aggiornamento situazione traffico da Suez

L’interruzione sulla bretella Suez-Port Said prosegue, con il mezzo pesante (Ever Given, vedi ieri) ancora fermo di traverso su entrambe le carreggiate. I mezzi di soccorso sono intervenuti prontamente per rimuovere il mezzo.
In direzione Port Said si è fermata una coda di svariati chilometri, dovuta anche a curiosi e mezzi di passaggio. Si suggerisce ai mezzi in transito di prendere la variante al canale, ovvero di circumnavigare l’Africa.

Si segnalano infine alcune decine di mezzi fermi nel mezzo del canale, in attesa della ripresa del traffico. Non a caso la zona in cui si trovano è denominata ‘Laghi Amari’ (بحيرة المرة الكبرى). Si raccomanda prudenza.

Dal CCISS è tutto, linea allo studio.

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: marzo, dotti, medici e sapienti, Aria fritta, il bello di essere leghisti, attesa, ancora attesa

È che proprio passa la voglia. La voglia di raccontare, di tenere memoria, di conseguenza di ricordare. Perché va bene ciò che è difficoltà oggettiva, la pandemia, la malattia, la sofferenza, ma ciò che non va per insipienza, incompetenza, miseria e furbizia, no, non è accettabile. Il caos, là fuori. Vaccinazioni a rilento, sistemi informativi in tilt, categorie trascurate, categorie favorite, anziani dimenticati, appuntamenti saltati o dati a centinaia di chilometri, consegne dilazionate, grandi proclami e pochi fatti positivi. Gli altri non saprei, io la vivo abbastanza male.
Non è lo Scanzi di turno, che frega la fila e si vaccina, o non solo, è la situazione complessiva che mi disturba. Un anno fa non sapevamo quando avremmo avuto i vaccini ma un paio di cose erano già certe: che sarebbero arrivati, prima o poi, e che si sarebbe dovuta vaccinare la quasi interezza della popolazione italiana, in qualche maniera. Ci si poteva lavorare fin da allora, destinando risorse e persone, dedicando intelligenze, trovando modi.
A dicembre, la situazione lombarda in cui non erano disponibili nemmeno i vaccini antinfluenzali, una certezza da anni, già aveva prospettato un avvenire preoccupante. Ma è bastata una crisi di governo in cui sono stati imbarcati quasi tutti e la sostituzione di un paio di nomi in Regione e la cosa si è acquietata per l’ennesima volta. Fino al disastro-vaccinazioni, per cui è stata esautorata tutta la dirigenza leghista della società Aria srl di Regione Lombardia, fiore all’occhiello della giunta attuale e incapace di gestire decentemente il sistema di prenotazioni delle vaccinazioni. Fa Aria da tutte le parti, dice il mio vicino M. Ma non solo la Lombardia, le sette regioni peggiori per numero di vaccinazioni fatte rispetto alle dosi ricevute sono tutte amministrate dalla Lega, vogliamo dire caso? Diciamolo, giusto per continuare a far finta di niente.

Poi, lo dico per il me del futuro perché è a questo che servono i diari, anche mini, è stato il caos sui vaccini: non vengono consegnati; AstraZeneca prima sospeso poi riammesso con procedura del tutto politica – è stato un segnale per l’azienda? O per chi?; le categorie in grado di fare lobbying passano avanti a quelle non rappresentate, per cui gli psicologi prima degli ottantenni, gli avvocati prima dei malati, i docenti universitari prima dei settantenni, per poi ripensarci e tornare tardivamente a criteri di anzianità, d’ora in poi; il nuovo governo che cerca di centralizzare le procedure senza però scontentare troppo le regioni, specie quelle messe peggio, amministrate ora da una forza della maggioranza, quando invece bisognerebbe d’arbitrio riportare la sanità a una funzione unica, gestita centralmente; proclami continui, con date sempre più spostate in avanti e numeri immaginari per le vaccinazioni quotidiane, ma è un giochino da scolaretti che non hanno studiato oggi e promettono di fare domani il doppio delle pagine, cretinate. Vabbè, potrei andare avanti per molto ma il me del futuro avrà capito. La faccenda, al momento, è piuttosto deprimente, motivo per cui da tre settimane stavo girando attorno al minidiario cercando di svicolare.

E, magari, di parlar d’altro. Chissà come fanno i comici, mi chiedo sempre, a restar comici anche nelle incazzature. Non si incazzano, perché sono comici? A me il sensofiumor mi si azzera, ammesso che io ne abbia a sufficienza. Mi piacerebbe far battute, perché spunti ce ne sono, ma non mi vengono e si vede. A ciascuno il suo, a me purtroppo tocca essere pesantone in questo tipo di cose, per spunti divertenti in tema pandemia rivolgersi altrove. Io, al momento, mi limito a registrare qua e là gli avvenimenti principali, in attesa di tempi migliori.
Tocca attendere che finisca l’attesa.


