«combatto non per la patria ma per rivedere il volto di mia madre»

È morto Angelo Del Boca, storico rigoroso. Fu il maggior storico della questione coloniale italiana, fece molto per fare chiarezza, eliminare tanta spazzatura di propaganda fascista, di qualunquismo post bellico, di invenzioni di convenienza che inquinavano la storiografia delle conquiste italiane in Africa. Fondamentale il suo Italiani, brava gente?, e il punto interrogativo è fondamentale, che sfatò quell’idea orrenda per cui sì, noi italiani certo eravamo andati a prenderci le colonie ma non eravamo certo come quegli altri, i tedeschi, magari gli inglesi o i portoghesi o gli spagnoli, quelli sì che erano cattivi, noi no, noi avevamo tutto sommato il cuore buono. Oleografia un po’ stile Mediterraneo, se il paragone può reggere. Balle, come Del Boca dimostrò con grande perizia. La bufala era però talmente forte che tutt’oggi persiste anche in numerose persone di buona fede ed è ciò che tocca fare a noi, ora: utilizzare gli strumenti di cui Del Boca ci ha dotato per contrastare queste convinzioni idiote. E la questione è ben viva, come dimostrano i fatti recenti della statua di Montanelli. Fu, anche, partigiano. Spiace, una fortuna averlo avuto.

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: luglio, le carte in regola, delta alfa pi kappa, risollevo il turismo, i futuri costumi sessuali

Doppia vaccinazione, fatta. Green pass, cioè la carta che dovrebbe permettere di viaggiare in Europa ed entrare in posti (concerti? discoteche? cene eleganti?) che se non ce l’hai, no, ottenuta. Su carta, via Immuni – ah, allora esiste – e IO, l’app per i rapporti con la PA. Quanta grazia, eccellenza. Qui a sinistra la mia carta, valida dal primo luglio come tutte, e sono furbaccini quelli che le postano serenamente sui social senza oscurarne almeno il qrcode. Immagino ce ne sia un certo mercatino sotterraneo, a seconda dei vantaggi che la carta darà.
I dati? Buoni, in calo costante e sensibile contagi, ricoveri, decessi. Anzi no, i contagi non più: da qualche giorno si segnala l’arresto della discesa del numero complessivo, la curva si è stabilizzata. Questo dovrebbe essere dovuto alle varianti, Delta, Delta+, Alfa e buonanotte, che si stanno diffondendo e diventando predominanti. Pare, però, che ai contagi non corrispondano ricoveri o, peggio, decessi, almeno non nella stessa proporzione. In Gran Bretagna, la cui situazione è avanzata rispetto ai contagi da variante Delta, dal 19 luglio decadranno tutte le restrizioni, comprese mascherine e distanziamento, e sì che nelle ultime settimane tutte le notizie provenienti da là davano in aumento vertiginoso i contagi, dovuti presumibilmente alla scelta di privilegiare le prime dosi e la diffusione dei vaccini. Evidentemente, la situazione non prende pieghe preoccupanti, oppure sono completamente pazzi. Al momento, credito alla prima ipotesi.
A proposito di restrizioni, dal 28 giugno non è più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto, se non in condizioni di assembramento. È una cosa che apprezzo molto, capitandomi spesso di camminare per una città tutto il giorno, ed è una certa soddisfazione vedere e mostrare i propri brutti musi in pubblico. Per svariate ragioni, compresi i rari ma non impossibili colpi di fulmine. Tocca però tornare a lavarsi i denti, pulirsi il moccio dal naso, tagliarsi la barba o decolorarsi i baffetti, a seconda. L’anno scorso la liberazione dalle mascherine era arrivata il 15 luglio, abbiamo guadagnato qualcosa, qualsiasi cosa sia.
Da parte mia, in assenza della figura titolare, sto cercando di fare la vita del turista giapponese: Roma, Firenze, Venezia, Bologna, ancora Venezia, tutto in meno di venti giorni. E poi alcune tappe minori, Parma, Sabbioneta. Il tutto con grande soddisfazione – ne dirò più estesamente, fa ancora parte del mio piano-pandemia, fare le cose che normalmente non si fanno per troppo afflusso – perché, mancando i pullman e gli occupanti, è tutto più facile e comodo: si vede un tavolino libero, ci si siede e con soddisfazione inenarrabile ci si gode la cortesia degli osti e degli albergatori, per nulla avvezzi, specie a Firenze e a Venezia, abituati a sdegnare addirittura il servizio al tavolo. Oppure, dentro agli Uffizi senza riuscire a fare nemmeno un minuto di coda, volendolo.
Durerà, questo stato di cose? Oppure no? Difficile dirlo. E come sarà il post-pandemia? Ci sarà un grande, collettivo periodo di baldoria? Alla fine del 1665 Samuel Pepys, noto politico e scrittore inglese, scrisse: «l’epidemia si è ridotta quasi a zero» ma, soprattutto: «non ho mai vissuto così gioiosamente». E non sapeva che l’anno dopo Londra sarebbe bruciata, ma non c’entra. Pepys registrava le manifestazioni di gioia delle persone per strada, scampate al pericolo, le danze e gli abbracci, la felicità per la libertà riacquisita. Qualcuno, a questo proposito, ha citato anche i Roaring Twenties, cioè gli anni Venti dopo la prima guerra mondiale e l’epidemia di spagnola, periodo di grande espansione non solo economica, caratterizzati da una certa sguaiatezza nei modi, esuberanza eccessiva, forse, ma è indimostrabile, dovuti alle restrizioni e alle sofferenze del decennio precedente.
Naturalmente il paragone è improprio, ma non è difficile immaginare l’aumento delle interazioni sociali, dell’aggregazione e la maggiore ricerca di piacere e divertimento quando l’attuale pandemia sarà un ricordo. L’epidemiologo Christakis ha detto al Guardian che «durante le epidemie si diventa più religiosi, le persone rinunciano di più ai piaceri, risparmiano i soldi» – e la prima parte di questa frase mi spiegherebbe molte cose degli ultimi mesi – e sempre secondo lui, passata la buriana, aumenteranno le interazioni sociali, il senso di religiosità tornerà a ritirarsi – ne faccio speranza – e potrebbero diffondersi anche abitudini sessuali più libere. Spero anche qui.
Al momento, è difficile dire: ci sono gli Europei di calcio, e siamo in semifinale, è estate e le vacanze sono di fatto un obbiettivo possibile, fa caldo, gira qualche deludente tormentone canoro, oggi è mancata Raffella Carrà, la Lega continua a ostruire il ddl Zan, insomma il paese è distratto, completamente, al limite del rinciulimento, classico estivo. Forse è anche questo un modo di reagire, che non condivido, mi pare molto simile all’atteggiamento precedente alla pandemia.
A me, al momento, basterebbe che molti di noi, alcuni perché non siamo certo tutti uguali e non ci siamo comportati allo stesso modo, seguissero il consiglio scritto vicino a una porta veneziana, sintetica esortazione che contiene già tutto ciò che serve. Forza. E vaccinatevi, checcazzo.


