A volte il backstage è bello quasi quanto il front.

E io lo sapevo che sapevano sorridere.

Simpatiche se non in fondo a un corridoio.
A volte il backstage è bello quasi quanto il front.

E io lo sapevo che sapevano sorridere.

Simpatiche se non in fondo a un corridoio.

Ovvero il giorno che a Conte spuntarono le palline.
Adam Hillman fa delle cose che è molto piacevole guardare.






Notevoli. Per chi volesse comprare una stampa ad alta risoluzione, qui si può. Meno ingegnoso, infine, questo. Un caffè?

Ha proprio ragione Robert Louis Stevenson: “Ma non vi pare brutto / col cielo così chiaro e azzurro, / quando si vorrebbe tanto giocare, / dovere andare a letto di giorno?”.
Grazie a C.
Ancora in merito a quel gnarellone permaloso e aggressivo che occhieggia a una certa parte dell’elettorato cattolico baciando rosari e affidando la sua e l’altrui vita a improbabili madonne, due cose: spero, prima di tutto, che la scelta di sfiduciare il governo si riveli un pantano politico tremendo per lui e per la lega e che lo facciano morire (politicamente, chiaro) logorandosi all’opposizione di un governo tecnico o istituzionale che dura fino alla fine della legislatura.

Seconda cosa: ma tanti tanti calci in culo, a lui e a tutti quelli (lo prometto solennemente, non avrò comprensione) che d’ora in poi sosterranno la lega e Salvini in particolare. Perché se lo vedi fare questo sulla pubblica piazza e poi lo voti, allora non meriti niente di più.
Che si fidi poco si può anche capire. Ma perché comprarle?

Bello a vedersi, pure.

Ma con rispetto. Ulteriormente.
No, non è mia nonna in carriola che ha usato facebook per la prima volta.

E’ proprio lui, quello che mette la sua e, peggio, la nostra vita nelle mani di Mariasantissima: «Personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al cuore immacolato di Maria, che sono sicuro ci porterà alla vittoria» (un anno fa a Milano). Il perché lo faccia è abbastanza chiaro, ma se non lo fosse qui c’è una buona spiegazione.
Io, invece, gradirei che non affidasse la mia vita né a Maria né a nessun altro, né come ministro dell’interno né come pirletta che vaneggia in libertà. Grazie.

1974, alle ore 1.30 del 4 agosto, una bomba esplose nel secondo
scompartimento della quinta carrozza del treno Italicus, Roma-Monaco di
Baviera, mentre transitava all’interno della galleria della Direttissima
a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna.
Morirono dodici persone: Nunzio Russo di Merano, tornitore delle
ferrovie, la moglie Maria Santina Carraro e Marco, il figlio
quattordicenne. Nicola Buffi, 51 anni, segretario della Dc di San
Gervaso (Fi) ed Elena Donatini rappresentante Cisl dell’Istituto
Biochimico di Firenze. E poi Herbert Kontriner, 35 anni, Fukada
Tsugufumi 31 anni, e Jacobus Wilhelmus Haneman, 19 anni. La bomba uccise
anche Elena Celli, 67 anni e Raffaella Garosi, di Grosseto, 22 anni.
Silver Sirotti, invece, non era stato coinvolto nell’esplosione. Aveva
24 anni ed era stato assunto dalle Ferrovie da dieci mesi, stava
svolgendo servizio sul treno quella notte e, quando vide le fiamme in
galleria, impugnò un estintore e incominciò a estrarre i feriti. Rimase
anche lui bloccato tra le fiamme. Fu decorato con la medaglia d’oro al
valor civile. L’incendio rese irriconoscibili molti corpi, tra cui
quello di Antidio Medaglia, 70 anni, che venne riconosciuto dalla fede
al dito.
L’attentato fu subito rivendicato. Fu fatto ritrovare un volantino di Ordine nero che proclamava: “Giancarlo
Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che
siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in
qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per
l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti“.
Poi qualcuno fece il nome di Tuti, qualche pista portò poi a Gelli
(Arezzo è vicina), al SISMI e così via. Facile indovinarne la
conclusione: nessun colpevole individuato.
Questo è un post di otto nove dieci undici dodici anni fa. E la cosa tragica è che non fa nessuna differenza.