
Ne esco ebbro ogni mattina.

Ne esco ebbro ogni mattina.
Due giorni fa è stato Manhattanhenge.

I prossimi, il 12 e 13 luglio, il primo pieno e il secondo a metà. Si fa in tempo.
Biglietti per Jethro Tull (Anderson), Supergrass e una trattativa per Calibro35.
Questo oggi.
La stagione comincia a prendere forma e io pure.
La vita normale è ora speciale, come lo era prima.
Anni fa avevo una cassetta di David Riondino che mi faceva molto ridere. C’era la storia di un impiegatino asburgico che beveva solo gewürztraminer, la paurosa vicenda della Grande Aragosta, la spassosa camminata di Giuseppina sul filo e una canzone di tal Franco da Catania. Eccola:
Bietola. Mi faceva e fa molto ridere il ‘Franco, esci di camera. Vai a giocare a pallone con gli altri bambini’ e lui no, meglio studiare i gesuiti euclidei.
Ora dirò cose che chi sa, sa, e chi non sa, dovrebbe.
Finalmente Entertainment 7/20 ha prodotto l’album di debutto dei Mouse Rat: The Awesome Album. L’uscita è prevista per il 27 agosto e, ovviamente, il primo singolo sarà ‘5,000 Candles in the Wind’, dedicato all’indimenticato Lil’ Sebastian, sempre nei nostri cuori. Eccolo. Il singolo, intendo.
Non mancherà anche Duke Silver in un altro pezzo, ‘Catch Your Dream’, iddio lo benedica, e il disco sarà disponibile anche in lussuoso vinile, qui. Infine, eheh, i Mouse Rat sembrano aver trovato stabilità dopo qualche cambio di nome: A.D and the D Bags, The Andy Andy Andies, Andy Dwyer Experience, Angelsnack, Crackfinger, Death of a Scam Artist, Department of Homeland Obscurity, Everything Rhymes with Orange, Fiveskin, Flames for Flames, Fleetwood Mac Sexpants, Fourskin, God Hates Figs, Handrail Suicide, Jet Black Pope, Just The Tip, Malice in Chains, Muscle Confusion, Ninjadick, Nothing Rhymes with Blorange, Nothing Rhymes with Orange, Penis Pendulum, Possum Pendulum, Punch Face Champions, Puppy Pendulum, Radwagon, Razordick, Scrotation Marks, Tackleshaft, Teddy Bear Suicide, Threeskin, Two Doors Down and Scarecrow Boat. Andy Dwyer/Chris Pratt alla voce, ovvio. Bye bye, Lil’ Sebastian, purtroppo humans cannot ride a ghost. Purtroppo.
Il momento in cui i cinque corridori in fuga al Giro d’Italia si devono fermare a un passaggio a livello, perdendo un minuto dei tre del vantaggio accumulato, rimanda piacevolmente al ciclismo del dopoguerra, allo scambio di borracce tra avversari, a giri d’Italia in un paese ancora tutto da ricostruire. In definitiva, al ciclismo bello delle origini.