Le altre puntate del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre | 4 dicembre | 8 dicembre | 12 dicembre | 19 dicembre | 23 dicembre | 30 dicembre | 6 gennaio | 15 gennaio | 19 gennaio | 26 gennaio | 1 febbraio | 15 febbraio | 22 febbraio | 24 febbraio | 1 marzo | 25 marzo | 9 aprile | 28 aprile | 31 maggio | 5 luglio |

inginocchiarsi contro il nazismo (ops)

Prima sì, poi no, poi decidiamo in hotel, poi no al nazismo, poi sì contro il Belgio perché il Belgio ce l’ha chiesto e non lo facciamo per la motivazione (la lotta al nazismo) ma per solidarietà verso il Belgio. L’Austria no, non ce l’ha chiesto. Eh?
Inginocchiatevi, non inginocchiatevi, che lo facciate voi è del tutto irrilevante, come il contrario. Era determinante per Kaepernick, lo è stato per parecchio, c’era Trump, poi c’è stato l’assassinio di Floyd, l’assalto al Congresso, ora siamo alla periferia della periferia dell’impero che discute delle pagnotte della regina due secoli dopo.
Fatelo, non fatelo ma basta rompere i maroni. Escogitare di volta in volta motivazioni al nulla è a dir poco deprimente.

(Alla nazionale italiana di calcio e a Chiellini che confonde nazismo e razzismo).

la musica delle stagioni, primavera 2021

Pochi giorni fa c’è stato l’equistizio per cui dalla primavera siamo piombati in estate e, con il cambio di stagione, è il momento del cambio di pleilista: pubblico quella della primavera, inizio a lavorare a quella dell’estate.
L’avvio, ma son cose che si sanno solo dopo, è intriso di voci femminee e tenui, abbastanza oscillanti tra folk-pop-rock, a seconda, poi tra le nuove uscite e gli umori che variano man mano che la stagione procede, le cose cambiano. Che faccio? Escono un EP dei Counting Crows, il nuovo disco delle Sleater-Kinney, quello di Liz Phair o di Jade Bird, tutti con singoli più che buoni, e faccio finta di nulla e non inserisco? Ovviamente no, quindi la compila prende un po’ una strada sghimbescia rispetto ai rigori iniziali. Beh, funziona così. Non è che poi uno, io, è integro e omogeneo per tutti i tre mesi della stagione.
Spero che, se vi è qualcuno che ascolta, trovi cose buone. Il merito non è ovviamente mio, io assemblo e basta.

