london’s burning (again)

Ieri cadeva il trecentocinquantesimo anniversario del grande incendio di Londra.
Quello, per capirci, che distrusse i quattro quinti della Londra medievale all’interno delle mura, quello che distrusse anche la St. Paul’s cathedral, come da area rossa qui sotto:

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L’incendio durò quattro giorni e fu devastante, Turner lo dipinse più volte.
Gli inglesi – che in questo genere di cose sono imbattibili e io li invidio per questo – hanno deciso di celebrare la ricorrenza e lo hanno fatto alla grande: su una chiatta lunga 120 metri tra Blackfriars Bridge e il Waterloo Bridge hanno ricostruito il profilo della Londra del 1666 nemmeno troppo in miniatura.

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Qui il video ufficiale in timelapse e qui quello della presentazione. Poi, ieri, come si conviene alla ricorrenza, hanno dato fuoco alla struttura di modo che, se visto dal lato sud del Tamigi, il tutto avrebbe assunto l’aspetto che doveva avere allora per gli spettatori dell’altra riva.

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E così è stato: dev’essere stato impressionante. Sciapò, ancora una volta.

wagner moura è sempre meglio

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Come un sacchissimo di altri, siamo ben lieti di rituffarci nello spaccio di cocaina e nel malaffare al livello più alto. Perché pensare in grandissimo è la cosa più bella.
Certo, questi saranno anni terribili e finirà male, lo sappiamo. Ma è ormai storia che vada così. Avanti, allora.
(La puntata 7 si intitola Deutschland 93, non mi sfugge il riferimento: non vedo l’ora). [Per chi non ci avesse capito nulla, è uscita la seconda stagione di Narcos].

james franco

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Decisamente una delle persone più interessanti nell’ambiente del cinema. E non solo per 11.22.63 o 127 ore o Spiderman, per dire, ma perché è uno che legge (e insegna, alla New York University e ora in un liceo di Los Angeles) Steinbeck e Faulkner (ora è qui per In Dubious Battle, il suo The Sound and the Fury è una delle cose interessanti degli ultimi tempi), gira video per i R.E.M. (Blue, 2012) e quando parla dice sempre cose piuttosto interessanti, frutto di ragionamento e anticonvenzionali. Poi perché è intelligente e, quindi, sa prendersi in giro fa il Sergente Pepper in Angie Tribeca e il matto in 30 Rock, uno spasso. Bravo, qui lo si apprezza. Anche per i bei baffoni.

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iddio benedica il polygen: prodotti

Alcuni prodotti strepitosi, dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):

Meliconi:
Il GumGody SvitaTivu’ Meliconi
Il CumBody AccomodaGomma Meliconi
Lo SchiacciaComputer Meliconi (con accessori)
Il GumKiody Meliconi

Ponti:
Finocchiogusto Ponti
Asparagodi Ponti
Pisellizia Ponti
Verzalizia Ponti
Condighiotto Ponti

Beghelli:
Il TeleMiglioraPompieri 626 Beghelli
Il TeleSalvaCefalo Beghelli
Il ControllaPiffero 626 Beghelli

iddio benedica il polygen: recensioni snob di musica indie

Due plausibilissime recensioni di musica indie (che non vuol dire un cazzo), dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):

The Iraqi Americans – Deep Funks Of The Biafra In Blowjob (4XLP, Past, 2004)

Dolcezza arsty. New wave. New wave-(new) wave. No wave.
C’e’ lo zampino di Dj Hell nel collaudato trio formato da Dj Hell (turntable), Devendra Banhart (tuba) e Pharaoah Sanders (clavicembalo).
Eclettico fino alla nausea, il disco amalgama diafanamente cinghie di trasmissione math, new wave-new wave da camera, no(w) wave, new wave-post wave tradizionalista, cimbali milanesi, no(w) wave, e no wave decadente, perfetto per stupri on the road again.
Il riferimento alle Spice Girls e’ oggettivamente ridicolo.
(new) wave dunque. New wave-valzer, olocausto disinvolto dunque elettricamente amaro, per un disco che inserisce un hard-core chiaroscurale e cosmico in un mondo assolutamente no wave.
Una delle perle dell’anno.

(10) per l’idea, (0) per il disco.

E l’altro disco, che vorrei davvero avere:

Hitlers Over The City of Canterbury – S/t (2Xmini-CD, Black7 Records, 2007)

Nu wave-new wave. Il Rock è vivo. Spirale.
Puntuale nuova uscita della Black7 Records, che mette a segno un nuovo colpo con questo gruppo nato dall’incontro tra Michael Stipe e Otomo Oyuhide.
S/t e’ una perfezione improvvisamente free-gay e massimalista che indica fragranze kitsch e pedanti, adatto a scalate attraverso lande desolate.
Il riferimento potrebbe essere uno scontro tra John Cage e John Coltrane.
Lampi e armonia si alternano affrontando estraneamente delle bombe derivativamente finlandesi.
Tonico.

 

iddio benedica il polygen: dialoghi di film d’azione

Due canonici dialoghi di film d’azione, dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):

L’ispanico: Merda, amico! E quella cosa laggiu’ che diavolo era? Non ce la faccio, bello!
Il muso giallo: E’ la fine!
L’ispanico: Qualcosa mi dice che e’ successo qualcosa. Capisci? E’ tutto inutile!

Jay: Capisci? E’ tutto inutile, bello! Cristo Santo! E’ tutto inutile, fratello nero!
Il sergente Jefferson: Non ce la farete mai se rimango con voi… Dannazione! Non siamo soli in questo posto!
Jay: Maledizione! Che diav…?
Il sergente Jefferson: Che fottutissima stronzata del cazzo, fratello!
Jay: Maledizione! Cosa diavolo succede qui?

iddio benedica il polygen: recensioni di libri

Quattro imperdibili recensioni di libri (imperdibili anch’essi), dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):

Un Nano Infallibile
“Vorrei davvero essere in grado di scrivere io un’opera cosi'”
The Los Angeles Post

Dottore Dandy
“Una immensa saga familiare magistralmente ideato, che schiude al lettore le porte del mistero e dell’ignoto annidati ai confini della realtà”
Panorama

E due che, ovviamente, non hanno nulla a che vedere tra loro:

Ombra Crudelmente Depilata
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario venezuelano”
Ken Grisham

Massaggiatore Di Venere
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario camerunense”
The Washington Bulletin