Se n’è andato Marvin Hagler, uno di quelli forti davvero che era un piacere vedere. E infatti era chiamato ‘The Marvellous’, con la ‘M’ maiuscola dei nomi, come ‘Marvellous’ sarebbe poi diventato. Uno che per arrivare a un match mondiale dovette aspettare sei anni e combattere oltre quaranta incontri, roba impensabile per i pivelli di oggi. Ed era Marvellous perché gestiva le guardie di destro o di sinistro con la stessa, eccellente, tecnica impareggiabile.
Ovviamente, Marvellous è quello che dà.
Ce ne sono molti di combattimenti belli, tra i suoi, si potrebbero citare Duran, i settanta punti in viso di Antuofermo (e peggio ancora fu il secondo incontro), ovviamente Hearns, alcuni direbbero anche Leonard, comunque il suo fu un dominio assoluto per sei anni, difendendo tutti i titoli dei medi unificati. Fu un signore, rifiutò un sacco di soldi per improvvidi rientri e rivincite improvvisate, non era un chiacchierone e non aveva certo la verve e la consapevolezza di Ali, ma fu lo stesso un gran pugile, immenso per tecnica e bravura, onesto e retto nella condotta e nei comportamenti: «Se mi aprissero questa testa rasata, troverebbero un guantone da boxe. È tutto quello che sono. È la mia vita». O, ancor meglio: «Sono un pugile, sempre. Mentre cammino, parlo, penso. Solo che cerco di non farmene accorgere». Ciao, Marvellous, ce ne siamo accorti e va bene così.
Il munuocchin’ uorldbag men, m.u.m., ovvero l’uomo che tenta di fare moonwalking nel mondo sempre con la stessa borsa, l’uomo che scopre i posti e porta la bellezza della danza contemporanea alle popolazioni del mondo, il figuro che renderà celebre lui e me, l’uomo che potrebbe stare parimenti al museo di arte contemporanea di Zurigo o in una discarica lesothiana, senza sfigurare in entrambi.
Sempre attuale ma partecipe, pure, delle lotte tradizionali, è il potere della danza, della bellezza e della grazia contro la bruttezza e la sgrazia. Grazie m.u.m.
Non tanto per il testo o per il culo, «una serie di testi rari o inediti che i programmi scolastici non hanno mai recepito e che i professori hanno sempre nascosto ai loro studenti», quanto per l’autore, «saggista contemporaneo vivente, ha studiato in particolare il ruolo del poeta nell’oltretomba, il ruolo dell’oltretomba nella poesia e il ruolo della letteratura nella gastronomia». Ah, lei porta Alvaro Rissa? Poeta contemporaneo, piacere. Il riferimento è chiaro. O no?
Nel 1963 alla fiera Internationale Funkausstellung Berlin la Philips presentò il primo prototipo dell’audiocassetta (musicassetta). Poi, l’anno dopo, un accordo con la Sony la rese lo standard internazionale.
Lou Ottens, l’ingegnere olandese a capo del dipartimento della Philips che si occupò dello sviluppo della “compact cassette”, è mancato ultranovantenne qualche giorno fa. La mia gratitudine è imperitura. Si calcola che da allora siano state vendute cento miliardi di audiocassette. Non stento a crederlo, un miliardo almeno le ho comprate io, spero qualche royalty sia andata a lui. Sony HF normal, in generale, che avevano il rapporto qualità-prezzo più sostenibile per me. Oggi le vendono a nove euro cadauna, figurarsi, mi sa ne ho ancora impacchettate.
✘ L’8 marzo 2021 abbiamo superato i centomila morti in Italia dall’inizio della pandemia. Un numero, lo dico senza retorica e in senso letterale, spaventoso.
✘ Tra marzo e settembre 2020 quasi quarantaquattromila imprese italiane hanno cambiato proprietario. In generale, ciò vuol dire che da un lato molti hanno venduto perché ancor più in difficoltà con l’avvento della pandemia, dall’altro molti altri hanno approfittato del momento e comprato a poco prezzo. Ma chi compra imprese di questi tempi? Investitori, imprenditori, aziende ma soprattutto la criminalità organizzata. Sia perché è conveniente sia perché si vedono i 209 miliardi del Recovery Fund all’orizzonte. Sarebbe interessante conoscere i settori nei quali le compravendite avvengono di più, per cominciare a scrivere la storia di chi prospera nelle sciagure.
