la Cosette piangente

Banksy è apparso di nuovo, stavolta – sempre a Londra – a Knightsbridge, obiettivo: l’ambasciata francese. Scopo: critica, ancora una volta, alla gestione francese dei migranti accampati a Calais. Ed ecco il nuovo mural:

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Il riferimento è alla Cosette di Les Misérables (come rappresentata da Émile Bayard, la riporto qui sotto) e il qr code in basso a sinistra rimanda a questo video delle cariche della polizia francese al campo dei migranti a Calais lo scorso gennaio.

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Il mural già stato ricoperto con un pannello, per questo lo riporto qui. Il riferimento è sempre questo.
La questione è a dir poco di attualità, vista la risoluzione, almeno annunciata, della Gran Bretagna di costruire un muro (ci mancava…) per fermare gli immigrati illegali. Pare evidente che la situazione sia al caos.

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Vandali, Eruli, Unni, Visigoti, Ostrogoti e Goti

Un saggio non solo ben scritto, non solo documentato, non solo piacevole da leggere, ma finalmente chiaro sui barbari (che non balbettavano affatto), sulle catastrofi umanitarie del IV e V secolo dopo Cristo, sulle migrazioni, sulle pressioni dei popoli, sulla politica, sui rapporti di utilità e su come guadagnare sfruttando la fame altrui.

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In economica ha davvero un prezzo abbordabile (come in epub), io sono molto contento di averlo letto, nella giusta cornice della riva sinistra del Reno. E ho imparato molte cose (nonostante la mia filoromanità) sui Visigoti e sul mio nuovo condottiero preferito (dopo Attila): Alarico.

cremazione da tiffany

Il 23 settembre la casa d’aste Julien’s Auctions, casa d’aste losangelina e quindi specializzata in oggetti e feticci degli artisti di Hollywood, metterà in vendita un sacco di oggetti di Lionel Twain.

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Sì, possiamo chiamarlo anche con il suo nome vero, Truman Capote. È che a me piace ricordarlo così (Invito a cena con delitto) piuttosto che cosà (A sangue freddo).
Comunque saranno messe all’asta cose sue: giacche, magliette, cinture, gemelli, bretelle, fazzoletti, pattini da ghiaccio, riviste, libri, opere d’arte, lampade, piatti, medicinali, codeina e Valium. E i vestiti che indossava quando morì.
Contenti, feticisti dell’oggetto? No? Allora si aggiungono anche, attenzione il signore là in fondo, le ceneri dello scrittore. Avete capito bene: le sue ceneri personali di lui medesimo.
No, non sono ceneri di scoiattolo miste a residui di barbecue, no, sono proprio le sue certificate. L’asta è aperta.

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Rubate già due volte, una delle quali durante una festa, pare siano poi ritornate integre al suo compagno. Le prime stime dicono che con cinque/seimila euro ce le si possa portare a casa; insieme è offerta anche una bella scatoletta giapponese in legno, vualà. Le puntate si fanno in diretta qui.

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In bocca al lupo.
A Roma, il sindaco Raggi ha nominato – al posto del dimissionario Minenna – come assessore al Bilancio della sua giunta Angelo Raffaele De Dominicis, ex magistrato e procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio.
Il signore è noto perché al tempo (2013) aprì un’inchiesta contro Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – le agenzie di rating – per aver declassato la valutazione sui titoli italiani, chiedendo loro più di 300 miliardi di euro di danni.
Intervistato dal Corriere, spiegò che aveva intrapreso l’inchiesta in base alle informazioni ricavate

«dalla lettura dei giornali»

e perché era chiaro che

«ci fosse un attacco all’Italia. Ci invidiano perché siamo tra i più ricchi al mondo»

Al mondo. Magnifico il seguito, così composto:

Ma un attacco di chi?
«Questo lo dovreste scoprire voi. Resta il fatto che i tagli del rating erano immotivati. Ed avevano come unico obiettivo far scendere il valore delle nostre aziende, per poi comprarle a prezzi convenienti. E’ la prima volta nella storia del mondo che un Paese onorato e onorabile come il nostro viene aggredito così». […]
«Guardi che se lo sprid sta calando…».

Lo spread, intende.
«Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground».

I downgrade.
«Ecco, quelli. E poi anche Obama li ha chiamati a rispondere. Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo. Non le pare?» […]

Memorabile, alla luce dei fatti odierni, la conclusione:

Sembra pronto per la politica.
«Scherza? Non accetterei mai. Guardi che sono stato io a sollevare la questione di legittimità costituzionale sul finanziamento ai partiti. Faccio solo il mio dovere, gli altri non lo so».

Ci invidiano, capito? Ennesima botte di ferro, ben fatto.