Poi ci sono le pleiliste passate, le tredici stagioni precedenti, altro che serie tv finite alla seconda o terza.

Eccole, tutte: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) |

Spero qualcuno si diverta, se no io, che già peraltro lo faccio.


L’indice delle compile

niente calcio per i fascisti

Già Leon Goretzka era il mio eroe calcistico per questo, il Woody Guthrie del fobàll:

Ma quando, ieri sera, dopo ottanta minuti di cori offensivi dei tifosi ungheresi, Goretzka ha segnato il gol della qualificazione per la Germania ed è andato sotto la loro curva a esultare così, allora la mia ammirazione è diventata sempiterna.

Come promesso: Ungheria a casa, niente calcio per i fascisti.

vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente…

Domani è un anniversario: 75 anni fa l’Assemblea costituente faceva la propria, prima, seduta. Alla fine di quel percorso, il nostro paese ebbe una costituzione repubblicana. E che Costituzione.
Per celebrare l’occasione, l’ANPI organizza parecchie cose per domani in tutta Italia, cosa buona, e la mia amica T. per non essere da meno ha girato un bel video. Eccolo:

Il 2 giugno 1946 si votò per il referendum monarchia/repubblica e, insieme, si votò per la prima volta da più di vent’anni, il 10 furono proclamati i risultati, ufficializzati il 18 dalla Corte di Cassazione. Del 25 ho detto, il 28 giugno l’Assemblea fu riunita per l’elezione effettiva del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. Immagino siano stati giorni concitati ed emozionanti, ricchi di cambiamenti e di prospettive luminose, dopo il buio fascista. Bene, dunque, per le celebrazioni.

attentati alla libertà di pensiero dei cattolici

La segreteria di stato vaticana – tutte minuscole volute – interviene nel dibattito politico italiano e chiede la «rimodulazione» del ddl Zan, in discussione, così che «la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente», questo perché il ddl violerebbe «l’accordo di revisione del Concordato».
I punti in discussione, si scivola nel peggio, sarebbero il fatto che il ddl non esenterebbe le scuole cattoliche dall’organizzazione della futura Giornata nazionale contro l’omofobia – e ci mancherebbe! – e, non contenti, ai vertici della segreteria di stato esprimono timori per la «libertà di pensiero dei cattolici». Magnifica anche questa, grazie.

Ora. Il problema non è la segreteria di stato vaticana, che fa quello che dalla segreteria di stato vaticana ci si aspetta. Il problema non è nemmeno il concordato Stato-Chiesa, prima di Mussolini e poi rivisto da Craxi. Il problema è l’esistenza stessa del vaticano e del papato: nel 1849, con la Repubblica romana, li avevamo (ehm…) finalmente cacciati, avevamo una già allora magnifica Costituzione e tutto sarebbe andato per il meglio, se quei vigliacchi dei Francesi non fossero intervenuti e avessero interrotto l’emozione, riportando Pio IX al soglio e innescando la restaurazione. E con essa, la pena di morte, per dirne una.

Poiché, dunque, allora non andò bene, il problema di oggi è la dirittura della schiena politica, sociale ed etica del nostro Stato. Scarsina. Perché se fosse, allora la risposta agli interventi della segreteria di stato vaticana nelle faccende di un altro Stato sarebbe, se proprio, una sonora pernacchia, una bella risata e, piacendo, un corale vaffanculo.

Qualche parola dai sovranisti per l’ingerenza vaticana nelle nostre cose? Nessuno?

l’estate è la mamma dei poveri (ancora)

Dalle 5:31 di questa mattina, in senso italiano, è estate.
Cioè quella cosa per cui nel nostro emisfero, boreale, il sole raggiunge una declinazione massima lungo l’eclittica e poi luce, caldo, cose, astronomia, segni zodiacali e cose che è inutile spiegare qui.

Non la mia stagione preferita a causa perlopiù di vizi umani – rincoglionire più del solito – che per fatti oggettivi. Anzi, l’estate in sé, in effetti, qualche pregio ce l’ha, eccome. Un augurio favorevole alle persone buone, gli altri ciccia.