
Occhei.

Occhei.
Dopo un inizio a dir poco disastroso, tra cui segnalo aver fatto morire la regina e fatto venire un coccolone alla banca d’Inghilterra, la premier inglese si è dimessa a tempo di record.

Daidaidai che ce la facciamo anche noi, che cominciamo sabato o domenica, presumibilmente. Giusto per capodanno. E, allora, saremmo noi a imitare loro e non il contrario, come insinua pesantemente l’Economist con la sua copertina di oggi.

Fastidiosetto persino per un criticone verso l’Italia come me. Sarà lo spaghetto, la pizza.
Zerocalcare rilascia un’intervista a Repubblica, esce tutt’altro. Ecco il suo sintetico racconto.

C’è molto.
Dò un’occhiata tra i libri per vedere che leggere, mi scappa l’occhio e ci rimane sotto.

Mi avvicino con cautela al volume, letteralmente, al volumone, è Donne e uomini di Joseph McElroy, millenovecentottantaquattro pagine di intrattenimento, per un mezzo metro cubo di volume. Il paragone coi vicini mostra la predominanza.
Dice The Review of Contemporary Fiction: «Quando chiudi questo libro non puoi non essere convinto che McElroy sia stato cinquant’anni in anticipo rispetto a qualunque altro suo contemporaneo». Sicuro, ma è un vantaggio che si perde, mettendoci cinquant’anni per leggerlo.
E che soddisfazione quando, entrato nella libreria Rizzoli in galleria a Milano, una vera istituzione della cultura libraria, mi si para davanti non tanto il signore, che pure veniva verso di me, quanto lo scaffale di consigli di lettura subito dietro.

Non indago il senso di consigli suggeriti da un social, quindi da moltitudini, non ci provo. Resto basito, chiudo la bocca e vado innanzi. Chissà che mi perdo.
Al di là delle mie osservazioni, irrilevanti e che comunque si riferiscono al contrasto tra negozio fisico e un suggerimento generale così mal scritto come l’intestazione dello scaffale, sul social cinese è in atto un significativo processo di suggerimento e promozione libri che ha suscitato l’interesse di librai ed editori e là dove un libro come Fabbricante di lacrime, per quanto mezza boiata young adult, genera dieci milioni di visualizzazioni dell’hashtag è chiaro che sarebbe sciocco finta di nulla. Numeri che nemmeno la più riuscita campagna di promozione planetaria potrebbe sognarsi nelle aspirazioni più rosee. L’elemento ammirevole, oltre all’encomiabile spinta alla lettura, è la spontaneità del processo e la sostanziale gratuità. Booktoking.
Me ne rendo conto, e me ne scuso, il mio umore risente del 25 settembre e di tutto il seguito. Non è un caso se tutti i post di questo periodo vanno in ‘nemici‘ e oggi non fa differenza. Repubblica mette in home questo articolo:

Sciapò, davvero, un concentrato di stupidità. Perché deliberatamente ignora il problema vero, quello grosso grosso che porta gli inverni più caldi e i trenta gradi a ottobre, per dare un impudente motivo di ottimismo sulle bollette. Bravi, molto. Viene in mente la storiella di quello che sta precipitando dal grattacielo e a ogni piano che passa si dice finora tutto bene. Ottima prova di obiettività e responsabilità, lunghi mesi ci attendono.
Oggi pure peggio. Perché se almeno la nomina di ieri era un fascista ortodosso ma vecchio, non per questioni anagrafiche ma per questioni storiche, oggi è un fascista contemporaneo, di quelli che prescrivono alle altre persone cosa debbano e cosa non debbano fare. All’ambasciata americana staranno già aprendo il file su di lui, ondivago putiniano. Che poi, dico io, ma che scelta idiota oltre a tutto. Senza essere De Gasperi, anche un neofita della politica meno babbeo capisce che per durare si possono benissimo fare delle scelte proprie, e il controllo delle camere lo si tiene comunque, senza però risultare provocatorii e senza scegliere individui che sono per loro natura un insulto al resto del paese. Invece no, dopo essersi riempiti la bocca da tre settimane con concetti come continuità, rassicurazione, personalità di alto profilo, le due scelte di ieri e oggi dicono l’esatto contrario.
E ci riportano indietro.

