In cui fanno delle cose nuove. Uoah! che sogno per un italiano: costruire cose nuove e belle, mai visto. A New York, ovvio, è partita ieri la costruzione di ‘Vessel’, una torre di 46 metri e larga 15 su progetto di Thomas Heatherwick.
Una cosa così, per capirci:
Qualche info in più qui. Lo sviluppo interno della struttura sarà di 1,69 chilometri, ovvero 2.500 scalini e oltre 154 rampe di scale per girarla tutta; l’idea generale è quella di un punto di osservazione-palestra, da qui appunto il nome ‘Vessel’ in riferimento ai vasi sanguigni. Che meraviglia l’interno:
Qui il video di presentazione. Invidia, come sempre, null’altro che invidia per una città che demolisce e costruisce cose nuove, spesso molto molto belle.
Sto ascoltando il nuovo disco di Jack White, Acoustic Recordings 1998-2016 che, come dice il titolo, è una raccolta di suoi pezzi – da solo, con i White stripes e i Racounteurs – suonati in acustico. Il ragasso, anzi ormai l’uomo, ha talento, si sa. Per quanto riguarda me, più negli ultimi dischi da solo che nei precedenti, ma de gustibus non disputazzia.
Il disco contiene due inediti, uno è City Lights, che doveva far parte di un disco, Get Behind Me Satan, dei White Stripes dei tempi. Poi non ci finì. Comunque, Michel Gondry (eccellente visionario regista di film e video, tra gli altri di ben quattro per i White stripes) ha preso la canzone e ha girato un video, all’insaputa di Jack White:
Published on Sep 12, 2016
Third Man Records is pleased to share the genius surprise gift they received from their friend MICHEL GONDRY. On his own and without anyone’s knowledge, the legendary filmmaker shot a video for “City Lights,” which he sent them the other night. The video is Gondry’s fifth visual collaboration with The White Stripes.
Questo il comunicato di Jack White e questo, bello come sempre, il video:
Gondriano come pochi, consiglio per chi non avesse praticato almeno le seguenti perle supergondriane scelte a mio insindacabile capriccio tra i suoi video musicali:
Li ho messi in bell’ordine cronologico, per meglio cogliere l’evoluzione di certi temi cari a Gondry, la ripetizione ritmica per dire. Il mio preferito, ma temo sia molto per la canzone, è Mad world. A chi vuole.
Better off Ted è una serie uscita nel 2009 e durata due sole stagioni. Pare una cretinata a prima vista, complice anche il solito sottotitolo italiano senza la minima fantasia, e invece è uno spasso vero: ambientata nella Veridian Dynamics, multimeganazionale demenziale dell’alta tecnologia dalla moralità iperdiscutibile, la serie è caratterizzata da una sequenza di battute pressoché continua, spesso irresistibili, e da una serie di personaggi azzeccatissimi: Portia De Rossi sopra tutti (di notte nutre la sorella per essere più magra di lei). Per esempio, la quarta puntata – Racial Sensitivity – è ridicola: l’azienda decide di mettere dei nuovi sensori in tutti gli uffici, sensori sensibili al riflesso della luce sulla pelle umana. Va da sé che le luci non si accendono più quando ci sono solo neri nelle stanze. L’azienda, pur di non ammettere l’errore né la spinosa questione razziale, assume dipendenti bianchi che seguano passo passo i dipendenti neri. E via così, a precipizio.
I finti spot della Veridian Dynamics, poi, sono spesso clamorosi. Per ragioni a me ignote e incomprensibili, dopo un primo successo iniziale la serie venne cancellata per bassi ascolti. Bravi, continuiamo così, a guardare Modern family o Friends invece che la roba buona. Viviamo in un mondo che si concentra sull’inutile. Comunque, io consiglio caldamente: breve ma intenso.
Ieri cadeva il trecentocinquantesimo anniversario del grande incendio di Londra.
Quello, per capirci, che distrusse i quattro quinti della Londra medievale all’interno delle mura, quello che distrusse anche la St. Paul’s cathedral, come da area rossa qui sotto:
L’incendio durò quattro giorni e fu devastante, Turner lo dipinse più volte.
Gli inglesi – che in questo genere di cose sono imbattibili e io li invidio per questo – hanno deciso di celebrare la ricorrenza e lo hanno fatto alla grande: su una chiatta lunga 120 metri tra Blackfriars Bridge e il Waterloo Bridge hanno ricostruito il profilo della Londra del 1666 nemmeno troppo in miniatura.
Qui il video ufficiale in timelapse e qui quello della presentazione. Poi, ieri, come si conviene alla ricorrenza, hanno dato fuoco alla struttura di modo che, se visto dal lato sud del Tamigi, il tutto avrebbe assunto l’aspetto che doveva avere allora per gli spettatori dell’altra riva.
