato attentissimo, mi senti?, Lui ce l’ha con Noi

Due settimane di blackout sulla questione pandemia. Non io, non il mio minidiario, proprio il paese tutto. Perché c’era la crisi di governo e buonanotte pandemia. Tre giorni fa era persino difficile trovare su un qualsiasi giornale notizie riguardo i colori delle regioni, chissà, o l’andamento delle vaccinazioni. Ora c’è Draghi, forse ricominciamo a occuparci della questione. Bene, tra parentesi, la conferma di Speranza al ministero della Salute, non tanto per lui – che comunque non è stato certo il peggiore – quanto perché così non si perderà tempo a spiegare al nuovo ministro dove sta la scrivania.
Mentre, come tutti, ero in attesa che le cose ripartissero, ho letto alcuni articoli interessanti sugli errori che, comunemente, facciamo in tema di pandemia. Ma io no, mi son detto andando a leggere, figuriamoci, sono attentissimo. Che poi è la stessa cosa che dicono tutti quelli che scoprono di essere positivi. Ma come può essere? Può.
Le persone mentono. Poiché mentono sui pesci pescati, mentono anche sul covid. Mentono sulle trasgressioni alle buone norme anti-contagio e mentono sui propri sintomi, qualora vengano loro richiesti. Stato tra la gente? Ma va’. Tosse? Mai. Febbre? Macché. Se poi lo dice un amico o una persona simpatica, o bella, dev’essere per forza vero. Il fatto che sia permesso non vuol dire che sia sicuro. Beh, ma se il DPCM lo permette, se si può fare, allora lo faccio. Grande fraintendimento. È chiaramente lecito andare al supermercato in ogni scenario ma ciò non significa che sia un ambiente raccomandabile, lo sappiamo in teoria ma in pratica ci comportiamo come se lo fosse. I termoscanner all’entrata, da questo punto di vista, aiutano poco. L’ho già fatto una volta e non è successo niente. Questa, magari, è una giustificazione più implicita, è più raro che venga espressa a parole, di fatto però costituisce un metro dei nostri comportamenti ripetitivi: aver trasgredito e non aver subito conseguenze falsa la nostra condotta generale. Ma siamo all’aria aperta. Certo, ciò non toglie che parlare un’ora con una persona a mezzo metro senza mascherine sia piuttosto rischioso, anche se ogni volta che si incrocia un podista per tre secondi si scuote la testa perché non ha bocca e naso coperti. Mi piace mettere mascherine eleganti o diverse dagli altri. Con la bandiera italiana, magari. Bene, benissimo, magari di stoffa fatte dalla mia sarta così brava con una fantasia floreale stupenda. Ottimo. Oppure una mascherina chirurgica perché la ffp2 tira un sacco le orecchie. Oppure, ed è il meglio, abbassarla quando si parla, al telefono o con l’interlocutore, perché si teme di non essere sentiti. Un anno e ancora la cosa non è chiara.

La confusione regna abbastanza sovrana, sia dentro che fuori di me. Più che altro, fuori, devo dire. Nell’arco di otto ore ho sentito dire da un’amica che ha un’amica che lavora in ospedale che la variante inglese del virus è sicuramente molto infettiva ma decisamente meno grave e da un funzionario della Regione che di variante inglese si muore molto di più. «Ormai serve il lockdown, le zone rosse non bastano per contenere le varianti, andava già fatto a dicembre». «È sotto gli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate non ha funzionato». «Il sistema dei colori ha funzionato, ci ha permesso una mitigazione dell’epidemia, regolando la velocità come fosse acqua che scende da un rubinetto». «Chiedere un lockdown generale è una misura barbara, senza razionale scientifico. Le soluzioni sono lockdown mirati, provinciali, localizzati, chirurgici e rapidi». «Il problema non si risolve con le chiusure che servono solo a guadagnare tempo. Si risolve con il vaccino». «Vanno applicate con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche». Potrei andare avanti per pagine. Una delle cose che prediligo è quando si parla del virus come se avesse volontà e intenzioni (e con ‘si parla’ intendo un virologo): «Attenti alle varianti. Ma da virologo vi dico: il Covid ha interesse a farci meno male», per dire, sul giornale di oggi. Ed è Giorgio Palù, virologo, presidente dell’agenzia italiana del farmaco Aifa, non Bislazzoni al Bar Sport, che avrebbe ben diritto di personalizzare ’sto rompimaroni di virus. Io, noi, lui, anzi Lui, senza ovviamente dimenticare Loro, che il virus l’hanno creato. Bene.


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio | 26 gennaio | 1 febbraio | 15 febbraio |


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«Noi faremo tutto con un’umiltà spaventosa. Alla noi»

Amo le persone che si impegnano. Nel fare ciò che preferiscono, certo, ma anche nei confronti delle altre persone e delle valide cause.
Enrico Greppi, «Erriquez», era certamente una di queste e io, come tanti, ho cantato in gruppo se mi rilasso collasso e ne ho sempre apprezzato coerenza ed energia. «Se tutti facessero pochissimo sarebbe già un’enormità», aveva detto di recente, ed è una cosa vera, specie se detta da lui che non si tirava mai indietro se c’era da sostenere una causa o da fare qualcosa di concreto per chi aveva bisogno. Mancherà.

transizione ecologica

Per carità, sacrosanto occuparsi della conversione del sistema produttivo in una versione più sostenibile, ci mancherebbe. Tant’è che il concetto della ‘transizione ecologica’ è al centro dei ragionamenti e delle richieste delle associazioni ambientaliste più serie.
Ma la richiesta del m5s di istituire un ministero apposito, ovviamente a guida pentastellata, ha del ridicolo per vari motivi:

  1. il m5s è stato al governo fino a oggi, ininterrottamente dal 2018, e non ha mai sentito la necessità non dico del ministero ma anche solo di citare marginalmente la questione;
  2. esiste già un dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi, fa parte del ministero per l’Ambiente, vicino al m5s. Il dipartimento «cura le competenze del ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemento energetico, miglioramento della qualità dell’aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale» (dal sito);
  3. il quesito posto su Rousseau (“Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”), che suggerisce già la risposta.

