Bordiga, Grieco, Parodi, Sessa, Tarsia, Polano, Gramsci, Terracini, Belloni, Bombacci (supertraditore), Gennari, Misiano, Marabini, Repossi e Fortichiari

Un secolo esatto dalla scissione di Livorno e dal congresso che portò alla nascita del Partito comunista d’Italia.

Stasera, in onore dei moltissimi compagni passati e presenti, di molte lotte e molte conquiste, di una grande irripetibile storia, di molte feste, di innumerevoli riunioni, delle bandiere rosse e delle manifestazioni oceaniche, dei pugni chiusi, un bicchiere di rosso, un sigaro cubano e, naturalmente, salamella di bambino. Salute!

le capitali della cultura 2023

Con la cultura, forse, non si mangia. Ma con l’inquinamento si muore, sicuro.
E non solo: nelle prime venti posizioni delle città più inquinate d’Europa per Pm2,5 ben dieci città italiane, Milano, Cremona, Saronno, Vicenza, Verona, Treviso, Padova, Como e poi, andando oltre, Pavia, Pordenone, Venezia, Piacenza, Ferrara, Gallarate, Carpi, Torino e così via. E siamo poco dopo i trenta, mica in là. Solo la Polonia e la Repubblica Ceca reggono il confronto ma lì, voglio dire, hanno le centrali a carbone.
Non è che non si possa fare nulla, anzi, le spallucce servono a ben poco. Eppure, è quello che fanno tutti quando si solleva l’argomento. Eeeh, sì, bisognerebbe andare via, tanto per chiudere il discorso e poi niente. Si può fare molto ma abbiamo deciso di rinunciare alla salute in favore del lavoro, in un patto scellerato che non è affatto necessario. Preferiamo pagare multe piuttosto che metterci in regola con i parametri europei, preferiamo morire di mal’aria piuttosto che pensarci. E affrontare il problema, magari. Complessivamente, in pianura padana.
Io, giuro, appena finisce ’sta menata della pandemia, telo.

Mi colpisce come la maggior parte delle città siano lombarde e venete. Il Piemonte c’è, ma è quasi solo Torino. Eppure la pianura padana è per buona parte anche emiliana. Non che non ci siano città emiliane o romagnole, ci sono, ma decisamente più in basso (Modena è cinquantesima, per dire, e la differenza tra le medie è ponderosa), e non è che abbiano dei modelli di sviluppo radicalmente differenti. Allora la questione è politica, oserei dire culturale, là i problemi dell’inquinamento si affrontano, qui nelle regioni a trazione leghista o, comunque, storicamente di centrodestra, no. E questo vale anche per i sindaci di centrosinistra, sia chiaro, la cultura è diffusa.
Il nesso, poi, col covid lo troverà qualcun altro.

il giuramentone

Ahah, tutti quelli che fanno i giuramenti sul bibbione, stavolta Biden, mi fanno molto molto ridere.

Primo perché dovrebbe ovviamente far pensare a una fede colossale, perlomeno. Poi rimanda alla comicità delle cose grandi, gli occhialoni, le scarpone, i baffoni, le sedione.
E poi perché le pagine me le immagino così:

In prin
cipio D
io creò

(gira la pagina)

il ciel
o e la
terra

(pagina 3, dieci decimi)

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: gennaio, ioioio, l’università cattolica cubana, prima le seconde case

