le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: a noi importa lui, gli altri si impippino (a Cormano)

Chiunque sia mai stato al cimitero Monumentale di Milano (consiglio, qui la mia vecchia guida) lo sa: al centro del famedio al piano superiore – ovvero dove sono le supercelebrità milanesi, vere e supposte e in cenotafio – troneggia lui, come primo indiscusso e imbattibile, Alessandro Manzoni. In ampia teca marmorea sopraelevata a perenne memoria, densa di retorica abbastanza, Fo, Gaber, Jannacci, Noorda, Pesce tutti al piano di sotto. Ah, Milano.
Va bene. Se ne potrebbe anche discutere ma se ne potrebbe anche non discutere, altrimenti poi io dico che i ‘Promessi sposi’ sono un micidiale veicolo di ideologia familistica, poi qualcuno se la prende e poi tocca litigare. Ecco, tanto non è nemmeno l’oggetto né il luogo della presente guida.

Bisogna andare a Cormano. Oggi non so sinceramente perché qualcuno dovrebbe andare a Cormano tranne me ma anche qui non vorrei offendere alcuno. Per maggior precisione, più che Cormano, bisogna andare a Brusuglio, perché lì c’è, in via Manzoni angolo via Promessi sposi, davanti al centro odontoiatrico Manzoni e dopo il bar Manzoni, Villa Brusuglio Berlingieri. Oggi detta ‘Villa Manzoni’, ovviamente. Una volta era ‘Villa Imbonati’ perché, sensatamente, apparteneva a Carlo Imbonati e alla sua morte nel 1805 passò alla sua compagna Giulia Beccaria che, come si sa, era la madre dell’onnipresente. Tutta ’sta pappardella per dire due cose: una, che A.Manz. (d’ora in poi così per brevità) trascorse molte estati nella villa; due, che per questo ed essendo ancora della famiglia, molti parenti e successori vi abitarono e abitano e fecero di Brusuglio un luogo di buon ritiro.

Iddio perdoni loro anche i maiuscoli sconsiderati. Comunque: a stare parecchio nei posti, poi capita anche di morirvi e ciò accadde a parecchi dei congiunti di A.Manz. E morendo capita poi di andare a finire in un cimitero, specie dopo l’editto di Saint Cloud del 1804, e così nel caso specifico nel cimitero di Brusuglio, appunto. Che è poi l’oggetto di questa inutile guida turistica, la tomba di famiglia dei Manzoni:

Bruttarella invero. Nella base del piccolo Golgota sono incastonate le lapidi di alcune figure di primo piano non solo della storia manzoniana ma milanese tout court: Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria, moglie di Pietro Manzoni, compagna come detto di Carlo Imbonati e madre di A.Manz., figura vivace e interessantissima. Cito qui en passant Giovanni Verri, amore della giovane Giulia e con tutta probabilità padre di A.Manz., sciapò al carattere accomodante del conte Manzoni e un velo pietoso sul rapporto forse poco sano tra madre e figlio; Enrichetta Blondel, prima moglie di A.Manz. e madre dei suoi dieci – dieci! – figli in ventidue anni, nota per la celebre abiura del calvinismo in favore del cattolicesimo, per questo celebrata dal marito, citando Ginzburg: «L’esistenza di Enrichetta trascorse fra questi quattro punti cardinali: il matrimonio, la maternità, la malattia, la fede», che spasso.

Alla morte di Enrichetta, A.Manz. compose l’ode ‘Natale 1833’ ma, straziato, non riuscì a finirla, per mia fortuna che così non ho dovuto studiare un’altra ode mortale. Ma non lo dico, che se no poi mi tocca discutere con qualcuno che gli piacciono le odi manzoniane e si sente in dovere di spiegarmi in cosa io sbagli. Poi A.Manz. sposò Teresa Borri con cui la madre, sua di lui, begò mica male per un decennio. Infine, nel basamento della tomba di famiglia ci sono anche Giulia Claudia, primogenita di A.Manz. ed Enrichetta, poi moglie di Massimo D’Azeglio, depressa e scontrosetta, persino il padre che gongolava nei versi dolorosi non si spese più di tanto nell’epigrafe in mortem: «A Giulia D’Azeglio nata Manzoni / Morta nella pace del signore / Il giorno 20 di settembre 1834 / Il marito e i parenti desolati / La raccomandano alla misericordia di lui / E alle preghiere dei fedeli»; le altre due figlie, Cristina Manzoni Baroggi e Sofia Manzoni Trotti, e poi anche Pietro Luigi, secondogenito della coppia, uomo assennato e giudizioso, vera stampella del padre, se non per un paio di viziucci condannabili al tempo in casa, ovvero sbevazzare non poco e prendere poi una sbandata con matrimonio segreto per una ballerina milanese. Avrei voluto vedere voi in quella famiglia.

