Jean Maria et le brutalisme

Mi capita spesso di correggere qualche refuso qua e là in Wikipedia. Niente di che, cosette, gli altri scrivono io metto qualche piccola correzione alle sviste, serviamo anche noi piccoli aiutanti di Babbo Natale.
A volte, capitano svirgoloni più solenni.

Ma s’è clér que Volonté s’è fransé, n’espa? È la tronca che inganna.
Stavo leggendo, appunto, qualche nota sul brutalismo e sono trasalito, sebbene GMV la Francia l’abbia effettivamente vista passandoci un paio d’anni raccogliendo mele. Jean, benturné.

Ora è a posto. Sono già in quella fase della vita in cui mi tocca correggere i giovinastri, pensavo sarebbe arrivata poi.
[Aggiunta: anche il titolo del film era sbagliato, troppi sopra].

Franco sta bene

Prima un suo amico scrive un post fraintendibile (“Ode all’amico che fu e che non mi riconosce più“, che pare alludere abbastanza chiaramente a una malattia), poi ci si preoccupa perché da un po’ non si fa vedere, infine si favoleggia su malattie e morte eventuali e nascoste al pubblico. Franco Battiato è stato negli ultimi mesi al centro di una certa attenzione mediatica, con i giornali e un pezzo di rete che si è interrogato sulle sue condizioni di salute e sul suo destino.
Poi, un giornale ha pubblicato una fotografia di Battiato sul divano a casa sua e, allora, le voci su una presunta morte o malattia sono in parte rientrate.
Ma la foto pubblicata sul giornale non è quella vera. Quella vera ce l’ho io, eccola:

Sta bene? Secondo me sì, ma non tutti gli specialisti sono d’accordo.

 

giornata dell’unità nazionale e delle forze armate numero novantanove

Perché sarebbero cent’anni dalla “vittoria italiana nella prima guerra mondiale“. Mah.

Italia: 700.000 morti, 1 milione di feriti, di cui circa la metà invalidi permanenti, 40 miliardi di lire di allora spesi per il conflitto, ovvero oltre il 70% della spesa pubblica. In un esercito composto per la metà da contadini (2,5 milioni di uomini delle campagne a cui vanno aggiunti operai, piccoli artigiani e minatori, studenti…) ci furono 400.000 soldati processati per insubordinazione e autolesionismo, 100.000 invece i processi per renitenza alla leva (senza contare le decine e decine di migliaia a carico degli emigrati). Ancora di più furono le denunce degli ufficiali verso i sottoposti, quasi 900.000. Tra i processati circa 170.000 vennero condannati, 16.000 all’ergastolo, e 750 almeno alla fucilazione (difficile stabilire quanti soldati vennero fucilati sul posto durante i combattimenti o le fughe). Seicentomila soldati italiani vennero fatti prigionieri e, anche grazie al comportamento del governo italiano che li trattò da codardi e impedì sostanzialmente l’invio di pacchi viveri tramite la Croce Rossa, 100.000 morirono durante la prigionia. Durante il periodo di comando del gen. Cadorna morivano circa 11.000 persone al giorno.

Dicevamo: Vittoria?

me pensavo mejo

Secondo Google Art Selfie, ovvero fatti-una-foto-e-io-ti-dico-a-che-quadro-assomigli, io ho queste facce qua:

Oddio, sono le due che più si avvicinano secondo l’algoritmo di analisi e ricerca e una delle due non ha sbagliato di molto, l’altra un po’ di più, secondo me. Ma, insomma, non un granché, se devo dirla tutta. Il gioco è però divertente e i risultati, se non altro, non sono certo scontati o prevedibili, vedi Mazalić o Tooker (chi sono costoro?).

multilingual metal: sociocultural, linguistic and literary perspectives on heavy metal lyrics

Finalmente è arrivata l’occasione per una due-giorni di intenso studio, partecipando a questo convegno a Londra, settimana scorsa.

Oh, UCL, mica bazzeccole. Molto interessante l’excursus di investigazione sulle relazioni tra “black and death metal, religion, nationalism and Viking imagery” e gli aspetti controversi che riguardano razzismo e sessismo nel metal. E che dire della disamina approfondita di alcuni tra gli studi recenti più significativi (Weinstein 1991, Clendinning & McAuley 2009, Spracklen 2015, Sellheim 2016)? Molto interessante. Notevoli anche i relatori, molto preparati e di grande personalità: Imke von Helden (University of Koblenz-Landau), Titus Hjelm (UCL) e Karl Spracklen (Leeds Beckett University), senza naturalmente dimenticare il professor Karl Farrugia.

Oh, pensavo di vedervi lì.