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: camminare sull’Adda e guadare i corsi della storia

No, non in senso letterale, a fianco. Ci sono molti modi di godersi un fiume, uno dei più soddisfacenti è quello di camminarci a fianco, seguendone il corso.
E uno dei fiumi che più si prestano a questo è l’Adda, in molti suoi tratti. Quello che io consiglio parte da Trezzo sull’Adda, appunto, e va verso nord, controcorrente. A piacimento, volendo fino a quel ramo del lago di Como, o quasi, potendo al desiderio guadare proprio come Renzo e i suoi patemi. Ed è fiume bello largone, placido, poi rapido e turbinoso, poi di nuovo largone, più basso rispetto al circostante così da non far vedere case o manufatti o quasi, casa di pesci, uccelli e viaggiatori fluviali.

L’Adda può, ovvio, esser percorso in ogni stagione ma, come per il Po e i fiumi della pianura, io prediligo e consiglio le giornate invernali in tonalità di grigio, quasi alla “Mestiere delle armi”, ed è già bello non aver la gamba in cancrena. Che poi grigio davvero non è, sono verdi, tanti, e marroni e infinite variazioni sul tema. E non ci son le moltitudini, mica cosa da poco.
Fin da Trezzo, l’Adda mostra la sua parte industriale, incanalata a volte per ragioni idroelettriche, per dar corrente alle tramvie milanesi tra fine Otto e inizio Nove, dalla meravigliosa centrale Taccani in ceppo dell’Adda, proprio sotto il castello di Trezzo costruito con lo stesso ceppo, prodigioso impianto che, sfruttando la curva del fiume, non aveva necessità di condotte a caduta, alle Esterle e Bertini, più su.

Più in alto il fiume si strozza, impedendo la navigazione in entrambi i sensi. E subito l’immaginazione corre a mercanti che, scaricate le merci da una parte percorrono il tratto a dorso di mulo per ricaricarle appena di là, su una nuova barca e proseguire il viaggio. O a eserciti infiniti che colgono il guado proprio qui che si stringe, che fossero francesi in cerca di sacco o piemontesi lenti e dubbiosi verso l’austriaco, da quando il Carmagnola aveva ruinato il ponte di Trezzo creando il secolare confine tra Milano e Venezia. Ma fin da molto prima, che le tracce son antichissime e si posson vedere, alle rapide, siano castella del quinto secolo o tombe medievali con le ossa, pure, o chiesette abbarbicate, chiedere del custode che mi pare abbia voglia di chiacchierare.

Ed è proprio qui, alle rapide, che Leonardo, beato ospite dei Melzi più giù, a Vaprio, ambientò le sue “Vergini delle rocce” e forse chissà altri suoi quadri più famosi, e che ragionò di canali, chiuse e traghetti spinti dalla corrente. Ne esiste uno, di traghetto, in funzione e bello da vedere e da prendere, e pure di canale per la navigazione a fianco della strozzatura, quest’ultimo invece in disuso. Se vi fossero amministrazioni non dico illuminate ma almeno sagge, si ripristinerebbe tutto, le chiuse e le casette di controllo, che altro che il canale du Midi, ne faremmo bocconi. Ma tocca rimettere in tasca le aspirazioni più alte, putroppo, di questi tempi leghisti.

Il segno dell’industria, potente, della fine Otto, è anche nel ponte di ferro di San Michele a Paderno d’Adda, uno dei più grandi anche oggi a campata unica, con sopra la strada e sotto la ferrovia, capolavoro di Röthlisberger riconosciuto dall’Unesco per l’archeologia industriale italiana. Perché l’industria è senz’altro una chiave di lettura necessaria di questo corso d’acqua, oltre alle folaghe e i sanguinelli, da qui a Villaggio Crespi e ancor più giù, fino alle centrali più moderne a Cassano.

Come tutti i luoghi, anche l’Adda restituisce ciò che si va cercando: se quiete, acqua, flora e fauna di grande bellezza, piuttosto che storia, industria, persone e merci, battaglie magari, anche se per queste seconde qualcosina serve sapere. Magari serve quella saggezza necessaria per cui, forse, non si guarda il dito di Leonardo ma l’idea che sta al di là.

Saggezza che, con evidenza, noi non abbiamo. Il dito punta proprio lì. Dove indica l’altro dito. Un tesoro nascosto? Un’invenzione che cosa le cose? Servirebbe un terzo dito che indichi, che stuzzichi e che, magari, prematuri.
Andateci, eddai, è un bel posto.


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clickbaiting, ancora

Per i davvero digiuni, è utile dire che ogni click su un sito genera qualche tipo di profitto, diretto o indiretto. La maggior parte riguarda la pubblicità, altre volte scopi meno chiari. I giornali italiani, purtroppo, vengono spesso meno alla propria missione, informare con serietà, e si danno al clickbaiting, cioè quella pratica scorretta e opportunistica di attirare con un titolo sensazionalistico o creato ad arte i navigatori e farli cliccare sull’articolo, generando visualizzazioni.
A volte basta poco, come il Corriere di due giorni fa:

Beh, contiene informazioni utili, apro.

Carini, si erano dimenticati il punto interrogativo. Ma guarda te…
Ovviamente nessuna informazione, nessuna nuova, niente di niente.
Chiaro che se invece di TPI o altri lo fa il Corriere, mi dà più fastidio.