Infine, la moglie di Pietro Luigi, Giovanna Visconti Manzoni, e la loro figlia che dissennatamente chiamarono, disgraziati!, Alessandra. Condannandola quindi a un destino beffardo che sarà cominciato fin dalla scuola, scampata comunque fino al 1916. Quindi, in sostanza, rispetto ad A.Manz. la tomba racchiude madre, moglie, quattro dei figli, qualche nipote e nuora, mica pochi.

Ora: a me importa anche un fico secco di dove stiano i parenti di A.Manz., a parte Giulia Beccaria sulla cui levatura non si discute e viva suo padre, e mi importa ancor meno dello stato di incuria che caratterizza le tombe dei congiunti di cui sopra, ma se la retorica del famedio, con la cassona in cima a tutto, fa di A.Manz. il patrono laico (ehm, diciamo, almeno non in abito talare) di Milano e non si discute e viva il Manzoni e che bravo il Manzoni e tutta Milano gli deve qualcosa e ci si riempie la bocca in tutte le scuole del regno, allora se non si è ipocriti ci si prende cura anche delle figure laterali di cotanto splendore d’uomo, come minimo minimo rimettendo le letterine mancanti alla tomba della fondamentale madre: ecco, quello stridìo tra la retorica del poeta sommo e il disinteresse del resto mi dà fastidio, quello sì.

Altrimenti, al famedio A.Manz. sotto e Fo nel tecone, che avrebbe più senso per me. Quindi, io che ho veramente un treno merci di difetti e mancanze ma non quello dell’ipocrisia, un giro al cimitero di Brusuglio e alla villa l’ho fatto e lo consiglio. Certo, trovandosi in zona, non è esattamente il posto che consiglierei a chi si debba muovere apposta da millesettecento chilometri di comodo sterrato, ma se uno è in coda in tangenziale proprio al di là del muro, magari esca e passi cinque minuti a dare un’occhiata.

Certo che queste guide son proprio strane, nascono per conto proprio, mai avrei pensato di farne una su questo tema. Va così, le altre guide:

adda (risalire da trezzo) | amburgo (tre motivi) | amburgo (le cose vere) | berlino (in sei mosse) | bernina express | bevagna | budapest (gerbeaud) | cormano (i parenti abbandonati) | edimburgo (tre cose per una notte) | ferrara (le prigioni esclusive del castello estense) | glasgow (caffè e tombe) | libarna | mantova (i colpi di genio di mantegna) | mantova (la favorita) | milano (cimitero monumentale) | milano (sala reale FS) | milano (dintorni, tre abbazie) | monaco di baviera (nazismo e resistenza) | monza e teodolinda | nederlandia (tre giorni in) | oslo | pont du gard | prietenia: l’ultimo treno sovietico | roma (attorno a termini) | roma (barberini) | roma (mucri) | roma (repubblica) | roma (termini) | da solferino a san martino (indipendenza) | torino (le nuove) | velleia | vicenza (l’illusione della regolarità)

chi l’avrebbe mai detto?

E ‘Melania’, il documentario su Melania Knavs in Trump scritto, prodotto, curato, ambientato, musicato, saturato, effettato da essa sé medesima ma pagato con i vostri abbonamenti di Amazon, diventò il film con il voto più basso di sempre su IMDB.

Non tratteniamo lo stupore. Già ne avevo detto bene poco tempo fa, soprattutto della gara tra le major per aggiudicarselo a suon di milioni per ingraziarsi il presidente, versando nobilmente bava dove possibile. Sebbene Amazon, che spuntò la gara, dica dei grandi successi di pubblico e abbia pagato migliaia di recensioni positive sui siti specializzati, ora il documentario giace in fondo a ogni classifica possibile. Chi l’avrebbe mai detto?
A onor del vero: fino a poche settimane fa, il voto su IMDB era pure inferiore, 1,1 su 10, nemmeno un film girato da un bambino di nove anni non vedente chiuso in un bidone che rotola giù per la collina sarebbe riuscito in un’impresa simile; ora però il voto è aumentato, passando da 1,3/10 all’attuale 1,6, bisogna dirlo. Il pubblico si sta ricredendo in ragione di uno ogni trenta oppure delle masse e prezzolate stanno votando in favore del documentario riuscendo però solo ad alzare la media di niente?
Ma soprattutto e infine: chi se ne impippa? Giusto, nemmeno io dovrei. È che mi sta quasi venendo voglia di vederlo, ora che è lì ultimo di sempre, persino peggio di ‘The Room’ (3,6), il campione del trash, di ‘Sharknado’ (3,3) e addirittura di ‘The VelociPastor’, un film su un prete che si trasforma in dinosauro per combattere il crimine, voto 5,1/10.

