l’intelligenza politica degli italiani (non tutti ma molti)

Sono sempre colpito dalla capacità dei miei connazionali di fare i propri interessi mettendosi una pistola alla tempia da sé.

Questa fa il paio con i gay filonazisti e poco altro, per intelligenza sopraffina (nessuno si ritenga davvero davvero escluso). Riesco sempre meno a comprendere le persone con cui condivido la permanenza in questo paese.
Ma fedele alla mia funzione di servizio, suggerisco anche altri ottimi servizi: affidare il proprio patrimonio immobiliare e le proprie attività commerciali al mandamento di Brancaccio-Ciaculli; prendere come medico curante un tizio laureato in farmacia che si professa seguace dei metodi Di Bella e fruttariano insieme; comprare la carne nello spaccio vicino alla discarica perché costa meno; chiedere un prestito a tassi vantaggiosi rispondendo a un annuncio attaccato a un palo della luce; andare in Ungheria con il pacchetto-superofferta della domenica per farsi sistemare tutta la dentatura. E così via, avanti.

«Seppe condurre nell’alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948»

Dove non erano arrivati Alleanza Nazionale, Alemanno e compagnia bella, sono arrivati i grillini: vualà, una strada di Roma intitolata ad Almirante, in delibera. La Raggi naturalmente dormiva – parole sue – e il PD manco lo sapeva – parole loro. Capirai le novità.
Ma è solo il punto di arrivo di una strada costellata di Violanti (vedi titolo del post) e dichiarazioni improvvide. Schifosi.

sì, però ho un sacco di amici vaccinati

Sarà uno stillicidio, d’ora in poi. Ha cominciato il ministro della famiglia (per la? della? boh), che come sempre ha «un sacco di amici gay», poi ha proseguito quel demente al ministero degli Interni, che ha suscitato le ire della Tunisia, poi la neoministra alla salute ha ben pensato di far sapere il suo pensiero sui vaccini e così via. Sarà così, ogni giorno – se va bene – una, in libertà per vedere l’effetto che fa.
Va bene, preferirei di no ma tocca adeguarsi: agiamo di conseguenza.

Sempre fedele.

una magnifica, irresistibile, italica abitudine

È durato qualche ora il curriculum di Giuseppe Conte, ben diciotto pagine di specializzazioni e titoli accademici: pum, l’Università di New York sente il desiderio di rompere le uova nel panierino (euf.).

Altri? Yale? Sorbona? Nulla? Uno spasso anche stavolta, in questo paese il curriculum viene concepito più come opera di fantasia che come strumento di qualcosa. Perché la vita è invenzione, buon umore e sempre viva il genio italico.

[aggiornamento del pomeriggio: la fuffa nel curriculum pare essere maggiore: scuole di tedesco accreditate come enti di cultura, enti europei inesistenti, insomma la candidatura di Conte traballa e dai, siamo probabilmente daccapo. Complimenti].

è uno di noi

Il neopresidente della Camera ieri ha preso l’autobus.
La notizia fa scalpore nel nostro paese e suscita sconcerto: ma come? In autobus? Ma l’autobus lo prendono solo gli immigrati… No, lo prende anche il nostro nuovo presidente della Camera, democratico e vicino al popolo.

L’85 a essere precisi, da Termini a via del Corso, zona Montecitorio. È uno di noi, finalmente, uno di noi. Certo.
Perché a ben vedere, questi sciocchini dei cinquestelle – nel furore della restituzione dei soldi ricevuti, che poi abbiamo visto come va – hanno un sito nel quale rendicontano ogni singola spesa: questo. E qui è facile consultare le spese per i mezzi di Fico nel 2017: 22,50 euro per bus/metro, 2.486,24 euro per i taxi. Non è che l’autobus sia tra i suoi mezzi preferiti.
Quello che è come noi, tra l’altro, paga 1.400 euro di affitto al mese e 450 euro di spese per la casa, e qui comincia a essere mica tanto uno di me. Ma questa è un’amenità.
Il succo del mio ragionamento, piuttosto, è: invece di fare sceneggiatine in favore di telecamera – vedi l’arrivo in autobus – studiate, o cinquestellati, il modo di fare una finanziaria equa e in aiuto dei meno abbienti, redistribuendo carichi fiscali e risorse. Questo conta e questo aiuta le persone, non le scemenze. E se ci riuscirete, caro Fico, potete tranquillamente viaggiare in taxi dorato, ve lo paghiamo volentieri.

la sinistra al potere

Vincono la destra e il m5s e sarà una catastrofe per la cultura, perché questi son ignoranti e beduini e spazzeranno via tutto, tagliando, abolendo e cancellando.
Per fortuna, nonostante le dimissioni di Renzi, la sinistra governa ancora alcuni territori e mantiene salde le redini della cultura, della trasmissione del sapere, delle iniziative che aiutano la comunità civile a crescere con consapevolezza.
A Firenze, per esempio, è quasi l’ora della:

La terza edizione di Florence Cocktail Week. Perché: «dal 30 aprile al 6 maggio le strade di firenze si animeranno a suon di shaker!!». Ma basterà una settimana?

«Florence Cocktail Week 2018. Una settimana tra shaker e twist sul Negroni per scoprire la Firenze del bere miscelato». Mapporc. Poi uno teme la destra, ma è in casa che avviene il maggior numero di incidenti, ricordarselo sempre.

ecco perché questo paese non può essere salvato

Nemmeno l’eliminazione delle scie chimiche, che avverrà presto grazie al trionfo del m5s, ci potrà salvare. Ecco perché.
Spotify – noto servizio di streaming musicale, dai, su – qualche giorno fa comunica via mail ad alcuni utenti (parecchi nel nostro paese, invero) che stanno usando un programma craccato per simulare un abbonamento premium al servizio, cosa di cui sono ovviamente consci gli uni e gli altri, e segnala che disattiverà ogni accesso illegale. Si riserva, magari, di cancellare gli account in caso di comportamento reiterato. Strano? No, niente di strano: Spotify paga i diritti alle case discografiche per la musica che offre e, quindi, o uno ascolta gratuitamente con la pubblicità oppure paga. Oppure non usa Spotify. Chiaro.

No. Per nulla. Nel nostro paese non è chiaro.
Ecco qualche commento degli utenti avvisati da Spotify:

E si potrebbe andare avanti parecchio.
Non farò discorsi paternalisti sul costo degli smartphones che hanno in mano questi disgraziati, non è da me, piuttosto mi concentrerei sul concetto: «la musica dovrebbe essere gratuita», declinato anche nella variante «nessuno acquista la musica», il che è già di per sé idiota ma ancor più se detto da persone, tutti nessuno escluso, che vogliono essere strapagate quando fanno un lavoro banale, sottospecializzato e, di solito, fatto col culetto.
Non ce la faremo. Non così.