la trilogia di Corfù

«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro».

Questo è l’incipit di «La mia famiglia e altri animali» di Gerald Durrell, libro molto divertente che racconta gli anni tra il 1935 e il 1939 della famiglia Durrell nell’isola greca.

È un libro che consiglio caldamente, pieno di racconti e trovate divertenti e argute, vissute da Gerald ragazzino, il più piccolo dei quattro fratelli (tra cui Lawrence, il futuro scrittore), con animo incantato e non del tutto consapevole delle difficoltà economiche della famiglia. Gerald Durrell diventerà, poi, un importante e apprezzato naturalista e divulgatore.

Dal libro, come talvolta fortunatamente accade, è stata tratta una serie tv a parer mio fatta davvero molto bene. Dal grigiore di Bournemouth la luce greca illumina quasi da subito le scene della vicenda, rendendole luminose e festose nonostante le disavventure della famiglia, l’ambientazione è meravigliosa, tra cicale e bellissime case sul mare dai soffitti fatiscenti, gli attori sono notevoli, in particolare Keeley Hawes che interpreta la madre Louise (senza dimenticare Josh O’Connor e Milo Parker, rispettivamente Larry e Gerry).

Per fortuna, insomma, la trasposizione funziona, aggiungendo al libro un’altra, piacevolissima, possibilità per seguire le vicende della famiglia Durrell. Cose belle.

com’è l’acqua?

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: «Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?» I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: «Che cavolo è l’acqua?».

David Foster Wallace aprì il suo discorso ai laureati di un college americano con questa storiella. È sulla consapevolezza. Ma che ve lo dico a fare, lo sappiamo tutti, no? Siamo tutti moooolto consapevoli.

ancora Bologna, ancora il quattro agosto

1974, alle ore 1.30 del 4 agosto, una bomba esplose nel secondo scompartimento della quinta carrozza del treno Italicus, Roma-Monaco di Baviera, mentre transitava all’interno della galleria della Direttissima a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna.
Morirono dodici persone: Nunzio Russo di Merano, tornitore delle ferrovie, la moglie Maria Santina Carraro e Marco, il figlio quattordicenne. Nicola Buffi, 51 anni, segretario della Dc di San Gervaso (Fi) ed Elena Donatini rappresentante Cisl dell’Istituto Biochimico di Firenze. E poi Herbert Kontriner, 35 anni, Fukada Tsugufumi 31 anni, e Jacobus Wilhelmus Haneman, 19 anni. La bomba uccise anche Elena Celli, 67 anni e Raffaella Garosi, di Grosseto, 22 anni. Silver Sirotti, invece, non era stato coinvolto nell’esplosione. Aveva 24 anni ed era stato assunto dalle Ferrovie da dieci mesi, stava svolgendo servizio sul treno quella notte e, quando vide le fiamme in galleria, impugnò un estintore e incominciò a estrarre i feriti. Rimase anche lui bloccato tra le fiamme. Fu decorato con la medaglia d’oro al valor civile. L’incendio rese irriconoscibili molti corpi, tra cui quello di Antidio Medaglia, 70 anni, che venne riconosciuto dalla fede al dito.

L’attentato fu subito rivendicato. Fu fatto ritrovare un volantino di Ordine nero che proclamava: “Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti“.
Poi qualcuno fece il nome di Tuti, qualche pista portò poi a Gelli (Arezzo è vicina), al SISMI e così via. Facile indovinarne la conclusione: nessun colpevole individuato.

Questo è un post di otto nove dieci undici anni fa. E la cosa tragica è che non fa nessuna differenza.

una passeggiatina a Montmartre

Il 20 luglio scorso la funambola franzosa Tatiana-Mosio Bongonga si è fatta una passeggiatina verso la basilica del Sacro Cuore.

REUTERS/Philippe Wojazer

REUTERS/Philippe Wojazer

Vorrei senz’altro portare la vostra attenzione sulle protezioni e le assicurazioni prese per la camminata, oltre alla graziosa orchestra da camera che sottolineava musicalmente il tutto. Alla fine del giro, il pubblico era piuttosto stressato.
Per i cuori forti, il video. A 4:25 e in un sacco di altri momenti Tatiana-Mosio Bongonga è piuttosto intrepida (euf.).