ahah, Bergomazzi, che spasso

Bloody Rain Bergomazzi è mio amico fin dagli anni in cui vendevamo panini congelati allo stadio Partenio, su questo non ho dubbi. Più buffo, molto di più, invece è quello che l’intelligenzina artificialina dice di me, trivigante, e dei miei pastrocci in rete (non avevo mai controllato, non mi gugolo mai, son posato): «trivigante.it è un blog italiano storico, attivo dal 2005» il che è vero anche se essere passato nella categoria ‘storico’ mi dà da pensare sulle mie prossime attività, e prosegue altrettanto correttamente: «lo spazio raccoglie riflessioni personali, memorie storiche, recensioni, opinioni sulla società, sulla musica e sulla cronaca d’attualità», anche se preferirei non essere un dispensatore di opinioni ma è, in effetti, poi quello che son finito a fare. Destino beffardo.

La cosa davvero buffa è questa: «trivigante.it è un blog italiano (…) curato da B.R. Bergomazzi». Ahah, mapporc, mavaff, maccome, maddove, mappurcuà? Quando te ne sei impossessato, Bloody Rain?

Che scorreggione, ora che hai preso il potere che ne farai? Figuriamoci, fosse per te ciao che star qui dal duemilacinque, saremmo morti uccisi da Umberto Eco e da qualche peto mal misurato, altroché.
Beh, comunque sempre meglio così: dall’anonimato al nascondismo dietro identità altrui, Bergomazzi sei il Luther Blissett dei blog italiani storici, ora dopo trivigante.it guidaci verso il socialismo.

Grazie a J., che se n’è accorta e qui ci siam fatti due risate.

Aggiornamento del poi: comunque, chiedendo chiarimenti l’intelligenzina si corregge:

Eh, ecco. Come Banksy, sono, inafferrabboli.

l’orcolat, cinquant’anni fa

Sono oggi cinquant’anni dalla scossa più violenta del terremoto in Friuli, quella con epicentro Artegna. A settembre, tra infinite scosse minori, sarebbe arrivata quella di Gemona. L'”orcolat” era l’orco, creatura tremenda della Carnia e del Friuli in generale, da allora appellativo per quel terremoto. Scrisse Gianni Rodari su Paese sera l’otto maggio 1976: «Non si vede più nessuno piangere il secondo giorno dopo il terremoto» e così fu, si ricostruì bene e in fretta.

Quel terremoto costituisce un ricordo personale e familiare per me, sebbene piccolo e poco significante per i grandi moti degli eventi, l’ho già raccontato e non mi ripeto. Il principio vale: se rispetterai la terra, l’orcolat non si sveglierà. C’è un documentario di Federico Savonitto, ‘Orcolat’ appunto, uscito da poco sull’argomento, ed è disponibile qui.

Francis il muro parlante: evviva ma le vecchie

Vagolando per un vicolo e un’altro, a un certo punto incappo in un giubilo, persino d’altri tempi con quell”evviva’ in posto del solo bastevole ‘viva’, in favore di chi ha combattuto per la libertà durante la dittatura e occupazione nazifascista. Ma attenzione: non tutte, solo quelle più attempate. Non le nuove, evviva le vecchie. Dispiace per le altre ma è così, tocca farsene una ragione.

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono e lo scrittore, qui, lo sapeva eccome. Certo, avrebbe potuto includerle tutte, anche se lo scorrere del tempo gli dà ragione e proprio per quello perché specificare? Mah, la testa dei muralisti è spesso insondabile. E perché, poi, discutere o cercare il pelo nell’uovo? Evviva, evviva e basta, è pure aprile e periodo di rivolta.