È bastato poco tempo, lo sapevo, non è che ci volesse una cima per immaginarlo. La neoassessora lombarda Moratti ha avuto la sua prima idea e, altrettanto prevedibilmente, è una sonora cagata. Ops, pardon, avrei dovuto argomentare prima per poi, delicatamente, condurre il ragionamento alla medesima conclusione. D’accordo. L’assessora al welfare con delega alla salute propone, in perfetta linea con il sentire lombardo diffuso, di tenere conto del PIL prodotto nel calcolo del numero di dosi di vaccino da distribuire. Non solo, aggiunge altri tre parametri di cui tenere conto: mobilità, densità abitativa e zone più colpite dal virus. Quindi: qual è la regione che produce più PIL di tutte? Qual è quella con la maggiore mobilità e densità abitativa? E, infine, qual è quella maggiormente colpita dal virus? E le risposte sono (in entusiastico coro, mi raccomando): «Lombardia, Lombardia, Lombardia!». Ergo: più vaccini alla Lombardia, niente al Kirghizistan. Il bello di una proposta è quando la prima parte significa «io» e quando la seconda, dopo una locuzione tipo «rispetto a», significa «tu», «voi» o «chiunquealtro, cosavuoichemenefreghi». Mezza Lombardia è già in visibilio, eh sì, era ora che qualcuno le cantasse belle chiare, finalmente qualcuno che si oppone all’odio antilombardo di questo governo. Non sto scherzando, se non vivete nella regione con la maggiore mobilità e densità abitativa di tutte, vi assicuro che qui i pensierini sono questi. E sono trasversali, da destra a sinistra senza bisogno di essere leghisti di via Bellerio. Ergo: Pago? Pretendo. Che, poi, sul pago ci sarebbe parecchio da intendersi, perché non è che siccome lo diceva il commendator Zampetti allora è vero. Direi, piuttosto, che siamo in zona sdrucciolevole, in quella zona per cui la lombarda era la sanità migliore del mondo e si è visto poi com’è andata (e sta andando, purtroppo). In quella zona in cui è più importante ripetere un assunto e farlo diventare verità invece che aprire la finestra e guardare davvero fuori come stanno le cose. Non vi dico in giunta: estasiati. Eccitati. Fontana, vicino a un cardiopalmo, spiega che la Moratti ha proposto «una serie di integrazioni che mi sembrano estremamente coerenti e logiche», qui bisogna parlarne con Arcuri immediatamente, questa Moratti è proprio un genio, come abbiamo fatto a non pensarci prima. Al contrario, non solo la Moratti dimostra di aver capito pochino del principio della salute pubblica – o se ne impippa, ovviamente -, non solo non ha pensato che se due criteri sono «la densità abitativa» e «le zone più colpite dal virus» allora bisognerebbe dirottare tutti i vaccini in India (anche per il PIL, forse), ma dimostra anche di aver capito nulla del funzionamento dei vaccini e della necessità di vaccinare tutti. Ma non solo: nelle ultime due settimane la tanto decantata Lombardia ha pure dato dimostrazione di non saper gestire le dosi di vaccino arrivate («il miglior modello organizzativo del mondo»), somministrandole con una lentezza e una disorganizzazione che sconsiglierebbero certo di inviarne di più. E il sistema di monitoraggio del numero dei contagiati è in tilt, per stessa ammissione dei sindaci, che non sanno più quanto malati ci siano nel proprio comune. Tutto ciò fa un argomento? Sì, no, boh, chi se ne frega, prima i lombardi, poi tireremo su i muri per non contagiarci. Il ministro Speranza twitta correttamente che: «Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più», ha ragione, ma l’intento della Moratti era cominciare a conquistare consenso e così ha fatto. Che dire? Beh, Giulio: torna!

Il Giulio della frase prima è Gallera, l’assessore precedente, zimbello e disastro fatto corridore. E oggi in Toscana è iniziata la somministrazione del vaccino sviluppato da Moderna. Perché? Mi sa che ha a che vedere con il fatto che sono stati più efficienti nell’esaurire le dosi precedenti. Per restare sempre in zona lombarda, mi scuso ma la mia visuale è ancora più ristretta del solito, l’Università cattolica (ripeto: l’Università cattolica, non Sendero luminoso o il Partito Comunista Cubano) ha reso noto che sospenderà tutti i propri studenti in infermieristica che si rifiutino di fare il vaccino. E io miseramente a bocca aperta. È giusto, è sacrosanto, perdio. Perché se studi nel settore sanitario e non vuoi fare il vaccino vuol dire che non hai capito una fava del lavoro che ti accingi a fare, dello spirito e del rigore deontologico che la professione richiede. Nessuno pone dei limiti ad andare a guidare i tram, per dire, o a fare l’assessore in Regione. Gli studenti della Cattolica alle prese con l’esame di paleografia latina non avranno lo stesso problema, potranno anche obiettare e morire solitari e orgogliosi di sé sotto un’epigrafe sperduta in val Camonica. Nel frattempo, mentre il paese è distratto dalla fiducia al governo in Parlamento e riemergono da dietro i sassi i centristi da uno per cento e i tatticisti amorali, la maggior parte delle regioni italiane è arancione, alcune rosse, alcune gialle con restrizioni, il che inibirebbe la maggior parte delle iniziative, sulla carta, ma se le Regioni stesse annunciano ricorsi contro la colorazione e per strada non c’è alcun controllo, il risultato è che la mattina in tangenziale a Milano c’è la coda dei tempi belli. Ed è chiaro che a questo punto la risposta del Ministero alla faq che chiede se sia possibile raggiungere le seconde case anche fuori regione assume rilevanza capitale. Perché è immediatamente Pinerolo, Campiglio, Ponza e sa dio dove. Perché i legalisti a parole, quelli del guarda-che-si-può, gli stessi peraltro del qui-non-si-può che raccontava Benni quarant’anni fa, sono dappertutto e hanno l’autocertificazione etica e morale sempre compilata. Ovvio, perché si tratta di sé stessi e cosa c’è di più alto, di più nobile, di più rilevante?