 

london’s burning (again)

Ieri cadeva il trecentocinquantesimo anniversario del grande incendio di Londra.
Quello, per capirci, che distrusse i quattro quinti della Londra medievale all’interno delle mura, quello che distrusse anche la St. Paul’s cathedral, come da area rossa qui sotto:

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L’incendio durò quattro giorni e fu devastante, Turner lo dipinse più volte.
Gli inglesi – che in questo genere di cose sono imbattibili e io li invidio per questo – hanno deciso di celebrare la ricorrenza e lo hanno fatto alla grande: su una chiatta lunga 120 metri tra Blackfriars Bridge e il Waterloo Bridge hanno ricostruito il profilo della Londra del 1666 nemmeno troppo in miniatura.

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Qui il video ufficiale in timelapse e qui quello della presentazione. Poi, ieri, come si conviene alla ricorrenza, hanno dato fuoco alla struttura di modo che, se visto dal lato sud del Tamigi, il tutto avrebbe assunto l’aspetto che doveva avere allora per gli spettatori dell’altra riva.

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E così è stato: dev’essere stato impressionante. Sciapò, ancora una volta.

wagner moura è sempre meglio

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Come un sacchissimo di altri, siamo ben lieti di rituffarci nello spaccio di cocaina e nel malaffare al livello più alto. Perché pensare in grandissimo è la cosa più bella.
Certo, questi saranno anni terribili e finirà male, lo sappiamo. Ma è ormai storia che vada così. Avanti, allora.
(La puntata 7 si intitola Deutschland 93, non mi sfugge il riferimento: non vedo l’ora). [Per chi non ci avesse capito nulla, è uscita la seconda stagione di Narcos].

vergogna, papa

Per la prima volta da quando è papa, rivolgo il mio «vergogna!» a Bergoglio: oggi domenica, infatti, a Roma sarà celebrata la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta. Vergogna! Madre Teresa di Calcutta non era affatto la santa che viene descritta da più parti, la «matita nelle mani di Dio», figuriamoci!, l’amante dei poveri e dei derelitti. Era, piuttosto, l’amante della povertà (altrui), della sofferenza (altrui), colei che sostenne in pubblico: «Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente».
Qualcuno più di altri.

Non è certo l’unico a sostenerlo, ma uno dei più documentati è Christopher Hitchens con il pamphlet dal titolo volutamente provocatorio: “La posizione della missionaria. Teoria e pratica di madre Teresa“.

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Consiglio la lettura, caldamente, per meglio comprendere l’opportunismo della santa e la strumentalizzazione della sofferenza altrui. E per dire, in coscienza, «vergogna, papa!». Da pagina 125, cito:

Ero arrivato alla conclusione che Madre Teresa di Calcutta fosse non tanto un’amica dei poveri quanto un’amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità.

E ancora:

La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica privata in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.

Sono sintesi, i fatti sono piuttosto documentati, basta tra l’altro ricordarsi quando si fece ricoverare nelle migliori cliniche occidentali per i suoi malanni da vecchiaia. E, quindi, ancora una volta: «vergogna, papa!».

james franco

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Decisamente una delle persone più interessanti nell’ambiente del cinema. E non solo per 11.22.63 o 127 ore o Spiderman, per dire, ma perché è uno che legge (e insegna, alla New York University e ora in un liceo di Los Angeles) Steinbeck e Faulkner (ora è qui per In Dubious Battle, il suo The Sound and the Fury è una delle cose interessanti degli ultimi tempi), gira video per i R.E.M. (Blue, 2012) e quando parla dice sempre cose piuttosto interessanti, frutto di ragionamento e anticonvenzionali. Poi perché è intelligente e, quindi, sa prendersi in giro fa il Sergente Pepper in Angie Tribeca e il matto in 30 Rock, uno spasso. Bravo, qui lo si apprezza. Anche per i bei baffoni.

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che vita bella, la sua

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Donaldo ha diffuso una foto rassicurante della sua famiglia, in vista delle elezioni. Tranquillità domestica, oserei dire. E una bella foto, proprio.
Moby (che è uno che sembra inglese ma è americano) se l’è presa moltissimo, ha parlato di “ostentazione”, “ricchezza senza gioia”, “assenza di buon gusto” e così via. Invidia, forse? Invidia per una casa (lifestyle) che sembra uscita da un incidente tra un camorrista di Scampia con uno sceicco del Dubai entrambi ubriachi?
Che bella la sua vita (sua di Donaldo e di conseguenza = che merda la nostra), certo, è davvero bellissimo per un bambino giocare con le limousines.

the night manager

C’è una miniserie in giro nella quale il fratello cattivo (e adottato) di Thor

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è un direttore d’albergo ed ex soldato dell’esercito britannico. Poi succedono delle cose e lui deve infiltrarsi nell’organizzazione del dottor House, per fare delle altre cose che non starò qui a dire ora.

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E poi ne succedono altre. La miniserie (sei puntate, grazie a dio, nessun pericolo di morirci dentro) è nel genere drammatico, thriller, spionaggio, cose così, è tratta da un le Carré (Il direttore di notte) ed è girata, infine, proprio bene bene.
Appassionante, anche se continuo a non capire cosa c’entri il supercriminalone dio asgardiano con il cinico dottore.

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Vien voglia di andare a Zermatt, comunque.