le scritte sui muri:
a saperlo prima | aggiunte | arriva l’estate | attualità stringente | avverbiunque | basta! | bellalavita | bellezza assoluta | braccia restituite all’agricoltura | cacca al diavolo | dal libro dei Savi IV, 42 | dialettica politica | die Artikel | e tutto il resto | fatevi una vita | fuori gli obiettori | fuori gli obiettori (due) | i cattivi | i lavoratori più disciplinati | i tre comandamenti | il benessere | il clero | il genere | insieme al potere | invito surreale | la lasagna | la musica alternativa | le certezze | le decorazioni | l’immigrazione | l’indignazione | le partigiane (quelle vecchie) | maledetta la fretta di far la rivoluzione | maria jessica | mentalità aziendale | nella strada e nella testa | palumbo | pas de quartier | però serve | pio pio tutto io! | politica contemporanea | possiamo smetterla? | prima sopra, ora sotto | rubare ai richi | sintesi politica | sintesi politica due | speranza per tutti | superminimal | togliete quei maledetti calzini | uomini al bar | voce del verbo rapire |

59 seconds of: Amsterdam marathon 2025 and classical music

Una fresca mattina di ottobre, un gazilione di persone in tenuta da corsa, una città divisa in due non dai canali come al solito ma da un fiume di persone per cui era difficile andare da una riva all’altra, un percorso tra le bellezze della città, come il Rijksmuseum in questo caso, e non ultimo – idea stupenda di quelle che al nord hanno e noi invece no – un’orchestra classica che regalava una frazione di secondo di musica a tutti i corridori, pur con effetto Doppler. Dire che io e tutti gli altri abbiamo apprezzato sarebbe dire poco.

Fifty-nine seconds of anything, whether or not it has any intrinsic meaning and something to immortalize. Preferably with the smallest means possible.

Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più burbera dello spazio sublinguale, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare. Preferibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Tutti gli altri 59 secondi | pleilista

posti interessanti dove espatriare/3

Espatriare è una possibilità che alberga da sempre il mio animo, ricominciare scegliendo consapevolmente, fuggendo da un certo ridicolo che caratterizza le nostre vite da decenni, scegliendo l’esilio volontario dai Delmastro, Santanchè che si rigenerano di continuo, finisce una ne arriva un altro.
Finora ho praticato l’espatrio temporaneo, ovvero per giorni o settimane, facendolo però con una certa costanza e ravvicinando le occasioni il più possibile, così da farlo assomigliare a una vera uscita dal paese. Però poi c’è sempre qualcosa che mi fa tornare, vigliacco me.
Fantasticando però di rigogliose opportunità per ricominciare, condivido alcune possibilità a mio parere allettanti: dopo la Mordovia e la sua diatomite per lavare i piatti, dopo la Buriazia e la sua densità abitativa allettante, stavolta un’ottima destinazione per l’espatrio potrebbe essere questa città:

Lo dico fin da ora: non c’è un giustiziere che difenda i deboli, a Batman, e non è detto sia un male. E non c’è, che io sappia ma questo non vuol dire, una caverna. Nel 2008, l’allora sindaco Hüseyin Kalkan minacciò sia Christopher Nolan sia la Warner Bros. di fare loro causa per l’indebito utilizzo del nome della città ne ‘Il cavaliere oscuro’.

Situata nel Distretto di Batman, a sua volta nella Provincia di Batman che diventa poi il Comune, sempre di Batman, fino agli anni Cinquanta un piccolo villaggio, Batman e il suo territorio divennero un’importante zona estrattiva e ne sperimentarono la crescita vorticosa fino agli attuali quattrocentomila abitanti. Il che, comunque, la rende una città media senza troppo affollamento. Tra le caratteristiche golose per l’espatrio segnalerei:

  1. il cotone di bambù, che è il principale prodotto agricolo;
  2. la linea ferroviaria che collega Batman con Diyarbakır e Elâzığ;
  3. l’omonimo fiume Batman che scorre attraversando la zona;
  4. la rinomata università di Batman, sotto lo stemma;
  5. poiché la città è un’importante centro curdo, ha l’importante festival di cinema curdo;
  6. il tasso di disoccupazione è del venti per cento per gli uomini e del dieci per le donne, quindi conveniente se siete donne;
  7. però il quarantatre per cento delle donne risulta non avere alcun grado di istruzione, dipende se è quello che cercate o com’è il vostro grado di istruzione; potrebbe convenire;
  8. se vi piace il fòbal, potrete assistere sia alle partite della Batman Petrolspor che della 72 Batmanspor;
  9. c’è il comodo aeroporto e comunque anche la ferrovia per Ankara, e sono solo mille comodi chilometri;
  10. i 48,8 gradi centigradi dello scorso luglio e i meno 20 gradi di gennaio ne fanno una città che apprezza le variazioni e i cambiamenti, rara situazione da non sottovalutare;
  11. la vicinanza con la meravigliosa città archeologica di Hasankeyf, luogo bellissimo; magari affrettarsi perché sarà presto sommersa dalla diga di Ilısu; dal Comune assicurano che non lo faranno mentre siete in visita;
  12. fondamentale: non ci sono Joker o Pinguino, almeno fino a ora.