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio |


Tutti gli indici

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: gennaio, entro, entro, entro, i ragazzi sono il nostro futuro, fortuna che al governo tutto a posto

Se fin dall’inizio mi fossi messo a raccogliere le previsioni sui tempi di vaccinazione in Italia sentite finora – non l’ho fatto consapevolmente, perché poi mi viene il sangue amarone – avrei raccolto un catalogo clamoroso di scemenze sparate a caso. «Entro giugno metà degli italiani sarà vaccinata» (Ricciardi), «entro la fine dell’estate offriremo il vaccino a tutti i residenti del nostro Paese» (Locatelli), «entro settembre 2021 tutti gli italiani potranno essere vaccinati» (Arcuri), «i primi 2 o 3 milioni di dosi potrebbero essere disponibili già prima della fine dell’anno» (Conte che parla ovviamente del 2020), «noi già dal 1 aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati e così avremmo già raggiunto la Fase Uno» (Speranza). Potrei andare avanti per molto ma il concetto è chiaro. A oggi, secondo il sito ufficiale, siamo a 927.099 vaccinati. Attenzione, primo giro, servirà il richiamo in qualche settimana. E al momento è relativamente facile, perché gli operatori sanitari e i governatori di regione sai dove trovarli, dopo sarà più complicato. Quindi, facendo un po’ di tara e calcolando che ciascuno dovrà ricevere due iniezioni, ai ritmi attuali ci dovremmo mettere sessanta mesi per vaccinare l’intera popolazione italiana, cioè cinque anni. Oh, magari non sto seduto accanto al campanello aspettando che mi chiamino.
E se ci mettessimo in mezzo una crisi di governo? Ci metteremmo meno o ci metteremmo di più? E se andassimo al voto? Beh, sarebbe stupendo, in un batter d’occhio ci potremmo mettere, sei, sette, dieci anni, sempre che, naturalmente, di crisi e di cambio di governo non se ne mettano in mezzo altre. Ma che vado a pensare? Chi sarebbe così scellerato e scimunito a causare una crisi di governo in questo momento? In mezzo a una pandemia? Maddai, impossibile. Irrealistico, per fortuna.
Che pensieri che mi vengono. Si fa più forte la spinta per la riapertura delle scuole superiori, genitori, studenti, docenti, e forse qualcosa accadrà, chissà. D’altronde tra i due estremi, sentiti di continuo – cioè: la scuola è un’enorme fonte di contagio; la scuola è sicura – ci può stare di tutto e nessuno sa, davvero, come stiano le cose. Ma vuoi mettere la commozione quando studentelli con occhi di cerbiatto dicono che «gli stanno rubando il futuro?». Mica si può restare insensibili. Se la pandemia fosse esplosa quand’ero adolescente io, ci saremmo contagiati alle cabine telefoniche per colpa del duplex a casa. Si fa forte anche la spinta dei ristoratori per la riapertura o per l’erogazione di altri sussidi (e i liberisti? E quelli che sostenevano il mercato sopra tutto contro l’intervento dello Stato? E voi baristi che li avete votati e li votate e voterete?) e, quindi, protestano oggi tenendo aperto. Sarà che tutto ’sto parlare di soldi del MES e del recovery fund sta facendo girare la testa e crescere il desiderio collettivo di accaparrarsene un po’.

Pippo. Pippa. Pippone. Pappardella. Poppone. Popolopopo. Popoppopopopopooo.
Siamo in attesa del DPCM, ancora, che stabilirà come ce la passeremo nei prossimi due mesi o giù di lì. La ridda di ipotesi tiene banco sui giornali, i quali vergognosamente (il Corriere su tutti) le presentano come fatti e non come supposizioni, creando ulteriore confusione oltre a quella, non poca, che già c’è. Si potrà sciare? Si potrà andare a visitare gli amici in regione? Si potrà invitare a cena degli amici? Andare nelle seconde case? Che rottura di balle. A corollario, oggi saranno ripristinati i colori differenziati a seconda della regione, con la novità che sono state abbassate le soglie per cui sarà più facile essere rossi. Perché le cose non vanno mica tanto bene, i dati sono in crescita (chi l’avrebbe detto, dopo natale e capodanno?), l’occupazione ospedaliera anche, i morti continuano implacabili. E in Europa anche peggio, Inghilterra e Germania particolarmente male, forse un’anticipazione di dove stiamo andando anche noi. Tra i paesi UE ora è sufficiente un tampone rapido, non serve più nemmeno la quarantena. Immagino sia perché, ormai, il contagio è ovunque in maniera uniforme o quasi. Presumibilmente, la maggior parte delle regioni sarà arancione, una manciata rosse e poche poche gialle. È istituita anche una zona bianca, in cui si potrà fare di tutto e anche di più, ma resta incerta l’applicazione, al momento. Sarà assegnata ad Atlantide? A Eldorado? Al paese dei balocchi? A Fantasilandia? Alla montagna del sapone?
Fortuna che non abbiamo anche una crisi di governo tra i piedi.


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio |


Tutti gli indici