Manhattan, from the top.

Che città meravigliosa.
Manhattan, from the top.

Che città meravigliosa.
In realtà la pubblicità non era nemmeno male, so seventies, in effetti come prevederlo?

Per chi non pratica, traduco alla buona: «Il posto più vicino al paradiso che alcuni di noi mai raggiungeranno», una cosa così. Sì, non era male, c’era quello spirito un po’ ironico degli anni Settanta che io apprezzo, è che poi succedono le cose e a volte diventa più complicato.
Vagolo dall’alto, un’occhiatina alle piramidi di Giza che è sempre bello. Mi stupisco sempre di quanto siano assediate dalla città e di come invece le persone postino foto in cui sembrano isolate nel deserto, Poi, stavolta, guardo meglio. C’è qualcosa di nuovo lì, in alto a destra. Che è?

Opporc, no. Ma che davero? Fammi guardar meglio.

Eh sì, un campo da golf. Un fottutissimo campo da golf. Non solo perché è a fianco di una megalopoli di gente ammassata, vedi la città dei morti del Cairo, non solo, ma l’idea stessa di creare un tappeto erboso nel deserto va contro ogni mia convinzione e comportamento. E di fianco alle piramidi, poi, che insulta tutta l’umanità tranne quei quindici o sedici che stanno giocando da dentro.
Eh, niente, sic transit gloria mundi, puoi esser ricco, simpatico e bello, soprattutto faraone, ma se è passato il giusto tempo e non comandi più, adieu. Ci sarà sempre uno che si siederà sulla tua faccia per farsi una foto. Specie in un paese governato da un dittatore. Ah, ehm, che è un po’ un faraone, sì.
Luca Serianni, dopo l’incidente di tre giorni fa, se n’è andato.

Che perdita. Non solo per quanto ha fatto, che per fortuna resta, o per quanto stava facendo, sempre di grande qualità vedi il recente lavoro sulla lingua di Dante, ma per i suoi interventi in favore della lingua e dell’uso, come sempre precisi e puntuali, indicativi e mai prescrittivi, soprattutto esatti e diretti nel cuore della questione.
Tutte le volte che mi abbia detto di mettere un accento su una consonante e andare nel deserto a guidare una tribù di Ubangi, io l’ho fatto. Sé stessi, sempre. Grazie, Professore. Grazie di cuore.
Amburgo, 5 febbraio 2023, Reeperbahn, preso. Quale posto migliore?
Il brutto è che lo sapevamo tutti. E l’ancor più brutto è che lo sapeva lui. E con lui, quelli della scorta.

E vivaddio, pensavo allora, figurati se lo Stato non è in grado di proteggere una persona da quattro mafiosi, per quanto sanguinari.
Ingenuo.
La mattina del venti ero al mare, andai a comprare il giornale e scoprii che no, lo Stato non aveva voluto proteggere il suo magistrato, a costo di veder saltare un quartiere di Palermo. Come con Libero Grassi.
Uno dei giorni più neri dei miei vent’anni.
Quel bel periodo in cui ti dicono che hanno proprio proprio bisogno di staccare la testa, che tutta quella fatica di cosare di testa durante l’anno, che bisogna sparapanzarsi da qualche parte a far nulla e leggere? Siam matti? Far fatica? Alcuna, non ischerziamo.

Che poi fanno tutt’altro che lavorar de cranio o trasportar casse.
Ahah, stupendo, bisognerebbe andarci anche solo per il fatto che è a Verona.

Chissà quanto gli girano ai Tosi destrorsi, ma che goduria.
Verona città aperta.
C’è stato il solquizzio, madonna, quindi è tempo di cadaunare la pleilista della stagione conclusa e iniziare quella entrante. Ed è già passato un po’. Va bene, con ordine: ecco la pleilista della primavera, oltre settanta brani per un viaggio in macchina da Biała Podlaska a Olsztyn, ma comodi.

Un sacco derobba nuova, ho cercato in giro. E ne sono abbastanza soddisfatto, pochi nomi noti e parecchia gente che ha voglia di fare, secondo me. Alcuni non dureranno oltre la stagione, ma altri eccome sì.
Eccole, tutte: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore) | autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore) | primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) | primavera 2021 (90 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (54 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (92 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (74 brani, 4,46 ore)
Sfondato il muro delle cento ore complessivamente, ora è solo discesa. Ed ecco le copertine, per amor di completezza e, ovvio, di copertine.

















E son diciassette stagioni, CSI trivigante Maiemi, complimenti a me. Fa un po’ paura a moltiplicare per i mesi, già, ma pensando che sia musica allora passa. Butto lì un Arpeggio di Friska Viljor, Wild Flowers dei Warmduscher, My Weight di Lady Pills o Impossible dei Röyksopp, proprio per buttarle lì.
Ecco la prima immagine inviata da JWST.

Attenzione: ogni, OGNI, singolo punto luminoso senza i raggi di luce, ogni singolo, è una galassia. Non una stella, una galassia. Galassia. Santoddio. Galassia.
Mondi senza fine. Più probabile che in qualche tempo e in qualche forma si sia sviluppata la vita che pescare a mani nude un pesce nel laghetto di fronte a casa. Senza fine.