I Learned The Hard Way

L’ho già detto e ridetto ma per le cose belle vale la pena ripetersi: il 2012 fu l’anno in cui incontrai dal vivo Sharon Jones, a giugno (24) a Francoforte, al Luften-Mouson Arts & Music Festival, e a luglio, il 10, al Magnolia a Milano, all’idroscalo. Furono due occasioni ravvicinate e travolgenti, dal vivo era davvero un’altra cosa rispetto a quella, già trascinante, dei dischi. Non a caso veniva paragonata a James Brown per la carica sul palco.
Comunque, ho trovato stamattina per caso un concerto del 2010 completo e di qualità che si avvicina abbastanza a quelli che ricordo io, per scaletta, era il tour di I Learned The Hard Way, composizione della band e tipo di suono, nonostante sia al chiuso e più intimo, al Crossroads Festival di Bonn. Per chi ne avesse voglia, condivido, in assenza purtroppo di concerti reali.

Già apre fortissimo al minuto due con When I Come Home, fa addirittura il treno sul palco, quasi una messa gospel laica trascinante. Irresistibile e non calava mai di intensità.

editoria spassosa che cita la cinematografia che cita la letteratura (contemporanea)

Non tanto per il testo o per il culo, «una serie di testi rari o inediti che i programmi scolastici non hanno mai recepito e che i professori hanno sempre nascosto ai loro studenti», quanto per l’autore, «saggista contemporaneo vivente, ha studiato in particolare il ruolo del poeta nell’oltretomba, il ruolo dell’oltretomba nella poesia e il ruolo della letteratura nella gastronomia». Ah, lei porta Alvaro Rissa? Poeta contemporaneo, piacere. Il riferimento è chiaro. O no?

cose davvero là fuori: Curiosity e il mio sbarco

Nel 2011 fu lanciato un missilone, molti lo ricorderanno, che doveva portare il rover Curiosity su Marte per una gita esplorativa. Le cose andarono bene e nell’agosto 2012 cominciò la missione vera e propria. Il tutto sarebbe dovuto durare due anni terrestri, nelle migliori ipotesi e, invece, Curiosity è ancora lì che gira per il pianeta e invia fotografie e informazioni. Davvero niente male, il grande potere della curiosità.
Tra le migliaia di immagini che ha inviato, quelle che mi piacciono di più sono i panorami.
Perché, santoddio, è Marte.

A volte mi devo sforzare e me lo devo ripetere, è Marte e non la valle della Morte o il Texas o i Campi Flegrei o Oslo, impossibile comprendere davvero cosa sto guardando. Ed è bellissimo, a Galileo o Copernico sarebbe venuto un colpo, non ci avrebbero mai creduto, poi sarebbero saltati di gioia. A vedere Marte. Pazzesco.

A proposito di Marte: il 18 febbraio atterrerà su Marte – se va tutto bene – una nuova spedizione con un nuovo rover, il Perseverance. Io mi ero iscritto e il mio nome, insieme a quello di molti altri, è inciso su una placca del rover. Ne avevo scritto qui. Dal 18, quindi, sono su Marte. Mi troverete lì, fate un fischio se ci siete anche voi.
(Ah, a breve fonderò un gruppo di martepiattisti, perché si sappia la verità).