in tua vece

Caro C. sono al tuo concerto. Riconosco il tocco, la scelta saggia: posto centrale ma a lato, con spazio per le gambe. Non troppo vicino ma nemmeno lontano. Solo chi ne ha fatti tanti sa. E sempre sempre vicino a un’uscita, questa è proprio tua. Ne abbiamo fatti un po’ insieme, di concerti, questo lo considero tale.

Mi fa sempre sorridere che ti sia appassionato a questa musica pestona, parrebbe incongruo e, invece, la dice lunga sulla tua apertura di interessi e del tuo sguardo, anche in questo.

Sono fisicamente al tuo posto, stavolta, metaforicamente e moralmente anche, il fatto è ricco di significati e mi dice molte cose su di te, su di me, sul tempo e come lo usiamo, sulla cura e l’attenzione verso gli altri, sulle fortune che ho. E non è più il fatto di un concerto, non solo, diventa tutto più ampio e il pensiero corre a quel gran mescolotto che si allarga anche oltre i propri confini e che chiamiamo, in fondo e in qualche modo, vita.

oddio ma cos’è successo? (un paese civile)

Sfoglio i titoli e quasi casco dalle mie stesse gambe:

AIFA rende la pillola anticoncezionale gratuita per tutte le donne in Italia. Non mi raccapezzo. Ma questo è un atto da paese civile, oddio, mica ci sono, ci siamo abituati. Così, di botto? Barcollo incredulo. In questo periodo, poi, di sbrodolate di deduzione fiscale per chi fa numerosi figli, Giorgetti, di lamenti contro la bassa natalità accompagnati da pressioni nazionaliste, fino agli sproloqui su sostituzione etnica, Lollobrigida, la cosa fa ancor più impressione.
Poi il Moige si incazza, Gandolfini e il suo Family day sbraitano, senatrici di Fratelli d’Italia insorgono, Pro Vita & Famiglia condannano e a quel punto capisco che è vero e comincio a godere ancor di più, che cosa civile e sensata è questa. È ed era, perché la contraccezione era già gratuita, fino al 1983, grazie alle lotte degli anni Settanta e alle spinte alla consapevolezza e all’esercizio dei diritti, poi come in tante cose siamo tornati indietro. Finalmente uno avanti, significativo. Adesso, ratificare rapidamente.

laccanzone del giorno: Jain, ‘Makeba’

Non la scopro certo io ma io la scopro adesso, o poco fa.

Jain, cantautrice francese proveniente dal mondo della grafica, e si vede nei video, in Makeba, bel tributo ritmico girato a Johannesburg. Bene vedere il video ma sentire il pezzo senza vedere con dei buoni bassi ha il suo senso. Bello il suono in apertura.
Fatto notabile: in ogni suo video cita un altro suo video, solitamente il precedente. Gioco interessante. U-ui.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

entrare nelle case del pittore Paul Verdussen e dello scultore Fernand Dubois

La casa al 211 dell’avenue Brugmann a Bruxelles, progettata dall’architetto Paul Hamesse in puro stile art nouveau geometrico per l’atelier del pittore Paul Verdussen, ha tra i suoi elementi migliori la maniglia della porta con inserita la cassetta delle lettere.

Non è da meno la porta della casa-atelier dello scultore Fernand Dubois, poco lontano all’80 della stessa via, zona ricca di edifici splendidi di art nouveau, progettata e costruita dal più noto Victor Horta, la cui maniglia pur non avendo la cassetta della posta ha il suo bel perché.

L’art nouveau, liberty, jugendstil, come si vuole, è irresistibile perché oltre all’architettura stessa cura ogni dettaglio, dall’arredamento, alle macchine da caffè alle, appunto, maniglie delle porte. Forse lo stile Impero ma non ci scommetterei su tale vastità di impieghi, altri non me ne vengono in mente ma sono ignorello nel campo.