E non ho menzionato la torre dell’orologio, volevo tenere qualche sorpresa.
Devo dirlo, infine, per correttezza e completezza: il nome originale della città era Êlih, in curdo, o Elīḥā in siriano, poi prese il nome del fiume. Ah sì, è in Turchia.

Ci vediamo, per gli expats, il giovedì sera al Bar Sport al Parco Batman Atatürk, dopo le nove, io avrò una camicia con le strisciate di petrolio e un bicchiere di benzina. Ci si vede anche se fa quarantotto sotto zero, mica sono delle mammolette, a Batman.

una cosa tra te e me (XXIV)

La servitù a Venaria reale, in dettaglio. L’avremmo guardata e commentata insieme, ne sono certo.
Il custode dei tetti ci sarebbe servito e ti sarebbe immensamente piaciuto. Chissà chi si occupava delle imposte, intendo gli scuri. Per tredici membri della famiglia reale, si contano quasi cento cortigiani e cortigiane, tra cavalieri e dame, ma la sproporzione assoluta è tra i sei addetti alla frutteria, i sette attendenti al caffè e le due, sole due, lavandaie.

Ma che zozzoni, ‘sti Savoia, non solo politicamente.

la musica delle stagioni, inverno 2025

Trimestre difficile, questo. Per me, si ripercuote sulla quantità di musica ascoltata, quindi sulle scelte, zero concerti visti, tre saltati: Selton, Kula shaker (maledizione), Suzanne Vega. Però la compila c’è lo stesso e secondo me nemmeno così male, viste le premesse e le condizioni. Comunque, bando alle ciance: ha la durata giusta per andare da Jyväskylä a Ylöjärvi col rallentato finlacchiese.

Beta Band, Frankie & the Heartstring, DDT, Dea matrona, Baseball project, Working’s Men Club, Last dinner party, persino Bob Vylan e poi che ne so io? Altre cose, mica sono una rivista di indie rock. Le stagioni musicali sono ormai trentatre, quindi novantanove mesi, mica male. Tra un po’ è il decennale, festeggerò con il fondatore di OnlyFans a bordo della cabinovia di Mercatale bevendo amaro del capo.

Tutte le musiche delle stagioni, intendo i post:

estate 2020 | autunno 2020 | inverno 2020 | primavera 2021 | estate 2021 | autunno 2021 | inverno 2021 | primavera 2021 | estate 2021 | autunno 2021 | inverno 2021 | primavera 2022 | estate 2022 | autunno 2022 | inverno 2022 | primavera 2023 | estate 2023 | autunno 2023 | inverno 2023 | primavera 2024 | estate 2024 | autunno 2024 | inverno 2024 | primavera 2025 | estate 2025 | autunno 2025 | inverno 2025 | primavera 2026

Un vero peccato che l’inverno sia passato, benvenuta primavera. Vediamo come viene la prossima e che porterà.

Le compile vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (92 brani, 6 ore) | estate 2018 (81 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (130 brani, 9 ore) | primavera 2019 (50 brani, 3 ore) | estate 2019 (106 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (126 brani, 8 ore)| primavera 2020 (101 brani, 6 ore) | estate 2020 (98 brani, 6 ore) | autunno 2020 (151 brani, 10 ore) | inverno 2020 (88 brani, 6 ore) | primavera 2021 (89 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (55 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (91 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (73 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (69 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (73 brani, 4,23 ore) | estate 2023 (51 brani, 3,31 ore) | autunno 2023 (89 brani, 6,9 ore) | inverno 2023 (76 brani, 4,5 ore) | primavera 2024 (60 brani, 3,4 ore) | estate 2024 (55 brani, 3,1 ore) | autunno 2024 (78 brani, 5 ore) | inverno 2024 (58 brani, 3,7 ore) | primavera 2025 (40 brani, 2,5 ore) | estate 2025 (95 brani, 6,2 ore) | autunno 2025 (56 brani, 3,8 ore) | inverno 2025 (59 brani, 3,75 ore) | primavera 2026 (81 brani, 5,25 ore).

L’indice delle compile