Poi si stupiscono e pretendono scuse se il giorno dopo a Roma appaiono manifesti con La Russa a testa in giù e alla Garbatella la sede di fdi viene imbrattata di scritte, gli impudenti. Letta twitta a più non posso il proprio sdegno e io, come tanti altri, pensiamo: adesso? O per citare qualcuno che ho sentito: a Letta sono ora scese le palline, ma Enrico, è tardi. Tra l’altro, la scelta scellerata alla Camera deriva direttamente dai giochini della Lega al suo interno, perché viene nominato un veneto, ed ecco il contentino, ma salviniano e non zaiano, a prescindere dal fatto che sia palesemente idiota. Serve il peso.
Niente di nuovo, comunque, visto che il centrodestra non è stato, negli anni, certamente meno scomposto e meno litigioso di quanto non lo sia stato il centrosinistra, e così sarà nei prossimi tempi in ogni passaggio delicato. L’intelligenza politica di Meloni, che non c’è proprio a parer mio, anche solo per totale mancanza di esperienza in tal senso se non a far baccano alla comoda opposizione, non sta dando gran segni di sé, visto che non ha imparato che bisogna concedere molto agli alleati per governare con pace e tempo, e la lista dei ministri non ha che da arrivare a confermare il più cupo pessimismo.
Mettersi decisamente al riparo. Se non ci fossero di mezzo le sorti del paese, verrebbe da ridere: La Russa eletto con parte dei voti dell’opposizione e senza quelli di Forza Italia, nonostante la tanto sbandierata maggioranza; un vaffanculo labiale di Berlusconi proprio al neopresidente che gli chiedeva conto dei mancati voti; il presidente della Camera che non c’è perché tre votazioni vanno a vuoto, ovviamente non hanno i due terzi dei voti ma sfuma l’accordo, e quindi si va a domani, convergendo forse su un altro nome molto peggio, sembra.
Insomma, non male per oggi. E per le oltre tre settimane passate dal voto ad accordarsi che alla prima occasione danno un po’ il segno dello sbando.

Se non ci fossero di mezzo le sorti del paese, davvero, me la sghignazzerei, qui dal mio comodo balconcino. La presunta intelligenza politica di Meloni, di cui si parla tanto, è ancora tutta da dimostrare: le scelte dei candidati degli ultimi due anni alle amministrative, Roma, Milano, Torino e così via, dicono tutto il contrario, anzi, viste poi le sonore sconfitte con nomi impresentabili o inconsistenti. Le vicende di oggi, altrettanto, non ne dicono bene, con una delle due spine nel fianco, Forza Italia, che fin dal primo minuto sottrae il proprio appoggio. Sarà dura, di sicuro molto di più che sbraitare dall’opposizione, per di più da soli.
E se nei prossimi mesi ci aspettano la questione climatica, quella energetica, quella bellica, per dirne alcune, questo buongiorno che avrebbe dovuto essere, per dir di metafora, una tranquilla colazione di piacevoli chiacchiere è già diventato un problema da sormontare. Bene, avanti, vediamo domani. Mi pare che ogni scenario sia aperto e nessuno, al momento, sia particolarmente auspicabile.
Vi prego, l’incompetenza no. Almeno quello.
Aiello, Albano, Alifano, Almici, Amato… è cominciata la conta per la presidenza della Camera e guarda te se bisogna essere sollevati perché sarà eletto La Russa, fascista picchiatore, che sarebbe meno peggio di altri.
E i bei tempi in cui le presidenze delle camere andavano all’opposizione? Dimenticati, ovviamente non da ora.
La riflessione sulle città fondate sui fiumi e soprattutto alle confluenze dei fiumi è una costante per me e man mano che ne scopro di nuove me le segno. Tra le nuove viste in tempi recenti, Gand tra Leie e Schelda, ci vivrei, e Duisburg tra Reno e Ruhr, non ci vivrei. Tra le non viste ma solo scoperte, Montréal alla confluenza dei fiumi San Lorenzo e Outtawa, prima o poi.


Aggiornamento grazie alle mie pensatone e ai contributi ricevuti:
Confluenze di tre fiumi:
– Passau: Danubio, Inn e Ilz
Confluenze di due fiumi che ne generano uno nuovo:
– Pittsburgh: Allegheny e Monongahela generano l’Ohio
– Ponte di Legno: Narcanello e Frigidolfo generano l’Oglio (sub iudice, i primi due sono torrenti)
Confluenze di due fiumi:
– Belgrado: Danubio e Sava
– Bressanone: Isarco e Rienza
– Coblenza: Reno e Mosella
– Duisburg: Reno e Ruhr
– Gand: Leie e Schelda
– Kaunas: Nemunas e Neris
– Lione: Saona e Rodano
– Magonza: Reno e Meno
– Mannheim: Reno e Neckar
– Montréal: San Lorenzo e Outtawa
– Treviso: Sile e Botteniga (sub iudice, il Botteniga è lungo due chilometri)
– Washington: Potomac e Anacostia
Da questi ultimi aggiornamenti, ho imparato che la Ruhr è un fiume, nemmeno piccolo, e che la Ruhr è una regione che in realtà avrebbe la sua sostanza nell’essere il bacino della Ruhr, il suo nome esatto. Finora pensavo fosse solo una regione mineraria, ho scoperto il fiume.