E così è stato: dev’essere stato impressionante. Sciapò, ancora una volta.
Come un sacchissimo di altri, siamo ben lieti di rituffarci nello spaccio di cocaina e nel malaffare al livello più alto. Perché pensare in grandissimo è la cosa più bella.
Certo, questi saranno anni terribili e finirà male, lo sappiamo. Ma è ormai storia che vada così. Avanti, allora.
(La puntata 7 si intitola Deutschland 93, non mi sfugge il riferimento: non vedo l’ora). [Per chi non ci avesse capito nulla, è uscita la seconda stagione di Narcos].
Decisamente una delle persone più interessanti nell’ambiente del cinema. E non solo per 11.22.63 o 127 ore o Spiderman, per dire, ma perché è uno che legge (e insegna, alla New York University e ora in un liceo di Los Angeles) Steinbeck e Faulkner (ora è qui per In Dubious Battle, il suo The Sound and the Fury è una delle cose interessanti degli ultimi tempi), gira video per i R.E.M. (Blue, 2012) e quando parla dice sempre cose piuttosto interessanti, frutto di ragionamento e anticonvenzionali. Poi perché è intelligente e, quindi, sa prendersi in giro fa il Sergente Pepper in Angie Tribeca e il matto in 30 Rock, uno spasso. Bravo, qui lo si apprezza. Anche per i bei baffoni.
Due plausibilissime recensioni di musica indie (che non vuol dire un cazzo), dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):
The Iraqi Americans – Deep Funks Of The Biafra In Blowjob (4XLP, Past, 2004)
Dolcezza arsty. New wave. New wave-(new) wave. No wave.
C’e’ lo zampino di Dj Hell nel collaudato trio formato da Dj Hell (turntable), Devendra Banhart (tuba) e Pharaoah Sanders (clavicembalo).
Eclettico fino alla nausea, il disco amalgama diafanamente cinghie di trasmissione math, new wave-new wave da camera, no(w) wave, new wave-post wave tradizionalista, cimbali milanesi, no(w) wave, e no wave decadente, perfetto per stupri on the road again.
Il riferimento alle Spice Girls e’ oggettivamente ridicolo.
(new) wave dunque. New wave-valzer, olocausto disinvolto dunque elettricamente amaro, per un disco che inserisce un hard-core chiaroscurale e cosmico in un mondo assolutamente no wave.
Una delle perle dell’anno.
(10) per l’idea, (0) per il disco.
E l’altro disco, che vorrei davvero avere:
Hitlers Over The City of Canterbury – S/t (2Xmini-CD, Black7 Records, 2007)
Nu wave-new wave. Il Rock è vivo. Spirale.
Puntuale nuova uscita della Black7 Records, che mette a segno un nuovo colpo con questo gruppo nato dall’incontro tra Michael Stipe e Otomo Oyuhide. S/t e’ una perfezione improvvisamente free-gay e massimalista che indica fragranze kitsch e pedanti, adatto a scalate attraverso lande desolate.
Il riferimento potrebbe essere uno scontro tra John Cage e John Coltrane.
Lampi e armonia si alternano affrontando estraneamente delle bombe derivativamente finlandesi.
Tonico.
Due canonici dialoghi di film d’azione, dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):
L’ispanico: Merda, amico! E quella cosa laggiu’ che diavolo era? Non ce la faccio, bello!
Il muso giallo: E’ la fine!
L’ispanico: Qualcosa mi dice che e’ successo qualcosa. Capisci? E’ tutto inutile!
Jay: Capisci? E’ tutto inutile, bello! Cristo Santo! E’ tutto inutile, fratello nero!
Il sergente Jefferson: Non ce la farete mai se rimango con voi… Dannazione! Non siamo soli in questo posto! Jay: Maledizione! Che diav…?
Il sergente Jefferson: Che fottutissima stronzata del cazzo, fratello!
Jay: Maledizione! Cosa diavolo succede qui?
Quattro imperdibili recensioni di libri (imperdibili anch’essi), dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):
Un Nano Infallibile
“Vorrei davvero essere in grado di scrivere io un’opera cosi'”
The Los Angeles Post
Dottore Dandy
“Una immensa saga familiare magistralmente ideato, che schiude al lettore le porte del mistero e dell’ignoto annidati ai confini della realtà”
Panorama
E due che, ovviamente, non hanno nulla a che vedere tra loro:
Ombra Crudelmente Depilata
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario venezuelano”
Ken Grisham
Massaggiatore Di Venere
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario camerunense”
The Washington Bulletin
facciamo 'sta cosa
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