☀ Certo che Biden che dice: «Sarò il presidente degli Stati Uniti più filosindacale che abbiate mai visto» lascia abbastanza secchi, no?
☀ È stato venduto per un sacco di soldi, milioni, La torre della moschea della Koutoubia, quadro di sir Winston Churchill. Sì, quel Churchill lì. Apprezzato pittore dilettante, produsse oltre cinquecento quadri che era solito regalare ad amici, parenti e conoscenti, quando gli andava. Questo, in particolare, lo regalò a Franklin D. Roosevelt, sì, quel Roosevelt là. Devo dire, avendo visto di persona la Koutoubia, che un po’ la luce c’è, in effetti. Fine della critica d’arte. Comunque, il quadro è andato all’asta e, come dicevo, è stato venduto per parecchio. La cosa buffa è che il figlio di Roosevelt lo vendette, poi passò di mano in mano fino all’ultima proprietaria (penultima, da pochi giorni), Angelina Jolie. Sì, quella Jolie là. I famosi gradi di separazione tra Churchill e Jolie.
✘ Secondo il Wall Street Journal l’intelligence russa avrebbe intrapreso una campagna di disinformazione per minare la sicurezza dell’opinione pubblica e screditare il vaccino di Pfizer e gli altri vaccini occidentali per favorire la vendita e la diffusione del vaccino russo, lo Sputnik. AstraZeneca, che sia vera la cosa dei russi o meno, è già screditato di suo, tant’è che pare che ve ne siano parecchie dosi inutilizzate presso i centri di vaccinazione italiani. Non va.
☀ Ah, sono ghiacciate le cascate del Niagara. Se interessa, video, con arcobaleno. Troppa roba.
✘ 8 marzo: secondo Silvia Federici, studiosa del femminismo e delle questioni di genere, il fatto che molte donne siano entrate nel mondo del lavoro retribuito ha avuto come conseguenza che i lavori domestici, invece che essere redistribuiti più equamente all’interno della coppia, siano invece stati esternalizzati, in genere verso altre donne, appartenenti a gruppi sociali più disagiati. Mmm. In tempi di pandemia, poi, la cosa è perlopiù tornata indietro alle donne affrancate, riportando loro le incombenze casalinghe e lasciando disoccupate le altre.
◼ Nel 1955, spinto da Nelson Rockefeller, Picasso trasse un cartone di Guernica per farne realizzare poi un arazzo, da dare all’ONU. Il che diede un tono particolare alla sede dell’organizzazione, nata appunto per evitare conflitti. Alcuni giorni fa Nelson A. Rockefeller Jr. però l’ha chiesto indietro, perché è della sua famiglia ed era in prestito, e così è stato. Ora, fa sapere l’ONU, «il Segretario Guterres esaminerà le opzioni per le opere da esporre fuori dal Consiglio di Sicurezza, e la revisione sarà effettuata dalla Commissione per le arti delle Nazioni Unite». Io spero in un Nina Morić del periodo mutanda.
☀ Twitter ha sospeso l’account del partito neofascista Forza Nuova, del suo segretario, l’ex terrorista Fiore e del vicesegretario Provenzale. Comunque, sempre troppo tardi.
☀ I dipendenti dell’ambasciata russa in Corea del Nord che, con le loro famiglie, rientrano nel proprio paese dopo trentadue ore in treno, due ore in autobus e, alla fine, con un carrello ferroviario a spinta è un’immagine che da parecchi giorni mi fa ridere, ma ridere ridere. Il motivo sono le restrizioni ai trasporti che la Corea del Nord ha imposto per questioni di contagi.
Le persone nella foto sono il terzo segretario dell’ambasciata, Vladislav Sorokin e la sua famiglia, che hanno dovuto percorrere così l’ultimo chilometro, fino alla stazione russa di Chasan. C’è anche il video.
