solquizzio d’estate, tardivo oserei dire

Oggi è il solquizzio d’estate, quel momento in cui una stagione passa, la primavera, e comincia l’estate.

Come sempre, non è il caso di spiegare qui cose che sappiam tutti, la volta azimutale, la processione curvometrica e la derivazione orbitale del pianeta, tutte cose che fanno sì che la stagione muti. Meglio augurarsi una buona stagione entrante, ai meritevoli, e nulla agli insipienti.
Una domanda, solo: com’è che qui è luglio da più di un mese, già?

featuring: Kool G Rap, Left Lane Didon

Scopro oggi, colpa mia, che è uscito il nuovo disco di Alonzo Fibonacci.

È uno che fa hip hop ed è chiaro che è ultranipote di quel Fibonacci là. Alonzo perché dev’essere capitato di far qualche giro più lungo che Fiesole.
Ascolto i tre pezzi del disco 3, un numero ovviamente, Dream, Clear It Out, What You Want, colgo perfettamente i numeri anche in essi e penso che l’ultranonno sarà orgoglioso.
Aspetto fremente il nuovo disco di Carmelino Russell, tutto sull’etica, e di Munununu Magnesio Newton, anche stavolta sulla gravità dei corpi celesti.

we’re doomed

L’India, com’è ovvio per un enorme paese tecnologicamente avanzato e fucina di ingegneri, matematici e scienziati, ha un proprio programma di studio in Antartide, avendo sottoscritto l’Antarctic Treaty System. Il programma è iniziato nel 1981, con la costruzione due anni dopo della prima base, la Dakshin Gangotri. Che, vista nella foto, pare un po’ piccolina, ehm, quasi a uso individuale.

Non volevo essere irrispettoso, è chiaramente la foto fatta sul tetto, sotto c’è la base. Lo scienziato ritratto è Mohammed Ghous Uzzaman, che appare anche nella foto sotto, con M. Vyghreswara Rao, nel gennaio 1988 durante la settima missione antartica indiana, in un momento di evidente divertito relax.

Nel 1989, l’India inaugurò una seconda base, la Maitri e, poi, nel 2012, la terza, la Bharati, che è quella che piace a me. Eccola.

Difficile immaginare se vi sia stata più una collaborazione con l’Impero della Morte Nera o con un’azienda produttrice di console per videogiochi degli anni Novanta.
Io propendo per una base segreta del cattivone di turno, di quelli col gatto sulle gambe. Ma sia chiaro, amici indiani, ovviamente si fa per celia. Hanno anche scoperto un muschio sconosciuto, eddai. Eccazzo, l’ho fatto di nuovo, sono un cretino. Scusate.

il Zentralfriedhof Friedrichsfelde Lichtenberg, Luciano ha parlato

Il Zentralfriedhof Friedrichsfelde Lichtenberg è un cimitero di Berlino, piuttosto noto perché ospita il Memoriale dei Socialisti, il Gedenkstätte der Sozialisten, nel quale sono sepolti molti esponenti di spicco del movimento socialista, socialdemocratico e comunista tedesco, tra cui Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. È in questo cimitero che Mies van der Rohe eresse il memoriale per i caduti della rivoluzione spartachista, poi distrutto dai nazisti. Anche Käthe Kollwitz è sepolta qui. Insomma, per dire che merita una visita e, come vado dicendo, anch’io ci sono andato e sono contento di averlo fatto (anche nella mia guida vecchiotta di Berlino). Anche perché a poca distanza c’è quella che fu la sede della Stasi, il museo a essa dedicato e l’archivio dei documenti, ma questa è una storia tutta sua. Bisognerebbe cominciare guardando Le vite degli altri, film magnifico e terribile proprio su questo.
Ma tornando al Zentralfriedhof, impossibile non andarci dopo la recensione di Luciano, che infila due petizioni di principio, una concordanza sbilenca e insieme una valutazione politico-teologica, bontà sua, che da sole giustificano senz’altro la visita all’ameno cimitero.

Come tutti i cimiteri, Luciano lo sa. Socialista, riposa tranquilli.

una cosa cui non avevo mai pensato (righe bianche e nere uno)

Domenica a casa mia, in un quarto d’ora di buriana impressionante che lasciato un tappeto di foglie sminuzzate sul quale si sono adagiati dieci centimetri di palline da golf di ghiaccio, sul quale si è adagiato a sua volta un pino da venti metri, porello, tra le cose danneggiate dalla grandine c’è stata la mia auto. Eh, pazienza, che farci?
Lunedì quando il carrozziere mi ha detto che avrebbe fatto fotografie dei danni, mi sono chiesto come, visto che nelle foto che avevo fatto io non si vedeva nulla, se non i riflessi, nonostante i bozzi siano ben visibili a occhio nudo.
Poi l’ho scoperto e mi è piaciuto. È tornato con un tondo di cinquanta centrimetri di diametro fatto di stoffa tesa a righe bianche e nere. Appoggiandolo sulla carrozzeria e fotografandone il riflesso, là dove ci sono le ammaccature le righe si stortano, a seconda di larghezza e profondità.

E vualà, foto fatte, chiarissime. Complimenti, ingegnoso, davvero non male.