e qui si dice loro: bravi

O del saper gestire gli errori, senza mettere il proprio orgoglio davanti a tutto.
Ecco il fatto. Ediciclo pubblica Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni, una Antologia per escursionisti e sognatori, curata da Francesca Cosi e Alessandra Repossi e illustrata da Giulia Neri. L’idea non è nuova ma ciò non significa nulla, le due curatrici hanno raccolto e tradotto testi di Dumas, Hugo, Kipling, Salgari, London, Twain e così via pertinenti con l’argomento, tutto bene. Poi, a stampa avvenuta, ci si è accorti che c’è un testo di troppo, di una precedente antologia, rimasto nel volume. Vuoi perché serviva a occupare lo spazio, vuoi perché chissà, è accaduto. E posso dire per esperienza diretta che non è nemmeno così difficile che accada, questo e altre mirabolanti sviste.
La domanda ulteriore è: possibile che nessuno se ne sia accorto? Risposta: possibile. Panico, lo immagino. Peraltro un conto è una casa editrice robustosa, che regge l’urto delle temperie, ma una più piccola come questa che deve costruirsi e difendere una reputazione, oltre a contenere i costi, deve fare una scelta complicata. E Ediciclo opta per non buttare una tonnellata di carta e di esplicitare la cappellata: un bel bollone sulla copertina, eccolo. Ops!

Inutile cincischiare sui dettagli, bravi. Così si fa. Costo del bollone: risibile, sia in termini economici che di orgoglio; risultato: di grande impatto, sia per l’operazione buon-senso e simpatia, sia per la pubblicità indiretta cui sono lieto di contribuire, nel mio minimo. E lo compro, pure, mi servirà alla prossima svista. Mia.

la colazione dei campioni in cima al monte

In cima al monte Washington, che sta di qua sulla costa e non di là, dove c’è invece lo stato, c’è un osservatorio meteo, perché nonostante il monte sia poco più di un pandorone, duemila metri, lì c’è notoriamente uno dei peggiori tempi meteorologici del mondo: freddo cane e vento infidone. Ci fanno pure le gite per quello. Spettacolari certe ghiacciate attorno ad antenne e cartelli, celebri nelle immagini.
Il lavoro nell’osservatorio deve avere alcuni tempi morti, a giudicare da quegli estrosi degli abitanti scienziati, e per ben impiegare i tempi, appunto, e le condizioni, essi si lanciano in iniziative che io trovo altamente meritorie. Per esempio, la colazione sul terrazzo, come da video del 1990:

Guardo e riguardo e me la rido ancora, è una specie di Monty Python drogato dal meteo. Zisis ze vorst servis in ze uorld, a 1:12 non resisto proprio. Ci sarà qualcuno a cinquecento chilometri di distanza che si sarà visto arrivare in faccia un toast volante.

vedere in grande

All’inizio di febbraio del 2020 sono stato tre giorni ad Amsterdam perché c’era un magnifico concerto dei Supergrass in una chiesa protestante sconsacrata. Già qualche mascherina si vedeva ma, io per primo, consideravo allora il tutto piuttosto esagerato. Bravo, molto. Comunque, visto che c’ero, sono andato al Rijksmuseum per vedere quei tre o quattro quadri bellini che conservano lì. Tra essi, serve dirlo?, la Ronda di notte di Rembrandt. È nella stessa salona della lattaia di Vermeer, quando ci si volta si vede un lato corto occupato da un quadro piuttosto grande, la Ronda appunto. Solo che quella volta, due anni fa, c’erano un paio di persone su uno strano macchinario che trafficavano sul quadro, all’interno di un parallelepipedo trasparente. Persino io non ci ho messo molto a capire che non trattavasi di restauro ma di scansione ad alta risoluzione. La mia foto, a bassa risoluzione, mentre mi ostacolavano la vista.

Le scansioni di questo tipo non servono tanto a mettere in rete le immagini dei dipinti quanto più a renderle disponibili agli studiosi così che le possano studiare senza dover vedere il quadro di persona, ovvero riescano a cogliere la trama pittorica, la qualità della tela, le pennellate e così via, cose da addetti. Per dare due dati tecnici, la scansione è stata effettuata a 717 gigapixel che, in pratica, significa: il quadro – grossino, 359×438 centimetri – è stato fotografato con una Hasselblad da 100 megapixel per 8.439 scatti da 5,5×4,1 centimetri ognuno; le immagini sono state unite da un software che ha generato un’immagine da 5,6 terabyte, niente male, e come dicevo da 717 miliardi di pixel, ognuno dei quali è relativo a una superficie pari a 5 micrometri quadrati, 0,005 millimetri quadrati. Bum.

Non l’immagine originale, sarebbe ovviamente da pazzi, ma un’immagine ad alta risoluzione ricavata dalla prima è disponibile sul sito del museo ed è zoomabile fino a livelli notevolissimi.

