elezioni 2022: la schedina elettorale™, ancora

Come ormai la maggior parte di noi sa, tra una settimana si vota, diciannovesima volta da che abbiamo il piacere di votare in modo libero e universale.
Come le altre volte, l’Ufficio Politico di trivigante (UPdt) ha faticosamente prodotto anche stavolta la schedina elettorale™, ovvero la risposta giocosa ai dubbi che attanagliano la politica e il dibattito nei bar del paese: come andrà? Sarà meglio? Peggio? Riuscirà Adinolfi a prendere tre voti? E L’Ape Di Maio che vola nelle pizzerie batterà i cattivoni Lupitotibrugnaro?

Giocare si gioca come le vecchie schedine del totocalcio, ci son le partite e bisogna dire chi vince, chi perde e chi pareggia, 1-2-X. Chi fa tredici e dodici vince e le percentuali di voto che fanno fede saranno quelle del proporzionale alla Camera. Se la differenza di percentuale è contenuta nello 0,2%, è considerato pareggio, esempio: 1,6% e 1,8% è pareggio.
E per sapere chi accidenti siano quelli del Partito Comunista Italiano che non sono il Partito Comunista dei Lavoratori? Si va sul sito del Ministero, dove ci sono i programmi, ahah, e si capisce chi diavolo siano: qui. Uno più di tutti, secondo me. E non preoccupatevi di chi non conoscete, tanto anche sulla schedina calcistica non sapevate nulla della Sambenedettese, no?

Ma materialmente? Materialmente si commenta questo post qui sotto, scrivendo la propria previsione e usando un nome in cui vi possiate poi riconoscere (lo farò io per primo, giocando per fare un esempio). Oppure scrivete la previsione in una mail e la inviate a posta@trivigante.it e pubblico io. Stavolta non ci sono soldi in ballo, non si paga e si può giocare tutte le volte che si vuole, abbiate solo considerazione del me del futuro che nella grotta elettorale domenica notte spoglierà le schedine giocate.

Cosa si vince? Non si paga e si vincono ricchi premi: quarantanove milioni di euro (ma bisogna andare a pigliarseli in Russia); un week-end con Mario Draghi a cercar funghi senza però parlare di politica; una testata nucleare tattica da usare a proprio piacimento a seconda di come la si pensi; una bottiglietta da mezzo litro di gas – premio più ambito – per affrontare l’inverno; una cena a Windsor con la reg… ah no, una seduta di massaggio corporale effettuata dalle cicciose mani dell’iroso Carlo terzo. Insomma, mica male, no?

Le ultime cose: qui c’è la schedina in pdf, se volete stamparla, conservarla, studiarla con calma, inviarla, farne quel che vi va. Per qualsiasi controversia, l’Ufficio Politico di trivigante (UPdt) ha a disposizione una vasta schiera di assassini prezzolati. Se avete domande, chiedete, i commenti servono anche a cazzeggiare.

L’ultima volta, 2018, le schedine erano settantadue, sarebbe bello farne di più. Io attenderò i risultati elettorali seduto su una spiaggia di Ostenda, che non si sa mai e son già pronto. Che dire? Buon gioco a chi vorrà e speriamo non vada troppo male di là, nel reale. Nel mentre, tra le tante, vi invito a giocare con considerazione una tra le partite più appassionanti: Italexit per l’Italia contro +Europa, un dentro-fuori programmatico proprio niente male.

minidiario scritto un po’ così di un breve giro in una fine estate elettorale: cinque, dissuasori, acque al terzo piano, contemplazioni, un altro omaggio, conclusione

Gubbio ha una magnifica balconata sulla valle, la piazza principale, piazza Grande appunto, tra la cattedrale e il palazzo dei Consoli, si regge su archi enormi che reggono da secoli questo enorme terrazzone che tanto dà sulla valle quanto è visibile da essa. E fa signoria, comune, potenza e ricchezza, senza dubbio. Che fa, dico io, il viaggiatore errante dell’Europa quando arriva in piazza Grande? Contempla dalla balconata, ovvio. O, almeno, vorrebbe. Perché sul parapetto la lungimirante amministrazione ha piazzato un’ottupla fila di spuntoni mortali antipiccione che impediscono ogni contemplazione appoggiata e che darebbero del filo da torcere anche a truppe di lanzichenecchi all’assalto da fuori.

Come rovinare un contesto armonico ispirato alla bellezza. Nel palazzo sono conservate le tavole eugubine, le stele di Rosetta dell’umbro antico, che hanno permesso la decifrazione della lingua locale e come dimostrazione di grandezza al terzo piano, terzo!, hanno piazzato una fontanona di quelle da piazza nel bel mezzo di un salone, per far vedere ai foresti che loro l’acqua corrente la sapevan spingere fin su su, e dici niente.