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio | 26 gennaio | 1 febbraio | 15 febbraio | 22 febbraio | 24 febbraio | 1 marzo | 25 marzo |

commercialisti, avvocati, giornalisti, notai, erano tutti essenziali

Secondo il ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) Matteo Villa, aver vaccinato così poche persone con più di settant’anni fa sì che la curva dei decessi continui a salire. Stando ai dati dell’Ispi, se l’Italia avesse vaccinato la popolazione più a rischio oggi la letalità si sarebbe abbattuta del 54 per cento, mentre con numeri così esigui la diminuzione è del 21 per cento. Purtroppo, questa differenza del 33 per cento si traduce in migliaia di morti che potevano essere evitate, in particolare tra i più fragili.

Naturalmente non ne risponderà nessuno.
Un interessante articolo di Francesca Coin per Internazionale sulle disuguaglianze del piano vaccinale.

Secondo Nino Cartabellotta della fondazione Gimbe, coloro che hanno ricevuto il vaccino senza averne diritto sono circa il 16 per cento del totale, più di un milione di somministrazioni.

Non ho parole.

chiunque guidi più lentamente di me è un coglione e chiunque vada più veloce è un pazzo scatenato

La Ever Given, una bestiona portacontainer di quattrocento metri, si è intraversata nel bel mezzo del canale di Suez. Stoppandolo.

Mi immagino quelli dietro, attaccati al clacson: «’A rincojonito, te togli dellà?». Una cosa così. E giù a suonare.

Ora i rimorchiatori stanno cercando di girarla, cosa non semplicissima, magari scavando con le ruspe la sabbia in cui si è incagliata. L’operazione è comunque lunga, non so come sia la situazione maree, che potrebbero risolvere la cosa. Altrimenti tocca, ahiloro, scaricare tutti i container così da farle alzare la soglia di galleggiamento. Si prevede un blocco di alcuni giorni e, considerando che da lì passa il sette per cento del traffico mercantile del mondo, non vorrei essere il capitano.
Te movi?

La situazione del traffico a Suez un minuto fa.

serve la placca de pongo

Non le avrei dato una cicca e, invece, spassevole: ‘Speravo de morì prima’.

Notevole Castellitto che sa riprodurre quello sguardo a metà tra il vuoto e il non-ho-capito mentre cerca di fare divisioni a tre cifre a mente. Non meno Tognazzi. Evidentemente, dopo ‘Romolo e Giuly’, ‘Gomorra’, ‘The young pope’ e la vecchia ‘Boris’, qualcuno ci sta prendendo la mano e comincia a girare prodotti significativi anche da noi, con buona ironia. Bene, anche per chi come me segue molto poco il fobàll e gliene frega poco delle radio romane sulla maggica.

e l’investimento comincia a rendere

Giocati quattro euro, vinti sei. Per me, prima vincita di sempre. Adios, amigos.

Perché giocare la sorte al gioco più difficile di tutti? Lo è, il SuperEnalotto è il gioco d’azzardo a premi più difficile al mondo, 1 probabilità su 622.614.630 di vincere il malloppone, in effetti non conveniente. Ma io ho un progetto e non mi servono migliaia, decine di migliaia o centinaia di migliaia di soldi, o rendite mensili, a me servono decine di milioni. A chi rivolgermi, dunque? O al caveau di una banca o a una lotteria scandalosa. Considerando poi che gioco sempre il minimo, due euro a cartella, ritengo di avere grandi e luminose possibilità. Ma sto studiando l’Eurojackpot, estrazione ogni venerdì sera a Helsinki, molto molto più facile: 1 probabilità su 95.344.200, quasi un gioco da ragazzi.
Oppure potrei mettere in piedi un ragionevole schema di Ponzi e darmi alla fuga prima del crollo, può essere. Qualcuno vuole sottoscrivere una bella somma che garantisco interessi del cinquanta per cento almeno?

la musica delle stagioni, inverno 2020

Finisce l’inverno e, anche, la mia compila dell’inverno. Stavolta è venuta più rocchettara, molto moderata, i brani son più di novanta per un totale di più di sei ore. Un Roma-Milano con calma, direi, forse Napoli. Essendo di stagione, all’inizio c’è certa frutta, alla fine altra, normale. Non si sanno mai le pieghe che si andranno a prendere nel corso del tempo, anche se curiosamente questa è partita dai Cream ed è finita a Tom Petty (tompetti), due classiconi, ma all’interno c’è tutt’altro.

Poi ci sono quelle passate, le dodici stagioni precedenti, altro che serie tv.

Eccole, tutte: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore)

Spero qualcuno si diverta, se no io, che va bene lo stesso.


L’indice delle compile

primavera non bussa, lei entra sicura (ancora ancora)

Alle 10:37 di oggi sarà primavera. L’equilonzio, variabile come ogni anno tra un giorno prima e un giorno dopo, è cosa di oggi ed è, appunto, primavera. Cioè quella stagione, come disse qualcuno, in cui è estate sotto il sole e inverno all’ombra.

Seconda primavera di pandemia, c’è da augurarsi che porti novità e miglioramenti per tutti. Così ne veniam fuori. Nonostante chi non ha ancora capito come stare al mondo. Ai leghisti, come sempre, niente. E poi c’è la Milano-Sanremo.