Il 9 maggio 1997 qualcuno sparò alla Sapienza di Roma a Marta Russo, che morì qualche giorno dopo. Movente? Arma? Colpevoli? Niente, e pure le condanne di Ferraro e Scattone son da rivedere, probabilmente. Il mondo dell’università che si chiuse a riccio, una compagnia di persone all’interno del dipartimento indagato una peggio dell’altra, omissioni e passi falsi, necessità di trovare un colpevole. Se la cronaca nera non riveste alcun interesse per me, e secondo me anche in assoluto perché non c’è alcun contenuto utile trasmissibile, questo caso assunse fin da subito grande rilevanza proprio per le modalità dell’omicidio e, ovviamente, per il luogo. L’università, un luogo protetto. Anche allora mi colpì profondamente.
E allora, due podcast: Polvere, notevole, cronaca asciutta e approfondita di avvenimenti, persone, sentenze e retroscena, scritto e letto da due valide giornaliste, quindi sì; decisamente no per Marta. Il delitto della Sapienza, racconto emotivo del delitto con brani recitati del diario di Russo, «intimo e segreto», classico podcast da RaiPlay.
nullezze
mothé

Occhei.
non il libraio, non gli amici, non le riviste specializzate, non gli inserti culturali
E che soddisfazione quando, entrato nella libreria Rizzoli in galleria a Milano, una vera istituzione della cultura libraria, mi si para davanti non tanto il signore, che pure veniva verso di me, quanto lo scaffale di consigli di lettura subito dietro.

Non indago il senso di consigli suggeriti da un social, quindi da moltitudini, non ci provo. Resto basito, chiudo la bocca e vado innanzi. Chissà che mi perdo.
Al di là delle mie osservazioni, irrilevanti e che comunque si riferiscono al contrasto tra negozio fisico e un suggerimento generale così mal scritto come l’intestazione dello scaffale, sul social cinese è in atto un significativo processo di suggerimento e promozione libri che ha suscitato l’interesse di librai ed editori e là dove un libro come Fabbricante di lacrime, per quanto mezza boiata young adult, genera dieci milioni di visualizzazioni dell’hashtag è chiaro che sarebbe sciocco finta di nulla. Numeri che nemmeno la più riuscita campagna di promozione planetaria potrebbe sognarsi nelle aspirazioni più rosee. L’elemento ammirevole, oltre all’encomiabile spinta alla lettura, è la spontaneità del processo e la sostanziale gratuità. Booktoking.
il ben sperare prima del fondo del precipizio
Me ne rendo conto, e me ne scuso, il mio umore risente del 25 settembre e di tutto il seguito. Non è un caso se tutti i post di questo periodo vanno in ‘nemici‘ e oggi non fa differenza. Repubblica mette in home questo articolo:

Sciapò, davvero, un concentrato di stupidità. Perché deliberatamente ignora il problema vero, quello grosso grosso che porta gli inverni più caldi e i trenta gradi a ottobre, per dare un impudente motivo di ottimismo sulle bollette. Bravi, molto. Viene in mente la storiella di quello che sta precipitando dal grattacielo e a ogni piano che passa si dice finora tutto bene. Ottima prova di obiettività e responsabilità, lunghi mesi ci attendono.
26 Austurvegur, 240
Una delle attrazioni più note in Islanda è la laguna blu, Bláa lónið detta alla loro (si capisce pure il ‘blu’). È una piscinona di acqua termale che viene riscaldata dalla lava di un vulcano vicino, viene incanalata in uno scambiatore di calore per alimentare il riscaldamento islandese e poi rilasciata, appunto, nella laguna blu, a scopo principalmente di ricreazione delle persone, che ci fanno contente il bagno. Il posto è effettivamente notevole ma non è per quello che ne parlo.
La cittadina più vicina è Grindavík, la cui squadra di calcio, che milita nella seconda divisione, è il Knattspyrnudeild Ungmennafélag Grindavíkur. Già. Più nota come UMF Grindavík, te credo. Ma nemmeno questo è il punto, per quanto spassoso.
Ciò che conta è che, se si vuole pernottare nei dintorni della laguna blu, il posto è Grindavík, che ha anche una certa disponibilità di alloggi, anzi di cottages, si trovano anche su Booking. Eccoli.

Ovvero, ahah, e questo è il mio punto, il villaggio dei microonde.
Non vestitevi di stagnola e non portate cd o uova. Benvenuti.
fare la coda è decisamente il primo sport inglese

Questa è la coda per vedere il feretro della regina. Al momento, alcune miglia, trenta ore di coda, a ritroso da Westminster Hall. Tra le tante cose che fatico a capire, questa: come si fanno a fare trenta ore di coda? Cioè a un certo punto ci si addormenta e qualcuno resta sveglio per spostare le persone avanti? Si ha un cambio? Si affittano codisti?
Non farei tre ore di coda nemmeno per vedere Odino in persona o il Re dell’Universo.

Vivi.
e automaticamente diventa…
La cosa migliore finora è stata la tv kenyota.

Così non cambiano l’inno.
ormai è il cantante ufficiale delle morti reali
Reali dei re e regine, non reali non inventate.

Spero non sia stata anche stavolta il riciclo di “Candle in the wind“, altrimenti il ritornello “you lived your life / Like a candle in the wind” sarebbe proprio da immaginare come un cerone bello grosso.
(Era “Don’t Let the Sun Go Down on Me“, per memoria).

Io, fossi l’Inghilterra, ora farei la repubblica.
se lo dice il nobel
D’accordo, idea bellissima, però sono due ore che la fisso e non succede proprio niente.

Peraltro, così si può (non) cuocere qualsiasi cosa.
