fare una cosa da vecchi quando si è giovani

Non ci avevo mai riflettuto ma, ora, Macron mi sta dando un’opportunità per farlo: fare il presidente, lavoro da vecchi bacucchi o quasi, da giovani è semplicemente strepitoso.

Infatti, il giovane Macron in settimana:
a) si è fatto calare da un elicottero in un sottomarino nucleare che, poi, ha brevemente guidato;

b) per l’incontro con Trump ha scelto un posto per la cena del tutto invidiabile (peccato la compagnia e sì, è la Torre);

c) dovendo comunque pipparsi la banda – è pur sempre il 14, il giorno dei giorni in Francia – ha ben pensato di farle suonare qualche pezzo meno tradizionale (ma pur sempre franzoso, da 2:08 un delirante crescendo).

Insomma: farlo da giovani è bellissimo. Dovevo pensarci.

fibra di vetro e schiuma interna di polietilene, però grande

Il mio vicino di banco in ufficio sta sempre al telefono. E mi disturba.
Mi deconcentra, mi confonde, mi stanca. Avrei bisogno di isolarmi, di restare tranquillo, di avere un posto mio in cui io possa lavorare in silenzio.

Cambiare ufficio? Fare mobbing al mio collega finché non se ne va? Tappi per le orecchie? Creare il vuoto in ufficio? Niente di tutto questo.
La risposta è solo una: Helmfon. Il casco per isolarsi.




Signore, ti prego, fa’ che diventi realta: io voglio avere Lord Casco in ufficio, per sempre. Già così non riesco a smettere di ridere.

il 4 luglio

Il giorno dell’Indipendenza è una festa ad alto grado di patriottismo negli Stati Uniti e una cosa piuttosto seria. Si festeggia, eccome, ed è concesso un pochetto di spirito ma non troppo. O, almeno, non internamente ma solo verso gli altri paesi.
Ed è allora che il genio di qualcuno prende il largo, per fortuna.

Alcuni altri modi meno brillanti e molto americani per celebrare la ricorrenza, alcuni davvero ghei, diciamolo, e altri che condurranno a morte certa.

autogatto e topomini

Repubblica.it lancia una rubrica, di quelle a basso costo fatte in sostanza dai lettori, e svariona nel sottotitolo: ormai è come sparare su un panda che attraversa l’autostrada, ma non è questo il punto.

La rubrica vorrebbe raccogliere i toponimi (più correttamente: l’odonomastica) delle vie italiane più curiose. La sintesi viene affidata a Bartezzaghi, intelligenza affidabile, che aveva già fatto qualcosa di simile: se non ricordo male, anni fa raccolse le segnalazioni dei lettori riguardo ai nomi delle vie costituiti da una data (20 settembre, 4 novembre etc.) per provare a completare tutto il calendario solare. Ce la fecero, 365 nomi di vie (più una?).
Buffo, per cominciare, il caso del patriota Ruggero Settimo, popolarmente riportato come Ruggero VII, immaginario re normanno. O piazza Paolo VI, papa, che viene letto Paolovi, e così via.
Da quanto capisco, riferendosi a carneadi, Bartezzaghi vorrebbe raccogliere antroponimi (a proposito, ecco la proporzione: su cento, 96 nomi di via sono intitolati a uomini, 4 a donne), io ne ho pronti due che non rientrano nella casistica ma che a me piacciono:


Tanto non le mando. I vicoli sono i migliori.

capre e toteme

Mi chiedo come sia un hotel e le recensioni degli utenti mi vengono prontamente in aiuto: non ci vado, le capre piene di polvere non mi piacciono. Piccole magari, ma polverose no.

Repubblica.it, invece, commenta appropriatamente l’inizio degli scritti di maturità: il totema si fa largo tra gli studenti e, forse, non è colpa di Caproni. Io il totema non l’ho patito, fortuna mia, spero poi passi.