A Montreal hanno inaugurato un bel mural, bello grande.
E bene così, perché Leonard Cohen è stato un cantautore profondo, poetico e di grande valore, umanamente un gentiluomo, ne son contento. Delle mie cinque canzoni e del suo disco prediletto ne ho detto qui. Ora resta solo andare in Québec.
Aleardo Aleardi fu deputato del regno di Sardegna ma fu senz’altro, e per questo qualche via lo ricorda, poeta romantico. Ebbe qualche fortuna coi contemporanei fino a Carducci, pur avendo alcune cadute fragorose come l’idillio Raffaello e la Fornarina tanto lezioso da suscitare crisi glicemiche per il cattivo gusto, per poi cadere nel dimenticatoio dei lettori, della critica, degli appassionati, se non di un po’ di odonomastica rimasta lì per pigrizia. Tra i critici, Vittorio Imbriani, letterato, massimo studioso con Tommaseo della lingua italiana nel secolo, liquidò bruscamente Aleardi con un uno-due da cui era difficile uscirne illesi. Comincia Imbriani:
«Non siamo, no, commossi da chi guaisce quasi femminetta, per quasi carcerazione o non lungo sbandeggiamento, consolato da stipendi malguadagnati».
A Imbriani evidentemente il tormento romantico non piaceva quanto piaceva alle dame della buona borghesia del nord Italia, per cui prosegue:
«Riguardo poi all’ostentarci di continuo quei pochi mesi di prigionia… cazzica!».
E qui, grazie a Imbriani, acquisisco la mia nuova esclamazione preferita. Ed ecco arrivare la stroncatura, che è in effetti un vero colpo di grazia:
«Io non sono tanto offeso esteticamente dal modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall’udir tanto baccano per tanta parvità di materia».
Cazzica!
A dirla tutta, Imbriani era un duro e non stroncò solo Aleardi, pesce piccolo, ma Goethe per il Faust e Carducci per la sua biografia, lo sguaiato Giosuè. Su, Aleardi, su, che potrebbe andare peggio. Anzi no, a legger il giudizio critico di Momigliano, mostro sacro:
«nella sua poesia c’è quasi sempre l’aleardismo, quasi mai l’Aleardi».
Beh, dopo Messico, 2018, Argentina, 2019, Perù e Honduras nel 2021, 2022 Cile e Colombia e adesso Lula, la sinistra si ripiglia il sudamerica. Ed è là che bisogna andare, ora, italiani di buona volontà.
Alcune copertine del New Yorker per celebrare l’autunno che diventa, via via, la stagione più interessante.
Alcune, 1974, 1983, 2015, si capiscono solo pensando a New York e, per dire, all’East side. Altre, 1954 e 2006, sono spassose, le restanti quasi tutte belle.
La copertina del nuovo disco dei Dry Cleaning è schifosetta, ahah.
Il disco invece è buono, eccome, con il parlato della cantante Florence Shaw che funziona. E i Rubblebucket pure, altra scoperta di stamane e che pessimo, invece, l’album di autocovers di Sleater-Kinney (vedi le fasi del declino musicale).
(Fiorello) Senta, come mai il mio contratto è più corto di quello suo? (Driftwood) Mah, io non lo so, può darsi che lavandolo si sia un po’ ritirato. Comunque stirandolo può darsi che vada a posto. E allora, non deve far altro che mettere il suo nome e cognome qui sotto. (Fiorello) Io ce lo metterei, però non so scrivere. (Driftwood) Be’ non fa niente, la mia penna è priva di inchiostro.
Questa è un’appendicina per una cosa davvero notevole. In questo minidiario mi sono lamentato di alcuni disservizi e malfunzionamenti, Ravenna poi Cesena, ce ne saranno anche per Gubbio, e quelli restano. Però a Sansepolcro mi è capitato non un malfunzionamento ma un funzionamento talmente bello che mi ha entusiasmato. Il “più bel dipinto del mondo” di cui parlavo qui sotto è un affresco, si sa, e sta sul fondo di una sala cui hanno attorno costituito il museo. Sulla parete opposta c’è una portona che resta chiusa durante l’apertura del museo. Ma viene aperta quando il museo è chiuso.
Esatto, la Resurrezione di Piero della Francesca a vista, tutta la notte. C’è un cristallo anti-esplosione nucleare in mezzo, chiaro, ma questo è tutto. Chiunque, al ritorno da una pizza o completamente sbronzo, dopo aver ucciso il marito e prima della questura, o prima di lasciare Sansepolcro per sempre, può fermarsi e guardarselo per tutto il tempo che vuole. Alle dieci di sera come alle sei del mattino. Io questa cosa la trovo strepitosa, m-a-g-nn-i-f-ic-a-a, meravigliosa. La bellezza a disposizione, lì. E ci saranno anche turisti che si vedono la Resurrezione in questa maniera senza andare al museo il giorno dopo, e allora? Allora va bene così. È la realizzazione e resa concreta dell’idea del patrimonio comune, il bene è davvero a disposizione di chiunque ne voglia fruire, l’idea è talmente semplice e bella da essere avanzatissima, guardandosi attorno. Emozionante anche solo raccontarlo.
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