toponomastica poco positiva (desolation row)

Legata a ragioni colonialistiche, piuttosto che storiche o accidentali, esiste tutta una toponomastica minore fatta di stragi, disperazione e pessimismo.

Unfortunate Cove, Cook’s Harbor, Canada

Suicide Bridge Road, Hurlock, Stati Uniti

Nowhere Else, Tasmania, Australia

Disappointment Island, Nuova Zelanda

Little Hope, Texas, Stati Uniti

Damien Rudd si è dedicato prima alla raccolta e poi, come è ovvio, al libro.

qualche considerazione sbilenca a margine degli scandali sessuali di questo periodo

Sull’onda degli scandali relativi alle presunte – presunte perché non provate da alcun processo finora – molestie sessuali che stanno dilagando in ogni angolo di mondo, la Sony decide di far girare nuovamente a Ridley Scott le parti con Kevin Spacey del suo ultimo film, sul rapimento di Paul Getty III, con Christopher Plummer al suo posto.
I fatti interessanti della cosa sono: il film era stato chiuso, visto che è in uscita il 22 dicembre prossimo; l’interpretazione di Spacey del vecchio Getty era stata dichiarata “da oscar“, quindi pertinente al film; la riapertura del film comporterà un aumento del budget da 30 a 40 milioni di dollari, perché dovranno essere sottoscritti nuovi contratti con gli attori coinvolti, dovranno essere ricostruite le scenografie eccetera.
Ora: inutile essere sorpresi, penso che chiunque me compreso, avendo investito milioni e subodorando un problema, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di correre ai ripari per proteggere l’investimento, anche eventualmente rifacendo il girato. D’accordo.
HBO, invece, sta facendo una cosa diversa con Louis C.K., reo confesso di molestie a bassa intensità, visto che sta rimuovendo tutti gli streaming delle sue serie e, non paga, anche di quelle in cui risulta solo come produttore o ne è coinvolto marginalmente. Tutte cose concluse dalla quali non si aspetta certo altri introiti. L’ammissione è di due giorni fa, la cancellazione è in atto. La società di distribuzione The Orchard, invece, ha fatto sapere che non distribuirà più nei cinema il film di Louis C.K., I love you, daddy, in uscita a natale.
Sono solo due casi, ce ne sono altri. Weinstein, per esempio, è stato licenziato – da suo fratello! – dalla Weinstein/Miramax cinque minuti dopo l’uscita delle notizie delle sue molestie nei confronti di numerose attrici. L’avrà scoperto in quel momento, il fratello buono, che suo fratello era un molestatore seriale? Ci avrà pensato bene?
Poi, in Italia: prima girano voci, poi qualche ammissione, alla fine si fa un nome, almeno: Brizzi. Lui risponde e Asia Argento – ormai onnipresente sulla questione e paladina di tutte – twitta:

A parte lo svarione grammaticale, prende una posizione chiara. Intervistata dal Fatto quotidiano sabato scorso dice testualmente: «non conosco Brizzi, non ci ho mai lavorato insieme» e anche qui è game-set-match in un colpo solo.

Ora, lungi da me difendere chicchessia, in particolare da accuse di molestie sessuali, sebbene io continui a credere in un principio di innocenza fino a una sentenza valida: se vale per O.J. Simpson che esce di casa con la pistola fumante, allora vale per tutti. Resto però molto sorpreso, e sconcertato, dalla velocità di reazione in questi recenti casi. È pur vero che in ballo ci sono parecchi soldi, in alcuni frangenti, ma in altri no e il meccanismo di fare terra bruciata attorno a un sospettato di molestia sessuale, arrivando addirittura a cancellarne le tracce pregresse (damnatio memoriae fatta male) è sbagliato per molti motivi: sia perché avviene in situazioni di colpevolezza supposta (sarà anche certa in molti casi, non discuto, ma non c’è ancora processo, ripeto); sia perché, data la rapidità, dimostra che ne erano tutti a conoscenza e che hanno aspettato solo l’evidenza per ristrarsi scandalizzati; sia perché avviene pure in modo retroattivo il che è davvero senza senso; sia perchè – infine ed è una delle cose che mi sta più a cuore – non presenta alcuna coerenza o verosimiglianza di giustizia. Per i preti pedofili – e dico la prima che mi viene in mente – lo scandalo non c’è stato e la reazione non è stata in alcun modo paragonabile. Anzi.
E quindi? Chi deve denunciare, denunci. Chi deve processare, processi. Chi deve stare zitto, sizzitti.

la lotta al doping? facile

Danilo Di Luca, ciclista vincitore del Giro d’Italia 2007 e poi squalificato a vita per essersi bombato, nel suo libro «Bestie da vittoria» – libro inquietante talmente è cruda la realtà sportiva che racconta – spiega in una frase come si potrebbe facilmente chiudere la questione doping:

“La lotta all’antidoping [sic] sarebbe così facile da fare, si obbligano le case farmaceutiche a mettere un tracciante nei prodotti. Basta, finito tutto”.

Sì, gli è scappato il refusone (“La lotta all’antidoping“, alé) ma il concetto resta valido.