E ancora ancora più su, o giù, per arrivare al dettaglio più minuscolo.

È sempre l’occhio del capitano Frans Banning Cocq, nella «più grande immagine digitale di un’opera mai realizzata».
La Ronda non è certamente la sola opera, tra le tante ormai scansionate, c’è un altro dipinto conservato nei Paesi Bassi ed è la Ragazza col turbante di Vermeer (sì, noi patiti la chiamiamo così, altro che orecchino); scansionata a minor risoluzione, 10 megapixel, è comunque dettagliatissima. Ecco l’occhio, non della madre.

Che, allontanandosi di poco, assume l’aspetto noto, qui l’immagine disponibile.

C’è da dire, di questa seconda scansione, che è altrettanto interessante perché è stata condotta dalla Hirox, società giapponese specializzata nella produzioni di lenti per microscopi, con un intento inedito: farne una scansione tridimensionale, oltre a quella piana. Una visione aggiuntiva che aiuta moltissimo gli studiosi, che colgono ulteriori aspetti della tecnica pittorica, della stesura del colore, del tipo di amalgama, dello stato del dipinto e altre cose che non so. Ecco come si vede il riflesso nella pupilla:

Tàc, un colpo di pennello unico, minuscolo, bianco e preciso. Bellissimo.
Io ho detto quel che dovevo, visto due anni fa, disponibile ora. La Ragazza si trova al Mauritshuis de L’Aja, consiglio visita anche di quello anche se molto più ridotto, perché due o tre quadretti bellini li hanno anche lì. Giuro.

meno discussioni, più pittura

Ecco il fatto, rapidamente: Christopher Walken, protagonista del thriller comico The Outlaws (trailer), a un certo punto viene condannato a svolgere alcuni lavori socialmente utili, tra cui ridipingere un muro. Il fatto è che la serie è ambientata a Bristol e se uno dice nella stessa frase le parole ‘Bristol’ e ‘muro’ il pensiero va ovviamente a Banksy. E così è infatti: sul muro che Walken deve ridipingere c’è un’opera originale di Banksy, il topo con le bombolette, lui chiede scrupoloso alla guardia se sia il caso di passare il rullo sopra quella che sembra essere street art di uno che non conosce ma pare essere “terribilmente bravo” e lei lo invita rudemente a proseguire. E Walken ricopre il Banksy. Per davvero.

Ora. C’è un’intervista molto divertente di Walken a Morning news in cui l’attore spiega di avere settantanove anni e di non sapere di certo chi sia Banksy e, ridendo, pare non importargliene granché. Mettendo insieme le cose, la serie, Walken, Banksy, Bristol e così via, verrebbe da pensare che la cosa sia stata organizzata, ripensando per esempio alla performance di Love is in the bin durante un’asta. Se lo fosse, ben fatto. Se no, ancor meglio. Bel colpo.

Aggiornamento: e non avevo ancora pensato alla questione NFT. Niente male ancora di più! Walken che distrugge l’opera fisica in modo inequivocabile di fronte a milioni di testimoni, il proprietario dell’NFT, chiunque esso sia, avrà di certo modo di essere contentello, di fatto se ci fosse Barthes forse rileverebbe come il video contenga esso stesso il primo NFT di nuovo livello dopo la distruzione dell’originale, insomma, il tutto ha alzato di parecchio l’asticella. Sciapò.

a problemi moderni, soluzioni moderne

Frans Hals è stato un pittore olandese, tra i più noti ritrattisti del barocco. Molti, giustamente, lo ritengono secondo solo a Rembrandt ma la cosa ha poca importanza, trattandosi di un artista eccellente. Nato ad Anversa, si trasferì poi ad Haarlem proprio in quello che noi oggi chiamiamo il “Secolo d’oro olandese” per quanto riguarda la pittura. In quei tempi, nella sola Haarlem furono prodotte oltre centomila opere pittoriche, non tutte buone, chiaro, non tutte sopravvissute, ma molte di quelle, insieme alle opere di Hals, costituiscono oggi il patrimonio del Frans Hals Museum.
Chiuso per un mese tra dicembre e gennaio a causa delle restrizioni volute dal governo, il museo ha riaperto il 17 e ha proposto oggi, nelle proprie sale, delle inedite lezioni di ginnastica e aerobica. Questo in aperta polemica con le scelte del governo in tema pandemico, per cui i musei e il settore culturale tutto sono rimasti chiusi mentre parrucchieri, palestre, bar e negozi no.

Un buon modo per esprimere dissenso, le foto girano. Il Van Gogh Museum ha riaperto come salone da parrucchiere/manicure, i teatri dei Paesi bassi oggi offrono servizi di barba e capelli. Ben fatto, la ginnastica nel museo sarei corso a farla anch’io. Anzi, mmm, idea…