☀ Il Comune di Coventry ha acquistato la sede dismessa dell’IKEA per farci un enorme museo, con opere provenienti dalla collezione dell’Arts Council England. Sette piani, cinquantamila metri quadrati, la cosa è una buona cosa per molti motivi, non ultimo il riutilizzo di spazi immensi macerie del commercio contemporaneo. Altrettanto buona la notizia che l’Accademia di Belle Arti di Brera si espanderà nella fabbrica dell’ex Isotta Fraschini di Saronno, un bel modo di riqualificare un’enorme area dismessa da decenni.
◼ I Naziskin hanno vinto Sanremo.
◼ Nell’ultimo trimestre del 2020 Zoom ha dichiarato ricavi per oltre 880 milioni di dollari con un incremento del 369% rispetto all’anno precedente. Cioè senza pandemia. Segnarsi la cosa in caso di viaggio nel tempo.
Il Papa è in Iraq, Renzi è tornato a Dubai, solo io sono qui. O quasi. È passato un anno esatto dalla chiusura della Lombardia e poi del paese, la sensazione è di non essere andati avanti, anzi. Vediamo come va ora.
Anni fa, ben più di dieci, una donna colta e arguta, Rebecca Solnit, andò a una festa e le capitò una cosa particolarmente stupida: un uomo, come spesso facciamo accadere noi uomini, le parlò di un libro che non aveva letto dando giudizi senza ascoltare le osservazioni di Solnit e spiegandole, ecco!, le cose. Solo che Solnit ne era l’autrice. Scrisse poi un articolo riguardo quell’episodio, poi se non ricordo male, un libro. Io, oggi, l’articolo l’ho riletto e ne consiglio, se non lo conoscete, la lettura: qui. Agli uomini, per imparare a non fare mansplaining, e alle donne, per maggior consapevolezza.
Oggi le redattrici, le dipendenti, le collaboratrici di Radio popolare, la radio che ascolto, sono in sciopero, aderendo allo sciopero globale transfemminista, promosso dalla rete Non Una di Meno. Intendiamoci, sacrosanto. Fanno benissimo e, per quanto poco conti, hanno tutto il mio appoggio, loro e chiunque si dia da fare per la parità effettiva. Non solo oggi. Le motivazioni sono sempre quelle e ancor di più, tra cui la disparità di accesso e di trattamento nel mondo del lavoro, la spaventosa mattanza di donne uccise negli ultimi anni, il linguaggio sessista a ogni livello. Da tutto il giorno la radio manda qua e là la registrazione di una donna della radio che dice il proprio nome e cognome e poi «non accetto di essere vittima della violenza maschile e delle discriminazioni di genere». Mi colpisce e un po’ mi ferisce quell’aggettivo, «maschile», che denota con certezza la violenza. Oh, per carità, giustissimo, non sto discutendo: è un fatto che sia maschile. Dico solo che mi ferisce, personalmente, perché, come uomo, mi impegno ogni giorno per garantire la parità delle persone, in casa e sul luogo di lavoro, e diciamo che la violenza di genere non solo non l’ho mai praticata né mai la praticherei, parzialmente subita semmai, ma mi sento chiamato in causa in prima persona da quell’aggettivo. E la cosa un po’, me, come persona, io, mi fa male. Giusto così.
La fondazione Milano Cortina 2026 ha indetto una votazione online per scegliere il logo dei XXV Giochi Olimpici Invernali. Bisogna scegliere tra questi:
Ed è dura, perché fan schifino entrambi. Oddio, in tema olimpiadi i loghi non sono mai un granché, tra persone fatte da strisce, fiamme, curve, cerchi, fiocchi di neve. Questi non fanno eccezione, banalizzando e ponendo al centro il numero dell’olimpiade, messaggio scadente, e mescolando linguaggi diversi, uno un po’ meno dell’altro. Io avrei puntato, così per dire, sull’unione tra Milano e Cortina ma vabbè, sarà per quello che non mi chiamano. Tra i loghi delle olimpiadi passate, il mio preferito resta questo:
E Ciao 2020 sulla televisione russa a capodanno pareva una presa per il culo eccessiva e stravagante nei nostri confronti? Ahah.
Siamo fatti e quindi ci vedono così.
facciamo 'sta cosa
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