padania, purtroppo

Imperversa la cappa, intendo una coltrona di roba latticineggiante (Conte direbbe poeticamente anice) che avvolge tutto da mattina a sera, e non c’è vento, non c’è pioggia, le centraline di rilevamento dei fattori inquinanti saturano e tutto il paesaggio è irreale. Lo conferma il satellite.

Ristagna. Noi sappiamo che altrove e più in alto c’è un tempo migliore, lo sappiamo perché qualcuno lo racconta, ma se in questi giorni vediamo un disco colorato e caldo in cielo lo temiamo.
Al di sotto della coltre, c’è la nebbia. Quella che una volta c’era sempre e ora non c’è quasi mai, che i vecchi si ricordano Milano e la bassa padana, che non è più così. Però guardi fuori e c’è, almeno ora. E poi è natale. Nebbia e natale, luci e aria lattosa, un mix micidiale che rende la padania il terzo posto migliore in cui vivere dopo Fantasilandia e Mordor.

Le foto sono di Andrea Alessio, ottime perché colgono in pieno l’atmosfera sospesa, e fanno parte del progetto “Before you, Santa Claus, life was like a moonless night“.
Se questa è la fotografia, c’è anche la letteratura, su questo posto infernale: l’Atlante dei Classici Padani, un vademecum imperdibile per chi vive tra lo Scrivia e il Brenta.

100% stampato nella MacroRegione, il che non è da sottovalutare, raccoglie con humour e dà un senso – anche se non compiuto perché sarebbe impossibile farlo – a ciò che caratterizza la padania, ovvero lo spontaneismo edilizio e quel tremendo rumore di fondo fatto di capannoni, cartellonistica pubblicitaria, concessionari, palmizi e luoghi per pranzi di lavoro che non ci abbandona mai.

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