sentiti complimenti

Paolo Savona, l’economista ultraottantenne per cui Salvini e Di Maio erano pronti a far fallire il primo tentativo del governo Conte, poi nominato Ministro per gli Affari Europei e poi dimessosi l’8 marzo scorso per andare a fare il presidente della CONSOB, ha ben pensato di lasciare la carica con eleganza.

Due conti in tasca: su Amazon il libro costa 10,20 euro, diciamo generosamente che di dieci gliene vengano in tasca cinque, di euro (ma non è così), fa millecinquecento euro: cifra miserabile se confrontata alla caduta di stile e alla figuraccia. Ma, ancora una volta, scopro che c’è gente disposta a vendere la propria dignità a prezzi da bancarella. Bravo.
(A meno che, e non mi stupirei troppo, il Ministero abbia pagato i libri molto ma molto di più).

libri scritti e libri sottratti: bleah

In pochissime parole, ne ho già detto: Marino Massimo De Caro, trafficone e ladro di libri antichi senza alcun titolo in merito, riesce a farsi nominare direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli. E cosa fa, una volta nel formaggio? Ovviamente ruba tutti i libri che può e ne dà parecchi al suo amico Dell’Utri. Poi, grazie alla segnalazione dei due impiegati, Tomaso Montanari scrive un articolo denunciando la situazione, De Caro viene arrestato e condannato ad alcuni anni di carcere e domiciliari. Questa la storia, in breve. E i libri? Andati, un bel po’.
Poi Sergio Luzzatto decide di scrivere un libro proprio su De Caro.

Non è mia abitudine esprimere giudizi senza argomentare ma, stavolta, proprio non mi viene voglia: il libro di Luzzatto è incomprensibile, non capisco che tipo di operazione abbia voluto fare, è un libro inutile e a parer mio sciocco in molti punti, imbarazzante per Luzzatto stesso che consideravo uno storico serio, un libro ricco di immodesti e inverosimili particolari, di racconti presi per buoni e di simpatia non troppo nascosta per un delinquente colpevole di numerosi reati odiosi. E Einaudi? Perché pubblica un libro così?
Montanari ha fatto una critica molto più argomentata della mia, cui rimando, a me resta il rimpianto di aver sprecato del tempo a leggere questo libro, che mi ha pure fatto venire il mal di stomaco. Bleah.

ma sarete stronzi, perdio

A Roma non si pulisce nulla, ma nulla per davvero. Tant’è che la città fa schifino mica poco, da un po’ di tempo (almeno 5 Alemanno 2 Marino quasi 3 Raggi). E invece no: l’ufficio decoro del comune (volutamente tutto minuscolo) decide – per una volta – di pulire una cosa sola.

Naturalmente una pulizia fatta bene, alla romana di questi tempi.

Ma la tettoia, dico io? Non la si è vista? E la targa apposita a destra? Difficile non vederla.

Niente. E ciao alla scritta storica del ’48 del Fronte Democratico Popolare alla Garbatella. Complimenti vivissimi anche stavolta.

io in quanto tale e viva litalia

Uno arriva bel bello e dichiara che: «Viva Istria e Dalmazia italiane», bravo. L’altro arriva, non meno bel bello, e dice: «Io come presidente della Repubblica sono il garante della coesione nazionale», ineccepibile.

La vita, però, è dura e nulla va mai come dovrebbe. È difficile, lo so, ma tocca fare la pieghina e cercare il pelo nell’uovo. Quindi: il primo è il presidente del parlamento europeo e certe scemenze non dovrebbe proprio dirle, se fosse minimamente consapevole del proprio ruolo.

Naturalmente è stato frainteso (mai uno che dica che s’è spiegato demmerda) e intendeva viva gli italiani di Dalmazia.
Il secondo, invece, manco sa dove sta di casa perché è il presidente del consiglio e ancora non si capisce se vorrebbe fare quello della repubblica o se, invece, ancora non ha capito bene la differenza.

E, purtroppo, non è nemmeno la versione di Celenza.
Che dire? Beh, avanti così, di gita in gita, di confusione in approssimazione, venga avanti il prossimo.

armonia e unità di vedute all’interno del governo

Il 17 gennaio scorso l’ennesima conferenza stampa surreale del governo, stavolta a tema Reddito di cittadinanza e Quota 100. Diciamo.
Poiché il comunicatore-capo Casalino predilige la modalità-cartello, ovvero una cosa che sia visibile anche nelle immagini, fornisce i presenti – il presidente del consiglio Conte e i vicepresidenti Di Maio e Salvini – di cartello, appunto, da tenere in mano.

Siccome, però, regna l’accordo e l’armonia, la scenetta dei cartelli diventa poi questa:

Ovvero: Conte e Di Maio stesso cartello in tema, Salvini uno suo senza reddito di cittadinanza, per rimarcare la distanza dalle iniziative di governo dei cinque stelle. Possibile glielo lascino fare? Sì, talmente deboli da lasciarglielo fare.

Qualcuno dovrebbe fare delle domande a questo proposito ma, ovviamente, non le fa.
Non contenti, proseguono con Di Maio che presenta le «norme anti-divano». Così, giuro, «anti-divano», non «norme per contrastare l’abuso eccetera», proprio «norme anti-divano». E così sta scritto sul documento della presidenza del consiglio: «norme anti-divano».

Saranno contenti da Divani&Divani, immagino, almeno quanto noi qui.

fare attenzione

L’uomo ucciso a Pesaro il 25 dicembre scorso con trenta, 30!, colpi di pistola in mezzo a una strada non era una persona qualsiasi: bensì, il fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, esponente di una cosca della ‘ndrangheta, il quale nel 2003 aveva deciso di collaborare con la giustizia.
Era, quindi, una persona sotto la protezione dello Stato.

Eccolo, lo Stato.

Ora (domanda retorica, attenzione): qual è il messaggio – chiarissimo! – che arriva agli uomini di qualsiasi tipo di delinquenza organizzata? Non parlate, perché lo Stato non vi protegge più. E lo Stato, spudorato pure, dichiara lo stesso giorno: «Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma Mafia, camorra e ‘ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido paese, ce la metteremo tutta». Ma son parole, contano i fatti, chi ascolta lo sa benissimo.
Messaggio arrivato a chi di dovere.

dire e fare

Il ministro dell’Interno Salvini – che continua a dedicarsi a tutto fuorché al suo ruolo – si reca a Gerusalemme, visita il Museo dell’Olocausto e lascia una sentita dedica sul libro degli ospiti.

Traduco per i bisognosi: «Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano».
Ora: chiaro che dispiace che il nostro rappresentante in visita non colga l’inopportunità di usare un linguaggio da sms su un registro di quel genere, ovvio, diciamo che dà come minimo da pensare, anche lo stampatello sarebbe stato considerato preoccupante da una qualsiasi delle maestre che ho avuto io, ma quello che a me disturba è che scriva cose (il mio impegno… xché questo non accada mai più) che non corrispondono affatto alle sue azioni. Cioè sono solo parole, vanno e vengono senza alcun senso né, tantomeno, impegno. Non lo riguardano, in sostanza, e il fatto di averle pronunciate non lo vincola affatto. Anzi, potrebbe dire esattamente il contrario domani in altro contesto, se la cosa gli conviene.
Ecco, questo è un pessimo modo di rappresentare un paese e, più importante, di stare al mondo.