la città della cultura e dei libri 2016 e dello sport buffo 2017

In partenza per Breslavia, molto curioso.

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Termperatura al suolo alle sette di stamane: -19°. Ci sarà da ridere. Città imperdibile, sarà teatro di appuntamenti a raffica nei prossimi due anni: capitale europea della cultura e capitale mondiale del libro 2016. Nel 2017 sarà sede dei Giochi mondiali che, per chi non lo sapesse, sono le olimpiadi con tutti gli sport esclusi dalle olimpiadi. La sapida lista delle attività sportive qui.
Come non andarci?

il Levium (dai, dai, dai!)

Già da tempo sono stati aggiunti quattro nuovi elementi alla tavola periodica degli elementi, per ora chiamati: ununtrio, ununpentio, ununseptio e ununoctio.

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Si è ora aperto il dibattito sui nomi da attribuire a questi nuovi elementi: nel recente passato ebbero la meglio alcune logiche campanilistiche, per cui si ebbero il germanio, il francio, lo scandio, l’americio, il californium e così via. Maccheschifo. Per il 113, essendo stato scoperto da un équipe giapponese, sarebbe pronto il japonio. Maddai.
La rivista Nature, che iddio la protegga, ha proposto di superare questo tipo di logiche miserelle e di nominarne uno ‘Levium‘, ovvero l’elemento di Primo Levi: il giornalista britannico Philip Ball, infatti, sostiene giustamente che «Il suo ‘La tavola periodica’ rimane il miglior libro mai scritto sulla chimica. (…) ‘Se questo è un uomo’ è una delle opere più profonde e umane del secolo, testimonianza del fatto che la scienza può essere una forza universale liberatrice per la salvezza, riconoscendo allo stesso tempo la sua capacità di essere abusata in modi terribili. Levium potrebbe significare che la tavola periodica è per tutta l’umanità».

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Io, che umilmente ritengo Primo Levi il più grande scrittore italiano del Novecento tout court, sono ovviamente d’accordissimo ed entusiasta della cosa. Sarebbe davvero molto bello.

C’è un volume di racconti (qui) edito da Einaudi che – a un prezzo a dir poco ridicolo per tutto l’oro e le gemme che contiene – raccoglie tutti i racconti di Primo Levi, ovvero i racconti contenuti in Storie naturali, Vizio di forma, Lilít, Il sistema periodico, L’ultimo Natale di guerra. Credo sia uno dei libri più belli e preziosi che io abbia mai letto e che possegga. Vorrei davvero lo avessero tutti.

il mio nome sarà Stardust

«Suonava la chitarra e aveva un trombettista con una gamba sola… Assemblavano la loro musica senza la consapevolezza che ci dovrebbero essere regole da seguire. E così andavano in direzioni che non verrebbero in mente neanche ad un musicista semi-qualificato … è da lui che ho preso il nome Stardust»

Così David Bowie parlando di Norman Carl Odam, meglio noto con il nome d’arte di Legendary Stardust Cowboy. Così Ziggy diventò Ziggy Stardust, con ciò che poi sappiamo.
Ha ragione, per quanto mi riguarda: Legendary Stardust Cowboy è inarrivabile e ineffabile, lo ammiro molto e in un certo qual modo d’ora in poi sarà il mio riferimento, in assenza di Bowie. Eccolo:

io mi inchino a Martin Scorsese

Prima di tutto un assunto: Martin Scorsese è il più grande regista della storia universale. Dato che siamo tutti d’accordo (cito a ramengo: Taxi Driver, Toro scatenato, Fuori orario, Gangs of New York, Quei bravi ragazzi, Shutter Island, The Wolf of Wall Street), procedo. Accauntriclébbb.
The departed: se non lo avete visto, mollate tutto e correte a vederlo, poi tornate (anche perché sto per rivelare delle cose importanti nella trama); se lo avete visto, sapete che è un film eccellente, due ore e passa che tengono incollati allo schermo nonostante la presenza di MéttDémon, che non si capisce mai se è bravo oppure no.
Bene, ecco una cosa notevolissima: quando un personaggio del film sta per morire, Scorsese inserisce una ‘X’ nella scena, così da avvertire lo spettatore. Per esempio, ecco tre fotogrammi con Martin Sheen, Leonardo Di Caprio e Matt Demon, appunto:

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Viste le ‘X’? La cosa è tutt’altro che banale, a parer mio (ora faccio dell’ottima critica cinematografica da minimarket). Con la ‘X’ Scorsese dialoga direttamente con me, spettatore, all’insaputa dei protagonisti del film: in quel momento io mi estraneo dal coinvolgimento, riattivo la credulità, ascolto il messaggio del regista e colgo di nuovo il fatto che sto guardando un film. Come se Scorsese fosse sul divano con me e commentasse.
Naturalmente il bello della cosa è che si può non saperla e non ci si perde nulla del film, è solo un guadagno aggratise. Se, quindi, volete cogliere l’occasione per rivedere il film, fateci caso. Puro genio, per me.

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A Varsavia la casa natale di Marie Curie (nata Marie Skłodowska) è stata trasformata in un museo a lei dedicato, con una facciata bellissima.

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Marie Curie, due volte premio nobel in due discipline diverse, si dedicò all’isolamento e alla concentrazione del radio e del polonio, ecco perché i due buffi elementi svolazzano sulla sua casa e sulla sua testa.
Non essendo a conoscenza, all’epoca, della pericolosità del radio, vi si espose lungamente durante le sue ricerche, il che la portò certamente alla morte. Tutt’oggi i suoi quaderni, ricettari e oggetti sono conservati in scatole piombate.
Ciò nonostante, una frase che soleva ripetere è:

«Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire».

Ed è anche il mio augurio per l’anno nuovo: un anno di comprensione.
Tanti auguri.