io in quanto tale e viva litalia

Uno arriva bel bello e dichiara che: «Viva Istria e Dalmazia italiane», bravo. L’altro arriva, non meno bel bello, e dice: «Io come presidente della Repubblica sono il garante della coesione nazionale», ineccepibile.

La vita, però, è dura e nulla va mai come dovrebbe. È difficile, lo so, ma tocca fare la pieghina e cercare il pelo nell’uovo. Quindi: il primo è il presidente del parlamento europeo e certe scemenze non dovrebbe proprio dirle, se fosse minimamente consapevole del proprio ruolo.

Naturalmente è stato frainteso (mai uno che dica che s’è spiegato demmerda) e intendeva viva gli italiani di Dalmazia.
Il secondo, invece, manco sa dove sta di casa perché è il presidente del consiglio e ancora non si capisce se vorrebbe fare quello della repubblica o se, invece, ancora non ha capito bene la differenza.

E, purtroppo, non è nemmeno la versione di Celenza.
Che dire? Beh, avanti così, di gita in gita, di confusione in approssimazione, venga avanti il prossimo.

armonia e unità di vedute all’interno del governo

Il 17 gennaio scorso l’ennesima conferenza stampa surreale del governo, stavolta a tema Reddito di cittadinanza e Quota 100. Diciamo.
Poiché il comunicatore-capo Casalino predilige la modalità-cartello, ovvero una cosa che sia visibile anche nelle immagini, fornisce i presenti – il presidente del consiglio Conte e i vicepresidenti Di Maio e Salvini – di cartello, appunto, da tenere in mano.

Siccome, però, regna l’accordo e l’armonia, la scenetta dei cartelli diventa poi questa:

Ovvero: Conte e Di Maio stesso cartello in tema, Salvini uno suo senza reddito di cittadinanza, per rimarcare la distanza dalle iniziative di governo dei cinque stelle. Possibile glielo lascino fare? Sì, talmente deboli da lasciarglielo fare.

Qualcuno dovrebbe fare delle domande a questo proposito ma, ovviamente, non le fa.
Non contenti, proseguono con Di Maio che presenta le «norme anti-divano». Così, giuro, «anti-divano», non «norme per contrastare l’abuso eccetera», proprio «norme anti-divano». E così sta scritto sul documento della presidenza del consiglio: «norme anti-divano».

Saranno contenti da Divani&Divani, immagino, almeno quanto noi qui.

fare attenzione

L’uomo ucciso a Pesaro il 25 dicembre scorso con trenta, 30!, colpi di pistola in mezzo a una strada non era una persona qualsiasi: bensì, il fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, esponente di una cosca della ‘ndrangheta, il quale nel 2003 aveva deciso di collaborare con la giustizia.
Era, quindi, una persona sotto la protezione dello Stato.

Eccolo, lo Stato.

Ora (domanda retorica, attenzione): qual è il messaggio – chiarissimo! – che arriva agli uomini di qualsiasi tipo di delinquenza organizzata? Non parlate, perché lo Stato non vi protegge più. E lo Stato, spudorato pure, dichiara lo stesso giorno: «Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma Mafia, camorra e ‘ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido paese, ce la metteremo tutta». Ma son parole, contano i fatti, chi ascolta lo sa benissimo.
Messaggio arrivato a chi di dovere.

dire e fare

Il ministro dell’Interno Salvini – che continua a dedicarsi a tutto fuorché al suo ruolo – si reca a Gerusalemme, visita il Museo dell’Olocausto e lascia una sentita dedica sul libro degli ospiti.

Traduco per i bisognosi: «Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano».
Ora: chiaro che dispiace che il nostro rappresentante in visita non colga l’inopportunità di usare un linguaggio da sms su un registro di quel genere, ovvio, diciamo che dà come minimo da pensare, anche lo stampatello sarebbe stato considerato preoccupante da una qualsiasi delle maestre che ho avuto io, ma quello che a me disturba è che scriva cose (il mio impegno… xché questo non accada mai più) che non corrispondono affatto alle sue azioni. Cioè sono solo parole, vanno e vengono senza alcun senso né, tantomeno, impegno. Non lo riguardano, in sostanza, e il fatto di averle pronunciate non lo vincola affatto. Anzi, potrebbe dire esattamente il contrario domani in altro contesto, se la cosa gli conviene.
Ecco, questo è un pessimo modo di rappresentare un paese e, più importante, di stare al mondo.

Conte uno, Conte due

Il sette novembre scorso il presidente del consiglio Conte, ospite alla trasmissione di Floris per una lunga intervista, ha dato bella prova di sé. Doppia.
La prima è proprio spassosa, per fortuna non ha parlato se no sai come sarebbero andate le mid-term?

No, infatti, difficile saperlo. Ma fa piacere che abbia un’alta considerazione di sé, almeno. La seconda mi fa accapponare la pelle e per fortuna Floris l’ha ripreso subito.

Ma se non sa nemmeno questo, siamo davvero fritti.
O, magari, ha ragione lui e lo spread dipende da me?

metti una leghista a presiedere la commissione sui diritti umani

Terza media, casalinga – e non ci sarebbe niente di male, ma il tutto denota esperienza zero – leghista (e questo invece ce l’ha, il male), simpatizzante con gli sgomberi forzati dei campi, con chi spara contro «gli zingari», amante «dei forni», sostenitrice della teoria gender, squilibrata la teoria e di conseguenza lei, e quindi ovviamente contro ogni diritto gay, contro i centri sociali, e avanti così.
Potrebbe andare anche bene – cioè no, va malissimo e fa schifo – ma va ancor peggio.

Questa persona, orrenda, è da ieri presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani al Senato. Tutela dei diritti umani. Che vorrebbe dire tutti, non (prima dichiarazione): «Basta persecuzioni contro i cristiani». Con i voti di Lega e M5s ha sconfitto Emma Bonino. Che voglio dire, potrà pure non piacere ma siamo davvero su un altro pianeta.
Ah, e non è finita: la vice? Binetti (nel frattempo volata dal PD a Forza Italia, brava bravissima anche lei). Enplein, game-set-match, complimenti.
Attila all’agricoltura, Erode all’infanzia e Hitler ai beni culturali. Così.