Per traslochi e gran mangiate di pesce, chiamare Giulio.

Grazie, signor C.
Per traslochi e gran mangiate di pesce, chiamare Giulio.

Grazie, signor C.
No.
Pedro Sánchez, premier spagnolo, l’ha detto meglio di me: «si può essere contro un regime odioso, come quello iraniano, ed essere allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e al di fuori della legalità internazionale, contro una guerra avviata senza l’autorizzazione del congresso degli Stati Uniti e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e che viola il diritto internazionale».
Siamo in mano a uomini bianchi, anziani, sessuomani quando non pedofili, evidentemente disturbati, violenti e rancorosi. E siamo costretti a vivere nel mondo che creano per sé. O no?
Dovessi un domani darmi alla carriera di spia o di scrittore in cerca di un nom de plume o diventare il protagonista di uno sketch dei Monty Python, allora di certo il mio nome sarebbe: Vladzio Jaworowski d’Attainville. Imbattibile.
Per notare sorpreso ancora una volta come la realtà batta la fantasia, esistette per davvero un Vladzio Jaworowski d’Attainville, cappellista e modista franco-polacco molto noto, compagno storico di Cristóbal Balenciaga. Il suo volto corrisponde peraltro alle mie fantasie, scatenatesi non appena sentito il magnifico nome e cognome.

Chiamatemi Vladzio.
Intendiamoci, io per ogni Khamenei in meno sulla terra sono contento.

Ma se questo accade perché gli Stati Uniti e Israele si ergono a guardiani del mondo, il corrispettivo dei guardiani della rivoluzione iraniani, armati fino ai denti, questo non mi sta bene. Per nulla, per esperienza sappiamo che il dopo è solitamente peggio, Ali Larijiani potrebbe esserlo. L’operazione su Teheran gli americani l’hanno chiamata ‘epic fury‘, gli israeliani ‘il ruggito del leone’, questi sono del tutto dementi. E il Venezuela, la Groenlandia, Cuba per restare alle sole ultime settimane e alla politica aggressiva americana, niente di buono sotto il sole.