Scalo a Grado. Hofàaaaatto scaloagGràdo, laddomeeeenica dipPàsqua, geeeente perlestràde, correva andandoammèssa. Da ‘L’arca di Noè’ (1982), solo Battiato poteva scrivere versi come “Il mio stile è vecchio / come la casa di Tiziano / a Pieve di Cadore”, con quelle sue vocaaaali trascinaaaaate prima di parole pronunciate veloci tutte insieme. Vado a memoria, credo l’abbia usata Moretti, ancora, in Bianca. Che poi io a Pieve di Cadore ci sono andato per questa canzone, non per la Pro Loco.
I treni di Tozeur. Meravigliosa, ancor più nella versione con Alice che porta la voce giù giù giù, il ritornello che accelera sul Epperunistanteritorna lavogliadivivéreaun’altravelocità per poi rallentare poeticamente sul Paaaaassano ancoralenti itreeeniperTozéeeur. L’album è ‘Mondi lontanissimi’ del 1985 ma quasi tutte le canzoni erano già circolate prima, spesso interpretate da voci femminili. Tozeur è in Tunisia, per chi se lo fosse chiesto ma non ha mai cercato.
E ti vengo a cercare. Un crescendo, che esplode già alla seconda strofa, in cui si canta tutti insieme Questossentimentopopolare nasceddammeccanicheddivine unrapimento misticoessensuale mimprigionatté per andar ancora più su nei versi successivi e arrivare, finalmente, alla dichiarazione d’intenti ‘Questo secolo oramai alla fine / saturo di parassiti senza dignità / mi spinge solo ad essere migliore / con più volontà’ e poi calare verso la fine, risolvendosi in un fatto semplice ma non banale: ‘Perché sto bene con te’. Ovviamente, il ricordo tra quelli non personali è Moretti in Palombella rossa. Da ‘Fisiognomica’ (1988), l’album della svolta verso una produzione diversa.
Segnali di vita. Canzone eccezionale, comincia come un racconto, da leggere, “Il tempo cambia molte cose nella vita, il senso, le amicizie, le opinioni, che voglia di cambiare che c’è in me. Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità”, per poi a uno dei versi più belli di Battiato, quel “Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire”. Anche in questo caso, la versione di Alice ha qualcosa da dire, forse perdendo un pochino con l’arrangiamento, un po’ ridondante. Da ‘La voce del padrone’, 1981, il suo album più noto. E a casa di Alice ci siamo andati per davvero, io e il mio amico E., un giorno di trent’anni fa.
No Time No Space. Da ‘Mondi lontanissimi’ (1985), che annuncia fin dal primo verso, quante gite in macchina con l’autoradio che sparava il ‘No time, no space / another race of vibrations’ facendo vibrare la panda lanciata a centotrenta e i nostri cuori, e urlavamo poi ‘Keep your feelings in memory / I love you, especially tonight’, sentendoci particolarmente contenti di essere vivi.
Avevo detto cinque, sappiamo tutti che potrebbero essere molte molte di più, nellebbalerestive, appetriotstuarms engagez-vous, esunsentimientonuevo, unventoatrentagradisottozzèeero, piacere di stare insieme solo per criticare, l’ècodiuncinemall’aperto, non servono tranquillanti o terapie, le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso, decine e decine. È il bello di Battiato, l’unico nella storia della musica italiana a poter mettere l’aggettivo ‘ortopediche’ in una canzone senza far fallire tutto, e la nostra fortuna.

Non è che mi piaccia da impazzire ma non riesco a resistere: devo averlo. E lo compro.

Certo, il colore, verde più chiaro, la forma, sì, anche quella perché piramidale è più affascinante che tondolotto, ma è la frattalanza che mi rapisce: le rosette riproducono la forma complessiva e ognuna di esse è disposta a spirale ed è, essa stessa, a spirale. Un turbinio di cose-dentro-ad-altre-cose con un principio inebriante, l’autosomiglianza, che prosegue per parecchi livelli. Magnifico. Il fatto che sia una cultivar non sminuisce per nulla la magia.

Sì, poi ha anche le vitamine e gli antiossidanti, per me è più che sufficiente.
Ci sono momenti perfetti, ma momenti. Fuggevoli, bisogna saperli pigliare. E goderli.
Poi ci sono le giornate perfette o, almeno, perfette per me: vento, sole, nuvoloni, clima da mar Baltico. E sotto una primavera che ribolle ed esplode di giorno in giorno. E i luoghi giusti. E, se possibile, le persone.
Ecco, domenica è stato un giorno perfetto, uno dei giorni perfetti che, per fortuna, capitano anche in pianura padana.





Nemmeno un minuto uguale all’altro, luce strabiliante, uno di quei giorni in cui stare al chiuso è un delitto. Contro sé stessi. Penso vivrò per sempre fuori casa.
Un vecchio filmato di non so quale trasmissione idiota di Bongiorno, lui celia, dice scemenze e banalità, parla di canzoni di «contestazione» e poi le dice che è proprio una Diva e che in Germania è osannata. Lei, Milva, non gli lascia finire la frase sciocca e dice: «Non sono una Diva, sono una persona che lavora».
E io pum! rapito per sempre.