minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: ottobre, fuga all’aperto, Nizza e poi bla

E poi va a finire che ho talmente paura del lockdown che ogni occasione è buona per andare in giro. «Guardi, avremmo bisogno di vedere insieme a lei le cose ma, forse, vista la situazione, preferisce non venire…». «Dove siete?». «Modena». «Vengosubito». Questo ieri. Oggi, sempre per paura della reclusione, fuga in montagna a zampettare qua e là, oh: nessun rischio, nessun’anima viva, come è ovvio. Mi rendo conto, lavoro da casa, non mi assembro, non invito persone, non esco a cena, non vado a casa altrui, almeno l’aria aperta me la godo, per il momento, finché siamo ai consigli e non ai divieti tassativi.

Che io dico: abbiamo già ꞌsta menata mondiale della pestilenza, e di tutto il connesso e l’annesso, potremmo gentilmente, cortesemente, pietosamente, miserevolmente, caritatevolmente, evitare le stronzate del monoterrorismo – e del terrorismo tutto – come oggi a Nizza? È possibile? Dovremmo evitarle comunque, lo so e l’ho detto, ma ancor più ora: pietà, siamo già prostrati. Pausa, arimus, time out, rialzo, stop. Perché il passaggio successivo è che l’attentatore è passato da Lampedusa, quindi l’immigrazione, quindi bla e allora bla. E poi ancora bla. E oltre ai poveracci che oggi ci hanno lasciato le penne a Nizza c’è l’affronto di tutto il resto, degli schifosi che rimestano indifferenti e incuranti. Io non sono disponibile ad ascoltare chiunque abbia un tiramento. Anzi. Non sono disponibile proprio ad ascoltare, in generale, se non le cinquanta menti sublimi al mondo che dicono cose utili al progresso collettivo e individuale. Cento, dai. E una abita vicino a me.
Di sicuro non sono disponibile ad ascoltare la famiglia Ferragni («In questo momento mi sento di sensibilizzare verso l’uso della mascherina»), tantomeno Ibrahimovic («Io ho vinto, tu non sei Zlatan. Usa la mascherina», ma va’, scemo) o la ricercatrice – e ordinaria di dermatologia (!) – che lancia la lattoferrina contro il covid e, indovina?, in farmacia va a ruba. Nemmeno, e la finisco qui, la platea del Maurizio Costanzo Show (sono trasalito: ancora?) che ieri sera riempiva un teatro in tutti i posti disponibili, altro che venti per cento o niente come è ora, bellamente in diretta, o quasi, tv. E Celestini, niente. Fuori da un bar di paese, oggi, un folto gruppo di anziani con mascherine messe a metà e il bianchino a portata discuteva con animo se fosse meglio la Boschi o l’Azzolina. Fisicamente. Una parte di paese la sta prendendo bene.
Ecco, però li ho ascoltati lo stesso. E io oggi sono stato perlopiù per monti, a guardare il cielo, del tutto sconnesso con telefono e ammennicoli vari. Quindi non è possibile, l’unica cosa possibile è cercare di dosare. Perché io vorrei anche essere al corrente delle notizie sensate e utili ma per farlo devo stare in apnea mentre scorrono tutte le altre, schivando le più unte. Sarà uno slalom continuo, d’ora in poi, tra false illusioni, sciocchezze, banalità, furbate e pensieri appropriati, tutto un mescolotto.
D’accordo, comincio col mollare Repubblica online. E uno.


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