Individuato un norcinaio di soddisfazione, mi faccio imbottire un panino di salume locale, formaggione e patè di tartufo che qui ci si lavano i denti e vado a sedermi nel teatro romano che, nella piana, offre la visione scenografica della piana e della gola del Bottaccione. Il cielo corre, si apre e chiude che è una meraviglia e io per oggi non potrei chiedere di meglio, davvero.

Avrei potuto essere qui per vedere Plauto duemiladuecento anni fa, non sarebbe stato molto diverso. Mi sarei trovato in mezzo a persone come me, impegnate a pensare al futuro, al passato, allo scopo di tutto, con la sola differenza delle bollette elettriche, poco altro. Non si colgono molte differenze dal posto in cui sono seduto.
Allora mi tocca fare un esercizio di astrazione e far conto con le esigenze della vita nella realtà, il tempo che ho per star via ancora, un impegno domani, lo scorrere consueto delle cose. E poi ha cominciato a piovere. Opto per un rientro dritto ma lento, piglio la statalina che passa dal Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello, parallela alla E45 che ho fatto per venire ma più su, in cresta, ed enormemente più curvosa, e salgo, in direzione San Leo, San Marino, Romagna insomma. A tratti son solo boschi, nemmeno una casa in vista, qualche cantoniera qua e là, zone da linea gotica e da partigiani nella neve.

Bellissime, anche qui vorrei andare a piedi per giorni e giorni. Ma vado dritto, voglio dare un’occhiata a San Leo, quella rupona impressionante col castello sopra che si vede passando verso la riviera romagnola, quel castello della prigione di Cagliostro, e poi voglio passare da Novafeltria. È per un altro omaggio, più recente, quegli occhialoni rossi che lo contraddistinguevano e che oggi, sulla tomba, fanno tanto facciona da pareidolia.

Signore, è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista. Sì. Poi piglio su per davvero e vado verso casa, perché bene così. È stato un bel giro, quattro giorni pieni di cose e luoghi, Ravenna, Cesena, Caprese, Anghiari, Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, Frasassi, Gubbio, San Leo, un bel ritmo e una vera immersione tra l’appennino romagnolo, toscano, marchigiano e umbro, in una delle zone più belle del paese. Sarebbe servito più tempo, servirebbe più tempo per ogni cosa, per la vita stessa, va bene così. Ora vanno bene anche le commissioni di casa, ho ristabilito un po’ di equilibrio, per un po’. Non durerà molto, mi conosco, ma adesso sono in ordine e la testa è piena di idee e fantasie, mi sono abbeverato e nutrito, mi serviva. Via, anche a finire tardivamente questo minidiario, non è che sono tornato ora.

Ah, sono poi ripassato alla biblioteca malatestiana, non potevo lasciar la cosa sospesa, non ci avrei dormito. Sempre commovente, che posso dire più che: «andateci»? Niente, appunto, lei sta lì ed è indifferente se noi ci si vada o meno.


L’indice di stavolta

uno | due | tre | tre bis | quattro | cinque |

fare la coda è decisamente il primo sport inglese

Questa è la coda per vedere il feretro della regina. Al momento, alcune miglia, trenta ore di coda, a ritroso da Westminster Hall. Tra le tante cose che fatico a capire, questa: come si fanno a fare trenta ore di coda? Cioè a un certo punto ci si addormenta e qualcuno resta sveglio per spostare le persone avanti? Si ha un cambio? Si affittano codisti?
Non farei tre ore di coda nemmeno per vedere Odino in persona o il Re dell’Universo.

Vivi.

chissà…

Chissà perché mi aspettavo un treno – come quello di Bob Kennedy che percorse l’America o quello che portò la salma del milite ignoto da Aquileia a Roma, ovvero viaggiare a due all’ora per permettere il saluto delle persone – e invece no, la salma della regina viaggia in auto per la Scozia, poi in qualche maniera arriverà a Londra.
È pieno di fotografie che ritraggono il corteo, come questa scattata a Banchory:

Photo by Peter Summers/Getty Images

Ma la migliore che ho visto finora, ed è il senso di questo post, è questa, su una panchina a Ballater, vicino ad Aberdeen:

Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images

Mi immagino non si tratti di un monarchico realista, visti i fiori e l’atteggiamento composto e in disparte mi pare più un omaggio personale nei confronti di Elisabetta. Forse un innamorato? Un giovane pretendente? Difficile stia su una panchina, oggi. Più che altro, mi piace immaginare, un mazzo di fiori in omaggio a un pezzo di gioventù che se ne va, a un pezzo di vita giovanile e non che scompare, a una figura emblematica di tutto questo ma, in fondo, a sé, un omaggio al proprio passato.